Loading...
it

Forum

LA FOTOGRAFIA “ONIRICA”

Pietro Collini » Novembre 18 '18

Molte sono le fotografie che vogliono rappresentare situazioni di tipo onirico e tutte seguono cliché piuttosto ripetitivi.

In queste fotografie sembra che il mosso e lo sfuocato debbano essere la sintassi obbligatoria, ma è così?

La fotografia che si rifà all’esperienza onirica trova le sue radici nel surrealismo, movimento artistico sviluppatosi nei primi del novecento con André Breton, neuropsichiatra con simpatie freudiane, il quale, riguardo al surrealismo, affermava:

 

“…Automatismo psichico puro che riflette il vero funzionamento del pensiero, in assenza di qualsiasi motivazione o preoccupazione morale o estetica.”

 

Caposaldo del credo surrealista era il “l’automatismo psichico” come la libera associazione di idee, senza censure, come si verifica nel sogno durante la fase REM del sonno.

Se andiamo a esaminare le fotografie dei grandi fotografi surrealisti come Rodney Smith[1]o dei contemporanei come Misha Gordin[2], ci accorgiamo immediatamente che la fotografia surrealista e onirica, nulla ha a che spartire con effetti riconducibili al mosso o allo sfuocato.

Le loro fotografie esprimono situazioni oniriche ben costruite in laboratorio, con i soggetti perfettamente a fuoco e senza alcun mosso.

Quello che le rende uniche e vera espressione artistica è il contenuto concettuale che sta dentro e dietro di esse.

Nulla è lasciato al caso.

Sfortunatamente oggi ci vengono propinate fotografie spacciate come oniriche o surreali o concettuali, tutte rivolte a presentare in modi diversi, ma unificati sempre gli stessi ingredienti semantici: persona intera o arti in atteggiamenti stereotipati o ancora oggetti tra i più disparati, tutti ripresi con la stessa tecnica di illuminazione e la stessa sintassi fotografica.

Quello che ancor più mi angustia è che spesso gli autori continuano a produrre ossessivamente la stessa fotografia con ingredienti diversi, divenendo così degli stucchevoli e noiosi deja vu.

Quindi, amici dell’onirico, provate ad andare oltre il banale, create nuovi linguaggi, nuovi concetti, e nuove sintassi, così da trasformare il banale in “arte”.

 

 

 

 

[1]Rodney Smith un surrealista full time

[2]La fotografia surrealista e concettuale di Misha Gordin

Pietro Collini
post: 116
entrato: Gennaio 25 '17
contatto:

Risposta a: LA FOTOGRAFIA “ONIRICA”

Mirko Fambrini » Novembre 18 '18

Arte? Fotografia è arte? Ancora? Dici che quei due non guardassero neanche un po’ all’estetica? Haas nemmeno faceva mosso... ma perché guardare sempre al secolo scorso, nemmeno c’era photoschiop! È banale dire che è banale? Un salutone!

Mirko Fambrini
post: 128
entrato: Gennaio 25 '17
contatto:

Risposta a: LA FOTOGRAFIA “ONIRICA”

Pietro Collini » Novembre 19 '18

Certo che guardavano all'estetica e moltissimo. Ma, attento, Misha Gordin è vivente e "producente", ma non usa Photoshop... Oh, ma allora come fa a produrre fotografie in analogico così elaborate?

 

Pietro Collini
post: 116
entrato: Gennaio 25 '17
contatto:

Risposta a: LA FOTOGRAFIA “ONIRICA”

Mirko Fambrini » Novembre 19 '18

Pietro avevo scritto quel riferimento all'estetica perchè mi sembrava in contraddizione con quanto avevi riportato di Breton (auotmatismo puro... in assenza di qualsiasi... preoccupazione estetica) ma forse ho capito male.

Smith è morto da poco tempo, il riferimento a Photoshop era una battuta.

I lavori principali mi paiono comunque risalenti.

Mi permetterei di aggiungere ai due anche Micheal Duane, sempre a proposito di concettuale e analogico.

Stiamo parlando comunque di lavori preparati, e la generalizzazione mi pare un po eccessiva, che era il senso di quello che volevo dire.

Un salutone.

 

Mirko Fambrini
post: 128
entrato: Gennaio 25 '17
contatto:

Risposta a: LA FOTOGRAFIA “ONIRICA”

Pietro Collini » Novembre 19 '18

Grazie per le tue precisazioni. Per estetica i surrealisti si riferivano a quella canonica del tempo, in pratica all'estetica pittorialista.

Michael Duane fu un grande fotografo surrealista, ma, come gli altri, non usò mai il mosso o lo sfuocato.

Egli usava fare composizioni di immagini, con un filo concettuale che le collega, come in un discorso.

Ottimo esempio, comunque...

Pietro Collini
post: 116
entrato: Gennaio 25 '17
contatto: