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“GET IN THE RING” di EMANUELA CIARLO

Pietro Collini » Settembre 5

 

Questa di Emanuela sembra a prima vista una tipica fotografia sportiva, ma, secondo me, essa contiene elementi connotativi così forti, che in realtà la potremmo classificarla come concettuale.

Da un punto di vista denotativo essa è ineccepibile, con un BN perfetto, ma soprattutto con un’angolazione dell’inquadratura assolutamente funzionale al racconto.

Seguendo le linee prospettiche disegnate dalle corde del ring, la fotografia ci propone tre campi situazionali: il primo, che in prima battuta potrebbe essere interpretato come elemento di disturbo, racchiude la presenza dell’arbitro di cui si notano i pantaloni e parte della maglietta; il secondo racchiude l’azione principale della narrazione, cioè il combattimento dei due pugili e infine il terzo racchiude, in uno sfuocato ben leggibile, uno spettatore.

La parte centrale dei due “combattenti” occupa correttamente i due terzi del fotogramma e in essa si individuano immediatamente alcune aspetti connotativi di questa fotografia.

Il pugile alle corde, in primo piano spinto, esprime con il suo volto e con le gambe leggermente flesse, tutto il suo dolore per una imminente sconfitta.

La smorfia del suo volto ci trasmette tutto la sua sofferenza, direi più morale che fisica, per l’evidente inferiorità delle sue forze e per la consapevolezza di avere ormai perso la gara e per le conseguenze future che questo potrebbe comportare per lui. Le gambe flesse permettono all’osservatore di immaginare che di lì a poco egli sarà al tappeto, che non potrà reggere oltre l’irruente forza del suo avversario.

Il volto del pugile vincitore esprime tutto lo sforzo e la violenza che egli sta infliggendo all’avversario, ben consapevole della sua superiorità e della sua forza soverchiante, che si materializza in quel pugno che sta per sferrargli e che, in cuor suo, ha la intima convinzione che sarà il colpo di grazia.

Questa scena, così permeata da una violenza ovvia in questo sport, comunque si edulcora nella presenza dell’arbitro, che rappresenta non solo la garanzia delle regole, ma anche la certezza che eviterà al soccombente di riportare seri danni e che quindi è anche il garante di una violenza misurata e non animalesca.

Egli è lì per conferire a questo sport l’onorabilità di una sana competizione.

Infine, la nostra fotografa, ci propone il terzo elemento: lo spettatore.

Nella sua espressione, apparentemente annoiata, il fruitore è invece in grado di ritrovare nel suo sguardo un’attenzione intensa, uno studio dell’incontro da esperto della materia, che non si lascia coinvolgere in facili atteggiamenti fanatici, ma che è perfettamente consapevole della tecnica e delle regole. In pratica egli è un secondo arbitro, non nel merito, ma nel giudizio: egli ha già chiaro il quadro della situazione e non si è lasciato sfuggire nulla di questa gara che ormai appare conclusa.

Quindi ci troviamo di fronte a una fotografia che va ben oltre la banale ripresa di un evento sportivo,

in essa concorrono molti elementi concettuali che raccontano moltissimo allo spettatore e certamente Emanuela, non ha solo sfruttato unicamente il “colpo d’occhio” del momento, ma ha saputo raccontare molto pregevolmente una storia, una storia non semplice.

Pietro Collini
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entrato: Gennaio 25
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