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QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA a cura di Ivan Catellani - dedicata a Santo Algieri

Ivan Catellani » Novembre 5

L’autunno è da sempre la stagione preferita da pittori e fotografi per le loro opere: la natura diventa una tavolozza di colori, un caleidoscopio di variazioni tonali, di sfumature, che trasformano fortemente il paesaggio rendendolo spettacolare, affascinante in quanto ogni centimetro ha una propria spiccata caratteristica.

Proprio per questo mi sono ricordato di una splendida foto, peraltro già presente nel vecchio MaxArtis, eseguita da un interessante autore: Santo Algieri.

Un fotografo che riesce a spaziare con estrema disinvoltura dal colore al bianco e nero, dalle foto di strada al paesaggio, dai ritratti ambientati ai ritratti di personaggi colti in primo piano, sempre cogliendo le particolarità, le atmosfere, gli sguardi, le similitudini, i contrasti, le situazioni che fanno di quel momento un attimo irripetibile, sempre con l’attenzione rivolta alle luci, alle ombre, alle variazioni tonali.

La cura estrema che caratterizza le sue fotografie nella composizione, nella resa dei dettagli, nell’equilibrio dei volumi all’interno del frame, ne fanno una caratteristica che attrae con immediatezza l’attenzione dell’osservatore.

La fotografia che ho scelta per questa lettura ci riporta un paesaggio autunnale delle sue terre: le Langhe.

 

“Autunno nelle Langhe (1)” di Santo Algieri

https://www.maxartis.com/photo/view/6928/albumPhotos?albumId=280

 

 

Una vista dall’alto, i filari di una vigna in collina, ordinati, paralleli gli uni agli altri, a lato la carraia di accesso, una disposizione che nel taglio della inquadratura assume una forma triangolare alla sommità della quale una grossa pianta dalla chioma rossastra sembra rappresentarne il vertice, contrapponendo il suo colore cupo a quello vivace e chiaro del giallo dorato del fogliame dei filari.

Una disposizione che divide idealmente il frame in diagonale mostrando nella parte alta lo sfondo con il proseguo delle colline, dai dettagli sfumati e dalle tonalità monocromatiche, per certi aspetti cupe.

Un raggio di luce proveniente dalla destra della scena ravviva il profilo dei filari esaltandone forma e colori, mentre una luce diffusa illumina lo sfondo valorizzandoli ulteriormente.  

Sono proprio queste variazioni cromatiche e tonali a donare tridimensionalità, profondità alla scena, creando quella prospettiva aerea che conduce l’occhio dell’osservatore ad esplorare lo sfondo, il contesto dell’intero paesaggio dopo averne osservato ed apprezzato i dettagli di quanto rappresentato in primo piano.

La sequenza di piani in cui si sviluppa l’immagine fa sentire l’osservatore all’interno della scena, partecipe a quel momento che il fotografo ha colto, trasmettendogli nell’animo quella pittorica atmosfera che tanto ricorda i paesaggi dei dipinti del ‘600 o del ‘700.

Fermarsi e nel silenzio osservare quel paesaggio significa immaginare il momento della vendemmia, immaginare uomini e donne tra i filari con le loro roncole staccare i grappoli di uva dai tralci e riporli all’interno dei cesti con attenzione ed amorevole cura per non rovinarli, per poi riversali nei carri per trasportarli alla cantina per la pigiatura.

Significa percepire il loro vociare nel racconto di storie di vita, di momenti allegri come di momenti meno sereni, confidenze, ma anche consigli di vita, risate, battute canzonatorie, canti corali, in un contesto in cui il lavoro diventa un modo per stare insieme in armonia, conoscersi meglio, confidarsi, forse anche innamorarsi, stare allegri allentando la fatica del lavoro.

Con un pizzico di romanticismo è facile immaginare lungo quella carraia il carro carico di grappoli d’uva che faticosamente trainato da una coppia di buoi si dirige verso il casolare, mentre tutto attorno aleggia il profumo inebriante del mosto.

L’autore nell’eseguire questo scatto è divenuto inconsapevolmente spettatore di un mondo antico, tramandato di generazione in generazione, un mondo che pur nella modernità dei mezzi continuerà ad avere quella patina di romanticismo che tutti, o perlomeno chi ha vissuto o vive fuori dalle città, ha impresso nell’immaginario collettivo.

Uno scatto che riesce magnificamente a coniugare la bellezza pittorica alla narrazione di una attività importante della nostra agricoltura, e lo fa con eleganza e raffinatezza attraverso il fascino e l’atmosfera del colore.

 

“L’autunno, con i suoi colori caldi illuminati da una luce ogni giorno più tenue, sembra invitare gli artisti, e tutti noi, a una riflessione sui modi dell’anima e della vita stessa.

L’autunno è una tonalità, non manda luce, l’assorbe e l’attenua.

Sembra predisposto per la tavolozza di un pittore postimpressionista.”

(Vittorio Sgarbi)

 

A  Santo i miei complimenti, a chi leggerà queste righe il mio ringraziamento.

Ivan Catellani 

Ivan Catellani
post: 129
entrato: Gennaio 26 '17
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Tiziano Banci » Novembre 5

Una fotografia bellissima con un taglio ideale per assecondare la forma triangolare dei filari di viti. Resa del colore eccelsa. La tua lettura come sempre è molto attenta e poetica e mette bene in rislato al bellezza dello scatto. Complimenti ad entrambi. Tiziano 

Tiziano Banci
post: 35
entrato: Marzo 22 '17
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Anna Marogna » Novembre 5

Una di quelle fotografie che non si dimenticano ,scevra di  artifici forzosi e forzati  ,naturale e bella di sola luce. Ed è  Santo , il  Fotografo che abbiamo imparato ad apprezzare nel suo eclettismo e nella sua bravura . Piacevole rivedere questo scatto accompagnato da belle parole. Un saluto ad entrambi ,Anna

Anna Marogna
post: 12
entrato: Settembre 9
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Glauco Guaitoli » Novembre 5

Una immagine che ben ricordo, ed avevo apprezzato moltissimo.
Più che una fotografia, quasi una visione (ideale ed idilliaca) del fulgore dei vigneti in veste autunnale.
Vedere - e leggere - immagini come questa riscalda il cuore.
Grazie e complimenti ad entrambi,
Glauco

Glauco Guaitoli
post: 44
entrato: Febbraio 10 '17
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Santo Algieri » Novembre 5

Grazie Ivan per la lusinghiera disanima: è un onore...e grazie anche per aver colto un aspetto della mia persona (di cui ne sono orgoglioso) avente origine nei ricordi d'infanzia legati alle mie estati trascorse in campagna dai nonni nel meridione.

Il mondo contadino mi è molto caro ed ho ben presente, seppur vissuta con gli occhi di un bimbo, la dura realtà del vivere attraverso i frutti della terra; la dura realtà del dover emigrare alla ricerca di un futuro migliore per se stessi e per i propri figli...salvo poi a volte, rimpiangere "l'humus" in cui comunque risiedono le nostre radici.

Ed io credo che proprio grazie ad esse, al nostro vissuto, comunichiamo cercando di esprimere ciò che siamo...anche attraverso la fotografia.

Grazie davvero a tutti.

Santo

Santo Algieri
post: 32
entrato: Febbraio 2 '17
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Adolfo Fabbri » Novembre 8

Teniamoci caro Ivan Catellani, e che si conservi a lungo tra di noi.

Adolfo Fabbri
post: 264
entrato: Gennaio 21 '17
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