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QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA a cura di Ivan Catellani - dedicata a Giuseppe Contino

Ivan Catellani » Giugno 29

Riprendo questa rubrica dopo una pausa che mi sono concesso per impegni personali che non mi permettevano la sufficiente tranquillità per immergermi emotivamente e con la dovuta attenzione in questa attività.

All’interno del nostro portale ci sono autori che con umiltà, e quasi in punta di piedi, ci inviano le loro foto sottoponendole ai nostri occhi, al nostro giudizio, senza ricercare clamori o sperticate lodi, ma semplicemente per mostrare agli altri i loro lavori ed indirettamente le loro emozioni per ciò che attrae la loro attenzione, la loro curiosità, le proprie passioni.

Uno di questi è Giuseppe Contino, Beppe per tutti noi, un bravissimo autore presente fin dalla vecchia edizione del portale, che spazia prevalentemente dalle immagini di paesaggio ai ritratti di attori e musici, a ritratti ambientati all’interno di vecchi luoghi di lavoro, fino a documentazione di interni ripresi in condizioni di luce particolari che ne esaltano la struttura.

E’ interessante notare come egli sappia esprimersi con eguale destrezza e capacità sia nelle foto di paesaggio che nei ritratti di attori e musici, due generi completamente differenti e che implicano un approccio completamente diverso nella ripresa, eppure lo fa molto bene in entrambi i casi, ma è soprattutto nel paesaggio che esprime, a mio avviso, la sua vera personalità, l’amore per la natura, per il paesaggio della sua terra, dei territori in cui vive, o dei territori che visita, sapendone cogliere le atmosfere magiche che li caratterizzano per contesto, luci, forme e colori.

La fotografia che ho scelta è questa:

 

“La rocca “ di Giuseppe Contino

https://www.maxartis.com/photo/view/20410/albumPhotos?albumId=1812

 

 

Uno spettacolare paesaggio in bianco e nero si apre davanti ai nostri occhi: uno spicchio di una parete in sassi sulla sinistra della immagine come una quinta indirizza l’occhio dell’osservatore sui resti di una antica rocca normanna, Rocca Calascio in Abruzzo, posta sulla sommità di una rupe a guardia della vallata e del borgo medievale sottostanti.

Una luce forte, decisa, illumina la scena sovrastata da un pittorico cielo pieno di bianche nuvole a ricordarci di un temporale probabilmente terminato da poco.

La conversione in un bianco e nero ben contrastato, dai toni forti, drammatico, con una ricca estensione tonale dai bianchi puri ai neri profondi, ed una tagliente nitidezza che estende la profondità di campo dal primissimo piano fino allo sfondo, proiettano lo spettatore all’interno della scena rendendolo partecipe di questo straordinario momento vissuto dall’autore al momento dello scatto.

Quella rocca possente caratterizzata da quattro torri d’angolo a forma cilindrica, legate da un’imponente cinta muraria e da una massiccia torre quadrata al centro, un mastio, si erge poderosa sull’aspra roccia della rupe, laddove anche la vegetazione stenta a crescere lasciando così libera la visuale in ogni direzione.

Di tutto ciò che c’era un tempo, ora restano solo poche vestigia, quelle parti che hanno resistito nel corso del millennio al trascorrere del tempo con tutti i suoi eventi che si sono succeduti: ma un tempo come poteva essere tutto ciò?

E’ la domanda che ci facciamo ogni qualvolta visitiamo un luogo ricco di storia ed al di là delle descrizioni storiche che ci vengono riportate, è la nostra fantasia a prendere il sopravvento: immaginando.

Il visitatore odierno che qui arriva percorrendo faticosamente impervi sentieri, prova in un certo senso le medesime emozioni dei viandanti, dei monaci, dei pellegrini o dei cavalieri che nei tempi lontani raggiungevano questa rocca dopo giorni di viaggio alla ricerca di un riparo e di ospitalità.

Quella ardita costruzione posta lassù sulla cima della rupe doveva apparire ai loro sguardi come un traguardo, un punto di sicurezza, di arrivo, anche se il suo aspetto tradiva una certa austerità incutendo timore in chi si avvicinava.

La presenza di armigeri sui camminamenti delle torri, il portone di ingresso sbarrato, udire le voci decise dei soldati che impartivano ordini secchi all’interno delle mura, il nitrire dei cavalli, il rumore delle armi in ferro, tutto certamente trasmetteva una certa ansia nell’ospite in arrivo.

Una costruzione che non lasciava immaginare situazioni di balli e feste di corte, ma che invece lasciava intuire una situazione di perenne all’erta, di controllo per la protezione e la difesa del territorio circostante da eventuali invasori.

Nelle sere d’inverno quando a quella altitudine l’aria si faceva pungente, quando il vento faceva sentire il suo sibilo e tutto lentamente al calar del sole veniva avvolto dalla oscurità della notte, ecco accendersi le fiaccole, i lampioni a torciera, i fuochi nei camini all’interno degli ambienti dove i signori, i cortigiani ed i soldati trascorrevano le loro giornate, la loro vita, nell’espletamento delle proprie attività.

Una vita circoscritta all’interno di quelle solide ed impenetrabili mura: da un lato la dura vita di soldati e cavalieri, dall’altro quella delle dame e delle cortigiane intente a preparare pranzi, ad accudire figli, mariti e chiunque altro, dei cortigiani con funzioni di fabbri, falegnami, servitori e così via, un microcosmo fatto di attività necessarie alla vita quotidiana ed alla sopravvivenza all’interno di quello spazio ristretto e limitato dalle mura interne del castello, anche in caso di assedio da parte dei nemici.     

E’ proprio l’assenza di elementi di modernità che non appaiono nella scena ripresa che veicola la fantasia verso un mondo che appartiene alla Storia, al Medioevo ed alle epoche immediatamente successive quando, purtroppo, le guerre tra diverse fazioni, fra i diversi feudi, erano una costante della vita.

Immaginare drappelli di soldati che arrivano o che partono da queste mura sui loro cavalli, forse anche battaglie cruente, mi diventa facile, giorni infelici che si chiudevano al calare delle tenebre per iniziare con nuove speranze di pace il mattino seguente al sorgere del sole.

L’immagine di Giuseppe credo voglia significarci metaforicamente anche questo: che dopo il temporale viene sempre il sereno e con esso la fiducia di un futuro migliore.

Questo luogo è stato anche ambientazione cinematografica di una opera letteraria di grandissimo successo che, con la citazione di alcuni versi iniziali, vorrei ricordare a conclusione di questa personale lettura dello scatto. 

“Era una bella mattina di fine novembre. Nella notte aveva nevicato un poco, ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita. Al buio, subito dopo laudi, avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle. Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne, allo spuntar del sole.

Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia.

… Dico che in certi punti, dal basso, sembrava che la roccia si prolungasse verso il cielo, senza soluzione di tinte e di materia, e diventasse a un certo punto mastio e torrione – opera di giganti che avessero gran familiarità e con la terra e con il cielo -.”

(da “Il nome della rosa” di Umberto Eco)

A  Giuseppe i miei complimenti, a chi leggerà queste righe il mio ringraziamento.

Con l'occasione, buone vacanze a tutti!

Ivan Catellani 

Ivan Catellani
post: 120
entrato: Gennaio 26 '17
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Giuseppe Contino » Giugno 29

Apro il pc ,e un poco distrattamente , colpevole il caldo, apro le pagine del mio solito girovagare  tra siti e notizie , sempre più stomachevoli queste ultime , ma passiamo oltre, e dopo una settima di lavoro con condizioni ambientali molto pesanti , mi ritrovo questa tua lettura di una mia fotografia ,dire che non ho parole per esprimere la mia gratitudine per le tue splendide parole è forse banale ,ma rispecchia sinceramente il mio stato d'animo , ho un carattere un poco schivo , a volte è un limite , e faccio fatica a gestire questi momenti , ti ringrazio tanto anche perchè hai colto tutte le mie sensazioni avute quel giorno quando ho visitato questo magnifico luogo . Storia era l'unica materia in cui brillavo nella mia breve e non certo brillante carriera scolastica ,e insieme alla musica è stata costante nei miei interessi , questa estate penso di ritornarci in questo luogo, spero di trovare la luce migliore per documentere come merita questo angolo di questa penisola che ha dato i natali a menti soppraffine in ambito scientifico e artistico ,stendiamo un velo pietoso su chi la rappresenta . Con questo ti saluto con ammirazione per la tua generosità , nel donare e dedicare il proprio tempo agli atri in un modo così alto e raffinato e con cognizione di causa negli argomenti trattati , buona estate

cordialmente

Beppe

Giuseppe Contino
post: 17
entrato: Febbraio 14 '17
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Risposta a: QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA a cura di Ivan Catellani - dedicata a Giuseppe Contino

paola lorenzani » Giugno 29

Ciao Ivan,

bravissimo come sempre nella scelta e soprattutto nella tua "lettura" dell'immagine.Hai immaginato la vita che si svolgeva nei tempi passati, quella dello "splendore"  della Rocca. Capita spesso anche a me trovarmi a immaginare la vita medievale che si svolgeva nel mio luogo natio, un piccolo castello con borgo murato, ormai quasi disabitato. Mi prende la curiosità, chissà quali vicende mi avranno portata a nascere proprio lì, indietro nel tempo si può andare, ma fino a quanto? Sto divagando troppo,torniamo alla foto di Beppe, che senz'altro acquista fascino col suo b/n e al tuo sempre gradito commento.

Complimenti ad entrambi. Ciao, Paola

paola lorenzani
post: 72
entrato: Gennaio 30 '17
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Risposta a: QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA a cura di Ivan Catellani - dedicata a Giuseppe Contino

Ivan Catellani » Luglio 13

Sono davvero belle le parole che Giuseppe, l'autore della foto, e Paola mi hanno rilasciato, parole che mi gratificano in questa attività e che mi fanno capire di essere entrato correttamente nelle emozioni che l'immagine trasmette, di aver interpretato quelle dell'autore.

Questa rubrica, lo scrivo per chi fa parte di MaxArtis dagli ultimi tempi, è nata nel 2015 come lettura approfondita di scatti presenti nel portale, ritenuti importanti come contenuto oltre che come forma, pertanto degni di una lettura più estesa e mirata rispetta a quella che normalmente esce dai commenti rilasciati.

L'intento è appunto quello di mirare principalmente al contenuto, a quanto trasmette, a quanto suscita nell'osservatore, andando oltre quella che è solitamente l'analisi di forma legata al rispetto delle regole compositive, alla tecnica pura, etc.

Diventa anche indirettamente una sorta di premio, di gratificazione, all'autore, al suo impegno, alle sue capacità nei lavori che ci presenta. 

Un cordiale saluto a tutti ed ancora complimenti all'autore di questa fotografia. 

Ivan 

Ivan Catellani
post: 120
entrato: Gennaio 26 '17
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