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QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA a cura di Ivan Catellani – dedicata ad Alessandro Cucchiero

Ivan Catellani » Settembre 4

In precedenti occasioni  ho scritto che fotografare significa fermare nel tempo ciò che si vede, ciò che ci colpisce, ciò che attira la nostra attenzione, che ci provoca delle emozioni con la irrefrenabile voglia di ricordarle nel tempo e riuscire a trasmetterle anche ad altri.

Spesso sono paesaggi, colori, gente, feste, piccoli particolari, che nella nostra mente evocano ricordi, suggestioni, non necessariamente fatti di grandi cose, ma sovente prese dalla realtà che ci circonda, quella che conosciamo per la quotidianità e che sorprendentemente per qualche istante assume una inimmaginata importanza.

L’autore che propongo in questa puntata non ama sorprenderci con i cosiddetti “effetti speciali”, ma lo fa con umiltà, in una sorta di timidezza, con le cose del suo mondo, del suo vivere quotidiano, della sua città, Firenze, della quale ci riporta quasi in punta di piedi, con discrezione ed eleganza, quegli scorci che spesso sono fuori dal percorso turistico ed appartengono alle conoscenze di chi questa città la conosce palmo a palmo e la vive da sempre nei suoi aspetti più genuini, più intimi.

Sto parlando di Alessandro Cucchiero e della sua ricerca “Quadretti Urbani” in cui ci racconta la sua città con immagini che nel contenuto e nella forma migrano idealmente verso la pittura per i tratti grafici e cromatici con cui riprende questi scorci, per le tinte, per le luci che li caratterizzano.

Una in particolare ha mossa la mia attenzione, la mia immaginazione: 

 

“Quadretti urbani – portone III” di Alessandro Cucchiero

https://www.maxartis.com/photo/view/7877/albumPhotos?albumId=925

 

 

L’autore ci  presenta lo scorcio di un vicolo di un antico quartiere di Firenze.

La ripresa da sotto un voltone incornicia la scena, mostrandoci l’antica strada in salita che dopo il voltone piega sulla destra lasciandoci scorgere le pareti del caseggiato tinteggiate di un caldo color ocra, seppur segnato dal tempo, e con le caratteristiche porte, le inferriate alle finestre ed  il lampione della illuminazione; oltre il caseggiato, sulla sommità del muro, il verde brillante dei rampicanti colpito da un raggio di luce ci lascia immaginare la presenza di un cortile interno di un palazzo.

Sotto al voltone, sulla sinistra la discreta presenza di una edicola votiva con all’interno una immagine sacra, rischiarata da un lume appeso di fronte ad essa e sempre acceso, anche di giorno, nel rispetto della sacralità  di quella icona.

Colpisce la graduale progressione di luminosità che si sviluppa con sorprendente delicatezza dei toni dal primo piano sotto al portone fino alla salita laddove l’immagine termina.

Tutto è ripreso con precisione ed equilibrio all’interno di un formato pari lato a conferma dell’equilibrio della scena riprodotta con quella piega a destra della strada in salita, una sorta di diagonale che dona eleganza e dinamismo  alla scena facendo scorrere l’occhio dell’osservatore attraverso l’intera immagine .

L’insieme trasmette una sensazione di tranquillità e pace, quella che indubbiamente ha colpito l’autore: nessuna persona, tutto perfettamente ordinato, pulito, quasi come in attesa delle grandi occasioni, nessun motociclo, auto, segnali stradali, che sempre "adornano" quegli scorci che noi fotografi vorremmo fotografare intonsi e che invece non riusciamo mai a fare.

Si ha la sensazione che il tempo si sia fermato, nulla sembra riportarci ad una epoca ben precisa, se recente o passata, nessun elemento ce lo lascia identificare e questo è il valore della immagine, una immagine che potrebbe appartenere al presente come al passato, una scena nella quale la nostra  immaginazione può collocare modi e scene di vita di tante epoche.

Quanta umanità sarà passata sotto quel voltone, lungo quella salita, quanti volti si saranno fermati con lo sguardo implorante verso quella immagine sacra?  Quanti volti passando si saranno girati con un sorriso ed un timido inchino ringraziando per una gioia ricevuta?

Immagino il passaggio della gente di quartiere oggi, come allora, prima, durante e dopo la guerra, agli inizi del secolo scorso ed ancora in tempi più lontani, gente che va al lavoro, gente di ritorno la sera dal lavoro con le proprie ansie, le proprie preoccupazioni, le proprie gioie, le proprie speranze, la fatica sulle spalle, nei giorni di primavera, nei giorni caldi, nei giorni uggiosi, sotto la neve, coppie che sotto quel voltone si sono riparate dalla pioggia, si sono abbracciate, si sono baciate, forse anche per la prima volta, gruppi di ragazzi che lì si davano appuntamento per ritrovo, per stare insieme, per chiacchierare, per corteggiare le ragazze, per ridere, per scherzare, per conoscersi, un angolo di città che sicuramente appartiene ai ricordi di tanta gente, che appartiene a pieno titolo alla vita di quel quartiere fatto di  case, palazzi, negozi, piccole umili botteghe artigiane, quelle del lattaio, del calzolaio, del fornaio, del sarto, del fruttivendolo, del venditore di generi alimentari e via di seguito, ognuna con i propri colori, ognuna che trasmetteva all’esterno i suoi odori, i suoi profumi, il vociare del negoziante e dei clienti, una variopinta umanità fatta di persone genuine raccolte in questo microcosmo di città.

Lo scatto di Alessandro mi ha riportato alla mente tante immagini dei film del neorealismo, tanti racconti che la letteratura ci ha impressi nella mente: in particolare mi ha fatto ricordare una importante opera letteraria che lessi ai tempi della scuola, un libro la cui copertina raffigurava (ancora lo conservo) una immagine similare a quella della foto in riferimento, un libro nel quale il racconto evoca quelle sensazioni che mi sono tornate alla mente osservando questa immagine.

Si tratta de “il Quartiere” di Vasco Paratolini dal quale ho tratto alcune frasi:

La nostra vita erano le strade e le piazze del Quartiere,fiorentini di antica razza, di ‘antico pelo’ dicevamo scherzando. Si stava agli angoli delle vie, sotto la Volta ove fu trafitto Corso Donati e ci si stava senza alcun sospetto di tutto questo, ‘popolo minuto’ sempre, fatto ignaro ormai, ciompi da se stessi traditi. Sulle antiche vestigia si illuminava la rosticceria il cui banco spandeva attorno odore di polpette di patate, di coniglio arrosto, di verdura fritta”.

“…dove fu bella giovinezza col suo miele di fanciulle e di fame.”

Ad  Alessandro i miei complimenti, a chi leggerà queste righe il mio ringraziamento.

Ivan Catellani      

 

Ivan Catellani
post: 42
entrato: Gennaio 26
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Risposta a: QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA a cura di Ivan Catellani – dedicata ad Alessandro Cucchiero

Alessandro Cucchiero » Settembre 4

Caro Ivan, è un onore grandissimo comparire nella tua rubrica! Grazie del tuo tempo e della suggestiva lettura che mi dedichi...

Mi fa anche particolarmente piacere che tu abbia scelto una foto dai “quadretti”, album rapsodico dichiaratamente in tono minore, quasi cartellina di acquerelli di un viaggiatore d’altri tempi, per fermare nella memoria impressioni, dettagli e particolari.
E viaggiatore in realtà mi sento anch’io in questa città, immigrato dal nord tanti anni fa per unirmi al suo popolo minuto, ma con la costante sensazione di essere tenuto bonariamente d’occhio dai veri fiorentini di antico pelo. smile

Alessandro Cucchiero
post: 37
entrato: Febbraio 5
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Risposta a: QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA a cura di Ivan Catellani – dedicata ad Alessandro Cucchiero

teresa zanetti » Settembre 5

Sempre garbati i tuoi racconti per parole e immagini, Ivan.

Ci prendi per mano e ci porti per le vie del borgo, indicandoci gli angoli nascosti, quelli sconosciuti, quelli che, passanti frettolosi qualsi sovente siamo, ci sfuggono.

Anche questa volta, mi sono gustata la lettura alla sera, tutt'avvolta in un morbido plaid, nel primo freddo di fine estate.

Grazie a te e complimenti a Alessandro.

Buon tutto

Tere

teresa zanetti
post: 49
entrato: Gennaio 25
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Risposta a: QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA a cura di Ivan Catellani – dedicata ad Alessandro Cucchiero

Antonella Giroldini » Settembre 7

Ma che bella recensione Ivan, dettata dal cuore. 

Alessandro è un autore che stimo parecchio. Rigido nelle sue geometrie, ma caldo con i suoi colori.

Un fotografo che oserei definire adulto.

Grazie ad entrambi; buona giornata,
Anto

Antonella Giroldini
post: 26
entrato: Gennaio 27
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