Loading...
it

Articoli utenti sul blog

roberto lanza
Buongiorno a tutti, vorrei parlarvi di un argomento che viene poco o niente
discusso su questo sito, soprattutto per la difficolta di poter mostrare i propri lavori.
L'audiovisivo, un mezzo per mostrare le proprie foto in una maniera un po diversa e creativa.
Personalmente uso Proshow producer, ma esistono anche altri programmi per montare foto e musica.
Sono a disposizione se avete delle domande o volete dei suggerimenti, nei limiti delle mie (limitate) capacità.



Per definizione l’audiovisivo fotografico, chiamato anche diaporama o multivisione,
è una proiezione su un solo schermo, piccolo o grande che sia, di immagini fotografiche e/con inserti video, supportate da una colonna sonora.

Con l’audiovisivo fotografico, attività un tempo riservata a pochi amatori che utilizzavano proiettori di diapositive,
in numero da due a quattro, cinque, sei…, venivano proiettate sequenze di immagini utilizzando la tecnica delle dissolvenza incrociata,
sincronizzando su di un nastro registrato gli impulsi da dare ai proiettori per il cambio immagini e la colonna sonora a completamento del racconto visivo.

Oggi l'avvento della fotografia digitale consente a tutti la possibilità di progettare delle presentazioni delle proprie immagini aggiungendo alle stesse anche una colonna sonora.
Si possono così creare storie, racconti e/o visioni fantastiche, con una particolare atmosfera coinvolgente ed emozionante in modo molto semplice.

Per progettare un audiovisivo possono essere sufficienti le foto delle proprie vacanze fino ad arrivare alla ricerca di immagini finalizzate al progetto che abbiamo pensato.
Una mera successione di immagini, belle o brutte che siano, non sarà mai un audiovisivo se manca il progetto di comunicazione,
ossia una sceneggiatura che serva a raccontare ed emozionare, attraverso la sinergia sapiente di immagini e suoni.
Tutt'al più si parla di una Serie o Sequenza di immagini sonorizzate.

Le serie sonorizzate, appunto, sono un felice connubio tra immagine e suono.
La ricerca estetica è, in questo caso, l'elemento più importante.
La colonna sonora delle "serie sonorizzate" non contiene nè un commento nè un sonoro studiato appositamente;
tuttavia sia la colonna sonora che la fotografia dovranno essere molto curate.
Sarà data inoltre la priorità alla ricerca degli effetti di dissolvenza..
Le immagini utilizzate dovranno formare un insieme omogeneo, cioè sono o danno l'idea di essere state scattate nel medesimo luogo,
trattano lo stesso argomento, fanno uso delle stessa tecnica, ecc...
Le serie sonorizzate non richiedono un'azione, una storia, una sceneggiatura,
debbono essere prima di tutto godimento per la vista e per l'udito ed hanno come unico fine la creazione di un'atmosfera.

La vena artistica di ognuno di noi può essere liberata nell’ideazione di un progetto fotografico finalizzato ad una proiezione:
ecco che si fa largo l’idea di un audiovisivo fotografico vero e proprio.
Il contenuto, inteso come un insieme costituito da un soggetto, da un'azione, da un messaggio, e la forma,
intesa come la trasformazione in immagini e suoni, costituiscono l’essenza dell’audiovisivo fotografico stesso.
È un mezzo creativo e di comunicazione; esprime un'idea, racconta una storia, trasmette un messaggio, espone un tema.
1 – L’ Idea
2 – Le Fotografie
3 – La Colonna sonora
4 – Il Montaggio e la regia

L’Idea

Poiché l’audiovisivo è una forma di comunicazione (comunicare vuol dire rendere comune ad altri),
potremo comunicare l’emozione di quanto abbiamo visto o sentito.
E insisto sull’emozione, poiché se noi non abbiamo provato alcuna emozione, non comunicheremo nulla.

Il punto comune di un buon audiovisivo è l’intensa emozione che sa trasmettere.
Da un punto di vista psicologico vivere l’incontro con un buon lavoro significa precisamente commuoversi,
e l’esperienza di commuoversi esiste indipendentemente dal movimento perché mezzo di espressione estetica.

Potremo raccontare una storia, vera o inventata, potremo raccontare di un viaggio
(attenzione a questo punto: se andiamo a fare una gita con la
Bocciofila, l’ audiovisivo che faremo interesserà soprattutto ma solamente ai partecipanti alla gita, e a nessun altro).

Finendo questo punto, per fare un audiovisivo occorre avere qualcosa di interessante da raccontare.
Per me la cosa più interessante da raccontare sono le emozioni, queste sono solamente nostre e di nessun altro.

LE FOTOGRAFIE

Non necessariamente le vostre fotografie devono far gridare al miracolo, è necessario che esse siano assolutamente coerenti all’IDEA che ha prodotto l’audiovisivo.

Non lasciatevi affascinare da una vostra bellissima fotografia che c’entra poco o nulla con quanto state raccontando,
non usatela per ora, il racconto avrà uno scorrere più fluido, altrimenti un attento osservatore noterà subito l’incongruenza.

LA COLONNA SONORA

E’ la parte più difficile da realizzare, a meno che la vostra storia voglia comunicare l’emozione che avete provato ascoltando un determinato pezzo musicale.

Non è detto che la vostra colonna sonora sia costituita sola da musica.

Se fotografate un mercato, portate un registratore, avvicinatevi a qualche banditore e la vostra colonna sonora è fatta.

Soprattutto la colonna sonora deve raccontare né più né meno di quanto raccontano le fotografie che avete usato nel vostro lavoro
e deve essere coerente con il tempo e il luogo che avete fotografato.
Se avete fotografato durante un vostro viaggio in Russia, dovrete ragionevolmente usare musica di un compositore russo,
così come per qualunque altra parte del mondo.
Capisco che fotografando al circolo polare artico sia improbabile trovare un compositore locale, ma in quel posto domina il silenzio.

Usate preferibilmente musica classica, jazz o standard per due motivi:
esiste una sterminata letteratura e probabilmente i diritti d’autore sono scaduti.

Se il testo parlato è ASSOLUTAMENTE indispensabile per la comprensione del lavoro, usatelo, ma cercate una voce bella e comprensibile, se avete un amico attore dilettante coinvolgetelo.

Per il testo scritto vale la regola citata: ricordatevi che lo spettatore per leggere quanto avete scritto distoglierà gli occhi dall’immagine e la perderà.
IL MONTAGGIO E LA REGIA

Con il montaggio e la regia si assemblano l’idea, la fotografia e la colonna sonora.
Potrete avere avuto una meravigliosa idea, avere fatto delle fotografie perfettamente coerenti con la vostra idea e una bellissima colonna sonora,
ma se il vostro montaggio e la vostra regia non legano perfettamente il tutto, avrete lavorato per nulla.
Il montaggio è per l’audiovisivo come la regia per un film, è il modo che userete per raccontare la vostra storia, è come scrivere un racconto,
e a questo proposito curate in maniera PRECISISSIMA la sincronizzazione della colonna sonora con le immagini.
Altrimenti sarebbe come leggere un racconto senza punteggiatura.

Con la regia voi decidete quali immagini usare, con il montaggio decidete come e dove metterle nel vostro progetto.

Non scrivete la parola FINE al termine del vostro lavoro, deve capirsi dal montaggio che il tutto è finito.
Quando scrivete i crediti, teneteli visibili per poterli leggere voi lentamente tre volte: darete il tempo allo spettatore di leggerli correttamente.

Quanto sopra è per iniziare a capire come fare un piccolo e semplice audiovisivo fotografico. Dico piccolo poiché non avete il diritto di abusare del vostro pubblico.

Usate i muscoli ma non lo fate vedere, usate la mente e fatelo vedere.

Finirò citando quanto disse  Francesco Nacci, che ci lasciò il 26 marzo 2006:
PER FARE UN AUDIOVISIVO FOTOGRAFICO BISOGNA ESSERE UN UOMO DI CULTURA A TUTTO TONDO.
BISOGNA ESSERE UN TECNICO DI FOTOGRAFIA, DI COMPUTER, DI CENTRALINE (oggi diremo di sofware di montaggio),
MA ANCHE E SOPRATTUTTO AVERE UNA INFINITA CULTURA GENERALE RIGUARDO ALLA NARRATIVA, ALLA RECITAZIONE, ALLA MUSICA, AL CINEMA: ALL’ARTE.
ECCO PERCHE’ TRA I FOTOGRAFI CI SONO COSI’ POCHI DIAPORAMISTI.


RIEPILOGO

TITOLO: Deve richiamare l’IDEA e il MESSAGGIO. Deve incuriosire. Deve essere facilmente ricordato. Evitare titoli generici o pretestuosi.  
FOTOGRAFIA: Di elevata qualità. Scartare foto brutte Evitare le ripetizioni. Mantenere viva l'attenzione.
 
RITMO :  Costituito dalla distribuzione delle foto sulla timeline e dalla persistenza delle stesse sullo schermo.
- Strettamente correlato alla colonna sonora. - Vivacizza il lavoro e mantiene viva l’attenzione. Deve coinvolge lo spettatore.

DISSOLVENZA: Sovrapposizione della immagine in entrata con quella in uscita con formazione di una terza immagine.
- Inserisce una componente estetica - Può esprimere la creatività dell’autore.
- Utilizzo del buio - Regolare i tempi in rapporto al sonoro - Attenzione alle battute musicali
- Dissolvenza assente : CUT - Evitare i giochini (poco professionali) - Zoom e panoramiche solo se motivate

BUIO: quando finisce un capitolo - quando finisce una musica - per passare da verticale a orizzontale - per creare una attesa, una suspance
- per l’ascolto di un parlato o di un effetto sonoro SCRITTE - per titoli di testa o di coda - per introdurre argomenti
- per creare un collegamento emozionale con le sequenze successive - per attribuire significati al lavoro

COLONNA SONORA: LA MUSICA  grande potere evocativo della musica - forte tendenza della mente a creare collegamenti tra musica e immagini
(es. Danza di Zorba = Grecia, Enja = paesaggi irlandesi; sassofono = New Orleans; flamenco = Spagna; )
- difficoltà della mente ad accettare collegamenti diversi - scegliere brani adeguati alle sequenza di immagini e ai temi trattati
- evitare brani famosi che possono evocare ambienti diversi
COLONNA SONORA: I RUMORI  grande potere evocativo - utili le registrazioni sul posto - da Internet - negozi di musica
- es. vento, ruscello, cascata, onde, spari, folla, ecc.

COLONNA SONORA: IL PARLATO - deve essere compreso perfettamente e subito !!!
- musica abbassata al minimo - frasi brevi con concetti semplici - frasi utili e non già espresse dalle immagini
- dizione esatta, senza accenti o cadenze
IL FINALE: Lascia importanti sensazioni Viene ricordato più facilmente
Deve lanciare il messaggio Deve essere dotato di toni (musicali o fotografici) conclusivi

roberto lanza Luglio 30 '18 · Commenti: 8
Enrico Maniscalco

In ambito fotografico, l'architettura entra in scena anche in altre vesti, che non siano quelle tipiche di un'immagine architettonica in senso stretto (come quelle di cui abbiamo ragionato nella prima parte).



Architettura sullo sfondo: carattere e composizione


Una situazione frequente è quella in cui l'architettura accompagna la scena, contribuendo ad arricchirla. 

Non ne diviene l'interprete principale, ma assume il ruolo di comprimario discreto, capace di esaltare il vero soggetto principale.

In questi esempi che seguono, l'architettura di fatto sta intorno, e sullo sfondo. 

Si tratta di una situazione ovvia, dopo tutto. Una situazione che capita anche in altri diversi contesti (pure un paesaggio può stare intorno e sullo sfondo, per esempio).

Ma in questo caso, nel caso cioè dell'architettura più che in altri, lo sfondo può riuscire ad assumere rilievo  sia nel contenuto - ovvero nella narrazione del luogo, e quindi della storia generale dell'immagine e dei suoi personaggi che la vivono -  sia nella forma, in quanto linea guida per l'equilibrio complessivo della composizione.




Cesare Salvadeo



Qui risalta la forza altera e squadrata di questo scorcio urbano, che con le sue colonne delimita e orienta la costruzione del quadro, accompagnando la lettura fino al "piccolo" protagonista - che nella sostanza piccolo non è - seduto in basso a destra, il cui rapporto intimo con quel mondo è poi lasciato alla nostra immaginazione.

L'architettura diviene forma e contenuto, pur senza essere primo protagonista.




Tiziano Banci



In questa foto valgono le stesse considerazioni di quella precedente - sebbene con più soggetti - tuttavia col ricorso alla ricchezza estetica di un classico porticato, e del suo filare di archi, che da sempre è stimolo di suggestioni romantiche.



Altra questione, invece, per la foto che segue, che prendo a spunto solo per confronto, e per una migliore definizione del concetto espresso in questa sede: qui la figura umana non racconta una sua storia prevalente (come nelle due immagini precedenti), ma aiuta, invece, a dare proporzione e dinamismo. 

È quindi nuovamente una foto di architettura, che in base a quanto detto nella prima parte, catalogherei nella sezione "ritaglio".




Roberto Lanza




Architettura che "recita"


Altro caso, e altro genere di foto - seppure meno diffuso - è quello che prende spunto da elementi architettonici, per dar vita a un'immagine dal significato irreale, ricostruito con ironica fantasia, capace di destare ilarità. Una sorta di architettura giocosa, finalizzata a immagini interpretate, un po' come se in qualche modo l'architettura fosse chiamata a recitare una parte.


Alcuni esempi:




Fiamma Magnacca




Adolfo Fabbri




Fiamma Magnacca




Enrico Maniscalco (Goldrake - Ufo Robot)




Geometrie e astratti


La terza e ultima tipologia che passo in rassegna, è quella che rappresenta, con buona probabilità, il genere "alternativo" più frequentemente praticato: quel genere che trasforma l'elemento architettonico in una pura ricerca di tratti ed equilibri geometrici, talvolta sconfinanti anche nell'astrattismo. 

Si tratta di un genere che definirei di "estetica matematica", in cui non solo è fondamentale e imprescindibile l'intuizione per la parte, per il dettaglio (sempre frutto, comunque, di un'attenta ricerca), ma è altrettanto imperativo un rigorosissimo ordine nella composizione.

In questo genere l'elemento architettonico finisce quindi col dare forma e sostegno a un'immagine che riesce a vivere di una semantica propria, lontana dalla tipicità ortodossa della foto di architettura; architettura da un cui elemento, tuttavia, trae origine.


Gli esempi sono numerosi:


Claudio Mantova



Enrico Maniscalco



Mario Vani



Enrico Maniscalco



Daniele Consonni



Ninni Prestianni



Mario Vani



Enrico Maniscalco



Alessandro Cucchiero



Adolfo Fabbri



Guido Pucciarelli



Maurizio Berni



Enrico Maniscalco




Enrico Maniscalco



Alessandro Cucchiero



Enrico Maniscalco




Enrico Maniscalco




Enrico Maniscalco




Guido Pucciarelli




Fabio Genovieri



Maurizio Berni




Enrico Maniscalco



Alessandro Cucchiero




Alcuni elementi tecnici: ripresa e post-produzione


Giunti così al termine di questo percorso illustrativo, vale la pena soffermarsi - a questo punto - su alcuni aspetti di tipo meramente tecnico, inerenti la ripresa, e a seguire la postproduzione.


La ripesa: prospettiva e focale


In questo genere fotografico - più che in altri - un fattore fondamentale da valutare, e di cui non abbiamo fin qui argomentato, è senza dubbio la prospettiva: ciò che in sintesi possiamo definire come l'elaborazione e la trasposizione geometrica di volumetrie tridimensionali, su un piano a due dimensioni.

La prospettiva varia a seconda del punto di ripresa, e della distanza dal soggetto. E se già si può dire per ogni genere di foto, a maggior ragione in questo contesto vale la necessità di ricercare il  miglior punto di ripresa, al fine di ottenere la prospettiva più idonea a esaltare le caratteristiche del soggetto inquadrato.


Le ottiche utilizzate, nella norma, sono ovviamente quelle con maggior angolo di campo, dal 50mm standard,  fino a scendere ai grandangolari.

Verranno invece utilizzate le ottiche medio tele, o tele, quando si vorranno isolare porzioni limitate, oppure quando il soggetto ripreso è lontano.


Di primo acchito, si potrebbe essere portati a ritenere che ottiche di diversa lunghezza focale originino pure una diversa prospettiva, in fase di ripresa, con una esaltazione anche esagerata per i grandangoli, e una forte compressione, invece, per i tele.

In realtà non è così: la prospettiva, infatti, non dipende dalla focale, ma soltanto dalla distanza dal soggetto.

A parità di distanza, l'uso di ottiche diverse influisce solo sull'angolo di campo (ma non sulla prospettiva), e quindi sulla complessiva porzione di soggetto inquadrata.


Tuttavia, la nostra diversa percezione del comportamento dell'ottica riviene proprio dalle modalità usuali del suo utilizzo: con il grandangolo, infatti, siamo soliti avvicinarci al soggetto, mentre con il medio tele ci allontaniamo. Le immagini che di conseguenza siamo spesso abituati a osservare, sono immagini in cui le linee prospettiche risaltano con forte enfasi (grandangoli, fino al fish eye) oppure in cui i diversi piani sono sovrapposti e compressi, con scarsa profondità (medio tele e tele).



Mario Vani  (forte impatto suggestivo grazie all'uso di un fish-eye, il grandangolare estremo)



Enrico Maniscalco (lunghezza focale 150mm, in questo caso equivalente a 225mm, dato il fattore di crop del sensore: tra il palazzo rosso in primo piano e quello blu sollo sfondo ci sono oltre 100 metri).




La post-produzione: le linee cadenti


Una criticità importante e ricorrente, nella ripresa di foto di architettura, è legata alle cosiddette "linee cadenti".

Si tratta di un fenomeno di distorsione prospettica, che si origina quando, al momento dello scatto, il piano del sensore, o della pellicola, non è parallelo al piano del soggetto ripreso (generalmente un edificio).


Per evitare il fenomeno già in fase di ripresa, occorrerebbe utilizzare delle ottiche cosiddette "decentrabili": si tratta di obiettivi che permettono di effettuare correzioni prospettiche, spostando l'asse ottico rispetto al supporto di memorizzazione (pellicola o sensore digitale), per assicurarne il parallelismo al soggetto ripreso.

Un particolare tipo di ottiche decentrabili sono, per esempio, gli obiettivi Tilt Shift (trascurando il ben più costoso, professionale, e impegnativo banco ottico).


Non sempre, però, le linee cadenti sono inopportune.

Talvolta la loro presenza enfatizza la prospettiva e conferisce un particolare dinamismo all'immagine, utile al suo significato, come nell'esempio che segue:



Paolo De Maio




Quando tuttavia le linee cadenti vanno inevitabilmente corrette ed eliminate - dopo che in sede di ripresa non abbiamo avuto l'opportunità di utilizzare un'ottica adeguata - ecco che ci può venire in soccorso il software di post-produzione.


Esistono diversi metodi per correggere le linee cadenti in post-produzione, metodi che ovviamente dipendono dall'applicativo utilizzato, e dalla sua versione.

Qui di seguito ne descriverò alcuni, relativi ad Adobe Photoshop CS6.




Primo metodo: comando "Trasforma - Prospettiva"


Foto di partenza:



 


Il comando "Trasforma - Prospettiva" è compreso nel menu "Modifica".

Per utilizzarlo, occorre dapprima sbloccare il livello di sfondo (doppio clic sul lucchetto) oppure duplicarlo in un nuovo livello.

Il comando fa apparire un bordo intorno all'immagine, con punti di ancoraggio su cui posizionare il puntatore, per "stirare" l'immagine.




Questo l'effetto finale, dopo aver "stirato", quindi raddrizzato, le linee verticali. Quelle orizzontali in questo caso non hanno bisogno di alcun intervento.


Come si può facilmente osservare, l'azione correttiva ha però generato due "effetti collaterali".

Il primo è l'inevitabile taglio di parte dell'immagine ai bordi, con relativa perdita di informazioni (talvolta l'importanza di queste informazioni è tale, nell'economia complessiva della foto, che piuttosto che perderle si è costretti a evitare di procedere con la correzione).

Il secondo è uno schiacciamento complessivo del soggetto, che riesce a essere tollerato - sempre che lo si voglia tollerare - solo quando il soggetto non ha caratteristiche o dimensioni note, e se ne voglia prospettare una rappresentazione non necessariamente del tutto fedele.


Se al taglio delle informazioni non possiamo purtroppo porre rimedio, diverso invece il caso dello schiacciamento, che possiamo provare a recuperare col comando "Trasforma - Scala", sempre nel menu cui appartiene "Trasforma - Prospettiva".

Con "Trasforma - Scala" di fatto riusciamo ad allungare l'immagine - in questo caso verso l'alto - di quel tanto che potrà renderla più aderente alla realtà. La misura dell'allungamento potrà essere calcolata con dati certi, qualora noti, o con la migliore approssimazione riveniente da una verifica globale delle proporzioni.


Venendo alla nostra immagine, occorre dapprima aggiungere uno spazio vuoto al livello, con il comando "Dimensione quadro" del menu Immagine: si aumenta l'altezza, e si clicca su un punto in basso del piccolo riquadro di ancoraggio.




Questo il risultato:



Quindi, con il comando "Trasforma - Scala", si tira l'immagine verso l'alto puntando sul relativo punto di ancoraggio:



E questo il risultato finale, dopo aver optato per un taglio quadrato:



 


Secondo metodo - Strumento "Ritaglio Prospettiva"



Foto di partenza:



 


Lo strumento "Ritaglio - Prospettiva" appartiene al gruppo di strumenti in cui ritroviamo anche la taglierina:





Con lo strumento si seleziona, in questo caso, l'intero frame (tenendo premuto il mouse da un angolo all'angolo opposto) di modo che l'area di lavoro assuma il seguente aspetto:



 


Appare una griglia, con i soliti punti di ancoraggio ai bordi dell'immagine.

Agendo su questi punti, occorrerà operare affinché le linee verticali e orizzontali della griglia finiscano con l'essere allineate a quelle dell'immagine originaria, di modo che risultino parallele.

Questo il risultato del primo allineamento (le verticali sulla parte sinistra):



 


Questo invece il risultato dell'allineamento generale:





Il via finale all'azione del comando, taglierà le zone scure, rimaste esterne alla selezione.

Questo il risultato finale, ottenuto cliccando sul segno di conferma:






Terzo metodo: Trasformazione libera


Una terza possibilità di correzione delle linee cadenti è data dall'utilizzo del comando "Trasformazione libera", sempre nel menu Modifica.


Con "Trasformazione libera" la modifica dell'inclinazione delle linee viene effettuata attraverso i punti di ancoraggio, su cui agire contemporaneamente con il puntatore del mouse, e i tasti Shift o Control.




Quarto metodo: Trasforma Inclina, Distorci, Altera


Una quarta possibilità, infine, è legata all'uso dei comandi "Inclina, Distorci e Altera", nel menu "Immagine - Trasforma" (dove si trova anche il già citato "Trasforma - Scala").




Con queste due ultime opzioni, gli effetti della correzione sono immediatamente visibili, mentre si compie l'azione col mouse, e riguardano la porzione di immagine oggetto dell'intervento.


A titolo di esempio, gli strumenti "Inclina e Distorci" sono stati utilizzati per le immagini seguenti:









 

Siamo così giunti alla conclusione anche della seconda parte di questa lunga chiacchierata. 


E' stato per me un grande piacere potermi intrattenere con voi, e vi ringrazio tutti per avermi seguito fin qui.


Mi auguro di essere riuscito a dare un contributo, seppur piccolo, alla narrazione di un genere, quello delle foto di architettura, che credo di grande fascino e suggestione. Un genere che spero riesca ad affascinare anche voi.


A tutti, buona luce!

 


Enrico Maniscalco

Non è per niente facile raccontare di foto di architettura.

L'argomento di per sé è molto vasto, articolato, e per certi versi non sempre di agevole classificazione.

Quello che dunque farò, o meglio che proverò a fare, è raccontarvi del mio punto di vista al riguardo. Un punto di vista personale e parziale, per nulla "accademico", con cui spero semplicemente di riuscire a stimolare interesse, e riflessioni.

 

In estrema e facile sintesi, l'architettura può essere definita come la disciplina con cui l'uomo organizza i suoi spazi vitali, progettando e costruendo le opere - edifici e strutture - destinate ad accoglierlo, nel suo quotidiano.


Questa, invece, la definizione di uno dei più noti architetti viventi, il nostro Renzo Piano: 


L'architettura è l'arte di dare rifugio alle attività dell'uomo: abitare, lavorare, curarsi, insegnare e, naturalmente, stare insieme. È quindi anche l'arte di costruire la città e i suoi spazi, come le strade, le piazze, i ponti, i giardini. E, dentro la città, i luoghi di incontro. Quei luoghi di incontro che danno alla città la sua funzione sociale e culturale. Ma naturalmente non è tutto. Perché l'architettura è anche una visione del mondo. L'architettura non può che essere umanista, perché la città con i suoi edifici è un modo di vedere, costruire e cambiare il mondo.


L'opera architettonica, tuttavia, non si limita ad assolvere alle funzioni pratiche per cui viene concepita in origine: il disegno di luoghi e di ambienti non deve solo rifarsi al rispetto di esigenze tecniche, che riguardano la funzionalità e la stabilità, ma si spinge a soddisfare, allo stesso tempo, un gusto estetico capace di coniugare l'utile con il bello.

Ragione per cui l'architettura rientra a pieno titolo nel "sublime" delle arti visive.


Venendo a noi, ai nostri scopi, come può una rappresentazione fotografica rendere giustizia a quel sublime?

Beh, credo che sia un'impresa maledettamente complicata!

Una considerazione, questa mia, che non ha alcuna intenzione di scoraggiare, com'è ovvio. Tutt'altro! Perché in realtà dovrà essere proprio questo grado di complicazione il più forte stimolo alla ricerca, affinché il risultato ultimo possa evitare di sfociare nello scontato, o in una noiosa staticità.

L'opera architettonica - sia questa un palazzo, come un ponte, o una qualsiasi altra struttura, oppure ancora uno spazio urbano - è un insieme armonico di spazi, prospettive, dettagli, contesto. Una sola immagine fotografica, con il suo limite di campo inquadrato e le sue due dimensioni, può cercare di rappresentarne un carattere, farne intuire la personalità, la presenza d'insieme, lo spirito. Ma per raccontarla, raccontarla davvero, occorrerebbe un qualcosa di simile a un reportage.


Ma come di norma avviene per tutti i generi di fotografia, anche quando ragioniamo di fotografia di architettura, la nostra ambizione invece si sofferma spesso allo scatto singolo. Quello scatto che riesca a essere il miglior interprete di una sintesi visiva, ed emotiva. Lo scatto godibile, meritevole di una pubblicazione, o di un'affissione a parete.


Detta in altri termini, si tratta, di fatto, né più né meno che di un "ritratto".

Perché le foto di architettura che di solito ci occupano, si possono sostanzialmente considerare come un ritratto dell'opera architettonica, un ritratto che la riprende dall'esterno.


Fatta questa considerazione, per praticità espositiva e di trattazione, e allo scopo di provare a fare ordine con un minimo di suddivisione sommaria (del tutto arbitraria, e di certo non esaustiva), potremmo quindi immaginare le seguenti categorie:


- ritratto ambientato: l'edificio (od opera architettonica) è ripreso insieme con parte del contesto in cui è inserito. Narra le caratteristiche dell'opera, e il suo connubio con il mondo intorno;


- ritratto del "volto": viene ripresa solo l'opera architettonica, o una sua parte significativa e distintiva;

- ritaglio: viene ripresa una porzione delimitata, anche in questo caso pur sempre distintiva (ovvero facilmente riconducibile all'opera nel suo complesso).


È evidente che ognuna delle tre categorie richiede un approccio visivo proprio, differente dalle altre due: di ampio respiro la prima, cui si chiede lo sviluppo di una visione d'insieme; di isolamento del soggetto - intero o in parte - per la seconda; di ricerca e interesse per una "porzione", nel caso della terza.


Per fare subito un paio di esempi:


Genova - Torre I Gemelli - Quartiere San Benigno



 ritratto ambientato



ritratto



ritaglio



Genova - Il "Biscione"



ritratto ambientato



ritratto



ritagli






Ogni fotografo, con maggiori attitudini in questo o quel campo, ha quasi sempre generi in cui non si cimenta mai.

La foto architettonica, invece, volente o nolente appartiene a tutti, poiché è improbabile che non sia mai capitato, o non capiti, di fotografare un edificio o un'opera architettonica, di una certa importanza o meno.

Ma come per gli altri generi solo l'estro e la soggettività del fotografo potranno conferire un valore aggiunto, rispetto a una foto puramente "oggettiva" e documentale.

Non che la foto documentale sia necessariamente di minore interesse, ma è naturale che le aspettative del gusto estetico riscontrino maggiore appagamento laddove si riescano a individuare quel taglio, o quella prospettiva, più originali o insoliti, lontani dallo standard, dall'ordinario, e di conseguenza più "intriganti".


Per arrivare a ciò, non ci sono ovviamente ricette precostituite – come sempre vince la fantasia, protagonista non codificabile – ma alcuni comportamenti possono ritenersi opportuni, in linea di massima.

Se, come detto, si tratta in fondo di foto di ritratto, ecco che allora occorre entrare in piena sintonia col soggetto, come in tutti i ritratti che si rispettino. Bisogna scrutarlo in ogni angolo, il soggetto, da ogni punto di vista (e potendo, se la disponibilità di tempo ce lo consente, in ogni condizione di luce). Girare intorno. Guardare in alto e in basso, di lato. E di nuovo girare. Per poi fermarsi. Scrutare i dettagli. Sposarli con il contesto. Scrutare di nuovo. Nuovamente girare. Girare. Girare. Lentamente. Osservare, lasciandosi trasportare dal gusto di cercare la via per farsi migliori interpreti. Senza fretta. E senza inquadrare, se non di tanto in tanto. Si porta l'occhio al mirino, o si osserva il display, solo dopo aver avuto la visione: non si inquadra se si sta ancora cercando.

Solo quando si riesce a "dialogare" col soggetto, quando finalmente se ne coglie l’intimo, solo allora si passa allo scatto. Mai prima. A meno di non volersi accontentare di immagini scontate e anonime, che andranno ad arricchire la collezione delle centinaia di migliaia in famiglia, su centinaia di cartelle dell'hard disk.


Qui di seguito ecco alcuni esempi di ritratto ambientato: una categoria che poi inevitabilmente confina, fino a confondersi, col genere del paesaggio urbano.

Dovessimo trovare una distinzione, potremmo dire che siamo nel campo di cui stiamo trattando - la foto di architettura - quando la personalità dell'elemento architettonico è ben circoscritta, evidenziata e prevalente, per quanto si possa ragionare anche in termini di paesaggio.

Nel complesso, si tratta di immagini che, seppure limitatamente alle potenzialità dello scatto singolo, lasciano immaginare una lettura del luogo, un'interpretazione, anche attraverso lo sviluppo strutturale degli edifici attori protagonisti della scena paesaggistica.


E giunti a questo punto, è doveroso un omaggio all'opera del grande Gabriele Basilico.

Questi scatti ritraggono alcuni quartieri della città di Milano.

Sono scatti all'apparenza di basso impatto estetico ed emotivo (di primo acchito), ma ben rappresentano lo spirito del luogo. Se ne respira l'atmosfera. È un paesaggio urbano, dove tuttavia è forte e prevalente la componente architettonica, nell'aspetto rigoroso degli edifici, e negli spazi.






In quest'ultima foto, notiamo che la presenza della figura umana può contribuire a dare profondità e dimensione, senza annacquare il valore architettonico e paesaggistico del contenuto.



E quindi passiamo a noi, fotografi di Maxartis, sempre nella categoria del ritratto ambientato (che ribadisco essere cugino di primo grado del paesaggio urbano).


Alessandro Cucchiero


Fiamma Magnacca


Graziano Racchelli


Antonella Giroldini


Antonella Giroldini


Enrico Maniscalco


Alberto Orlandi


Mario Vani


Enrico Maniscalco



Dal ritratto ambientato, passiamo al ritratto, la ripresa del "volto": laddove l'inquadratura si sofferma sul soggetto, isolandolo dal contesto o riprendendone una porzione significativa, capace di essere rappresentativa del tutto.

Il rigore compositivo è d'obbligo. Lo è sempre, o quasi, ma in questo genere a maggior ragione. E spesso la ricerca di simmetrie costituisce un elemento portante.



Davide Cecconi


Pietro Collini


Elis Bolis


Livio Prandoni


Enrico Maniscalco


Mario Vani


Teresa Zanetti


Enrico Maniscalco


Enrico Maniscalco



Mario Vani


Mario Vani


Ivan Catellani


Marianna Bitto


Danilo Tavecchio


Mario Vani


Mario Vani


Enrico Maniscalco


Enrico Maniscalco



La parte infine dedicata al ritaglio, spesso si spinge anche alla ricerca di equilibri rigorosamente geometrici. L'identità dell'elemento architettonico resta sempre ben visibile, ma l'esaltazione delle forme, nella loro grafia fatta di rette o di curve combinate in figure armoniche, può anche prevalere sulla "personalità" strutturale del soggetto.

In altre parole, il disegno geometrico, la prospettiva, l'elemento ripetitivo, la simmetria, la curva sinuosa, finiscono con l'assumere una rilevanza a sé, quasi rubando la scena alla protagonista principale - l'opera architettonica - senza tuttavia offuscarla, con questo, bensì valorizzandola ulteriormente.



Enrico Maniscalco


Livio Prandoni


Mario Vani


Enrico Maniscalco


Marianna Bitto


Ivan Catellani


Marianna Bitto


Livio Prandoni


Enrico Maniscalco


Mario Vani


Guido Pucciarelli


Fiamma Magnacca


Alessandro Allegretti


Maurizio Berni


Alberto Bongiorno


Enrico Maniscalco


Elis Bolis



Concludiamo questa parte cambiando radicalmente il punto di vista, e trasferendoci all'interno dell'opera architettonica: là dove si esalta l'efficienza dell'organizzazione degli spazi utilizzati dall'uomo, e dove pertanto gli spazi, insieme con l'estetica degli elementi, divengono protagonisti.>>

La rappresentazione fotografica di questi spazi può spesso indurci a inquadrature "rigide", tanto sobrie quanto scolastiche, dal valore quasi di immagine da catalogo, statica, fredda.


Qui un esempio: si tratta di uno scorcio della palazzina di caccia di Stupinigi.




Lo stesso scorcio, ripreso con maggiore "leggerezza", può coinvolgere il lettore con un maggior senso di dinamismo, e quindi di piacevolezza estetica.




Come questa inquadratura del teatro Bellini a Catania,



rispetto a quest'altra.




Nella ripresa fotografica degli interni, che intenda coniugare la rappresentazione oggettiva a un certo gusto visivo, occorre provare a evitare il punto di ripresa "frontale e piatto", dal'esito formale e scontato (per quanto utile dal lato prettamente documentale).

Anche in questo caso, come in esterno, si impone una perlustrazione attenta e meditativa, che prefiguri la scena, sguardo dopo sguardo.


In questa foto, seppure rigorosa, frontale e simmetrica, la presenza delle ombre arricchisce la scena di movimento e originalità.


Marianna Bitto


Qui una ripresa dal basso, che racconta lo sviluppo della torre senza simmetrie o geometrie troppo rigorose.


Enrico Maniscalco


Qui una composizione movimentata, quasi "musicale".


Mario Vani


In questa foto, infine, la simmetria la fa sì da padrona, ma la ripresa dall'alto in basso - non naturale - e la stessa presenza delle persone, regala una buona godibilità d'impatto, evitando la monotonia.


Michaela Dorn




E con questo, si chiude la prima parte.

Un sincero ringraziamento a chi ha potuto seguirmi fin qui.

Nella seconda parte tratterò quelle immagini fotografiche che prendono spunto da elementi architettonici, per poi invece trasformarsi in un qualcosa di differente: geometria, astratto, soggetto "alternativo".


Concluderò quindi con qualche cenno tecnico, tra cui la lavorazione delle cosiddette "linee cadenti", in sede di postproduzione.


A presto, dunque.




Enrico Maniscalco Luglio 13 '18 · Voti: 5 · Commenti: 13 · Tags: architettura, gabriele basilico, spazi, prospettiva, ritaglio, dettaglio, renzo piano
Bruno Favaro


In questa seconda parte non si parlerà solo di mare e onde, ma di paesaggio in senso generale. Vi mostrerò ancora qualche mia foto ma anche e soprattutto tante immagini di tanti altri Autori tratti dalle gallerie di MaxArtis, che saranno usate come esempi concreti di quello che scriverò.  

Se volete qui potete trovare il file pdf con la prima e la seconda parte:

https://drive.google.com/file/d/1nqQDASOpBb_C79Li__rSTnnuN0pla63O/view?usp=sharing


LA LUCE

Di sicuro un aspetto fondamentale per qualsiasi paesaggio è la luce. Una luce scialba e piatta può rendere anonimo anche un luogo con grosse potenzialità fotografiche e viceversa una buona luce può rendere fantastico un panorama senza grosse pretese fotografiche o dare un tocco di originalità ad una inquadratura troppo classica, evitando il “già visto”.

Di seguito alcuni esempi nei quali una luce straordinaria gioca un ruolo fondamentale.


Paola Lorenzani – Non è un vulcano, ma una luce speciale sulle Alpi Apuane



E che dire di questo splendido "classico toscano" di Marco Carnevali, dove la magnifica luce delicata dona una struggente poesia allo scatto?

 Marco Carnevali – Paesaggio toscano


Nella mia immagine seguente, la luce così calda e particolare rende lo scatto diverso dalla solita foto cartolina, anche grazie al contrasto con lo sfondo scurissimo.


 Bruno Favaro – L'ultimo sole si specchia sulle case di Boccadasse


Il panorama seguente di Federico Putignano viene esaltato dalla luce radente del sole quasi al tramonto, che regala una atmosfera bellissima.


Foto di Federico Putignano




Una normale passeggiata sulla spiaggia diventa qualcosa di più grazie alla luce che la illumina



 Foto di Santo Algeri 



Ed a proposito di luce radente, che dire di questo magnifico scatto della nostra Elis Bolis?


Foto di Elis Bolis



Nella foto seguente di Claudio Mantova una splendida e calda luce viene duplicata dal riflesso sul canale, raddoppiandone l'effetto.


Foto di Claudio Mantova



ATTENZIONE ALL'UNIFORMITA' DELLA LUCE, MA….

Una grande attenzione a mio avviso deve anche essere posta all'uniformità di illuminazione. I nostri occhi infatti vedono in modo diverso da come "vede" il sensore, che ha una gamma dinamica ben inferiore rispetto alla nostra vista.

Questo vuol dire che mentre per noi umani non è un problema osservare ad esempio una scena in controluce oppure con la parte in alto illuminata dal sole e la parte in basso completamente in ombra, per un sensore invece questa è una situazione estremamente critica ed il fotografo dovrà scendere a compromessi, cioè scegliere cosa privilegiare dal punto di vista espositivo: o le ombre o le alte luci.

Solitamente in tali circostanze rinuncio a scattare, magari proponendomi di ritornare in un periodo della giornata con una luce più adatta, perché non è molto facile recuperare poi in postproduzione una cupa sottoesposizione senza introdurre rumore e ancora più difficile, se non impossibile, è recuperare un cielo fortemente bruciato, anche avendo scattato in RAW.

Ma le regole, come si sa, sono state scritte per essere infrante, e ci sono delle situazioni particolari nelle quali può essere creativo sfruttare invece le condizioni di luce difficile, ottenendo scatti fortemente personali.  

Di seguito due esempi


 Foto di Mario Vani



 Foto di Marco Carnevali



L'IMPORTANZA DELLE CONDIZIONI METEOROLOGICHE

La luce è strettamente legata alla situazione meteorologica e proprio le condizioni del tempo sono un fattore determinante in questo genere fotografico.

Una luce particolare può dare risalto ad un' immagine si è detto in precedenza, ed è proprio la situazione meteorologica che determina il tipo di luce. Si può ottenere comunque una buona immagine con qualsiasi tempo. Un bel cielo blu e saturo al punto giusto è estremamente gradito se si punta sulla valorizzazione dei colori ed è la situazione spesso preferita dal neofita.

Ma ben presto con un minimo di esperienza ci si rende conto che il contributo di un cielo "importante" popolato da grandi nuvoloni variamente illuminati può essere spesso ancora più gratificante e consentirci di portarci a casa immagini estremamente interessanti e potenti, dove il cielo assume talvolta il ruolo di protagonista indiscusso e vincente.

Potendo "ordinarmi" il tempo a piacimento, invece della classica giornata col cielo terso sceglierei invece certamente una giornata variabile e molto luminosa, con una luce decisa.

Di seguito alcuni esempi di come il cielo possa dare un decisivo valore aggiunto.


Foto di Antonio Calo



 Bruno Favaro – Squarcio di luce su Sestri Ponente



Per concludere questo vi mostro volentieri qui sotto questo mio scatto, proprio a suggello dell'assunto che luce e condizioni meteorologiche estreme possono essere gli ingredienti fondamentali per una immagine particolare…e che non bisogna mai la sciare la macchina fotografica a casa  


Bruno Favaro – Tromba marina, Nervi – 2 dicembre 2012




Roberto Canepa – Tromba marina + lampo...che volere di più?



Infine, come esempio finale di evento atmosferico particolare è perfetta questa foto di Alberto Orlandi.

Questo nuvolone incredibile illuminato dal sole al tramonto basta da solo a trasformare un banale paesaggio urbano in una scena apocalittica.

Anche se non l'ho scattata io, sono legato a questa foto ed a questo nuvolone che si è formato sopra la mia città. L'avevo visto anche io circa un'ora prima, quando era solamente una grande nuvole bianca, non ancora enorme e non ancora illuminata in quel modo. Mi aveva incuriosito e avevo pensato di uscire con la macchina fotografica e fare un salto sulle alture per vederlo meglio, ma poi ha vinto la pigrizia ed ho desistito...e me lo sono perso!

Una ulteriore dimostrazione che non bisogna mai rinunciare ad una possibile situazione potenzialmente favorevole dal punto di vista fotografico.



Alberto Orlandi – Il grande nuvolone su Genova



COMPOSIZIONE

Trovata una buona luce la nostra fotografia dovrà essere supportata da una corretta composizione. La composizione è uno dei pochi aspetti fotografici che non è possibile automatizzare; definire un "modus operandi” valido per ogni circostanza non è possibile, ed occorre ragionare volta per volta sulla situazione contingente.

Le regole le sappiamo tutti, inutile ribadirle. Io mi limito solo a suggerire un piccolo accorgimento che trovo validissimo: cercate sempre la composizione guardando dentro al mirino! Sono sicuro che la maggior parte di voi si comporta già così, ma se qualcuno non ha questa abitudine lo invito a farla propria, o quanto meno a sperimentarla: non guardiamo con gli occhi ma guardiamo attraverso il mirino ottico, solo così riusciremo ad avere una percezione più simile al risultato finale e a valutare, ad esempio, se funzioni di più uno scatto verticale o orizzontale, o se c'è qualche elemento di disturbo nell'inquadratura.

La fotografia di paesaggio è un genere riflessivo per antonomasia, dove c'è tutto il tempo per meditare con tranquillità sullo scatto: prendiamoci quindi tutto il tempo che ci serve, guardiamo con estrema attenzione prima di scattare, osserviamo ogni minimo particolare dell'inquadratura: ogni cosa deve convincerci completamente, altrimenti meglio rinunciare a scattare!

Come primo esempio vi propongo non a caso la foto che ha vinto il nostro recentissimo contest proprio sul Paesaggio. 


 Glauco Guaitoli – Invito alla sosta

Perchè questa foto funziona? A prescindere dal fatto che ci fa vedere una veduta magnifica, e questo non guasta di certo, e a parte il fatto che che ha una buona esposizione ed i colori sono piacevolmente saturi, quello che la rende vincente è anche (se non soprattutto) la composizione perfetta. Tutto è ben bilanciato, non ci sono zone senza interesse, e la panchina assolve sia il compito di “soggetto” che di linea guida per portare lo sguardo laggiù verso quei monti lontani. Anche il punto di ripresa è azzeccato, proprio ad altezza panchina, e questo, come dice l'indovinatissimo titolo, è proprio un “invito alla sosta”. Qualsiasi modifica all'inquadratura sarebbe inopportuno, la foto è perfetta così!


Nella foto seguente di Primo D'Apote i filari di lavanda guidano lo sguardo verso l'albero laggiù in fondo, che diventa l'elemento catalizzatore su cui fermare lo sguardo ed ammirare poi i colori del cielo e delle nuvolette. Due terzi il terreno, un terzo il cielo, una proporzione spesso usata dai paesaggisti per valorizzare quello che serve, in questo caso i filari di lavanda.


 Foto di Primo D'apote – Lavanda in Provenza


Qui invece abbiamo un indovinato esempio di inquadratura verticale. Lo sviluppo verticale del coloratissimo nuvolone imponeva assolutamente un taglio siffatto, che ne accompagna l'andamento  


 Michela Favaro – Nuvola Rossa


 Le due foto seguenti dimostrano come la regola dei terzi abbia la sua validità. I soggetti collocati nei punti forti rendono armonica la composizione e forniscono elementi di interesse nei punti giusti.


 Foto di Fabrizio Benelli



 Foto di Fiamma Magnacca


 Ed infine quello che in una foto raramente tradisce: la diagonale!


 Foto di Primo D'Apote



 Foto di Favaro Bruno – Marina di Sestri Ponente



QUEL QUALCOSA IN PIU'

Bene. Abbiamo cercato e trovato la giusta luce, siamo posizionati davanti ad un interessante panorama e lo stiamo componendo con cura e pulizia. Guardiamo dentro al mirino: l'inquadratura ci piace proprio e non ci sono disturbi di nessun genere. Insomma, sembrerebbe che ci siano tutti gli ingredienti per ottenere un ottimo risultato, ma spesso ne occorre ancora uno...il più difficile da trovare: il particolare in più! Cosa intendo con "il particolare in più"? Potrà essere il classico (e magari un po' inflazionato) gabbiano in alto a destra che completi la composizione, oppure una barca che rompa la monotonia del mare od un trattore che entri in un campo arato, o magari invece basterà una minima variazione dell'inquadratura tale da dare un tocco di personalità all'immagine....e così via. Quando abbiamo la netta percezione che alla nostra foto manchi qualcosa, non scattiamo sino a che non l'avremo trovato, perché di sicuro quel qualcosa ci mancherà ancor di più quando guarderemo lo scatto sul PC.


Come primo esempio di “qualcosa in più” propongo questa foto di Adolfo Fabbri. E' raro vedere una paesaggio di Adolfo, è un genere che non pratica molto. Ma quando lo pratica ci mette come sempre del suo. La marina è bellissima e con colori splendidi, ma chi fa la foto (il qualcosa in più) sono il cane e la persona la cui curiosa posizione  ricorda quella a quattro zampe del cane


 Foto di Adolfo Fabbri


Nella foto seguente Maurizio Berni ha avuto l'intuizione di inserire i cavalli al pascolo in basso a sx che danno un riferimento dimensionale e battezzano come paesaggio quello che sembrava un astratto.


 Foto di Maurizio Berni – Pascoli a Castelluccio


L'inserimento delle canoe nella mia immagine seguente regala un tocco colorato e quasi surreale a questa marina altrimenti “normale”.



 Bruno Favaro – Canoe


L'uso di un tele ha appiattito drasticamente la prospettiva, e la foto di Ninni Prestianni diventa quasi un panorama bidimensionale


 Foto di Ninni Prestianni



Inserendo la macchina d'epoca, Mario Lensi ha dato un tocco di originalità al paesaggio toscano




 Mario Lensi – Mille Miglia



Nelle due successive immagini di Silvia Baroni e Marco Carnevali il guizzo particolare è dato dall'atmosfera bucolica che si respira.


 Foto di Silvia Baroni




 Foto di Marco Carnevali  



Naturalmente il "qualcosa in più" può anche arrivare a posteriori, da una sapiente postproduzione o da una indovinata conversione in BN. In questo caso credo che sia importante scattare pensando già a come si vorrà modificare la fotografia. Se lo scatto viene già impostato in funzione della lavorazione che poi gli applicheremo di sicuro il risultato sarà migliore. Ed in questo la nostra Giovanna è maestra indiscussa!


 Giovanna Griffo – Notturno presso i Pini di S.Quirico d'Orcia.



 Giovanna Griffo – Dolomiti in BN





Insomma, sia che arrivi da un particolare esterno, sia che venga demandato poi alla postproduzione, credo sia fondamentale cercare di fornire al nostro paesaggio quel pizzico di originalità che lo renda più "nostro" ed in qualche modo, unico.


Come esempio finale vi propongo questo aereo in fase di atterraggio in una pista che confina con la spiaggia. Senza questo aereo sarebbe un normale panorama, ma questo aereo lo rende straordinario al quadrato! 


 Marco Del Dotto – L'incredibile pista di atterraggio dell'Isola di Saint Martin (Caraibi)





CONOSCENZA E AMORE PER QUELLO CHE SI FOTOGRAFA:

Io credo che il segreto per ottenere una buona foto di paesaggio risieda prima di tutto nella conoscenza e nell'amore verso i luoghi che si fotografano, unito alla grande passione per la fotografia. Non voglio dire che lo scatto sia un accessorio, ma per un paesaggista di sicuro è tanto importante il fatto di scattare la fotografia quanto quello di poter assistere di persona ad un'alba, ad un tramonto, per godere di un bel paesaggio o semplicemente essere nel posto dove ci piace essere.

Un paesaggista prima di tutto ama quello che fotografa e vuole vedere con i propri occhi certe situazioni irripetibili, le cerca per assaporarle intensamente, insomma fa di tutto per essere lì al posto giusto al momento giusto: nel mio piccolo è proprio così.

Ed ognuno ha i suoi luoghi del cuore.


Di seguito alcune foto per le quali è forse inutile scrivere l'autore, perché chi frequenta il nostro sito lo identificherebbe sicuramente solo dal luogo


Ad esempio, direi che di foto con Genova ed il suo porto, le sue navi ed il Matitone ve ne ho propinate talmente tante che immagino le identifichiate subito con me.


 Bruno Favaro – Notturno sul porto di Genova


 Mezzo secondo di tempo per riconoscere l'Autore delle due foto seguenti:



 Ma certo...Elis Bolis ed il suo Fiume Adda!




LA STRAORDINARIETA' DELL'ORDINARIO

Spesso, se un fotografo ama i luoghi che riprende e li sente suoi, riesce a rendere straordinari anche luoghi che magari non offrono moltissimo dal punto di vista paesaggistico. In altri termini, riesce a farci percepire la poesia che ci può essere anche in un ambiente “normale”.

…come questo cascinale abbandonato fotografato da Claudio Mantova


 Claudio Mantova - Cascinale abbandonato



...o questo filare di pioppi di Danilo Tavecchio


 Danilo Tavecchio – Acque e cieli



...e il grande fiume (Po) può essere più romantico di una famosa marina


 Ivan Catellani – Il grande fiume



 Graziano Racchelli – Il grande fiume



...ed una inquadratura indovinata, unita ad una giornata con colori perfetti , riesce a trasformare due anonime case ai confini della campagna in un quadretto che neanche un pittore avrebbe potuto immaginare meglio.


 Graziano Racchelli – Metafisica padana



...un casolare della bassa padana diventa un poetico paesaggio invernale


 


…ed il proprio paese diventa un piccolo presepe!


 Mario Vani – Il mio paese



...e dei filari di vigna si trasformano in una bellissima immagine pittorica.


 Foto di Santo Algeri – Autunno nelle Langhe

...e la campagna innevata diventa una silente poesia.


 Foto di Enrico Lorenzetti - Dentro il silenzio



 Foto di Ivan Catellani – Silenzi d'inverno



CARELLATA FINALE, IN GIRO PER L'ITALIA ED IL MONDO



 Primo D'Apote – Saline di Marsala



 Enrico Maniscalco – Primavera in Norvegia




 Sergio Trezzi – Panorami nostrani




 Tiziano Banci – Barchini silenti




 Marco Carnevali – Val d'Orcia




 Mario Vani – Tramonto invernale




 Bruno Favaro – Alba a Castelluccio di Norcia  




Fabio Battaglini - Snaefellsnesfoss(Islanda)




 Federico Putignano – Islanda




 Fabio Bellavia - Le maestose cime riflesse




Fabio Bellavia - L'incredibile paesaggio di Dead Vlei , deserto del Namib




 Vania Bilanceri – Islanda




 Vania Bilanceri – Islanda




Antonella Giroldini – Brasile, Lençois maranhenses



GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE HANNO ANCHE SOLTANTO APERTO QUESTO SCRITTO!

Bruno


Bruno Favaro Luglio 4 '18 · Voti: 5 · Commenti: 24 · Tags: paesaggio
Bruno Favaro


INTRODUZIONE La foto paesaggistica è forse uno dei generi fotografici più praticati, se non quello più praticato in assoluto, ed apparente anche quello con meno difficoltà oggettive: un bel panorama è a disposizione di tutti, sempre e comunque, basta conoscerne la locazione ed esso sarà sempre lì ad aspettarci.

Ed invece, forse proprio per l'essere così inflazionata e nazional popolare, è estremamente difficile riuscire a fare il salto di qualità da una anonima foto cartolina ad una ottima foto di paesaggio ben realizzata e ben interpretata.

Ho diviso il mio scritto in due capitoli. Nel primo si parla esclusivamente di mare, onde e mareggiate. Se riuscirete a leggerlo sino in fondo senza affondare troverete poi un capitolo sul paesaggio classico. Cercherò di trasferire le mie esperienze dirette in materia e di raccontare il mio modo di operare, sperando che possa esservi utile.

Gli utenti più anziani si ricorderanno di questo mio lavoro, che era già apparso sul primo MaxArtis. Le note scritte sono rimaste più o meno le stesse, con qualche aggiunta e qualche integrazione. Le fotografie sono invece molto cambiate, e sono tutte mie foto o di Utenti attualmente presenti ed attivi sul nostro Sito.

Se preferite potete scaricare questo stesso scritto in formato pdf qui:


https://drive.google.com/file/d/1KEVPN-RZguNo6yesvDiLkBrEXcSalgUo/view?usp=sharing



A PROPOSITO DI MARE E DI ONDE.... 

Abitando in Liguria e vista la conformazione della mia regione stretta tra mare e monti, la foto di paesaggio per me si identifica spesso con inquadrature marine, e comunque il mare ben difficilmente non è presente. Non c'è molta differenza tra fotografare una marina o un paesaggio terrestre dal punto di vista tecnico: i concetti sono esattamente gli stessi così come l'approccio.

Proprio volendo essere pignoli occorre forse un pizzico di attenzione in più per l'esposizione, visto che il mare ha una superficie estremamente luminosa soggetta a forti riflessi. Ma questi sono tecnicismi che qualsiasi Utente di Maxartis sa come affrontare e risolvere. E' mia intenzione invece condividere con voi alcuni accorgimenti spiccioli che trovo utili e che derivano dalle migliaia di scatti che ho effettuato al mare.

Mi soffermerò principalmente sulla fotografia alle onde, che sono il mezzo con cui il mare ci mostra la sua forza, e che poi sono la vera "novità" rispetto ad una immagine classica di paesaggio.

Parlo di "onde vere", cioè dallo stato del mare molto mosso sino al mare molto agitato, onde che possono raggiungere diversi metri di altezza. Le mareggiate si ripetono solitamente con frequenza di uno o due episodi veramente significativi all'anno nei casi più fortunati (fortunati per il fotografo e non per le spiagge che le subiscono ovviamente) e questo essere molto rare ne aumenta il fascino, come tutte le cose a cui è molto difficile poter assistere.

Non si possono preventivare né richiedere a comando e quando capita di poterne essere partecipi l'emozione è comunque grandissima, a prescindere dall'aspetto fotografico. Lo spettacolo è epico e va colto al volo, meglio quindi avere già chiaro come muoversi e quali tecniche usare. Io vi racconto come è il mio modo di agire, sperando che anche a voi capiti di poter fotografare il mare quando è veramente "arrabbiato" e che quanto scrivo vi possa servire.



Come si fotografa una mareggiata?

Credo che la prima cosa da dire sia assolutamente questa: bisogna averne un grande rispetto ed anche un po' di paura, senza vergognarsene. Dobbiamo trovare un punto che ci permetta una buona visuale ma che contemporaneamente garantisca la nostra sicurezza al cento per cento. Se siamo su una spiaggia NON arriviamo fin dove la sabbia è bagnata anche se apparentemente il mare non si vi si spinge più: se il mare ci è arrivato una volta, lì ci arriverà sicuramente ancora, ed un'onda può avere una forza dirompente anche a molta distanza da dove inizia a frangersi ed a risalire la spiaggia.

Attenzione anche all'attrezzatura fotografica: durante una mareggiata l'aria è piena di salino, che in caso di forte vento di mare può sconfinare anche dalla spiaggia per arrivare alla strada ed alle prime case. Il salino oltre ad abbassare la nitidezza dell'immagine si deposita sulle lenti e sul corpo macchina e, ritornati a casa, è necessario preventivare una bella pulita generale: non ci sono santi, è un tributo che bisogna pagare al mare per lo spettacolo che ci ha offerto!

Motivi di sicurezza e di salvaguardia della macchina fotografica ci obbligheranno quindi a stare almeno a 20-30 metri dall'onda. E questo ci fa già capire che spesso sarà necessario un medio tele, se non un tele, se vogliamo un primo piano dei marosi.

Uno zoom è preferibile per la comodità di variare rapidamente l'inquadratura. Detto questo, credo che il modo migliore di fotografare le onde sia quello di cercare un taglio in diagonale, come vedete nelle immagini che vi propongo di seguito.



Bruno Favaro - Mareggiata a Ge-Pegli




Bruno Favaro - Surf a Varazze



Alberto Bongiorno - Camogli



Bruno Favaro - Varigotti



Federico Putignano - Islanda



La diagonale è sempre vincente dal punto di vista compositivo, qualunque sia il soggetto della foto, ma se il soggetto è l'onda consente anche di vederne al meglio l'intero sviluppo e a mio avviso ne aumenta l'efficacia visiva e la sensazione di potenza. Se la diagonale inquadrata poi è sufficientemente lunga solitamente si possono osservare tutte le fasi dell'onda, dalla sua formazione al momento in cui la cresta comincia a precipitare verso il basso per gravità sino a quando poi si frange sulla battigia tra mille schizzi per trasformarsi infine in candida spuma , diventando del tutto innocua solo un attimo prima di finire la sua corsa verso terra.

Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza dei meccanismi che regolano la dinamica delle onde (dai venti che le generano sino alla forma e profondità dei fondali a riva che ne regolano la formazione) consiglio vivamente il libro "Wave watching: lo spettacolo delle mareggiate in Liguria" edito da Hoepli e scritto da Natale Gallino, Alessandro Benedetti e Luca Onorato. Oltre ad essere una lettura interessantissima dove il rigore scientifico si sposa con un piacevole linguaggio divulgativo, è anche, e soprattutto, un bellissimo libro fotografico a tutti gli effetti con immagini stupende e mozzafiato...No, no, non ce n'è neanche una mia, purtroppo! E nemmeno conosco gli autori o ne sono parente. Ma se vi piace il mare non lasciatevelo scappare, è un foto-libro imperdibile per gli amanti del genere.



Che tempo di scatto usare per fotografare un'onda?

Dipende naturalmente da quello che si vuole ottenere. Se vogliamo congelarla perfettamente dovremo usare un tempo veramente breve, naturalmente rapportato all'ottica che stiamo usando, e comunque non inferiore a 1/250 di secondo, ma valori attorno a 1/1000 o più brevi ancora sono ideali per fermare ogni singola goccia. 

 


Foto di Alberto Bongiorno



Se viceversa vogliamo rendere fluida l'acqua il tempo di scatto più appropriato dipenderà ancora di più dall'ottica impiegata e dalla distanza, e consiglio di visionare ogni scatto sul monitor della macchina ed apportare le correzioni del caso sino ad ottenere l'effetto che ci eravamo prefissi.

  Primo D'Apote - Varigotti


Una cosa è importante secondo me: avere bene in testa che tipo di fotografia vogliamo e non scendere a compromessi. Quando fotografo le onde è uno dei rari casi in cui imposto la priorità dei tempi invece che la priorità dei diaframmi, proprio per ottenere l'effetto che voglio. Una soluzione a mezza strada, e cioè un'onda che non è né mossa né ben congelata, per me non ha una buona resa fotografica e soprattutto sembra scattata "per caso". Ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, o se vogliamo la bravura del fotografo nel trovare una coppia tempo/diaframma vincente, come nelle immagini seguenti di Alberto Bongiorno e Mario Vani:


Foto di Alberto Bongiorno



Foto di Mario Vani


Se possibile vi consiglio di scattare brevi raffiche: da un momento all'altro l'onda cambia forma e non è facile centrare il momento migliore, anzi, è spesso demandato alla fortuna, e la fortuna è meglio aiutarla aumentando il numero degli scatti sperando di ottenere quello che ci soddisfa. Provate a scattare una raffica veloce di 3 o 4 fotografie nel momento topico in cui l'onda inizia a "rotolare" e visionatele poi a monitor: vi accorgerete che ogni scatto ha una sua "personalità" perché bastano pochi decimi di secondo di differenza per avere forme completamente differenti, più o meno gradevoli dal punto di vista fotografico. Ma le onde sono una diversa dall'altra anche per dimensione.

Nel libro che vi ho suggerito questo argomento è trattato diffusamente ed in modo molto interessante ma richiederebbe troppo tempo per descriverlo interamente. Mi limito a riportare che misurando un campione qualsiasi di 100 onde successive e facendone la media si può affermare statisticamente che il 10% delle onde potranno avere altezza doppia dell'onda media e ci potrà essere un'onda massima con altezza circa tre volte dell'onda media.

Uno scarto niente male! Questo vuol dire ad esempio che in caso di mare agitato, tipico di una "normale" mareggiata e cioè a forza 5 secondo la scala Douglas convenzionalmente adottata come misura della forza del mare, in un insieme arbitrario di 100 onde consecutive secondo tale scala ci aspetteremo altezze medie comprese tra 1,7 e 2,7 metri.

Già non si scherza, ma attenzione: lo studio statistico appena enunciato ci dice che il 10% delle onde potrà avere altezze doppie e quindi tra circa 3 e 5 metri, e che potrà anche arrivare un'onda massima attorno ai 7 metri. Le misure sono calcolate in mare aperto, ma anche avvicinandosi alla costa non è che si scherza.... Inoltre il periodo dell'onda (cioè la distanza temporale tra un'onda e l'altra) in una mareggiata tipica è di circa 10 secondi, e quindi ci vogliono circa 1000 secondi per 100 onde, cioè più di un quarto d'ora: capito perché è meglio non arrivare fin dove la sabbia è bagnata anche se il mare è quasi un quarto d'ora che non arriva più fino a lì? L'onda massima potrebbe giungere improvvisa da un momento all'altro! Le mie due foto seguenti documentano due momenti idi situazioni al limite della sicurezza


Bruno Favaro - Il temerario (Boccadasse)




Bruno Favaro - Come può uno scoglio arginare il mare... 



Giusto per dare ancora qualche riferimento, ed attingendo sempre dal solito libro, vi posso ancora raccontare che nella mareggiata del 1 e 2 gennaio 2010 qui in Liguria la boa di misurazione di La Spezia segnalò un'onda massima di quasi 8 metri. La foto che vi propongo di seguito la scattai proprio durante quella mareggiata, ma l'onda di 8 metri non è certo questa che ho fotografato, perché sono arrivato sul luogo dello scatto (faro di Camogli) quando il mare era già un po' calato:


Bruno Favaro - faro di Camogli durante la mareggiata del Gennaio 2010


Ed infine, la più grande mareggiata che si ricordi dal secolo scorso fu quella del 1955: ci furono onde con altezza massima di 11-13 metri (cioè come un palazzo di 4 piani), la diga foranea a protezione del porto di Genova fu colpita da questi marosi giganteschi con spruzzi che si innalzarono sino a 150 metri (sì, centocinquanta) come riportano le cronache dell'epoca con documenti fotografici. La diga foranea fu letteralmente distrutta per un tratto lungo 300 metri e le navi in porto furono esposte alla furia del mare ed alcune addirittura si rovesciarono.

Il mare raggiunse lo stato di "mare grosso", cioè forza 7, che è il massimo livello raggiungibile da un bacino chiuso come il Mediterraneo: di più non è possibile fisicamente, perché ci sarebbe bisogno di una rincorsa più lunga per aumentare ancora, ed il Mediterraneo è troppo piccolo.

Sugli Oceani invece si può raggiungere forza 9, con onde superiori ai 20 metri. Oltre poi c'è la leggenda! Cosa c'entrano tutti questi dati con lo scattare immagini? Assolutamente niente, ma spero che vi facciano venire una voglia matta di fotografare una mareggiata, perché vi garantisco che è una bellissima esperienza! Ma ritorniamo alla fotografia: è importante, se possibile, inserire nello scatto un elemento di grandezza nota per far capire le dimensioni del fenomeno, e siccome in mare quando c'è burrasca non c'è assolutamente niente (altrimenti affonderebbe) bisogna allargare l'inquadratura per cercare elementi del paesaggio che svolgano questa funzione comparativa. Si perderà un po' del primo piano delle onde, ma le onde

stessa acquisteranno le giuste proporzioni e ne guadagneranno in maestosità. Nella mia precedente foto del faro di Camogli avevo introdotto proprio il faro ed il molo con l'intento di fargli svolgere la funzione di "metro di misura". Di seguito altre quattro mie immagini nelle quali l'elemento umano nella prima e nella seconda, la nave nella terza e gli edifici nella quarta svolgono (anche) la funzione di comparazione dimensionale.

Bruno Favaro - Chi non rischia non piglia pesci...



Bruno Favaro - Un surfista affronta una grande onda a Varazze



Bruno Favaro - Mare agitato, ma bisogna partire!



Bruno Favaro - Mareggiata a Camogli


E' possibile però, e anche molto divertente, scattare dei veri e propri "ritratti" all'onda, cioè renderla protagonista assoluta dello scatto con inquadrature molto ravvicinate con l'uso di un buon tele.

Anche se il soggetto è apparentemente sempre lo stesso, otterremo invece immagini una diversa dall'altra, perché ogni onda è davvero differente dall'altra e, come ho già detto, ogni singolo istante della stessa onda ha la sua particolarità.  


  Bruno Favaro - Ritratto all'onda


C'è da notare inoltre che ogni spiaggia ha una sua conformazione caratteristica che influenza il modo con cui i marosi si frangono. E se poi siamo in prossimità di una scogliera avremo anche il bonus degli spruzzi che si innalzano altissimi, anche se i 150 metri del 1955 restano un episodio unico. Di seguito alcuni esempi.


Bruno Favaro - Una grande onda si frange sul molo di Varigotti



Bruno Favaro - Spruzzi e schizzi nella Baia dei Saraceni (Varigotti)



Splendido pinnacolo catturato da Roberto Canepa - Sestri Levante/Riva trigoso


Ma tutto questo è niente in confronto all'onda seguente, la mitica onda catturata da Fabio Bellavia sul lungomare di Cuba. Ma del resto l'Oceano ha gioco facile sul Mediterraneo..


Foto di Fabio Bellavia - Cuba



La forma dell'onda dipende anche dal momento. Se la burrasca è ancora in corso i venti saranno impetuosi ed avremo il mare "vivo", cioè con onde spettacolari ma sgraziate che spesso interferiscono l'una con l'altra, magari annullandosi oppure sommandosi come potenza, con pinnacoli imponenti e con creste che nascono e scompaiono talvolta ancor prima di arrivare a riva.


Bruno Favaro - Mareggiata a Sestri Levante

Se invece la burrasca ormai si è placata ed il vento è cessato o addirittura si è trasformato in vento da terra, allora avremo il mare "lungo", l'onda avrà magari dimensioni leggermente inferiori ma acquisterà in eleganza e ritmo, diventando una ordinata e maestosa sequenza di cavalloni che si abbattono sulla riva con pulsante regolarità. Spesso il cielo si aprirà e ci regalerà una buona luce consentendoci finalmente tempi rapidi. E' il momento della mareggiata che preferisco. Nella mia foto seguente la luce mi ha regalato un momento particolarissimo.


Bruno Favaro - "Incendio" in mare (spiaggia di Pegli)

Riassumendo direi che fotografare un primo piano di un'onda a campo stretto è un po' come fare una street: si può aiutare la sorte scegliendo un luogo adatto, ma solo dopo aver visionato lo scatto sapremo se avremo veramente colto l'attimo giusto. E ribadisco il concetto dell'utilità dello scatto a raffica, iniziando la sequenza dal primo momento buono e continuandola fino a che la forma dell'onda continua a piacerci. Io ho fatto centinaia di scatti alle onde, e questa che vi propongo di seguito, ad adesso, è quella che mi soddisfa di più perché ha la grinta necessaria, gli spruzzi sono ben congelati ed ha una sua gradevolezza estetica che mi ricorda un occhio, anche se l'onda perfetta la sto ancora cercando!


 Bruno Favaro - L'occhio dell'onda



Il mare come “paesaggio”

Mi avete seguito sino qui senza bagnarvi con gli spruzzi delle onde? Bene! Ora non correte più nessun pericolo di questo tipo, perchè il mare non è solo burrasche e cavalloni, il mare vuol dire anche marine incantevoli e scenari naturali senza pari. Vi propongo di seguito una serie di immagini che sono un piccolissimo campione di tutte le bellissime immagini che si possono trovare nella galleria del nostro Sito. 



Foto di Enrico Maniscalco



 Foto di Marco Carnevali



Foto di Michela Favaro




Foto di Nicola Marongiu




Foto di Primo D'Apote




Foto di Fabio Rubino




Foto di Massimo Cavalletti




Foto di Antonio Calò




Foto di Alberto Orlandi




Foto di Eraldo Parodi




Foto di Ornella Locatelli




Foto di Nicola Picciau




Foto di Federico Putignano




Foto di Antonella Giroldini



Foto di Ninni Prestianni




 E per finire concludo con queste immagini che ben descrivono quello che per me rappresenta il mare. Certo, onde e mareggiate sono elementi naturali che mi affascinano e che mi danno la gioia di ritornare bambino nell'osservarli, ma il mare per me rappresenta soprattutto un luogo di meditazione, direi quasi di introspezione. E proprio per questo ne sono un assiduo frequentatore nei periodi invernali, al di fuori della calca estiva. Senza contare che in inverno ci sono i tramonti migliori, con una luce ed una atmosfera impagabili.




Bruno Favaro - Meditazione




Roberto Lanza - Il vecchio ed il mare (Vedo che anche per Roberto il mare significa meditazione)





Bruno Favaro - La luce del tramonto




Bruno Favaro - Tramonto a Camogli





Ringrazio tutti quelli che sono arrivati sino qui, e vi do appuntamento alla prossima puntata, dove si parlerà sempre di paesaggio ma in senso generale, con tante altre immagini prese sempre dagli album di MaxArtis.


Bruno 




Bruno Favaro Giugno 25 '18 · Voti: 5 · Commenti: 14 · Tags: mare, paesaggio, bruno, favaro, onde, mareggiata, liguria, varazze, genova, porto, scala douglas
roberto lanza

seconda parte










                 foto Adolfo Fabbri



A volte si tende a confondere la street photography con il reportage,
pensando che sia una sorta di reportage di città .
Ma fotografia di strada e reportage sono due cose ben distinte,
anche se entrambi si possono svolgere nei medesimi posti
e lo stesso fotografo li puo praticare entrambi.
Ad esempio,Henri Cartier Bresson, fotografo francese,
è considerato un maestro della street photography,
ma la sua principale attività era il fotoreporter
(celebre il suo reportage in India sul Dalai Lama).
Una delle sue immagini più famose “Behind Saint-Lazare Station, Paris” del 1932
è un classico esempio di street photography,
in cui attimo decisivo, composizione e singolarità  trovano spazio all’interno del fotogramma.



foto Antonio Calò



foto Fiamma Magnacca




foto Paolo De Maio



La street photography è proprio questa, una singola foto
che racconta un momento unico e si contrappone al reportage
che invece è un racconto costruito con molte immagini
che illustrano una storia attraverso gli occhi del fotoreporter.
 
Le foto di un reportage possono anche non essere così “impattanti” singolarmente,
ma offrono una lettura d’insieme molto più dettagliata e precisa del soggetto del reportage.
Gli scatti della street photography sono invece un sunto della realtà in un’unica foto.


foto Massimo Fagni




foto Bruno Favaro




foto Mirko Fambrini



le città sono una costante nella street photography.
Non si tratta necessariamente di grandi città,
ma è sicuramente più facile trovare occasioni  in luoghi molto praticati,
sia di persone che di cose.

Oltre alle persone, nelle città troviamo il traffico,
i cartelloni pubblicitari, le vetrine, migliaia di attività diverse,
le luci della sera.
Tutti queste cose, ben miscelate
danno vita ad una infinità di opportunità fotografiche.


foto Massimo Cavalletti


foto Ivan Catellani



foto Cesare Salvadeo



foto Pietro Collini



c’è anche un elemento un po’ più teorico e difficilmente quantificabile,
che è legato alle relazioni che intercorrono tra gli elementi inquadrati.
Le relazioni tra i componenti di un’inquadratura,
sono fondamentali in qualsiasi genere fotografico.
Però che nella street photography ricoprono in molti casi il ruolo di protagoniste.
Spesso le immagini di questo genere fotografico interessano relazioni tra persone,
tra persone e cose nell’ambiente urbano,
tra forme sfuggenti che si creano in conseguenza all’eterno movimento della città.




foto Elis Bolis



foto  Enrico Maniscalco



foto Mirko Fambrini



 foto Santo Algieri



 


   foto Antonella Giroldini




Qualche suggerimento...

Viaggiare leggeri, poca attrezzatura e la macchina in mano per scattare in velocità.
    Cercate di previsualizzare la scena che sta andandosi a creare. Anticipate gli attimi.
    Non cercate solo in luoghi turistici e affollati.
    Siate attenti a tutto, spesso la foto è dietro di voi.
    Prestate attenzione al contesto e agli sfondi.
    State attenti alle eccezioni che vi si parano di fronte. La street è fatta di eccezioni.
    Evitate i senzatetto i barboni e disagiati. Per questo leggete Ando Gilardi

    (esagerato ma fa   riflettere).


    Cercate nuove prospettive cambiando angolo di visione.
    Fate tanta pratica, avvicinarsi alle persone, all’inizio è la cosa più difficile.


    Prestate attenzione alla luce, è fondamentale in qualsiasi tipo di fotografia

    scegliate di cimentarvi.


    Siate pronti a scattare e a muovervi rapidamente.
    Non aver paura di fotografare da vicino.
    Infrangete le regole compositive, cromatiche e formali.


    Date senso anche al contesto.
    In fotografia, spesso, l’intera storia deve essere già chiara all’interno di un singolo scatto.
    Se si vuole raccontare una storia con una foto, includete il contesto.
    So che è più complicato.


   foto Maurizio Berni



foto Bruno Favaro


foto Mario Vani



      foto Michela Favaro



Introdurre il contesto significa:
* calcolare le velocità di più soggetti (se ci sono persone)
per fare in modo che vengano fermate sul punto giusto dell’immagine
* pensare più attentamente alla composizione
* osservare meglio la luce e come cade sui soggetti circostanti al vostro,
per poterla sfruttare a vostro piacimento
* doversi avvicinare ai soggetti (cosa che fa paura a molti)

Questi sono i motivi che spingono molti a scattare da lontano, magari con uno zoom.
Lo zoom da l’opportunità di non avvicinarsi, schiaccia i piani e decontestualizza il vostro soggetto.

In qualche caso è l’unica opportunità che avete ma spesso è una questione
di pigrizia o paura dell’avvicinarsi troppo alle “cose”.
Vi state negando una possibilità.

Se avete una storia in mente e sapete chiaramente cosa vorreste raccontare,
il contesto ripreso e la situazione circostante,
possono aiutare chi vedrà la vostra immagine a dare un’interpretazione maggiormente articolata e precisa.

Provate ad esercitarvi e ad avvicinarvi piano piano sempre di più alle cose,
ma non con lo zoom, fisicamente.


Cercate punti fermi sullo sfondo che vi
bilancino l’immagine e non abbiano necessità di essere controllati nuovamente durante la fase di scatto
(cartelloni, case, portoni, alberi, colonne ecc.)

Dopo aver scelto il contesto, se il vostro soggetto è già lì, scattate.
Se la vostra tecnica include l’attesa che qualcosa avvenga di fronte ad un contesto eccezionale,
abbiate pazienza e sperate che qualcosa avvenga.
 
  Interagite con i Soggetti, se è necessario
ma soprattutto Divertitevi
  


foto Adolfo Fabbri





APPENDICE


cosa dice la legge


questo è quanto ho trovato in rete, riguardo alla legislatura Italiana,  non è molto chiaro, in caso di controversia,  tutto dipende dall'interpretazione del Giudice.


La legge italiana dice:

    Per pubblicare l’immagine di una persona non famosa
    occorre la sua autorizzazione (art. 96 e 97 legge 633/41).
    Se la persona non famosa viene pubblicata in maniera 
    che non possa risultare dannosa alla sua immagine,
    e l’uso è solo giornalistico, l’indicazione del punto 1)
    si può ignorare, dinanzi al diritto di cronaca
    esercitato dal giornalista (da valutare di caso in caso).
    Per pubblicare con finalità giornalistiche immagini
    di personaggi famosi non occorre autorizzazione.
    Occorre autorizzazione in ogni caso e comunicazione al Garante
    se la pubblicazione può risultare lesiva (legge 633/41),
    oppure se fornisce indicazioni sullo stato di salute,
    sull’orientamento politico, sul credo religioso o
    sulla vita sessuale (dlgs 196/2003).
    Occorre autorizzazione in ogni caso se le immagini vengono usate
    con finalità promozionali, pubblicitarie, di merchandising
    o comunque non di prevalente informazione o gossip.
    Il fatto che il fotografo detenga presso lo studio i negativi
    o gli originali di un servizio fotografico, anche per minori,
    non è proibito, a patto che non venga data pubblicazione
    senza assenso di queste immagini.


    [aggiornamento art.97 legge 633/41] Non occorre il consenso della persona ritrattata
    quando la riproduzione dell’immagine è giustificata
    dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto,
    da necessità di giustizia o di polizia,
    da scopi scientifici, didattici o colturali,
    o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti,
    cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
    Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio,
    quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore,
    alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata.

NOTE E AGGIORNAMENTI AL 22 GIUGNO 2016

    La questione minori, crea sempre tanta confusione.
    Dai miei recenti confronti e dalla mie recenti ricerche in merito
    la situazione di confusione comunque tende a permanere.
    Di seguito una serie di precisazioni che meglio chiariscono
    il ruolo dei minori e la pubblicabilità di immagini

    Nelle leggi di cui sopra, non viene mai citata la parola “minore”
    ma esse si applicano indistintamente ad ogni cittadino italiano.

    Spesso si confonde la Privacy con il diritto alla pubblicazione di una immagine!
    La legge sulla privacy regola esclusivamente
    il trattamento dei dati sensibili quali nome, cognome, indirizzo ecc ecc
    dunque non si riferisce esplicitamente alla fotografia.
    Per quanto riguarda la “tutela dei minori” tuttavia
    è intervenuto il Garante della Privacy il quale ha assunto una posizione netta:
    ha dichiarato, infatti, che la tutela del minore immortalato in una foto,
    deve essere rispettata non solo nei casi di un suo coinvolgimento
    in fatti di cronaca nera, ma in qualunque ambito della vita quotidiana.
    E ciò vale  per le testate giornalistiche,
    ma in egual misura anche per la fotografia.
   
    Secondo la Corte si Cassazione n. 3721/2012 –
    è stato decretato che si fa
    OBBLIGO PER I MASS MEDIA DI OSCURARE IMMAGINI DI PERSONE
    IN QUALCHE MODO COINVOLTE IN FENOMENI SUI QUALI GRAVA
    UN PESANTE GIUDIZIO NEGATIVO DELLA COLLETTIVITÀ.
    Quindi, per non ricadere in questa tipologia di eventi,
    è sempre opportuno evitare situazioni del genere.
    Dunque È diffamazione pubblicare sui giornali
    foto che ritraggono i volti dei mendicanti.

In pratica è possibile pubblicare:

    Immagine di un luogo pubblico o di un avvenimento,
    in cui una o piu’ persone siano riconoscibili solo
    se il personaggio riconoscibile non e’ determinante
    all’economia della foto.
    Personaggi comuni scattati in pubblico o durante un evento,
    isolati dal contesto e il cui volto non sia riconoscibile.
    Ad esempio persone che leggono con il capo chinato,
    persone riflesse nelle vetrine dei negozi
    in cui il volto non sia chiaramente visibile
    Personaggi comuni di cui sia pubblicato un particolare,
    ma il cui volto non sia riconoscibile – ad esempio piedi, mani, scarpe, gambe

    [aggiornamento]
    Se il soggetto guarda in camera sorridendo
    viene considerato come un “Tacito Assenso”
    e dunque non è necessaria un liberatoria firmata
    – ciò è valido per foto fatte in America e non ha validità effettiva in Italia.
    Immagini in cui il soggetto ritratto occupi
    una porzione minima dell’immagine e il volto
    sia scarsamente riconoscibile o di dubbia interpretazione.
    Immagini pubblicate con finalita’ esclusivamente culturali e/o didattiche.
    Potrebbero rientrare in questa tipologia
    anche serie di immagini che rappresentano uno spaccato di usi e costumi locali.
    Immagini di ritratto di minori o di adulti effettuate come reportage in Paesi distanti.
    Teoricamente ciò viene comunemente fatto nonostante
    vi sia una violazione delle leggi di fondo in quanto
    è molto improbabile che ci giunga un’opposizione o una denuncia.
    (sarebbe bene sempre e comunque avere una liberatoria)
    Immagini di personaggi famosi (adesso anche blogger)
    ritratti su riviste o in luoghi pubblici.
    Non è possibile tuttavia sfruttare la loro immagine per fini commerciali
    o pubblicare foto in cui ci sia una rappresentazione  lesiva del buon nome.

    In conclusione possiamo certamente affermare
    che tutti i ritratti di persona non contestualizzati,
    indipendentemente dal luogo in cui siano stati effettuati
    e a meno che la persona non sia un personaggio pubblico o famoso,
    non possono essere pubblicati senza una liberatoria firmata.

    Invece tutte le immagini di luoghi pubblici in cui le persone ritratte
    sono contestualizzate nell’ambiente ritratto
    e non isolate sono pubblicabili senza problemi. 
    Per tutte le foto comunemente definite “rubate”
    sarebbe necessaria una valutazione caso per caso,
    le foto dei bambini non possono essere pubblicate
    senza una esplicita e firmata liberatoria da parte dei genitori,
    questo non perchè sia esplicitamente scritto nella legge,
    ma perchè tali immagini vengono regolate
    anche da posizioni specifiche del Garante della Privacy,
    il quale tuttavia parla di rispetto.
    Dunque da valutare secondo coscienza e da caso a caso.

    In ogni caso, quando ad una immagine di persona,
    è associato un fine di lucro
    (anche la più banale promozione dei propri servizi fotografici)
    queste necessitano di liberatoria da parte dei soggetti immortalati.

roberto lanza Giugno 25 '18 · Commenti: 9
roberto lanza
Con questo articolo, diviso in due parti, vorrei provare a fare
un pò di chiarezza sulla STREET PHOTOGRAPHY,
un genere praticato da molti anche sulle pagine di MaxArtis.
Ma molte delle foto pubblicate come street , a mio personale parere,
non rientrano in questa categoria.
Naturalmente sono considerazioni personali ed opinabili,
regole scritte non esistono.
Sarebbe però,interessante conoscere anche il Vostro parere,
potrebbe nascerne una bella discussione, costruttiva
come se ne facevano molte un tempo sul veccho Max.

Per illustrare l'articolo ho selezionato
foto trovate nelle varie gallerie
tra gli utenti di Max Artis.
Voglio ringraziarli,
sono validi esempi per meglio chiarire quello che ho scritto.


Concludo facendo mia un’affermazione di Joel  Meyerowitz
uno street photographer nella tradizione di HCB e Robert Frank,
anche se lavora esclusivamente a colori.
Joel  Meyerowitz afferma di non essersi mai sentito legato
a nessuna disciplina fotografica:
la fotografia di strada è l'unico mezzo che non deve nulla
alla pittura e alle altre arti plastiche, è puramente fotografia.

Ecco è puramente fotografia, nulla di più.

--------------------------------------------------------------------------------------------




prima parte



Si sente spesso parlare di street photography,stile fotografico,
ma in quanti conoscono davvero questo stile e la sua essenza?


L'errore più comune fra chi prova a cimentarsi
nella street photography è
considerare street photography qualsiasi immagine scattata
in strada, foto a caso che, prima o poi,
regalano qualche scatto accettabile,
ma in realtà, è un'altra cosa.
E' un genere che cela un mondo sconfinato dove è facile perdersi.

Wikipedia ne da questa definizione:

La street photography ("fotografia di strada") è un genere fotografico
che vuole riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee in luoghi pubblici
al fine di evidenziare aspetti della società nella vita di tutti i giorni.
Tuttavia, la street photography non necessita
la presenza di una strada o dell'ambiente urbano.
Il termine “strada” si riferisce infatti ad un luogo
generico ove sia visibile l'attività umana,
un luogo da osservare per catturarne le interazioni sociali.
Di conseguenza il soggetto può anche essere del tutto privo di persone
o addirittura un ambiente dove un oggetto assume delle caratteristiche umane.
Molti fotografi di strada proprio per questo tipo di reportage sociale
rientrano in quella che è stata definita: scuola umanista.


foto Mario Vani


foto Andrea Di Luzio


foto Livio Prandoni


foto Massimo Cavalletti


foto Raffaello Ferrari




L'inquadratura e il tempismo sono degli aspetti chiave di quest'arte;
lo scopo principale infatti consiste nel realizzare
immagini colte in un momento decisivo o ricco di pathos.
In alternativa, uno street photographer può ricercare
un ritratto più banale di una scena come forma di documentario sociale.



foto Adolfo Fabbri


foto Antonella Giroldini


foto Cesare Salvadeo


foto Fiamma Magnacca


foto Ivan Catellani


foto Elis Bolis



Tuttavia ci sono dei punti chiave che identificano questo genere.
L’aspetto fondamentale è la spontaneità ,
una foto di street è un’immagine colta al volo (quasi “rubata”),
un vero estratto della realtà :
non ci sono persone in posa e niente è costruito a priori.
Il secondo punto che identifica le foto di strada è la presenza umana.
Il soggetto deve essere la persona, o l’effetto che ha all’interno dell’ambiente.
La fotografia di strada non deve essere banalizzata in un ritratto all’aperto
e neppure in una foto documentaristica all’interno della città .
Occorre cercare con attenzione le situazioni che meglio si prestano
a raccontare in un unico scatto un evento particolare,
una foto che possa “vivere” da sola e che spieghi qualcosa
creando interesse in chi osserverà  poi la fotografia.

Nella street photography ci sono altre particolarità ,
usate spesso in questo genere, come ad esempio l’utilizzo del bianco e nero
per enfatizzare il momento catturato senza la distrazione del colore,
concentrando l'attenzione sul messaggio.
Oppure una componente ironica che rende l’immagine maggiormente interessante.


foto Enrico Maniscalco


foto Mirko Fambrini



foto Pietro Collini




foto Salvatore Rapacioli



foto Santo Algieri


foto Maurizio Berni



foto Michela Favaro


foto Vania Bilancieri

roberto lanza Giugno 18 '18 · Voti: 4 · Commenti: 31
roberto lanza

Corso Italia, è qui che Faber scrisse La canzone di Marinella, è qui che abitò in gioventù.


https://www.youtube.com/watch?v=3pDyZPBYEFI



Dopo la Foce,
citata spesso come ne Le acciughe fanno il pallone,
si trovava il Roby Bar,
quel ritrovo di artisti e personaggi bizzarri tra Via Cecchi e Casaregis
che Gino Paoli ricorderà in una delle sue canzoni:
tra quei quattro amici al bar c’era anche Fabrizio.


https://www.youtube.com/watch?v=LXGcsstqKHw



Poco distante è il Vico Dritto di Ponticello,
oggi fagocitato da Piazza Dante,
cantato nella colorita e bellissima A duménega,
in cui nell’antica Genova la processione domenicale
delle prostitute sbeffeggiate dalla cittadinanza, si trasforma
nelle crude parole del cantautore in un schiaffo al bigottismo imperante.


https://www.youtube.com/watch?v=7qiQZOBa9pg



Passando per via Roma fermatevi
ad assaggiare un dolce all’antica confetteria Romanengo
e la mente volerà al naufragio della London Valor.


https://www.youtube.com/watch?v=u6U95pHb95U



Il luogo più conosciuto
e rappresentativo del personaggio De Andrè è stato il suo personale
tempio musicale: il negozio di Gianni Tassio in Via del Campo al 29.


Gianni Tassio


Via del Campo 29 rosso, aperto nel 2012,
ricco di cimeli e vinili originali.
Luogo mitico e indimenticabile dove le copertine originali
dei dischi di Fabrizio riempivano la vetrina,
chiuso dopo pochi anni dalla morte del titolare, grande amico di Faber, nel 2010.

La via in tutto il suo insieme è cambiata radicalmente,
ma se si chiudono gli occhi si può sentire nelle mente una
voce profonda cantare:


https://www.youtube.com/watch?v=BMSAM4nSYM0


 

Don Andrea Gallo (Campo Ligure, 18 luglio 1928 Genova, 22 maggio 2013)
è stato un presbitero e partigiano italiano,
di fede cattolica e ideali comunisti, anarco-cristiani e pacifisti,
prete di strada fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.


« I miei vangeli non sono quattro... Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo Fabrizio De André,
un cammino cioè in direzione ostinata e contraria.
E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori. »
(Don Andrea Gallo, da una intervista a Rai Tre
--------------------------------------------------------------------------------------------


Con le note a fior di bocca, raggiungiamo i suggestivi portici
di Sottoripa protagonisti negli anni ’50 delle nottate di De André
insieme all’amico Paolo Villaggio: uno dei locali frequentati allora,
Il Ragno Verde,
è citato nel romanzo Un destino ridicolo scritto da Faber e Alessandro Gennari.




Lungo questi portici, dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco,
ci sono anche i porticati pubblici più antichi d’Italia,
databili al XII secolo, oltre ai famosi Palazzi dei Rolli.



--------------------------------------------------------------------------------------------

Da un libro di don Gallo

"L'ho conosciuto quando era ragazzo non ancora autore affermato.
De André faceva parte del gruppo di anarcoidi tiratardi che,
quando la sera a Genova chiudeva tutto, anche i casini,
si davano appuntamento al Ragno verde, un locale, giù al porto,
dove si facevano le ore piccole.
Insieme con lui Paolo Villaggio e tanti altri.



A poca distanza, in Piazza Cavour
si può sentire ancora il vociare del mercato ittico inserito insieme
a contributi audio dalle zone portuali,
in Crêuza de mä.
Da ascoltare in cuffia magari sedendosi su una panchina
al fondo della Via al mare Fabrizio De André, intitolata al cantautore nell’anno della scomparsa.



Da visitare percorrendo
ripide e suggestive crêuze è il quartiere di Sant’Ilario,
dove ammirare un panorama incredibile ascoltando l’intramontabile
 Bocca di Rosa: dalla stazione ferroviaria ormai in disuso perché soppressa,
si ripercorre la vicenda della rivoluzione amorosa
portata in paese dalla donna. In una teca una scultura
a libro contenente un acrostico,l’acrostico rosa per l’appunto,
la celebra ancor oggi.

https://www.youtube.com/watch?v=JrFjFOjxYyA

https://www.youtube.com/watch?v=r2L5MJdTCFI



cimitero monumentale di Staglieno - Genova

roberto lanza Giugno 8 '18 · Commenti: 2
roberto lanza

2011


Karl Lagerfeld. I suoi scatti non hanno bisogno di presentazione, almeno per chi ama la moda.
E il suo sguardo, che si traduce in opere perfette, elegantissime,
per il Calendario del 2011 presenta un tema decisamente ambizioso: gli Dei.
Accompagnati da donne stupende, del calibro di
Isabeli Fontana, Bianca Balti,Heidi Mount, Lara Stone, Natasha Poly, Iris Strubegger, Elisa Sednaoui e Magdalena Frackowiak,
sono protagonisti cinque uomini, primo fra tutti il suo modello-musa
Baptiste Giabiconi. La bellezza maschile è in mostra, con muscoli scolpiti e pettorali importanti.




2012


Mario Sorrenti. La trentanovesima edizione è stata affidata a Mario Sorrenti,
primo fotografo italiano a contribuire alla storia di un oggetto divenuto un vero e proprio cult.
Napoletano di nascita, ma newyorkese di adozione, Sorrenti ha scelto la Corsica e i suoi aspri paesaggi
per dare vita a ‘swoon’, l’estasi catturata dalle immagini.
"L’intensa relazione che si crea tra fotografo e la sua musa rappresenta l’essenza per creare
un forte dialogo estetico che porta alla sublimazione della bellezza naturale.
In ‘swoon’ ho quindi posto i corpi a diretto contatto con la natura,
che li accoglie come fossero un suo prolungamento,
in una serie di immagini in cui roccia e scogli, terra e tronchi, cielo e mare si trasformano in scenografie che ospitano i corpi.”,
ha spiegato Mario Sorrenti. Un anno dopo Giove, Era e gli altri dell'Olimpo, si torna sulla terra.
Con immagini altamente sofisticati per l'estrema naturalezza con cui sono state realizzate.
E quei nudi così poetici, fiore all'occhiello del lavoro del fotografo italo americano.




2013


Steve McCurry.

Il nome di Steve Mc Curry è legato al National Geographic,
su cui ha pubblicato moltissimi reportage dal mondo e quella foto della ragazza afghana
che ha fatto il giro di tutto il mondo.
Il Calendario cambia faccia e torna a una versione casta della sensualità,
accompagnata da un'idea piuttosto nuova: affidare gli ascatti a un fotografo racconta storie.
Così il Brasile, insieme alle modelle, è protagonista del Calendario.
"Ho cercato di coniugare gli elementi che caratterizzano la cultura, l'economia e il paesaggio brasiliano
con l'elemento umano" spiega McCurry.
"La fotografia rappresenta per me un importantissimo mezzo espressivo per raccontare
grandi e piccole storie di vita quotidiana".




2014

Il mitico Calendario, che proprio in quest'occasione compie 50 anni.
E per festeggiare in modo degno tale ricorrenza,
il gruppo di viale Sarca ha deciso, per una volta,
di buttare all'aria le convenzioni e stupire il mondo con un'iniziativa inaspettata.
Alla faccia di tutti quelli che si lambiccavano il cervello cercando di capire chi fossero i protagonisti del Cal 2014
(fotografi e modelle), la Pirelli ha infatti deciso di utilizzare
gli scatti commissionati nel 1985 al maestro Helmut Newton ma mai resi pubblici,
ché per l'edizione 1986 venne usato invece il servizio realizzato da Bert Stern in Gran Bretagna.

Secondo la versione ufficiale, la scelta della Pirelli di mettere da parte le foto di Newton,
dipese da un conflitto di competenze che avvenne all’epoca tra la filiale di Londra,
incaricata nella realizzazione del progetto, e la casa madre di Milano:
ognuna delle due incaricò un proprio fotografo, ma alla fine venne scelto il lavoro svolto da Stern.
In realtà, secondo indiscrezioni ben accreditate,
il motivo di questa scelta è da ricercare nel giudizio espresso dall’allora amministratore delegato Pirelli,
Filiberto Pittini che considerò il lavoro di Newton

a dir poco scandaloso per quell’epoca e di conseguenza il compito fu affidato al fotografo inglese.




2015


Il calendario Pirelli 2015  è stato realizzato dal noto fotografo di moda Steven Meisel
che vanta nel suo curriculum una collaborazione con Madonna per il libro fotografico Sex.
Meisel ha dichiarato che non voleva realizzare un calendario di tipo concettuale,
ma voleva presentare quelle che oggi sono considerate dei modelli da seguire in fatto di bellezza.
Nel calendario Pirelli 2015 emerge quindi chiaramente la sensualità della donna,
il suo lato più intrigante senza particolari filtri.
Come lo stesso fotografo ha dichiarato gioca molto con la propria creatività
e non è stata per l'occasione scelta una location definita.

2016


Annie Leibovitz torna dunque a firmare il calendario più famoso e desiderato
anche per questa 43esima edizione, dopo aver già scattato il Calendario Pirelli nel 2000.
Le foto del 2000 sono state la prima serie di nudi della sua carriera.
L’edizione 2016 del Calendario Pirelli ha come protagoniste tredici donne
che hanno raggiunto traguardi importanti nella vita professionale, sociale, culturale, sportiva e artistica:
l’attrice Yao Chen, prima ambasciatrice cinese dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR);
la top model russa Natalia Vodianova, fondatrice dell’organizzazione filantropica Naked Heart Russia;
la produttrice Kathleen Kennedy, presidente di Lucasfilm e tra le figure più rilevanti di Hollywood;
la collezionista d’arte e mecenate Agnes Gund (ritratta con la nipote Sadie Rain Hope-Gund), presidente emerita del MoMA;
la tennista Serena Williams, numero uno del mondo; l’opinionista, critica e scrittrice Fran Lebowitz;
la presidente di Ariel Investments Mellody Hobson, impegnata in progetti filantropici a Chicago;
la regista Ava DuVernay, nota per aver diretto, tra gli altri, il film candidato all’Oscar 2015 Selma – La Strada per la Libertà;
la blogger Tavi Gevinson, fondatrice del blog Style Rookie e del magazine online Rookie;
l’artista iraniana di arte visiva Shirin Neshat; l’artista, musicista e performer Yoko Ono;
la cantante Patti Smith, tra le più grandi protagoniste della musica rock; l’attrice e comica Amy Schumer.

Donne di età, provenienze e percorsi professionali diversi.
Gli scatti sono privi di nudo, così come già avvenuto nei primi Calendari degli anni ’60 o,
più recentemente, con il Calendario di Peter Lindbergh del 2002,
di Patrick Demarchelier del 2008 e di Steve McCurry del 2013.



2017


"Ho voluto liberare le donne dall'idea dell'eterna giovinezza e perfezione
perchè l'ideale della bellezza perfetta promossa dalla società è un obiettivo irraggiungibile".
Peter Lindbergh, maestro indiscusso della fotografia con l'anima, racconta così i 40 scatti del Calendario Pirelli 2017.
Quaranta foto spalmate con sapienza nel Calendario Pirelli 2017
che Peter Lindbergh ha voluto in assoluto bianco e nero,
intitolandolo proprio per questa sua valenza simbolica 'Emotional',
tra ombre e luci “teutoniche” e immagini indimenticabili per intensità.
Una svolta perchè stavolta The Cal non ha nemmeno un nudo, un accenno troppo sexy,
concentrandosi con quello che le donne hanno nella testa e nel cuore,
corpi affascinanti che raccontano la vita e l'intimità femminile
con la presenza forte di 14 attrici di fama internazionale come
Jessica Chastain, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Rooney Mara, Helen Mirren,
Julianne Moore, Lupita Nyong'o, Charlotte Rampling, Lea Seydoux, Uma Thurman,
Alicia Vikander, Kate Winslet, Robin Wright, Zhang Ziyi.
La più giovane la Vikander che ha 28 anni e la più vecchia Helen Mirren che ne ha 71,
passando per i 70 anni di Charlotte Rampling
e i 31 di Rooney Mara, i 41 di Kate Winslet e i 42 di Penelope Cruz ai 56 della Moore.
Tra loro sei premi Oscar.


2018


Per l'edizione del 2018 il celebre The Cal si trasforma in un viaggio
nell'immaginifico mondo di "Alice nel Paese delle Meraviglie"
Con un cast di 17 modelli e personaggi dello spettacolo
(che celebrano tutte le diverse etnie),
il fotografo Tim Walker fa rivivere il racconto pubblicato per la prima volta nel 1865 da Lewis Carroll.
La modella Sudanese Duckie Thot veste i panni della protagonista Alice,
accanto a lei una schiera di eccentrici compagni: da Naomi Campbell all'attrice Whoopi Goldberg,
ma anche Rupal, Lupita Nyongo, Sean "Diddy" Combs, Djimon Hounsou, Slick Woods e Adwoa Aboah.
Carte giganti, tazze, torte, l'immancabile Cappelaio Matto, il Bianconiglio (in questo caso nero)
animano le ambientazioni stravaganti create dal fotografo inglese,
quadri viventi che alludono a situazioni improbabili e proverbi tipici della cultura inglese.




RIEPILOGO


1963     Terence Donovan    
1964     Robert Freeman    
1965     Brian Duffy    
1966     Peter Knapp    
1967     Non pubblicato
1968     Harry Peccinotti    
1969     Harry Peccinotti        
1970     Francis Giacobetti    
1971     Francis Giacobetti    
1972     Sarah Moon    
1973     Brian Duffy    
1974     Hans Feurer    
1975-1983     Non pubblicato
1984     Uwe Ommer    
1985     Norman Parkinson    
1986     Bert Stern    
1987     Terence Donovan    
1988     Barry Lategan    
1989     Joyce Tennyson    
1990     Arthur Elgort    
1991     Clive Arrowsmith    
1992     Clive Arrowsmith    
1993     John Claridge    
1994     Herb Ritts    
1995     Richard Avedon    
1996     Peter Lindbergh    
1997     Richard Avedon    
1998     Bruce Weber        
1999     Herb Ritts    
2000     Annie Leibovitz    
2001     Mario Testino      
2002     Peter Lindbergh
2003     Bruce Weber
2004     Nick Knight    
2005     Patrick Demarchelier    
2006     Mert Alas e Marcus Piggot    
2007     Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin
2008     Patrick Demarchelier    
2009     Peter Beard    
2010     Terry Richardson
2011     Karl Lagerfeld    
2012     Mario Sorrenti    
2013     Steve McCurry    
2014     Helmut Newton (scattato nel 1986)        
2015     Steven Meisel    
2016     Annie Leibovitz      
2017     Peter Lindbergh    
2018     Tim Walker






roberto lanza Maggio 30 '18 · Commenti: 4
roberto lanza

2006


Kate Moss, Jennifer Lopez, Gisele B&uulm;ndchen, Guinevere Van Seenus, Karen Elson e Natalia Vodianova
sono le protagoniste di una delle edizioni più sexy mai realizzate
Sono loro le sei bellissime protagoniste dell’edizione 2006 del Calendario Pirelli.
Ed è proprio la seduzione il trait d’union che lega i ventiquattro scatti
realizzati dalla coppia di fotografi anglo-turca formata da Marcus Piggott e Mert Alas.
Se l’anno scorso le location prescelte da Patrick Demarchelier erano state le dorate sabbie brasiliane,
questa volta è toccato ai dolci panorami di Cap d’Antibes e della French Riviera
accogliere le movenze sinuose e i corpi generosamente esibiti delle modelle.


2007


Protagoniste di questa edizione cinque tra le più acclamate e desiderate attrici hollywoodiane:
Sophia Loren, Penelope Cruz, Hilary Swank, Naomi Watts e l’emergente e spregiudicata Lou Doillon,
fotografate dal duo olandese Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin in California.
Immagini sobrie e spontanee che ritraggono cinque donne diverse.
Sono racconti profondi, segreti che svelano l’animo più intimo e nascosto delle protagoniste.
E dalla nudità dell’ambiente emergono prepotentemente le risolute e fiere personalità delle attrici.
Un letto, cinque protagoniste, cinque storie racchiuse in un calendario che sfida le mode,
rompe gli schemi per scavare nella psiche delle donne.
Intellettuale, psicologico e artistico sono gli aggettivi che meglio descrivono questa edizione.
Il creativo team fotografico composto da Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin
ha una capacità apparentemente infinita di esplorare nuovi territori visuali.
All’inizio degli anni 90 sono stati tra i primi a dimostrare le potenzialità della tecnologia digitale
come mezzo creativo di particolare rilevanza. Hanno sviluppato un loro stile inconfondibile,
fatto di seduzione visiva abbinata a narrative provocatorie, che ha introdotto nuove idee nella fotografia di moda.


2008


La trentacinquesima edizione di “The Cal”, la prima in assoluto realizzata nel continente asiatico,
è un biglietto da visita d’eccezione per far conoscere al pubblico d’Oriente il mondo Pirelli.
Il Calendario 2008 è ambientato interamente a Shanghai: le pittoresche strade dell’antica concessione francese,
gli splendidi giardini dell’ ex legazione britannica, l’atmosfera misteriosa e sensuale della Cina proibita,
la convulsa Nanjing Road e le caratteristiche case da Tè, fanno da sfondo agli scatti che accompagneranno il 2008.
Ventitre intensi ritratti (due per ogni mese, agosto ne ha uno) ripercorrono i fasti dell’antica Cina,
i suoi splendori e i colori in cui si ricerca il mito orientale della bellezza femminile: perfezione, purezza e grazia.
“Molto spesso l’Occidente è alla ricerca di clichè nelle donne orientali: lunghi capelli, occhi a mandorla.
Tutto questo però sta cambiando, molte donne cinesi hanno una grazia innata  e  un senso dello stile
che le rende adatte a coniugare la tradizione con il  cambiamento” afferma Maggie Cheung, notissima attrice cinese.
 
Patrick Demarchelier, autorevole maestro del ritratto, firma per la seconda volta il celebre almanacco
(il precedente risale al 2005 a Rio de Janeiro – Brasile):
“Il casting  è stato un affascinante mix tra Occidente e Oriente: un misto interessantissimo di volti”.
Undici tra modelle e attrici per dieci giorni di lavorazione intensa che,
lo scorso aprile, hanno occupato una troupe di oltre 40 persone.
 
Protagoniste di questa edizione sono modelle in ascesa come
Agyness Deane e Lily Donaldson (GB), Doutzen Kroes (Olanda), Catherine Mc Neil e Gemma Ward (Australia),
Sasha Pivovarova (Russia), Coco Rocha (Irlanda) e Caroline Trentini (Brasile).
Molte anche le bellezze orientali come le cinesi Mo Wan Dan e Du Juan e tra tutte un nome:
Maggie Cheung celebre attrice dalla bellezza tutta orientale


2009


 A fare da cornice alla nuova edizione di "The Cal" sono i paesaggi del Botswana,
dove nel maggio scorso Peter Beard ha immortalato
sette modelle di fama internazionale per una decina di giorni.
Le sette modelle scelte dal celebre fotografo sono: la canadese Daria Werbowy,
le brasiliane Emanuela de Paula e Isabeli Fontana
(che esordì nel Calendario 2005 di Patrick Demarchelier),
le olandesi Lara Stone e Rianne Ten Haken, la polacca Malgosia Bela e l’italiana Mariacarla Boscono
(che debuttò nel 2003 con Bruce Weber e continuò nel 2004 con il Calendario di Knick Knight).



20010


Dopo la Cina immortalata da Patrick Demarchelier nell’edizione 2008
e il Botswana ritratto da Peter Beard per l’anno successivo,
per il 2010 è la volta del Brasile e del fotografo americano Terry Richardson,
celebre “enfant terrible” e noto per il suo stile provocatorio e trasgressivo.

Nelle 30 immagini che scandiscono i mesi del 2010,
Terry Richardson raffigura il ritorno a un eros giocoso e puro.
Attraverso il suo obiettivo rincorre fantasie, provoca,
ma con una naturalezza che scolpisce e cattura il lato più solare della femminilità.
Ritrae una donna accattivante perché semplice, che gioca con gli stereotipi per annullarli,
che fa dell’ironia l’unico velo di cui cingersi.
E’ un ritorno alle atmosfere e alle immagini naturali e autentiche degli anni ’60 e ’70.
Un chiaro omaggio e richiamo alle origini delle prime edizioni di Robert Freeman (1964),
Brian Duffy (1965) e Harry Peccinotti (1968 e 1969).
Terry Richardson, come i suoi illustri predecessori, sceglie una fotografia semplice,
senza ritocchi, dove la naturalezza prevale sulla tecnica
e diventa la chiave per spogliare la donna dai sofisticati modelli oggi alla moda.






roberto lanza Maggio 29 '18 · Commenti: 2
roberto lanza

2000


 Annie Leibovitz è fotografa celeberrima, ritrattista inconfondibile.
Ha lasciato il segno tra le masse facendo mettere le scarpe rosse con i tacchi a spillo a Carl Lewis,
in una graffiante campagna pubblicitaria Pirelli 1994.
La nuova collaborazione tra l' artista americana e l' industria italiana
non ha la forza provocatoria del «figlio del vento» in una corsa contro natura,
ma a suo modo vuole essere un punto di rottura, divergente dalla tradizione del calendario.
«È una rivisitazione delle donne secondo i canoni classici dell' arte - ha spiegato Leibovitz -
che ho voluto realizzare cercando di non tradire le donne, rappresentando il loro corpo con massima semplicità».
Pianeta donna per un millennio destinato ad essere delle donne.
Donne universali, quindi senza volto: il Pirelli 2000 per la prima volta è un calendario di corpi,
e non di modelle. La plastica estetica ispirata dal nudo nei secoli, dai bronzi e marmi dalla Grecia a Modigliani,
passando per Botticelli e Rubens.
Annie Leibovitz ha realizzato la semplicità senza spostarsi dallo studio della sua casa di Rheinbeck,
due ore d' auto sopra New York, nella valle dell' Hudson.
E ha raccontato la verità dei torsi, dei seni, degli addomi, dei muscoli, in un' integrità che trascende nell' arte.


2001


Testino è diventato uno dei fotografi di moda più famosi e più famosi al mondo.
Ha documentato soggetti provenienti da stelle, musicisti, top model e artisti,
nonché soggetti che ha incontrato durante i suoi viaggi.
Il suo lavoro è apparso su riviste come Vogue , V Magazine , Vanity Fair , GQ , LOVE , Allure e VMan .
Diciotto mostre e più di 16 libri sono stati pubblicati sul suo lavoro.
Suzy Menkes , editore internazionale di Vogue , spiega:
"L'abilità di Testino è innanzitutto cogliere l'attimo e far emergere l'umanità nei suoi soggetti".


2002


C'è il rigore di Giorgio Armani nel calendario Pirelli 2002.
Meno nudità e più seduzioni giocate sul fascino e l' abito dai tagli sapienti.
Le foto sono di Peter Lindbergh, il famoso fotografo che ha ritratto giovani attrici di Hollywood, tutte vestite Armani.
Tra i personaggi di questo calendario di culto, che, per il 2002, ha un' ambientazione cinematografica,
con riferimenti al filone «detective story», figurano Mena Suvari (la ragazza di "American beauty"),
Carmen Chaplin (nipote di Charlie), Jamie King (l' ex modella che ha recitato in "Pearl Harbour") e la bruna Salma Blair.



2003


Bruce Weber. A lui il merito dell'innovazione: introdurre anche gli uomini a rappresentare la bellezza secondo The Cal.
Nel 1998 infatti realizza il progetto dal titolo "The Women that Men Live For, The Men that Women Live For",
e cioè "le donne per cui gli uomini vivono, gli uomini per cui le donne vivono".
Ritratti di celebri attori, musicisti, cantanti, registi e sportivi fanno da contrappunto, mese per mese,
alle fotografie di alcune delle donne più desiderate del pianeta, fra cui star di Hollywood e top model,
ma anche, com’è ormai tradizione, volti nuovi e debuttanti assolute. Sulla scelta del tema, Weber ha commentato:
«Ho voluto inserire degli uomini perché anche le donne trovino qualcosa nel Calendario Pirelli che le faccia sorridere».
In effetti queste pagine sono forse tra le più note al pubblico, per quella splendida Eva Herzigova alle prese con gli spaghetti,
Patricia Arquette mentre cucina, Bono, BB King, Francesco Clemente, Stella Tennant e gli altri.

2004
Un calendario ad altissimo tasso erotico, quello del quarantennale,
poi smorzato, sbiadito, annebbiato da complicatissime elaborazioni al computer, cromatiche e non.
Da hard a molto soft, persino enigmatico, con pennellate di astratto, a tutto colore,
dove il sesso da scabroso diventa virtuale, tenue, persino infantile. È davvero ambizioso il Calendario Pirelli 2004
A firmare il calendario è il fotografo inglese Nick Knight, star della moda e della pubblicità.
La sua idea è stata «fare un calendario dalla parte delle donne»,
illustrando le fantasie erotiche così come gli sono state confidate da un gruppetto di signore famose,
quattordici, di cui una sola italiana, Isabella Rossellini.
Fra le altre la cantante islandese Bjork, Catherine Deneuve, la trasgressiva Courtney Love,
la signora Polansky Emmanuelle Seigner, Liv Tyler, Stella McCartney, la maitresse di Hollywood Heidi Fleiss.

2005
Il Calendario Pirelli 2005 stato realizzato da Patrick Demarchelier,fotografo di fama internazionale, ed é ambientato nello spettacolare
scenario della Rio de Janeiro che non dorme mai.
La metropoli che, come dichiara Naomi Campbell (per la
terza volta protagonista del mitico “The Cal”) “rispecchia lo
spirito energico e positivo della gente”.

Demarchelier ha perfettamente colto e assimilato lo spirito del
Brasile (“O espirito do Brazil” infatti il titolo scelto
per il filmato di backstage) e di Rio de Janeiro, citt
dominata da forti contrasti. Le sue fotografie, rigorosamente in
bianco e nero, indagano gli aspetti pi misteriosi delle
affascinanti modelle del “Pirelli Cal 2005? ricercando l’invisibile
fonte del loro fascino. Tra le protagoniste, oltre a Naomi Campbell
(che esord giovanissima nel Calendario del 1987 di Terence
Donovan e fece il bis in quello del 1995 di Richard Avedon)
partecipano Filippa Hamilton e Isabeli Fontana (gia’ scelte da
Bruce Weber per l’edizione 2003), Adriana Lima, Diana Dandoe, Erin
Wasson, Eugenia Vodianova, Julia Steigner, Liliane Ferarezi, Marija
Vujovic, Michelle Buswell, “Valentina” e Valeria Bohm. Una
passerella internazionale dove sono presenti tre brasiliane, due
statunitensi, due russe, una montenegrina, una rumena, una svedese
e una tedesca.


roberto lanza Maggio 28 '18
roberto lanza

1997


Donne da tutto il mondo nel Calendario Pirelli 1997.

Raramente l'espansione di un gruppo internazionale e la bellezza femminile
si sono fuse insieme così meravigliosamente come nel Calendario Pirelli di quest'anno.
Creato e realizzato da Richard Avedon, uno dei fotografi più famosi del mondo,
il Calendario 1997 è una vibrante collezione di straordinarie fotografie,
brillantemente eseguite da Avedon nella più grande ammirazione e affezione per il suo soggetto, la donna.
Avedon è stato ispirato dalla presenza del gruppo Pirelli sul mercato internazionale,
perciò il titolo del Calendario è: "Le donne del mondo".
Pirelli ha passato ad Avedon tutte le informazioni relative ai suoi affari internazionali,
e da questo l'artista ha compiuto una scelta di paesi da rappresentare nelle sue foto.
Sono poi state studiate le tradizioni culturali e le tendenze dei vari paesi selezionati,
per poi cominciare una ricerca su scala mondiale di 20
tra le più belle donne al mondo (ne furono poi fotografate 19).
Avedon prese in esame moltissime donne provenienti da tutti i paesi selezionati
e tra tutte scelse solo quelle che gli sembravano veramente di una bellezza fuori del comune.
Ogni donna rappresenta il suo paese in un modo inconsueto e mai ovvio.
Qualche volta Avedon ha utilizzato più donne di uno stesso paese,
per sottolinearne la diversità culturale e svelare le molte sfaccettature della bellezza.
Fabien Baron è alla sua prima esperienza come art director del Calendario Pirelli.

 
Richard Avedon.

Ha realizzato anche il Calendario Pirelli del 1995



1998


Bruce Weber.
A lui il merito dell'innovazione: introdurre anche gli uomini a rappresentare la bellezza secondo The Cal.
Nel 1998 infatti realizza il progetto dal titolo "The Women that Men Live For, The Men that Women Live For",
e cioè "le donne per cui gli uomini vivono, gli uomini per cui le donne vivono".
Ritratti di celebri attori, musicisti, cantanti, registi e sportivi fanno da contrappunto, mese per mese,
alle fotografie di alcune delle donne più desiderate del pianeta,
fra cui star di Hollywood e top model, ma anche, com’è ormai tradizione, volti nuovi e debuttanti assolute.
Sulla scelta del tema, Weber ha commentato:
«Ho voluto inserire degli uomini perché anche le donne trovino qualcosa nel Calendario Pirelli che le faccia sorridere».
In effetti queste pagine sono forse tra le più note al pubblico,
per quella splendida Eva Herzigova alle prese con gli spaghetti,
Patricia Arquette mentre cucina, Bono, BB King, Francesco Clemente, Stella Tennant e gli altri.
Un’altra particolarità dell’edizione di quest’anno è l’immagine di Robert Mitchum ritratto poco prima della sua morte:
è al grande divo americano che Bruce Weber ha dedicato il suo lavoro.
«Mentre fotografavo il Calendario Pirelli», ha commentato Weber,
«ho ripensato molto al tempo che ho passato con Bob. Molto tempo fa,
ho lavorato a un documentario su di lui: le sue risse nei bar, le donne della sua vita e i suoi film.
Ho voluto dedicare questo Calendario a Bob come un modo per dirgli:
Grazie, amico mio, per aver fatto il mio film e per essere stato un "duro",
un poeta e un signore a cui è sempre piaciuto abbracciare una ragazza».




1999


Un mago dell'obiettivo, Herb Ritts. E dodici splendide creature.
Risultato: un oggetto di culto che si rinnova.
Per inaugurare un anno che è tutto da contemplare.
L'occhio è quello divertito di Herb Ritts, l'iperattivo fotografo californiano amico di Madonna.
Le bellezze in bianco e nero sono dodici, una per ogni mese.
Ed ogni mese rappresenta, in successione, un decennio del Ventesimo secolo,
dalla ragazza can-can della Belle Epoque (la texana Chandra North)
fino al duemila, interpretato dalla statuaria top model sudanese Alek Wek.



Herb Ritts.
L'occhio sicuro, l'immaginazione fertile e lo spirito positivo di Herb Ritts
sono in grado di tradurre sogni e desideri in immagini forti e concrete.
In molti dei suoi ritratti, egli dà ai volti di personaggi famosi una valenza mistica ma intima.
In altri, egli celebra le mille forme e strutture della forma umana vestita o nuda.
Ritts è un autodidatta.
La sua storia ricalca perfettamente il famoso schema
della scalata al successo in America: dopo un diploma in economia al Bard College
e aver iniziato studi di legge, si mise a lavorare a Hollywood come rappresentante.
Nel frattempo, iniziò a fotografare per hobby, ma nel 1978
incontrò un improvviso successo quando una sua foto fu pubblicata da Newsweek.
Pur non lavorando a New York, acquistò un rapido successo come fotografo di moda:
la sua prima esposizione con altri due giovani fotografi,
intitolata Lavorare a LA - parte prima, ebbe luogo nel 1985.
Nel 1989, Ritts realizzò il suo primo videoclip per la canzone Cherish di Madonna,
cui fecero seguito altri video per Janet Jackson e Chris Isaak, entrambi vincitori di MTV Awards.
Nello stesso periodo, particolarmente produttivo,
realizzò anche diversi libri di fotografia, di cui devolse le royalties
ad associazioni caritatevoli fra cui quella per la ricerca sull'Aids.
Ritts continua a lavorare esplorando nuovi soggetti per i suoi ritratti, ispirandosi ai fatti della vita più diversi.
Attraverso le sue opere, ha sviluppato un proprio stile inconfondibile.
Sembra che abbia già fotografato tutti quelli che contano,
ma il mondo della moda fa si che tutti sia un gruppo che cambia continuamente.
E Herb Ritts continuerà a rappresentare le future generazioni di celebrità e bellezze,
traducendo e guidando il loro fascino in immagini straordinarie che riflettono
sia la storia della nostra società che la nostra cultura.




roberto lanza Maggio 25 '18
roberto lanza

1994


L'edizione del Calendario Pirelli del 1994 è caratterizzata da due elementi principali:
il ritorno di Derek Forsyth come art director,
e il fatto che il calendario non è più dedicato solo agli uomini,
ma anche alle donne e al loro nuovo ruolo nel mondo degli affari.
In effetti, il titolo di questa edizione è "In Praise of Women".
Più di dieci tra i più celebrati fotografi del mondo sono contattati, e alla fine è scelto Herb Ritts.
Ritts è un fotografo di Los Angeles il cui lavoro è caratterizzato
da uno stile molto individuale e riconoscibile, ma anche dall'abilità di scattare foto "di classe".
Il tema del Calendario di quest'anno non è definito in un modo preciso:
l'intenzione è di far emergere lo stile femminile degli anni 90 in modo fresco e casuale,
senza seguire le costrizioni della moda. Ritts vuole fotografare la bellezza interiore delle donne,
catturare la loro essenza più intima.
Le modelle sono quattro e tutte d'eccezione: Cindy Crawford, uno dei volti più famosi del mondo;
Helena Christensen, una norvegese che ha cominciato la carriera di modella sin da bambina;
Karen Alexander, modella di colore nata in New Jersey che cominciò la carriera
per potersi poi dedicare al lavoro sociale,
e Kate Moss, il volto degli anni 90, un'inglese di Londra scoperta casualmente
ma già lanciata verso una strepitosa carriera.
Le riprese fotografiche, dopo un lungo lavoro preparatorio, cominciano alle Bahamas in maggio.

Herbert Ritts Jr. (Los Angeles, 13 agosto 1952 – Los Angeles, 26 dicembre 2002)
è stato un fotografo e regista statunitense,
che si è concentrato soprattutto sulla fotografia in bianco e nero e sul ritratto,
ispirandosi allo stile della scultura della Grecia classica.
Di conseguenza, come per Bruce Weber, alcune delle sue opere più famose
sono nudi maschili e femminili nello stile che può essere definito fotografia glamour.
Inizialmente non utilizzò mai alcun accorgimento tecnico,
nemmeno luci che non fossero quella solare e il suo stile semplice,
ed efficace, è stato influenzato da grandi fotografi del passato come Herbert List ed Helmut Newton.
È indicato da molti critici d'arte come uno dei migliori fotografi di moda dello scorso secolo.



1995


Il Calendario del 1994 ha avuto un successo folgorante,
che la Pirelli desidera ripetere anche quest'anno.
Derek Forsyth, che è ancora l'art director, sceglie di restare vicino alla formula vincente dell'edizione 1994:
un fotografo famosissimo e modelle famosissime.
Dopo un accurato esame dei migliori fotografi del mondo
la scelta cade sul settantunenne newyorchese Richard Avedon.
Dopo una brillantissima carriera, dopo cinquant’anni di reportage e collaborazioni
con le più prestigiose riviste internazionali,
Avedon trova una nuova sfida: la produzione di un Calendario Pirelli.
Il tema dell'anno è "Le stagioni secondo Pirelli", impersonate da quattro famosissime modelle:
Nadja Auermann, occhi blu ghiaccio e capelli colore del platino per l'inverno;
la giovanissima (ha appena compiuto diciassette anni) Farrah Summerford per la primavera;
Naomi Campbell per l'estate e Christy Turlington, bellezza romantica dall'aspetto misterioso, per l'autunno.

Richard Avedon.
Uno dei grandi nomi della fotografia mondiale, un americano di New York che nella sua lunga carriera è stato reporter e fotografo di moda,
ha lavorato per le riviste, il cinema e la televisione, ha esposto in musei pubblici e in gallerie private,
ha collaborato con scrittori e giornalisti. Poco più che ventenne fotografava già per Vogue e Harper's Bazaar,
e poco più che trentenne era nell'elenco dei dieci maggiori fotografi del mondo.
Nel 1959 uscì Observations, che in un unico volume univa le sue immagini e il commento di Truman Capote.
Dall'incontro con la letteratura, proficuo e duraturo, sarebbero scaturiti anche il volume Nothing Personal (1964)
con le sue fotografie ed il testo di James Baldwin, e Portraits Photographs con introduzione di Harold Rosenberg.
L'interesse per i grandi eventi della storia contemporanea portò Avedon, nel 1963,
a volgere l'obiettivo sul movimento per i diritti civili nel sud degli Stati Uniti,
sul movimento pacifista, ad andare, nel 1971, in Vietnam, a collaborare all'allestimento della Porta di Brandeburgo,
Berlino Est, per la notte di san Silvestro, 31 dicembre 1989-primo gennaio 1990 al Carnegie International.
Fra le mostre, che si susseguono a ritmo ininterrotto, si citano soltanto alcune:
Richard Avedon allo Smithsonian Institute di Washington (1962),
Richard Avedon Portrait al Minneapolis Institute of Arts (1970), Jacob Israel Avedon,
ritratti del padre, al Museum of Modern Art (1974), Avedon: Photo-graphs 1947-1977, retrospettiva sui lavori per le collezioni di moda,
al Metropolitan Museum of Art di New York (1978), fino alla retrospettiva Richard Avedon Evidence: 1944-1994,
organizzata al Whitney Museum of American Art di New York nel 1994 e presentata nel 1995 alla National Gallery di Londra.
Suo anche il Calendario Pirelli del 1997.


1996


Il Calendario di quest'anno si intitola "Timeless views",
e unisce ancora una volta un famosissimo fotografo, Peter Lindbergh,
con sei stupefacenti modelle o attrici:
Nastassja Kinski, Tatjana Patitz, Carrè Otis, Eva Herzigova, Navia Nguyen e Kristen McMenamy.
Derek Forsyth è anche quest'anno art director.
Le immagini del 1996 sono un ulteriore passo avanti nella scelta del Calendario Pirelli
di rappresentare i cambiamenti attraverso il tempo della moda, della fotografia e della bellezza femminile.
Le donne ora sono naturali e vere,
ritratte non per sembrare perfette modelle ma piuttosto donne reali con la loro bellezza spontanea e personale.

Peter Lindbergh. Considerato un pioniere della fotografia, ha introdotto una forma di neorealismo
ridefinendo i canoni della bellezza con immagini senza tempo.
Idealizza le donne ma allo stesso tempo le mostra nella loro umanità dando spazio all'anima.
Nei suoi scatti non c'è il ritocco portato all'esasperazione.
In un'intervista ha dichiarato: "la responsabilità dei fotografi di oggi
dovrebbe essere liberare le donne, e in definitiva tutte le persone,
dalla mania della giovinezza e della perfezione".






roberto lanza Maggio 23 '18
roberto lanza

1990




Per oltre quarant'anni il calendario Pirelli ha commissionato annualmente
un fotografo di moda affermato per celebrare la bellezza femminile.
Questo particolare calendario è stato creato da Arthur Elgort,
famoso fotografo di moda di Vogue,
e ha esplorato temi ispirati a " Olympia " di Leni Riefenstahl,
il film ufficiale delle Olimpiadi di Berlino del 1936.

Presentare le donne come potentemente stoiche mentre si esibivano in un'atletica seminuda,
Elgort ha creato qualcosa di inebriante bellezza
nel mostrare queste donne in spazi densamente senz'aria competere per competizioni fantasy.
Elgort è noto per la sua capacità di catturare il movimento nella fotografia
e i suoi lavori sono molto apprezzati.
L'atemporalità di queste fotografie in cui il loro contesto
potrebbe essere collocato in qualsiasi tempo, dall'impero romano,
alla bellezza statuaria e all'aspetto un po 'fascista delle donne degli anni '30,
fino al glamour sfolgorante della fine degli anni '80 è davvero soddisfacente.

Nel Calendario olimpico del 1990, l'impronta del battistrada è costante, visibile ma non preponderante.
E' impresso, stampato nello straccetto che copre le forme di sei modelle atlete,
selezionate fra 120 e allenate come se davvero avessero dovuto correre la maratona e i cento metri,
saltare, lanciare il disco (s'intravede l'impronta), peso e giavellotto.

Sei le modelle scelte per interpretare i giochi olimpici:
Laure Bogeart, Laurie Bernhardt, Christina Cadiz, Anna Klevag, Florence Poretti, Debrah Saron.


1991


L’edizione del Calendario di quest’anno presenta un’idea originale e innovativa:
le donne rappresentate non solo nella loro bellezza,
ma anche nel loro valore umano e nella loro intelligenza,
come testimoniano le grandi eroine della storia.
Martyn Walsh è ancora art director del Calendario e sceglie Clive Arrowsmith come fotografo.


Clive Arrowsmith. Firma il calendario per due anni consecutivi,
il 1991 e il 1992 e afferma un'idea coreografica, quasi teatrale della fotografia.
Le sue immagini a colori infatti richiamano film di fantascienza,
il teatro giapponese del Kabuki e l'arte cinese dei dragoni,
insieme ad altre idee da ritrarre a tinte forti per parlare di un donna decisamente sopra le righe.
Fotografo molto amato dalla rivista Vogue con cui ha lavorato per molto tempo,
appassionato di musica (ha firmato diverse copertine di dischi).

E' più patriottico che erotico il Calendario 1991
che, attraverso l'obiettivo di Clive Arrowsmith,
ironicamente attento ai suggerimenti di Velàzquez, di Rembrandt, di Delacroix,
celebra, attraverso la matronale bellezza di tredici modelle,
le eroine di tutti i tempi, da Cleopatra ad Anita Garibaldi,
all'ussara Durova che galoppò contro Napoleone;
qualche orma di cinturato nei monili, nelle fusciacche,
nella criniera di un leone egizio e solo qualche erompere di seni
forse pensando all'irrompere delle donne in carriera negli uffici,
un tempo solo maschili e ghiottissimi del Pirelli non edulcorato.



1992


Per il Calendario 1992 l'art director Martyn Walsh è alla ricerca
di un'interpretazione sensuale dei dodici animali che popolano il centenario oroscopo cinese.
L'idea era venuta a Walsh dopo un incontro con Barry Fantoni, direttore della rivista satirica Private Eye
e autore di numerosi libri sull'oroscopo cinese.
 L'incontro era, in effetti, avvenuto cinque anni prima, ma per varie ragioni Walsh aveva lasciato l'idea nel cassetto.
 Ora quell'idea, proposta alla Pirelli e accettata, stava per creare  una potentissima miscela
di sensualità occidentale e misticismo orientale.
Clive Arrowsmith, che aveva già scattato le foto per l'edizione del 1991,
viene scelto di nuovo come fotografo. Il fatto che Arrowsmith studiasse alla scuola di Buddismo Tibetano di Maha Janic
e fosse il fotografo ufficiale del Dalai Lama lo rendeva il candidato ideale per il progetto.
La scelta delle modelle è particolarmente difficile perchè devono avere un'esperienza di danza,
possedere un buon senso del movimento, oltre ad una forte personalità
e l'immaginazione necessaria per interpretare diversi animali.
Walsh affida il compito di trovare le modelle con queste caratteristiche a Jane Myerson,
la quale inizia la selezione con 2000 modelle, poi ridotte a 100,
tra cui Walsh e Arrowsmith compiono la scelta finale dopo sette settimane di studi e colloqui.
Poseranno l’americana Julienne Davis, Judy Taylor
e la ragazza che aveva già posato per la copertina dell'edizione 1991, Alison Fitzpatrick.
 Il servizio è svolto in venti giorni, durante i quali sono prodotti diecimila scatti
di cui sono selezionati i dodici più sensuali ed evocativi.
Dietro ogni immagine, Fantoni scrive una didascalia che spiega il significato dell'animale-segno dell'oroscopo,
e aggiunge una lista di personaggi famosi che appartengono a quel segno.

 


1993


Quest’edizione celebra il trentesimo compleanno del Calendario Pirelli.
Martyn Walsh, l'art director, vuole un Calendario che ricordi le prime edizioni
- bellissime donne fotografate in ambienti idilliaci -
ma nello stesso tempo moderno, fresco, eccitante.
Walsh vuole anche essere sicuro che il motivo del battistrada delle gomme Pirelli,
che è diventato parte integrante del Calendario per tutto il tempo in cui lui n’è stato l'art director,
sia presente nelle foto.
E ancora una volta, è una certa idea dello stile che dà significato
a tutto quello che è progettato.
Proprio per garantire lo "stile" sono considerati diversi stilisti italiani,
ma alla fine è scelto l'inglese Bruce Oldfield per disegnare i costumi da bagno per le foto del Calendario.
La particolarità dei costumi è che il motivo del battistrada dei pneumatici
non è più un elemento esterno ma piuttosto intrinseco dell'abbigliamento.
Il bianco è l'unico colore usato.
Walsh voleva poi un fotografo che sapesse catturare sulla pellicola l'idea dello stile,
ma che nello stesso tempo non trasformasse le immagini finali nelle solite foto di una sfilata di moda.
E’ quindi chiamato John Claridge, un fotografo inglese che, avendo lavorato per le principali riviste di moda europee
ma avendo anche pubblicato foto su riviste d'arte,
era il candidato ideale per produrre quella sottile miscela di stile,
arte e nostalgico ricordo dei calendari passati che Walsh cercava.
Anche la scelta delle modelle per raggiungere questa perfetta fusione era un compito piuttosto difficile.
 Ci volevano modelle che avessero i tratti del viso definiti,
la levigatezza e le curve sottili propri del mondo della moda
ma che nello stesso tempo apparissero sexy e sensuali come le modelle dei primi calendari.
La scelta finale di Walsh fu per tre soltanto: Christina Estrada, Barbara Moors e Claudie.
Le Seychelles furono ancora una volta, come già nel 1974, la location ideale per il servizio fotografico.

John Claridge. Fotografo inglese, incominciò a lavorare giovanissimo per un'agenzia di pubblicità a Londra.
A diciassette anni già faceva la sua prima personale, e a diciannove apriva uno studio nella City.
Da allora lavora con le maggiori agenzie pubblicitarie e ha clienti in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone.
Ha tenuto mostre in tutto il mondo, gli sono stati conferiti
oltre cinquecento premi per fotografie di carattere editoriale e commerciale.
Alcune collezioni delle sue opere sono esposte in permanenza al Victoria and Albert Museum
e al The Arts Council of Great Britain.
Due sono finora i libri da lui pubblicati: South America Portfolio e One Hundred Photographs.



roberto lanza Maggio 21 '18
roberto lanza

1987


Anche l'edizione di quest'anno porta il segno del battistrada dei pneumatici,
divenuto ormai una costante del Calendario Pirelli degli ultimi anni.
Martyn Walsh, l'art director, lancia l'idea di un Calendario tutto fatto di ragazze color cioccolata
in una location esotica come il Brasile.
 
Il fotografo scelto è Terence Donovan.
A quindici anni già scattava fotografie da professionista;
da allora ha viaggiato in settantadue paesi fornendo servizi fotografici a Vogue, Elle, Marie Claire, Harpers & Queen, Cosmopolitan.
Ha realizzato documentari e film; ha lanciato oltre tremila spot pubblicitari e prodotto opere teatrali per la televisione.
Appassionato di judo, ha illustrato questo sport in un libro, Fighting Judo, pubblicato nel 1985.
L'anno successivo ha lavorato per il Calendario Pirelli del 1987.
Fra le mostre delle sue opere si ricorda quella tenuta alla Albermarle Gallery nel 1990.
Suo il primo calendario Pirelli del 1963

Le modelle scelte sono: Ione Brown, Collette Brown, Gillian de Tourville,
Waris Dirie e Naomi Campbell, allora solo agli esordi della sua fulminante carriera.
L'elemento caratterizzante del Calendario di quest'anno è l'abbinamento di gioielli d'oro con la pelle scura delle modelle.
I gioielli sono ispirati a quelli delle donne Kirdi delle montagne Mandara, in Africa.
Realizzati da Gerry Summers su disegno di Martyn Walsh,
i gioielli hanno naturalmente il motivo del battistrada delle gomme inciso su ogni pezzo.

Quest'anno la Pirelli non solo ha superato i suoi problemi finanziari,
ma ha conquistato la posizione di leader di mercato, presentando al consumatore una vasta gamma di prodotti specializzati.
E il Calendario, che si sta avvicinando al suo venticinquesimo compleanno, è ormai famosissimo in tutto il mondo.



 


1988


L'idea ispiratrice del Calendario 1988 è la danza,
e per questo è chiamata a collaborare Gillian Lynne, coreografa de Il fantasma dell'opera, un musical d’enorme successo.
Lynne propone di fare un Calendario basato sulle quattro stagioni e sulle sensazioni che queste evocano.
Durante l'inverno i corpi sono sferzati da un vento violento, agosto è languido e soddisfatto
mentre novembre è triste perchè guarda indietro all'estate appena svanita.
Le modelle sono tutte ballerine, soliste del Royal Ballet
o prime ballerine di vari musical: Briony Brind, Victoria Dyer, Nicola Keen, Kim Lonsdale,
Sharon McGorian, Naomi Sorkin e Carol Straker.
Barry Lategan è scelto come fotografo, insieme al suo assistente Nick Clark, e nessuno si muove da Londra.
Il nuovo elemento di quest'anno è la presenza di una figura maschile in alcune delle immagini,
che Lynne usa come "oggetto" di contrasto con le ballerine.
Hugo Bregman è scelto come "oggetto"; in ogni foto egli rappresenta, con diverse pose,
l'immagine del battistrada delle gomme, come evidente riferimento al principale prodotto dell'azienda.
Lo scopo di Gillian Lynne è di far trasparire l'erotismo dalla danza,
anche se i corpi delle danzatrici sono parzialmente coperti.
Il consiglio d’amministrazione della Pirelli è davvero esultante per questa edizione del Calendario,
presentato poi come sempre con successo al pubblico e alla stampa.

E' il più casto dei Calendari perchè il movimento della danza rende impercettibili anatomie e trasparenze di nudità.
Sembra una sterzata snobistica. Nessun compiacimento erotico,
proprio mentre da qualche tempo, una porno diva, Ilona Staller, siede nel Parlamento Italiano.
Ma il Pirelli non ha più bisogno di stupire, non deve strafare, né deve temere ripensamenti aziendali.
"Il Calendario costa come un quarto d'ora di inflazionatissima pubblicità televisiva, ma, in termini d'immagine,
rende infinitamente di più", dicono i responsabili del marketing e delle pubbliche relazioni.
E' un verdetto positivamente senza appello.


Barry Lategan. L'aspirazione era di diventare attore, ma fu decisivo l'incontro con Ginger Odes
che lo convinse a fare dell'hobby della fotografia una professione.
A Londra scattò le prime fotografie della modella Twiggy e lavorò per Vogue, Elle, Marie Claire e Realités.
Dal 1977 divise il suo tempo fra Londra e New York, dedicandosi alla pubblicità di vari cosmetici e alla fotografia di moda.



1989


Quest'anno è Annie, la moglie dell'art director Martyn Walsh, a suggerire l'idea vincente per il Calendario.
In un momento in cui l'astrologia sta diventando sempre più di moda,
l'idea di Annie di produrre un Calendario basato sui segni dello Zodiaco invece che sui mesi
piace moltissimo a Walsh, pur nella consapevolezza del fatto che i segni zodiacali
non hanno quell’esclusività femminile che il Calendario ha sempre rappresentato.
L'idea tuttavia ha la dignità e la forza di un mito, e un prevedibile impatto sul pubblico.
E nessun fotografo, fino ad oggi, non ha mai pensato di illustrare i segni dello Zodiaco attraverso il corpo umano,
meno che mai quello femminile. Walsh, sfogliando l'edizione francese di Vogue,
un giorno rimane colpito da una serie di fotografie che rappresentano donne misteriose ed eteree,
immagini molto simili a quelle che ha in mente per il Calendario.
L'autore delle fotografie è la famosa Joyce Tenneson, che è stata professore di belle arti alla Corcoran,
un'Accademia di belle arti di Washington D.C. pur mantenendo intatta la sua passione per la fotografia.
E' la seconda volta nella storia del Calendario che è scelta una donna come fotografo.
Le foto sono scattate in uno studio di New York e ci sono 12 modelle,
ognuna per un mese del Calendario: Lisa Whiting, Nicky Nagel, Dannielle Scott, Brigitte Luzar, Gilda Meyer-Nichof,
Kathryn Bishop, Susan Allcorn, Susan Waseen, Rosemarie Griego, Akura Wall, Gretchen Eichholz e Rebecca Glen.
Tutto il progetto è realizzato con una Polaroid, strumento che la Tenneson ama moltissimo
per la sua capacità di riprodurre con esattezza i toni e le sfumature della pelle.
Il risultato finale è una serie di foto delicate, con immagini dai colori pallidi e un'aura di misticismo.



Joyce Tenneson (nata a Weston, Massachusetts, il 29 maggio 1945) è una fotografa americana di belle arti
nota per il suo particolare stile fotografico,
che spesso include donne nude o seminude.
Le sue opere sono state esposte in innumerevoli musei e gallerie di tutto il mondo e sono comparse su riviste come Taxi,
L. A. Style e Vogue edizione francese e italiana. Oltre a perseguire i suoi impegni artistici,
Joyce Tenneson tiene conferenze e può vantare una serie di volumi dedicati alle sue migliori fotografie.
Di lei si è detto che è una delle più interessanti ritrattiste della figura umana.


roberto lanza Maggio 19 '18
roberto lanza

1975 - 1983  non pubblicato


Seppure edulcorato, il Calendario 1974, tenuto a battesimo alla Marlborough Gallery,
scatena le stesse polemiche, è investito da accuse di trasgressività.
Il risultato è che gli articoli su quotidiani e riviste, l'equivalente,
lo ricordano gli addetti delle pubbliche relazioni della consociata inglese,
di un investimento pubblicitario di 60 mila sterline.
Ma, insieme alle solari nudità, all'abbondanza dei seni non anoressici
delle dodici fotografie di Hans Feurer per il 1974, è il canto del cigno.

Sul finire del 1973, la guerra del Kippur e l'irrisolta questione mediorientale
scatenano la crisi petrolifera che aggrava gli affanni dell'industria automobilistica
e del collegato settore dei pneumatici.
L'Europa deve imporsi l'austerity: riduzione dell'illuminazione stradale, domeniche senza auto,
chiusura anticipata dei cinema a e dei locali notturni, minaccia di una settimana lavorativa dimezzata.
Alla Pirelli e alla sua nuova alleata Dunlop non paiono tempi adatti alla frivolezza del Calendario,
alla gioiosità di quei corpi, di quel messaggio e, forse, nella decisione di smettere,
pesano anche il timore di quello stare in bilico sul filo del pudore,
la paura di un'accelerata per evitare la ripetitività, per garantirsi comunque il successo.
Fu la fine, annunciata il 27 marzo del 1974 e accompagnata da alti lamenti.
Il Sun titolò: "Oh, no! Hanno licenziato tutte le pin-up",
pubblicando una foto dell'amministratore delegato della Pirelli in Inghilterra
e le immagini tratte dai Calendari. Il Daily Mirror dedicò una doppia pagina all'addio.
David Niven, nel 1975, dettò l'epitaffio nella prefazione di un volume che raccoglieva
il meglio del decennio Pirelli e che vendette 60 mila copie: "Il Calendario ha dato forma ai nostri sogni".
Altri scrissero che il Calendario Pirelli, così attento anche ai suggerimenti dell'arte contemporanea,
del cinema underground, delle pubblicazioni off, era stato capace di rendere di massa l'avanguardia artistica.


Destino volle che gli anni orfani del Pirelli fossero anche orfani di serenità,
anni foschi, economicamente accidentatissimi e, per l'Italia,
cruenti di terrorismo rosso e di stragismo. Ma non è che i tempi fossero diventati rosei,
quando, sul finire del 1982 la Pirelli Kingdom inglese decise la resurrezione del Calendario.
Rotto, nel 1981, il burrascoso matrimonio con la Dunlop, il Gruppo Pirelli
doveva far fronte a rimborsi di prestiti e capitale per milioni di sterline.
L'anno dopo, la Pirelli inglese registrò perdite per 27 milioni di sterline.
Furono decisi tagli, economie. Non si trattava di incentivare l'attività, ma di risanare.
 Ma, all'esterno, qualche segnale di vitalità, occorreva mandarlo.
Uno fra questi, fu il Calendario per il 1984, affidato ad un nuovo Art Director, Martyn Walsh,
artefice nel 1979 della vincente campagna elettorale di Margaret Thatcher.
Fu un rischio quella spesa che, fra tanti guai, poteva apparire effimera.
Ma portò fortuna perchè il piano di risanamenti della società inglese
come per il resto del Gruppo approdò a buon fine prima del previsto.
Il Calendario rinacque nuovo. Pubblicitariamente, non poteva più bastare la bellezza più o meno nuda,
né il più o meno acceso o bisbigliato erotismo. Ormai di ragazze a poil grondavano le edicole di tutto il mondo.
Certo, la risposta poteva essere quella rituale della tradizione Pirelli,
la straordinarietà delle foto, l'intelligenza dell'allusività emetica, lo stile.
Ma occorreva un messaggio pubblicitario meno indiretto.
La decisione fu quella di inserire il prodotto, il pneumatico,
nel consueto repertorio: belle ragazze, luoghi esotici, suggestioni erotiche.
In alleanza con il fotografo Uwe Ommer, Walsh ideò per la resurrezione del 1984
il leit motiv del battistrada: l'impronta del pneumatico P6 sulle natiche, sui corpi, nell'ombra di una modella,
sulla sabbia, sul fondale subacqueo, la forma del battistrada su un trampolino, nella rete di un'amaca.
Il 14 ottobre 1983, al Dorchester Hotel di Londra, Pirelli UK annunciò alla stampa: "Il Calendario è tornato!".
Riprese il delirio del possesso.


1984


Uwe Ommer (Bergish Gladbach, 1943) è un fotografo tedesco, che attualmente vive e lavora dividendosi tra Parigi e New York.

Uwe Ommer ha realizzato i primi scatti nel 1957, a soli 14 anni.
Gli è stato conferito in Germania Ovest per tre volte (1962, 1965 e 1966)
il premio nazionale annuale riservato al miglior fotografo (nella sezione giovani).

Il 1963 è l'anno del trasferimento di Ommer a Parigi;
all'inizio egli ha fatto da assistente a Jean Pierre Ronzel per poi mettersi in proprio.

Negli anni sessanta e settanta ha lavorato soprattutto al fianco di stilisti,
curando servizi fotografici per linee di moda dedicate alle donne e all'infanzia.

Negli anni ottanta e primi novanta Uwe Ommer ha raggiunto
la celebrità con le foto di nudi femminili esotici,
raccolte poi in numerosi libri e magazine: Asia e Africa sono i continenti
su cui ha maggiormente puntato per le location.
Ommer ha anche curato un calendario Pirelli (1984).

Nel 1995 è passato alla fotografia documentaristica: in circa sei anni ha immortalato nei suoi scatti
i membri di oltre 1.000 nuclei familiari,
conosciuti durante una serie di viaggi che ha intrapreso per tutti e cinque i continenti.
I servizi, riuniti nel volume 1000 families,
sono corredati da interviste ai soggetti ritratti, realizzate dallo stesso Ommer.




1985


Il concetto del Calendario di quest'anno è quello di renderlo il più simile possibile a una sfilata di moda:
per questo è data la massima importanza al modo in cui le modelle sono vestite e agli accessori,
enza dimenticare il tema del battistrada delle gomme.
Questo significa la creazione di una collezione originale di scarpe, sciarpe, vestiti e accessori
il cui studio è affidato a dodici stilisti londinesi.
I tratti dominanti per ogni dettaglio sono l'eleganza e l'esclusività;
la location non può essere da meno. Sono quindi scelte le Assembly Rooms di Edimburgo.
Le modelle sono Anna Andersen, Iman, Cecilia, Lena e Sherry.


Norman Parkinson. Fotografo inglese di leggendaria creatività e originalità: la sua morte nel 1990 è stata un lutto nel mondo della fotografia.
Dopo gli inizi presso uno studio che lavorava per la famiglia reale,
già nel 1934 Parkinson era in proprio e volgeva l'obiettivo sui protagonisti dell'alta società londinese.
Quando inaugurò la sua prima mostra personale, poteva vantare di avere ritratto il commediografo Noel Coward e l'attrice Vivien Leigh.
Entrò nel mondo della moda grazie a un incontro fortuito con Joyce Reynolds, responsabile dell'edizione inglese di Harper's Bazaar.
Una delle figure più importanti nella vita di questo fotografo fu Diane Vreeland, responsabile dell'edizione americana di Vogue.
Nella sua autobiografia, Lifework, Parkinson afferma che Diane Vreeland era la prima dell'ultima generazione ad apprezzare la moda e lo stile.
Fra le modelle che hanno lavorato con lui ci sono nomi prestigiosi: Iman, Jerry Hall, Celia Hammond e Carmen Dell'Orefice.


1986


Bert Stern. A lui, il fotografo di Marilyn Monroe per eccellenza,
venne affidato un compito particolare: interpretare nei suoi scatti i dipinti realizzati dagli allievi del Royal College of Art.
L'anno da rappresentare è il 1986 e gli scatti di Stern sono un vero tripudio del gusto,
dello spirito e della visione del mondo di quell'epoca.
Le tavole dipinte dagli studenti fanno quasi sempre da sfondo ai suoi scatti,
in cui le modelle entrano nell'opera, la completano a volte si mimetizzano con i quadri stessi.
Un gioco, un dialogo tra realtà e finzione.

 La scelta delle modelle cade dunque su Julia Boleno, Jane Arwood, Luise King,
Deborah Leng, Suzy Yeo, Beth Toussaint, Gloria, Joni Flyn,
Caroline Hallett, Samantha, Juliet e Clare MacNamara.




roberto lanza Maggio 17 '18 · Commenti: 1
roberto lanza

1972


Sarah Moon. Tra le pochissime donne ad aver firmato il calendario, la Moon ha un occhio davvero speciale.
Forse perché per lei la fotografia è "l'ultimo testimone, se non l'ultima testimonianza di un momento che altrimenti sarebbe perduto per sempre;
è il senso della perdita e del tempo che passa" che un velo malinconico attraversa tutti i suoi lavori.
Per The Cal sceglie Parigi, sua città elettiva, e situazioni dal sapore rétro, un po' anni 20, in cui ambientare una storia di donne, decisamente al femminile.
Il direttore creativo, infatti, cercava qualcosa di veramente diverso per questa edizione del 1972, che si discostasse dal porno e che parlasse di femminilità.
Lo sguardo di una donna in questi casi è lo strumento migliore.



1973


Il Calendario del 1973 è visibilmente diverso da quelli degli anni precedenti.
Come art director Derek Forsyth prende la coraggiosa decisione
di non usare soltanto un fotografo per quest’edizione,
ma di avvalersi della collaborazione di tre diversi artisti:
il pittore Allen Jones, il fotografo Brian Duffy
(quello dell'edizione 1965) e lo specialista dell'aerografo Philip Castle.
Jones è interessato, piuttosto che al Calendario in sé alla possibilità di sperimentare nuove tecniche.
Il lavoro è organizzato così: Jones crea dei disegni che Duffy usa come ispirazione per le foto,
e poi Castle con il suo aerografo ricompone foto e disegni.
Tra le modelle scelte ci sono Jane Lumb dell'edizione del 1964,
Pauline Stone di quella del 1965 e Kate Howard dell'edizione 1971.
Le altre sono Erica Creer, Sue Paul, Nicki Howorth, Kubi, Nicki Allen,
Vida, Penny Steele, Kari Ann, Elizabeth e Vicky Wilks.
Ogni foto è accuratamente studiata prima di essere scattata.
Alcune delle modelle si lamentano delle pose innaturali e faticose che sono costrette ad assumere.
E Jones non va d'accordo con Duffy.
Duffy rifiuta persino di affiancare il suo nome accanto a
quello di "un artista dispotico che non ha nessun rispetto per il lavoro degli altri"
come lui stesso definisce Jones.
La guerra di parole tra i due diventa di pubblico dominio
e c'è il rischio che scoppi uno scandalo proprio la sera della presentazione del Calendario.


Gli Autori.

Allen Jones.
Artista inglese di fama mondiale, fa un Calendario molto particolare,
ma di grande successo, che viene persino acquistato dalla Tate Gallery.
Vive per lo più a Londra, dove negli anni sessanta
insegna arte e fonda alcuni studi di pittura e scultura,
preferisce però lavorare negli Stati Uniti,
nella sua base di Venice, in California.
I suoi lavori, appartenenti a collezioni pubbliche e private,
sono esposti sia in Inghilterra che all'estero.


Philip Castle.
E' l'artista inglese che nella metà degli anni sessanta
riscoprì l'aerografo come strumento creativo a pieno diritto.
Tra i suoi lavori più commerciali si ricordano un famoso poster di Elvis Presley,
le copertine di Time, i manifesti di molti film,
tra cui Arancia Meccanica, le campagne pubblicitarie per case automobilistiche e linee aeree.
Lavora per Vogue, Elle e molte altre riviste di moda.
Le sue opere più personali riflettono un interesse quasi maniacale per il volo e per gli aerei.


Brian Duffy.
Ha fotografato anche il Calendario Pirelli del 1965.




1974


L'edizione 1974 del Calendario Pirelli nasce tra numerosi problemi.
Infatti, se quello del 1973 era stato molto criticato e ritenuto di dubbio gusto,
quello dell'anno ancora precedente, con le foto di Sarah Moon, era stato ritenuto troppo romantico.
Derek Forsyth è in cerca di una nuova idea che non sia necessariamente il ritorno alla spiaggia.
L'idea iniziale è di fotografare in un circo,
ma è un'idea troppo costosa e troppo lunga da realizzare, così si decide di andare alle Seychelles...
di nuovo la spiaggia. Il fotografo scelto è Hans Feurer, un artista che ha già deciso di ritirarsi dalla professione
per vivere nella sua casa di campagna in Svizzera.
Egli accetta tuttavia di lavorare al Calendario,
e nonostante non sia particolarmente felice neppure lui della scelta delle Seychelles,
dopo avere selezionato le modelle tramite un'agenzia di Parigi è in viaggio.
Le modelle sono Eva Nielsen, Kim, Marana, Chichinou, Kathy Cochaux.
Feurer è capace di superare la banalità della location e colma le sue immagini d’intimità,
catturando i momenti magici. Usa luci soft e la sua tecnica fotografica è semplicemente eccezionale.
Da perfezionista quale è, preferisce gli ambienti isolati e passa molto tempo in osservazioni preliminari.
Sottopone anche le modelle a centinaia di scatti prima di decidere che cosa vuole.
Sia i giornalisti che la televisione vengono a visitare il set,
e il Calendario di quest'anno vive un momento di grande gloria.



roberto lanza Maggio 15 '18
roberto lanza

1967

NON PUBBLICATO


1968


Herry Peccinotti. Siamo nel 1968, dopo un anno di sospensione dalla pubblicazione del calendario.
A celebrare un'epoca così viva, densa di cambiamenti e di rivoluzioni,
Peccinotti sceglie l'isola di Djerba in Tunisia come location dei suoi scatti.
Pieni di ironia, gioco, sensualità e al seguito di un'idea originale:
abbinare immagini e poesie di autori come Allen Ginsberg, Elizabeth Browning, Pierre de Ronsard,
gli Elisabettiani e persino alcuni poeti dell'antico Giappone.
Un successo, anche grazie alle immagini innovative senza essere dirompenti,
sexy senza mai essere volgari.




1969


Peccinotti firma anche l'edizione del 69, vera e propria celebrazione della California.
La colonna sonora è firmata Mamas & Papas e Beach Boys, e il panorama è quello onde-surf-bionde in bichini
che da quella data in poi ha colonizzato l'immaginario di chi sognava il caldo, il mare e la libertà.


1970


Il Calendario del 1970 è inequivocabilmente caratterizzato dalla personalità del fotografo scelto per realizzarlo: Francis Giacobetti.
Giacobetti era già famoso per essere stato tra i fondatori della rivista francese per soli uomini Lui
e per aver lavorato per PlayBoy, di cui aveva anche criticato i canoni estetici.
Egli non credeva nella formula della ragazza della porta accanto ma piuttosto nel fascino delle donne dell'alta società.
Per questa ragione le sue modelle indossano sempre capi creati dai più grandi stilisti.
Derek Forsyth è ancora una volta produttore e direttore artistico.
Le isole Bahamas sono scelte per scattare le foto. Le modelle sono Alexandra Bastedo, Paula Martine, Anak e Pipa.



1971


L'edizione del 1971 del Calendario Pirelli è come l'anno precedente opera del fotografo Francis Giacobetti.
Giacobetti, pur essendo un artista riconosciuto, incontra parecchie difficoltà a trovare le modelle che vorrebbe.
L'inizio degli anni settanta è infatti un periodo in cui spogliarsi per la pubblicità è considerato indecente
e il nudo artistico è spesso confuso con la pornografia.
La location di quest'anno è la Giamaica. Derek Forsyth, ancora una volta art director,
non vuole infatti allontanarsi dalla spiaggia che si è rivelata fino ad oggi una carta vincente.




roberto lanza Maggio 13 '18
roberto lanza
La genialità di The Cal sta nel proporre interpretazioni uniche, capaci di raccontare un modello estetico ben preciso.
È la storia della bellezza, declinata in forma di calendario, che racconta un'epoca, se non addirittura un anno.
Il Calendario Pirelli è sinonimo di bello, moda e glam per l’anno che verrà.
I fotografi che si sono succeduti nella creazione delle 12 pagine sono sempre stati i migliori,
soprattutto in ambito fashion, ma non solo.
Calendari impreziositi da splendide immagini di modelle sensuali sono,
e senza dubbio continueranno ad essere, uno dei modi più piacevoli di tenere il conto dei giorni e dei mesi.
E anche se il loro mercato è piuttosto limitato, il successo di questi calendari dà soddisfazioni sia estetiche che economiche.
Ma fra tutti i calendari di belle donne il Calendario Pirelli ha un posto a parte, molto al di sopra degli altri.
Il Calendario Pirelli si definisce con una sola parola: classe.
Classe come chiave del successo. Ma classe anche come attenzione, quasi maniacale, per i dettagli e la qualità;
classe come impeccabile tecnica fotografica dei professionisti che stanno dietro alle splendide immagini e alle altrettanto splendide donne.
I fotografi che hanno firmato le varie edizioni del Calendario Pirelli e che lo hanno reso esclusivo
ed inimitabile sono tra i più famosi e ricercati esponenti della professione.
Non c’è stella del cinema, modella o rock-star che non sarebbe felice di stare davanti al loro obiettivo.
Ed è questa professione di talento che ha sempre consentito al Calendario Pirelli, fin dalla sua prima edizione,
di essere lontano mille miglia dalla semplice esibizione di un bel corpo di una donna seminuda.
Le immagini dei Calendari Pirelli sono opere d’arte fotografica,

e possono fare bella mostra di sé dovunque: nel garage di un meccanico come nell’ufficio di un dirigente d’azienda.


Il Calendario Pirelli è stato creato all'inizio degli anni 60 da Derek Forsyth,
allora responsabile dell'Ufficio Pubblicità della Pirelli,
per ottimizzare il valore del limitato budget pubblicitario di cui disponeva.
In quegli anni Pirelli distribuiva molti gadget come, ad esempio, portachiavi e tagliacarte con il logo dell'azienda.
Forsyth decise invece di concentrare le risorse su un solo oggetto che avesse un largo richiamo; nacque così il Calendario Pirelli.


1963

Il tema del primo Calendario sono i dodici prodotti Pirelli più venduti in dodici diverse aree di esportazione.
Terence Donovan, un fotografo londinese emergente, che fotograferà poi il bellissimo nero Calendario Pirelli del 1987,
venne scelto per scattare le dodici immagini con il tema prescelto.
Dodici donne, di una bellezza semplice e pura, rappresentavano ciascuna, in modo molto puritano,
le dodici aree di esportazione ed erano fotografate insieme ai prodotti Pirelli.
Le gomme per biciclette erano il prodotto più venduto ad Hong Kong,
e una ragazza cinese posò per Donovan in sella ad una bicicletta;
i pneumatici per aerei erano evidentemente il prodotto più venduto alle isole Fiji,
così l'interno di un aereo fu il set prescelto per fotografare una ragazza delle isole Fiji,
e così via per tutte e dodici le immagini del calendario.
Il Calendario fu molto meno che un successo.
Tanto è vero che questa prima edizione è stata, per quanto ci è noto, pressoché ignorata da tutte le pubblicazioni del Calendario Pirelli.
In nessun caso comunque è stata considerata edizione ufficiale, della collezione o edizione al pari delle altre.
Per certi aspetti è comprensibile che il Calendario del 1963 sia stato escluso dalla collezione ufficiale
dato il suo carattere estremamente puritano, specie se confrontato con le edizioni successive.




1964


Robert Freeman (nato nel 1936) è un fotografo e designer, famoso per le sue copertine degli album per i Beatles
e il suo lavoro di progettazione sulle sequenze finali dei loro primi due film e sui relativi poster e materiali pubblicitari.
Freeman è stato premiato come giornalista fotografico per il quotidiano britannico The Sunday Times ,
per il quale ha fotografato una varietà di argomenti tra cui Nikita Kruscev al Cremlino .
Si era anche fatto notare per le sue fotografie in bianco e nero di diversi musicisti jazz tra cui John Coltrane .
Furono queste fotografie a impressionare il manager dei Beatles Brian Epstein e i Beatles stessi
e portarono alla sua prima commissione nell'agosto del 1963 a fotografare il gruppo.
Fu scelto per fotografare la totalità del primo Calendario Pirelli , girato nel 1963 per l'anno 1964.



1965


Brian Duffy (15 giugno 1933 - 31 maggio 2010) è stato un fotografo e produttore cinematografico inglese,
ricordato per la sua fotografia di moda e ritrattistica degli anni '60 e '70.
Nel 1965 a Duffy fu chiesto di girare il secondo calendario Pirelli che fu girato sul posto nel sud della Francia.
È stato incaricato di riprendere il calendario di nuovo nel 1973 (uno dei pochissimi fotografi commissionati per girare due)
che ha creato in collaborazione con l'artista pop britannico Allen Jones e lo specialista dei filtri d'aria Philip Castle




1966


Peter Knapp, nato in Svizzera, conosce tutti gli aspetti del mondo dell'immagine: è stato pittore, fotografo, direttore artistico.
Da Elle dove elaborava i progetti grafici che lo hanno reso famoso è passato alla direzione artistica della rivista Fortune.
All'inizio degli anni Sessanta si volse alla fotografia di moda, concentrandosi sempre di più sulla fotografia a colori.
Al suo attivo ha anche un'esperienza di insegnamento svolto presso l'Académie Julian, prestigiosa scuola di arti grafiche a Parigi.
I suoi lavori sono stati esposti in moltissime gallerie in Europa e negli Stati Uniti.



roberto lanza Maggio 11 '18 · Commenti: 1
roberto lanza
David Szymin, noto come David Seymour o con lo pseudonimo Chim, pronuncia scim, abbreviazione di Szymin
(Varsavia, 20 novembre 1911 – El Qantara, 10 novembre 1956), è stato un fotografo e giornalista polacco.

Nacque a Varsavia da genitori ebrei Polacchi e cominciò a interessarsi alla fotografia durante i suoi studi a Parigi.
Iniziò a lavorare come giornalista freelance nel 1933.
I reportage di Chim della Guerra civile spagnola, Cecoslovacchia e altri eventi europei lo resero famoso.
Era particolarmente apprezzato per i suoi ritratti, specialmente di bambini.
Nel 1939 documentò il viaggio dei rifugiati spagnoli repubblicani verso il Messico e si trovava a New York quando scoppiò la Seconda guerra mondiale.
Nel 1940 fu arruolato dall'esercito statunitense e inviato in Europa come fotoreporter durante la guerra. Divenne cittadino naturalizzato degli Stati Uniti nel 1942;
nello stesso anno i genitori furono uccisi dai nazisti. Dopo la guerra ritornò in Europa per documentare le condizioni dei bambini rifugiati per conto dell'UNICEF, da poco fondato.

Nel 1947, co-fondò la cooperativa di fotografi Magnum Photos, con Robert Capa e Henri Cartier-Bresson,
con i quali aveva stretto amicizia a Parigi negli anni '30.
La sua reputazione per le foto degli orfani di guerra crebbe fotografando celebrità di Hollywood come Sophia Loren, Kirk Douglas, Ingrid Bergman e Joan Collins.

Dopo la morte di Capa nel 1954, Chim divenne il presidente della Magnum Photos.
Rivestì la carica fino al 10 novembre 1956, quando fu ucciso (assieme al fotografo francese Jean Roy)
dal fuoco di un fucile mitragliatore egiziano mentre documentava la Crisi di Suez.


Pagine: « 1 2 3 4 5 ... » »»