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In ambito fotografico, l'architettura entra in scena anche in altre vesti, che non siano quelle tipiche di un'immagine architettonica in senso stretto (come quelle di cui abbiamo ragionato nella prima parte).



Architettura sullo sfondo: carattere e composizione


Una situazione frequente è quella in cui l'architettura accompagna la scena, contribuendo ad arricchirla. 

Non ne diviene l'interprete principale, ma assume il ruolo di comprimario discreto, capace di esaltare il vero soggetto principale.

In questi esempi che seguono, l'architettura di fatto sta intorno, e sullo sfondo. 

Si tratta di una situazione ovvia, dopo tutto. Una situazione che capita anche in altri diversi contesti (pure un paesaggio può stare intorno e sullo sfondo, per esempio).

Ma in questo caso, nel caso cioè dell'architettura più che in altri, lo sfondo può riuscire ad assumere rilievo  sia nel contenuto - ovvero nella narrazione del luogo, e quindi della storia generale dell'immagine e dei suoi personaggi che la vivono -  sia nella forma, in quanto linea guida per l'equilibrio complessivo della composizione.




Cesare Salvadeo



Qui risalta la forza altera e squadrata di questo scorcio urbano, che con le sue colonne delimita e orienta la costruzione del quadro, accompagnando la lettura fino al "piccolo" protagonista - che nella sostanza piccolo non è - seduto in basso a destra, il cui rapporto intimo con quel mondo è poi lasciato alla nostra immaginazione.

L'architettura diviene forma e contenuto, pur senza essere primo protagonista.




Tiziano Banci



In questa foto valgono le stesse considerazioni di quella precedente - sebbene con più soggetti - tuttavia col ricorso alla ricchezza estetica di un classico porticato, e del suo filare di archi, che da sempre è stimolo di suggestioni romantiche.



Altra questione, invece, per la foto che segue, che prendo a spunto solo per confronto, e per una migliore definizione del concetto espresso in questa sede: qui la figura umana non racconta una sua storia prevalente (come nelle due immagini precedenti), ma aiuta, invece, a dare proporzione e dinamismo. 

È quindi nuovamente una foto di architettura, che in base a quanto detto nella prima parte, catalogherei nella sezione "ritaglio".




Roberto Lanza




Architettura che "recita"


Altro caso, e altro genere di foto - seppure meno diffuso - è quello che prende spunto da elementi architettonici, per dar vita a un'immagine dal significato irreale, ricostruito con ironica fantasia, capace di destare ilarità. Una sorta di architettura giocosa, finalizzata a immagini interpretate, un po' come se in qualche modo l'architettura fosse chiamata a recitare una parte.


Alcuni esempi:




Fiamma Magnacca




Adolfo Fabbri




Fiamma Magnacca




Enrico Maniscalco (Goldrake - Ufo Robot)




Geometrie e astratti


La terza e ultima tipologia che passo in rassegna, è quella che rappresenta, con buona probabilità, il genere "alternativo" più frequentemente praticato: quel genere che trasforma l'elemento architettonico in una pura ricerca di tratti ed equilibri geometrici, talvolta sconfinanti anche nell'astrattismo. 

Si tratta di un genere che definirei di "estetica matematica", in cui non solo è fondamentale e imprescindibile l'intuizione per la parte, per il dettaglio (sempre frutto, comunque, di un'attenta ricerca), ma è altrettanto imperativo un rigorosissimo ordine nella composizione.

In questo genere l'elemento architettonico finisce quindi col dare forma e sostegno a un'immagine che riesce a vivere di una semantica propria, lontana dalla tipicità ortodossa della foto di architettura; architettura da un cui elemento, tuttavia, trae origine.


Gli esempi sono numerosi:


Claudio Mantova



Enrico Maniscalco



Mario Vani



Enrico Maniscalco



Daniele Consonni



Ninni Prestianni



Mario Vani



Enrico Maniscalco



Alessandro Cucchiero



Adolfo Fabbri



Guido Pucciarelli



Maurizio Berni



Enrico Maniscalco




Enrico Maniscalco



Alessandro Cucchiero



Enrico Maniscalco




Enrico Maniscalco




Enrico Maniscalco




Guido Pucciarelli




Fabio Genovieri



Maurizio Berni




Enrico Maniscalco



Alessandro Cucchiero




Alcuni elementi tecnici: ripresa e post-produzione


Giunti così al termine di questo percorso illustrativo, vale la pena soffermarsi - a questo punto - su alcuni aspetti di tipo meramente tecnico, inerenti la ripresa, e a seguire la postproduzione.


La ripesa: prospettiva e focale


In questo genere fotografico - più che in altri - un fattore fondamentale da valutare, e di cui non abbiamo fin qui argomentato, è senza dubbio la prospettiva: ciò che in sintesi possiamo definire come l'elaborazione e la trasposizione geometrica di volumetrie tridimensionali, su un piano a due dimensioni.

La prospettiva varia a seconda del punto di ripresa, e della distanza dal soggetto. E se già si può dire per ogni genere di foto, a maggior ragione in questo contesto vale la necessità di ricercare il  miglior punto di ripresa, al fine di ottenere la prospettiva più idonea a esaltare le caratteristiche del soggetto inquadrato.


Le ottiche utilizzate, nella norma, sono ovviamente quelle con maggior angolo di campo, dal 50mm standard,  fino a scendere ai grandangolari.

Verranno invece utilizzate le ottiche medio tele, o tele, quando si vorranno isolare porzioni limitate, oppure quando il soggetto ripreso è lontano.


Di primo acchito, si potrebbe essere portati a ritenere che ottiche di diversa lunghezza focale originino pure una diversa prospettiva, in fase di ripresa, con una esaltazione anche esagerata per i grandangoli, e una forte compressione, invece, per i tele.

In realtà non è così: la prospettiva, infatti, non dipende dalla focale, ma soltanto dalla distanza dal soggetto.

A parità di distanza, l'uso di ottiche diverse influisce solo sull'angolo di campo (ma non sulla prospettiva), e quindi sulla complessiva porzione di soggetto inquadrata.


Tuttavia, la nostra diversa percezione del comportamento dell'ottica riviene proprio dalle modalità usuali del suo utilizzo: con il grandangolo, infatti, siamo soliti avvicinarci al soggetto, mentre con il medio tele ci allontaniamo. Le immagini che di conseguenza siamo spesso abituati a osservare, sono immagini in cui le linee prospettiche risaltano con forte enfasi (grandangoli, fino al fish eye) oppure in cui i diversi piani sono sovrapposti e compressi, con scarsa profondità (medio tele e tele).



Mario Vani  (forte impatto suggestivo grazie all'uso di un fish-eye, il grandangolare estremo)



Enrico Maniscalco (lunghezza focale 150mm, in questo caso equivalente a 225mm, dato il fattore di crop del sensore: tra il palazzo rosso in primo piano e quello blu sollo sfondo ci sono oltre 100 metri).




La post-produzione: le linee cadenti


Una criticità importante e ricorrente, nella ripresa di foto di architettura, è legata alle cosiddette "linee cadenti".

Si tratta di un fenomeno di distorsione prospettica, che si origina quando, al momento dello scatto, il piano del sensore, o della pellicola, non è parallelo al piano del soggetto ripreso (generalmente un edificio).


Per evitare il fenomeno già in fase di ripresa, occorrerebbe utilizzare delle ottiche cosiddette "decentrabili": si tratta di obiettivi che permettono di effettuare correzioni prospettiche, spostando l'asse ottico rispetto al supporto di memorizzazione (pellicola o sensore digitale), per assicurarne il parallelismo al soggetto ripreso.

Un particolare tipo di ottiche decentrabili sono, per esempio, gli obiettivi Tilt Shift (trascurando il ben più costoso, professionale, e impegnativo banco ottico).


Non sempre, però, le linee cadenti sono inopportune.

Talvolta la loro presenza enfatizza la prospettiva e conferisce un particolare dinamismo all'immagine, utile al suo significato, come nell'esempio che segue:



Paolo De Maio




Quando tuttavia le linee cadenti vanno inevitabilmente corrette ed eliminate - dopo che in sede di ripresa non abbiamo avuto l'opportunità di utilizzare un'ottica adeguata - ecco che ci può venire in soccorso il software di post-produzione.


Esistono diversi metodi per correggere le linee cadenti in post-produzione, metodi che ovviamente dipendono dall'applicativo utilizzato, e dalla sua versione.

Qui di seguito ne descriverò alcuni, relativi ad Adobe Photoshop CS6.




Primo metodo: comando "Trasforma - Prospettiva"


Foto di partenza:



 


Il comando "Trasforma - Prospettiva" è compreso nel menu "Modifica".

Per utilizzarlo, occorre dapprima sbloccare il livello di sfondo (doppio clic sul lucchetto) oppure duplicarlo in un nuovo livello.

Il comando fa apparire un bordo intorno all'immagine, con punti di ancoraggio su cui posizionare il puntatore, per "stirare" l'immagine.




Questo l'effetto finale, dopo aver "stirato", quindi raddrizzato, le linee verticali. Quelle orizzontali in questo caso non hanno bisogno di alcun intervento.


Come si può facilmente osservare, l'azione correttiva ha però generato due "effetti collaterali".

Il primo è l'inevitabile taglio di parte dell'immagine ai bordi, con relativa perdita di informazioni (talvolta l'importanza di queste informazioni è tale, nell'economia complessiva della foto, che piuttosto che perderle si è costretti a evitare di procedere con la correzione).

Il secondo è uno schiacciamento complessivo del soggetto, che riesce a essere tollerato - sempre che lo si voglia tollerare - solo quando il soggetto non ha caratteristiche o dimensioni note, e se ne voglia prospettare una rappresentazione non necessariamente del tutto fedele.


Se al taglio delle informazioni non possiamo purtroppo porre rimedio, diverso invece il caso dello schiacciamento, che possiamo provare a recuperare col comando "Trasforma - Scala", sempre nel menu cui appartiene "Trasforma - Prospettiva".

Con "Trasforma - Scala" di fatto riusciamo ad allungare l'immagine - in questo caso verso l'alto - di quel tanto che potrà renderla più aderente alla realtà. La misura dell'allungamento potrà essere calcolata con dati certi, qualora noti, o con la migliore approssimazione riveniente da una verifica globale delle proporzioni.


Venendo alla nostra immagine, occorre dapprima aggiungere uno spazio vuoto al livello, con il comando "Dimensione quadro" del menu Immagine: si aumenta l'altezza, e si clicca su un punto in basso del piccolo riquadro di ancoraggio.




Questo il risultato:



Quindi, con il comando "Trasforma - Scala", si tira l'immagine verso l'alto puntando sul relativo punto di ancoraggio:



E questo il risultato finale, dopo aver optato per un taglio quadrato:



 


Secondo metodo - Strumento "Ritaglio Prospettiva"



Foto di partenza:



 


Lo strumento "Ritaglio - Prospettiva" appartiene al gruppo di strumenti in cui ritroviamo anche la taglierina:





Con lo strumento si seleziona, in questo caso, l'intero frame (tenendo premuto il mouse da un angolo all'angolo opposto) di modo che l'area di lavoro assuma il seguente aspetto:



 


Appare una griglia, con i soliti punti di ancoraggio ai bordi dell'immagine.

Agendo su questi punti, occorrerà operare affinché le linee verticali e orizzontali della griglia finiscano con l'essere allineate a quelle dell'immagine originaria, di modo che risultino parallele.

Questo il risultato del primo allineamento (le verticali sulla parte sinistra):



 


Questo invece il risultato dell'allineamento generale:





Il via finale all'azione del comando, taglierà le zone scure, rimaste esterne alla selezione.

Questo il risultato finale, ottenuto cliccando sul segno di conferma:






Terzo metodo: Trasformazione libera


Una terza possibilità di correzione delle linee cadenti è data dall'utilizzo del comando "Trasformazione libera", sempre nel menu Modifica.


Con "Trasformazione libera" la modifica dell'inclinazione delle linee viene effettuata attraverso i punti di ancoraggio, su cui agire contemporaneamente con il puntatore del mouse, e i tasti Shift o Control.




Quarto metodo: Trasforma Inclina, Distorci, Altera


Una quarta possibilità, infine, è legata all'uso dei comandi "Inclina, Distorci e Altera", nel menu "Immagine - Trasforma" (dove si trova anche il già citato "Trasforma - Scala").




Con queste due ultime opzioni, gli effetti della correzione sono immediatamente visibili, mentre si compie l'azione col mouse, e riguardano la porzione di immagine oggetto dell'intervento.


A titolo di esempio, gli strumenti "Inclina e Distorci" sono stati utilizzati per le immagini seguenti:









 

Siamo così giunti alla conclusione anche della seconda parte di questa lunga chiacchierata. 


E' stato per me un grande piacere potermi intrattenere con voi, e vi ringrazio tutti per avermi seguito fin qui.


Mi auguro di essere riuscito a dare un contributo, seppur piccolo, alla narrazione di un genere, quello delle foto di architettura, che credo di grande fascino e suggestione. Un genere che spero riesca ad affascinare anche voi.


A tutti, buona luce!

 


Non è per niente facile raccontare di foto di architettura.

L'argomento di per sé è molto vasto, articolato, e per certi versi non sempre di agevole classificazione.

Quello che dunque farò, o meglio che proverò a fare, è raccontarvi del mio punto di vista al riguardo. Un punto di vista personale e parziale, per nulla "accademico", con cui spero semplicemente di riuscire a stimolare interesse, e riflessioni.

 

In estrema e facile sintesi, l'architettura può essere definita come la disciplina con cui l'uomo organizza i suoi spazi vitali, progettando e costruendo le opere - edifici e strutture - destinate ad accoglierlo, nel suo quotidiano.


Questa, invece, la definizione di uno dei più noti architetti viventi, il nostro Renzo Piano: 


L'architettura è l'arte di dare rifugio alle attività dell'uomo: abitare, lavorare, curarsi, insegnare e, naturalmente, stare insieme. È quindi anche l'arte di costruire la città e i suoi spazi, come le strade, le piazze, i ponti, i giardini. E, dentro la città, i luoghi di incontro. Quei luoghi di incontro che danno alla città la sua funzione sociale e culturale. Ma naturalmente non è tutto. Perché l'architettura è anche una visione del mondo. L'architettura non può che essere umanista, perché la città con i suoi edifici è un modo di vedere, costruire e cambiare il mondo.


L'opera architettonica, tuttavia, non si limita ad assolvere alle funzioni pratiche per cui viene concepita in origine: il disegno di luoghi e di ambienti non deve solo rifarsi al rispetto di esigenze tecniche, che riguardano la funzionalità e la stabilità, ma si spinge a soddisfare, allo stesso tempo, un gusto estetico capace di coniugare l'utile con il bello.

Ragione per cui l'architettura rientra a pieno titolo nel "sublime" delle arti visive.


Venendo a noi, ai nostri scopi, come può una rappresentazione fotografica rendere giustizia a quel sublime?

Beh, credo che sia un'impresa maledettamente complicata!

Una considerazione, questa mia, che non ha alcuna intenzione di scoraggiare, com'è ovvio. Tutt'altro! Perché in realtà dovrà essere proprio questo grado di complicazione il più forte stimolo alla ricerca, affinché il risultato ultimo possa evitare di sfociare nello scontato, o in una noiosa staticità.

L'opera architettonica - sia questa un palazzo, come un ponte, o una qualsiasi altra struttura, oppure ancora uno spazio urbano - è un insieme armonico di spazi, prospettive, dettagli, contesto. Una sola immagine fotografica, con il suo limite di campo inquadrato e le sue due dimensioni, può cercare di rappresentarne un carattere, farne intuire la personalità, la presenza d'insieme, lo spirito. Ma per raccontarla, raccontarla davvero, occorrerebbe un qualcosa di simile a un reportage.


Ma come di norma avviene per tutti i generi di fotografia, anche quando ragioniamo di fotografia di architettura, la nostra ambizione invece si sofferma spesso allo scatto singolo. Quello scatto che riesca a essere il miglior interprete di una sintesi visiva, ed emotiva. Lo scatto godibile, meritevole di una pubblicazione, o di un'affissione a parete.


Detta in altri termini, si tratta, di fatto, né più né meno che di un "ritratto".

Perché le foto di architettura che di solito ci occupano, si possono sostanzialmente considerare come un ritratto dell'opera architettonica, un ritratto che la riprende dall'esterno.


Fatta questa considerazione, per praticità espositiva e di trattazione, e allo scopo di provare a fare ordine con un minimo di suddivisione sommaria (del tutto arbitraria, e di certo non esaustiva), potremmo quindi immaginare le seguenti categorie:


- ritratto ambientato: l'edificio (od opera architettonica) è ripreso insieme con parte del contesto in cui è inserito. Narra le caratteristiche dell'opera, e il suo connubio con il mondo intorno;


- ritratto del "volto": viene ripresa solo l'opera architettonica, o una sua parte significativa e distintiva;

- ritaglio: viene ripresa una porzione delimitata, anche in questo caso pur sempre distintiva (ovvero facilmente riconducibile all'opera nel suo complesso).


È evidente che ognuna delle tre categorie richiede un approccio visivo proprio, differente dalle altre due: di ampio respiro la prima, cui si chiede lo sviluppo di una visione d'insieme; di isolamento del soggetto - intero o in parte - per la seconda; di ricerca e interesse per una "porzione", nel caso della terza.


Per fare subito un paio di esempi:


Genova - Torre I Gemelli - Quartiere San Benigno



 ritratto ambientato



ritratto



ritaglio



Genova - Il "Biscione"



ritratto ambientato



ritratto



ritagli






Ogni fotografo, con maggiori attitudini in questo o quel campo, ha quasi sempre generi in cui non si cimenta mai.

La foto architettonica, invece, volente o nolente appartiene a tutti, poiché è improbabile che non sia mai capitato, o non capiti, di fotografare un edificio o un'opera architettonica, di una certa importanza o meno.

Ma come per gli altri generi solo l'estro e la soggettività del fotografo potranno conferire un valore aggiunto, rispetto a una foto puramente "oggettiva" e documentale.

Non che la foto documentale sia necessariamente di minore interesse, ma è naturale che le aspettative del gusto estetico riscontrino maggiore appagamento laddove si riescano a individuare quel taglio, o quella prospettiva, più originali o insoliti, lontani dallo standard, dall'ordinario, e di conseguenza più "intriganti".


Per arrivare a ciò, non ci sono ovviamente ricette precostituite – come sempre vince la fantasia, protagonista non codificabile – ma alcuni comportamenti possono ritenersi opportuni, in linea di massima.

Se, come detto, si tratta in fondo di foto di ritratto, ecco che allora occorre entrare in piena sintonia col soggetto, come in tutti i ritratti che si rispettino. Bisogna scrutarlo in ogni angolo, il soggetto, da ogni punto di vista (e potendo, se la disponibilità di tempo ce lo consente, in ogni condizione di luce). Girare intorno. Guardare in alto e in basso, di lato. E di nuovo girare. Per poi fermarsi. Scrutare i dettagli. Sposarli con il contesto. Scrutare di nuovo. Nuovamente girare. Girare. Girare. Lentamente. Osservare, lasciandosi trasportare dal gusto di cercare la via per farsi migliori interpreti. Senza fretta. E senza inquadrare, se non di tanto in tanto. Si porta l'occhio al mirino, o si osserva il display, solo dopo aver avuto la visione: non si inquadra se si sta ancora cercando.

Solo quando si riesce a "dialogare" col soggetto, quando finalmente se ne coglie l’intimo, solo allora si passa allo scatto. Mai prima. A meno di non volersi accontentare di immagini scontate e anonime, che andranno ad arricchire la collezione delle centinaia di migliaia in famiglia, su centinaia di cartelle dell'hard disk.


Qui di seguito ecco alcuni esempi di ritratto ambientato: una categoria che poi inevitabilmente confina, fino a confondersi, col genere del paesaggio urbano.

Dovessimo trovare una distinzione, potremmo dire che siamo nel campo di cui stiamo trattando - la foto di architettura - quando la personalità dell'elemento architettonico è ben circoscritta, evidenziata e prevalente, per quanto si possa ragionare anche in termini di paesaggio.

Nel complesso, si tratta di immagini che, seppure limitatamente alle potenzialità dello scatto singolo, lasciano immaginare una lettura del luogo, un'interpretazione, anche attraverso lo sviluppo strutturale degli edifici attori protagonisti della scena paesaggistica.


E giunti a questo punto, è doveroso un omaggio all'opera del grande Gabriele Basilico.

Questi scatti ritraggono alcuni quartieri della città di Milano.

Sono scatti all'apparenza di basso impatto estetico ed emotivo (di primo acchito), ma ben rappresentano lo spirito del luogo. Se ne respira l'atmosfera. È un paesaggio urbano, dove tuttavia è forte e prevalente la componente architettonica, nell'aspetto rigoroso degli edifici, e negli spazi.






In quest'ultima foto, notiamo che la presenza della figura umana può contribuire a dare profondità e dimensione, senza annacquare il valore architettonico e paesaggistico del contenuto.



E quindi passiamo a noi, fotografi di Maxartis, sempre nella categoria del ritratto ambientato (che ribadisco essere cugino di primo grado del paesaggio urbano).


Alessandro Cucchiero


Fiamma Magnacca


Graziano Racchelli


Antonella Giroldini


Antonella Giroldini


Enrico Maniscalco


Alberto Orlandi


Mario Vani


Enrico Maniscalco



Dal ritratto ambientato, passiamo al ritratto, la ripresa del "volto": laddove l'inquadratura si sofferma sul soggetto, isolandolo dal contesto o riprendendone una porzione significativa, capace di essere rappresentativa del tutto.

Il rigore compositivo è d'obbligo. Lo è sempre, o quasi, ma in questo genere a maggior ragione. E spesso la ricerca di simmetrie costituisce un elemento portante.



Davide Cecconi


Pietro Collini


Elis Bolis


Livio Prandoni


Enrico Maniscalco


Mario Vani


Teresa Zanetti


Enrico Maniscalco


Enrico Maniscalco



Mario Vani


Mario Vani


Ivan Catellani


Marianna Bitto


Danilo Tavecchio


Mario Vani


Mario Vani


Enrico Maniscalco


Enrico Maniscalco



La parte infine dedicata al ritaglio, spesso si spinge anche alla ricerca di equilibri rigorosamente geometrici. L'identità dell'elemento architettonico resta sempre ben visibile, ma l'esaltazione delle forme, nella loro grafia fatta di rette o di curve combinate in figure armoniche, può anche prevalere sulla "personalità" strutturale del soggetto.

In altre parole, il disegno geometrico, la prospettiva, l'elemento ripetitivo, la simmetria, la curva sinuosa, finiscono con l'assumere una rilevanza a sé, quasi rubando la scena alla protagonista principale - l'opera architettonica - senza tuttavia offuscarla, con questo, bensì valorizzandola ulteriormente.



Enrico Maniscalco


Livio Prandoni


Mario Vani


Enrico Maniscalco


Marianna Bitto


Ivan Catellani


Marianna Bitto


Livio Prandoni


Enrico Maniscalco


Mario Vani


Guido Pucciarelli


Fiamma Magnacca


Alessandro Allegretti


Maurizio Berni


Alberto Bongiorno


Enrico Maniscalco


Elis Bolis



Concludiamo questa parte cambiando radicalmente il punto di vista, e trasferendoci all'interno dell'opera architettonica: là dove si esalta l'efficienza dell'organizzazione degli spazi utilizzati dall'uomo, e dove pertanto gli spazi, insieme con l'estetica degli elementi, divengono protagonisti.>>

La rappresentazione fotografica di questi spazi può spesso indurci a inquadrature "rigide", tanto sobrie quanto scolastiche, dal valore quasi di immagine da catalogo, statica, fredda.


Qui un esempio: si tratta di uno scorcio della palazzina di caccia di Stupinigi.




Lo stesso scorcio, ripreso con maggiore "leggerezza", può coinvolgere il lettore con un maggior senso di dinamismo, e quindi di piacevolezza estetica.




Come questa inquadratura del teatro Bellini a Catania,



rispetto a quest'altra.




Nella ripresa fotografica degli interni, che intenda coniugare la rappresentazione oggettiva a un certo gusto visivo, occorre provare a evitare il punto di ripresa "frontale e piatto", dal'esito formale e scontato (per quanto utile dal lato prettamente documentale).

Anche in questo caso, come in esterno, si impone una perlustrazione attenta e meditativa, che prefiguri la scena, sguardo dopo sguardo.


In questa foto, seppure rigorosa, frontale e simmetrica, la presenza delle ombre arricchisce la scena di movimento e originalità.


Marianna Bitto


Qui una ripresa dal basso, che racconta lo sviluppo della torre senza simmetrie o geometrie troppo rigorose.


Enrico Maniscalco


Qui una composizione movimentata, quasi "musicale".


Mario Vani


In questa foto, infine, la simmetria la fa sì da padrona, ma la ripresa dall'alto in basso - non naturale - e la stessa presenza delle persone, regala una buona godibilità d'impatto, evitando la monotonia.


Michaela Dorn




E con questo, si chiude la prima parte.

Un sincero ringraziamento a chi ha potuto seguirmi fin qui.

Nella seconda parte tratterò quelle immagini fotografiche che prendono spunto da elementi architettonici, per poi invece trasformarsi in un qualcosa di differente: geometria, astratto, soggetto "alternativo".


Concluderò quindi con qualche cenno tecnico, tra cui la lavorazione delle cosiddette "linee cadenti", in sede di postproduzione.


A presto, dunque.