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Risultati della ricerca di tag: "teresa zanetti"
teresa zanetti
- Come ti chiami?

- Albanese Francesco.

- E dici che non sei mai stato dentro?

- Mai, vi giuro.

- Si vede che sei stato bravo a non farti prendere.

Il ragazzo sorrise.

- Però non è che ho fatto niente di speciale. Ve l'ho detto, un poco di sigarette, un poco di macchine, di pezzi di ricambio.

- Poi vendi un po' fumo, no?

- Vabbe', qualche pezzettino, che c'è di male? Non è che mo' m'arrestate anche per queste cose che vi sto dicendo?

Il maresciallo si girò a guardare la strada senza rispondere.

Arrivarono negli uffici del nucleo radiomobile e Fenoglio scrisse rapidamente il verbale di arresto. Disse a uno dei due brigadieri intervenuti sul posto di completare gli atti per la procura e per il carcere, e di avvertire il pubblico ministero. Poi si rivolse al ragazzo: - Adesso me ne vado. Ti portano dal giudice già stamattina. Quando parli con il tuo avvocato, digli che vuoi fare il patteggiamento. Avrai la pena sospesa e non dovrai nemmeno passare dal carcere.

Quello lo guardò con gli occhi di un cane grato a cui il padrone ha tolto una spina dalla zammpa.

- Maresciallo, grazie. Se vi serve qualcosa, io me la faccio tra Madonnella e il Petruzzelli, mi potete trovare al Bar del Marinaio. Qualsiasi cosa, a disposizione.

Gianrico Carofiglio, L'estate fredda, Einaudi, 2016

teresa zanetti
La musica di Chet Baker aveva un inconfondibile profumo di giovinezza. Molti sono i musicisti che hanno impresso il loro nome sulla scena del jazz, ma chi altri ci ha fatto sentire con tanta intensità il soffio della primavera della vita?

Nel suo modo di suonare c'era qualcosa che faceva nascere in petto un ineffabile, lancinante dolore, delle immagini e dei paesaggi mentali che soltanto la qualità del suo suono e del suo fraseggiare sapevano trasmettere...

Murakami Haruki - Wada Makoto, Ritratti in jazz, Einaudi 2013

teresa zanetti
... l'angustiava, in quei giorni, la lettera della Sacra Congregazione Concistoriale inviata agli Eccellentissimi Ordinari d'Italia. Datata 31 marzo 1947, protocollo n. 216/45, firmata dal cardinale Rossi, la lettera diceva:

Eccellenza Reverendissima,

Già due volte nell'anno 1945 questa Sacra Congregazione per Augusto mandato si rivolse agli Ecc.mi Ordinari d'Italia per richiamare - se pur ve ne fosse bisogno - la Loro attenzione sul dovere pastorale di istruire i fedeli in occasione ed in prossimità di particolari eventi dai quali dipendevano le sorti del Paese nell'ordine, sovratutto, morale e sociale.

Sa bene questa Sacra Congrezione come gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi adempirono i doveri del Loro sacro ministero, istruendo in omni patientia et doctrina, e come poterono così conseguire, in genere, consolanti resultati; è pur sicura questa medesima S. Congregazione che al rinnovarsi delle circostanze gli stessi Ecc.mi Presuli ripeteranno, in tempo opportuno, e continuando sine intermissione, i Loro solerti insegnamenti; pur nonostante, questo Sacro Dicastero vuole ancora ripetere, confortato dalla Superiore approvazione, essere necessario impartire ai fedeli, chiaramente e ripetutamente, sia che si tratti di elezioni politiche o di elezioni amministrative, di elezioni nazionali o di elezioni regionali, le seguenti norme:

1) In considerazione dei pericoli, ai quali sono esposti la religione e il bene pubblico, e la cui gravità esige la collaborazione concorde degli onesti, tutti coloro, che hanno diritto di voto, di qualsiasi condizione, sesso od età, senza alcuna eccezione, e perciò anche se professano un particolare religioso tenor di vita, sono in coscienza strettamente e gravemente obbligati a far uso di quel diritto.

2) I Cattolici possono dare il loro voto soltanto a quei candidati o a quelle liste di candidati, di cui si ha la certezza che rispetteranno e difenderanno l'osservnza della legge divina e i diritti della religione e della Chiesa nella vita privata e pubblica ...

Leonardo Sciascia, Dalle parti degli infedeli, Mondadori, 1982

teresa zanetti
Don Pino si osserva le scarpe sformate, gli ricordano quelle che riparava suo padre, quando comprarle nuove era un lusso. La luce del pomeriggio abbraccia le strade meno ferocemente e molti si godono l'aria mitigata, chiacchierano davanti alle case, seduti sulle sedie del soggiorno, inadeguate all'aria aperta, ma comode. Polvere. Basilico e menta. Bucato steso. I giovani danno inizio al loro rituale: passeggiare avanti e indietro lungo la piazza e le vie principali, per vedere ed essere visti. Lo struscio. Quello sfregare la strada, ma ancor più quello sfregarsi con gli occhi, più che con i corpi, con il movimento antico del contadino che ara un campo, su e giù, giù e su, seminando parole, casa di ogni pettegolezzo, novità e comando; e sguardi per ribadire le gerarchie. Con le parole e gli sguardi si fa e si disfa tutto in questa città. Il resto è silenzio.

Don Pino calpesta quella stessa piazza e quelle stesse strade e cerca lo sguardo dei ragazzi. Alcuni lo distolgono, altri lo prendono in giro, altri ancora gli sorridono. Qualche bambino gli si mette accanto e gli tira i pantaloni per chiedergli quando si mangiano di nuovo le pizze e le patatine.

Guarda gli occhi degli uomini e poi le proprie scarpe sformate. Che scarpe ci vogliono per camminare all'inferno?

Alessandro d'Avenia, Ciò che inferno non è, Mondadori, 2014

teresa zanetti
Gli storici ci informano che la società romana era una società immobile. Una maledetta oligarchia. Per tutta l'epoca repubblicana tutte le cariche più importanti sono state ininterrottamente appannaggio di pochissime famiglie. Dieci, quindici famiglie, sempre le stesse, che, per secoli, si sono spartite le stesse cariche: consolati, proconsolati, preture, propreture e questure.

Da qui deriva per esempio uno dei più frequenti errori di datazione in cui incorrono gli storici antichi: l'errore per consolati iterati (uno stesso console che rimaneva in carica per più anni); o l'errore per omonimia (o quasi omonimia) di consoli in carica. Un ulteriore indizio, a ogni buon conto, che il potere era sempre nelle stesse mani.

Quando qualcuno si candidava a una carica rilevante, e si apprestava a far campagna elettorale, a comprare a suon di denaro e di favori i voti che gli servivano, la domanda ricorrente era: di chi è figlio? O, come si esprime proprio Orazio: chi è questo qui? Da quale padre è nato?

Non si chiedevano, i Romani dell'epoca repubblicana, ma è capace? è bravo? ci sa fare? è competente? No. No, niente di tutto ciò. Bensì: da quale padre è nato? a quale famiglia appartiene?

Alessandro Banda, Il lamento dell'insegnante, Guanda, 2015

teresa zanetti
"Dove sono le crocifissioni?" chiesi.

Indicò una cassa di legno.

"Dove verranno esposte?".

Sulla parete prima di svoltare per prendere l'ascensore. Gli ultimi quadri che si vedranno. Il climax.

"Sono preoccupato, Anna".

"Lo so che sei preoccupato. Ma non posso permettermi di assecondare la tua preoccupazione, Asher Lev. Ora sei un avvenimento".

"Alcune persone saranno ferite da questi quadri".

"Sì? E allora? Molte sono state ferite dall'Olympia. Da Le déjeuner sur l'herbe. Dagli impressionisti. Da Cézanne. Da Picasso. Asher Lev, cosa vuoi che faccia?".

"Queste sono le persone che io amo".

"Asher Lev, faresti meglio a prestare attenzione a questa faccenda delle tasse e a dimenticarti per il momento del fatto di ferire la gente. Lasciati andare al tuo sentimentalismo ebraico quando torni a Brooklin".

Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev, Garzanti, 1991

teresa zanetti
Da oggi il BUONGIORNO! della domenica sarà sostituito (più o meno a quest'ora serotina ...) da questo invito AL CINEMA!


Non sto a farla troppo lunga, il cinema è una delle mie passioni (ci vado almeno una volta alla settimana, alcune settimane anche due, nei periodi di follia anche tre). Ha "qualcosa a che fare" con la fotografia e con le storie che mi piace ascoltare, leggere, raccontare.

Per cui ... fatevene una ragione e naturalmente ... Buontutto a tutti

TereZ


DUNKIRK - regia Christopher NOLAN, direttore della fotografia Hoyte Van HOYTEMA, musiche Hans ZIMMER


Ho visto il film due venerdì fa, in uno dei cinema cittadini che dispongono delle ultime tecnologie in fatto di schermo e suono.


Dunkirk, quindi. Ovvero come fare apparire gloriosa la fuga.


Tanto per rinfrescarci la memoria, la battaglia di Dunkerque si svolge a inizio guerra (la seconda guerra mondiale), nella settimana a cavallo tra la fine di maggio e i primi di giugno 1940.

I Tedeschi, grazie alle loro Panzer Divisionen, avanzano rapidamente: le Ardenne, la Mosa, e poi via, sempre più a ovest, sino alla Manica, costringendo le armate francesi e il corpo di spedizione britannico (circa 400.000 soldati) nel cuneo tra il Belgio e il Nord della Francia. Armate che, tentato, e subito fallito, un contrattacco, ripiegano sulla costa e vengono infine salvate con un'evacuazione via mare che ha del miracoloso e del fortunoso insieme.

L'operazione disorienta (anche se solo per poco) "il nemico" e gli alleati, sebbene siano allo sbaraglio, abbiano perso in mare tutto l'equipaggiamento e non siano quindi più in grado di combattere, avendo scampato la cattura e una sicura prigionia ben peggiore della morte stessa, salutano la fuga alla stregua di una vittoria.


Il film è il racconto, con uno sviluppo circolare, di quei momenti disperati.

Una settimana sulla terraferma, su una spiaggia interamente coperta di uomini distrutti, disposti in interminabili file, in attesa di salire su ogni sorta di mezzo marino (ivi compresi mercantili e imbarcazioni civili allo scopo requisiti dalla Royal Navy).

Un giorno in mare, per consentire l'arrivo delle imbarcazioni sino a Dunkerque e la partenza; con i Britannici a rivendicare il loro "diritto a salvarsi per primi" (rispetto ai Francesi), essendo l'evacuazione una loro idea; con ogni singolo uomo, di fronte a se stesso e alla paura della morte facendo la fine del topo in trappola, a inventarsi ogni sorta di stratagemma per riportare a casa la pelle.

Un'ora nei cieli, con gli Spitfire a coprire dall'alto le truppe in attesa, bombardate dalla Luftwaffe.


La fotografia di Van Hoytema è a dir poco sensazionale, basti dire che, per ottenere un effetto "immersivo", ha utilizzato la cinepresa in formato panoramico IMAX (25 kg di peso) a mano, come se fosse una comune videocamera (per questo è più che mai opportuna la visione in un cinema che disponga di mezzi idonei).


Le musiche di Zimmer accompagnano con il giusto pathos tutto il racconto.


PS: Se ci andate perché siete fan sfegatati di Kenneth Branagh, fate attenzione: la sua parte è poco più di un cameo (ma molto ben recitato!).

teresa zanetti
Quando ho iniziato a scrivere questo blog, sceglievo io i brani da proporvi, a uno a uno, secondo la mia memoria e lo stato d'animo del momento.

Ora lascio che siano i libri che ho letto a parlarmi.

Guardo la libreria, leggo i titoli, osservo le copertine ... Ogni giorno ce n'è uno che si mette in evidenza, come a dirmi "scegli me! Non ricordi le ore che abbiamo trascorso insieme? Sono io quello giusto per il 'Buongiorno!' di oggi!".

E quando l'ho preso in mano lo poso con la costa sulla scrivania e lascio che si apra alla pagina che vuole, solitamente quella su cui sono stata più a lungo, in corrispondenza della quale, sulla costa, si è creato un solco più profondo.

E il primo punto in cui si posano gli occhi è quello dal quale parto.


- Arà! Fuosko-san desu-ka? - Non ho neppure avuto il tempo di affacciarmi alla porta che m'hanno riconosciuto! Altro che Urashima Taro; proprio l'opposto; mi sembrava di essere stato assente quindici anni e son stato via quindici minuti. L'accoglienza è straordinariamente cordiale ed affettuosa. Perfino Nicky e Midy sono trascinati nell'onda dei benvenuti, loro che forse non avevano mai messo piede in un posto così giapponese. Notizie di tutta la famiglia, ricordi, un correre affannoso di donne, un fruscio di kimono, un suono di fusuma che si aprono e chiudono, tè, biscotti, dolci giapponesi che sanno di pino, di ciliegio, di mare. Ora veramente deliziosa, da riempire il cuore di gioia.

Il cielo s'è fatto intanto più cupo; la madreperla è divenuta ragnatela, soffice e lanosa come un panno; la luce si diffonde uguale, tranquilla, vecchissima sul mondo. E' meglio far presto a vagare pel giardino, forse vuol piovere. Tutti stanno conversando nella maniera più animata; gli uomini di macchine fotografiche (sì, anche il bonzo ha una magnifica Nikon, con gli ultimi obiettivi di grande luminosità), le donne non so di cosa, ma comunque cinguettano a cascatelle.

Fosco Maraini, Ore giapponesi, Corbaccio, 2010

teresa zanetti
Ma non c'è solo la vilegiante misteriosa, e altre più alla mano ed emiliane del piano di sotto, c'è il cinema all'aperto e il ballo, in quella villa; dentro ci sono bagni che sono bagni, mia cessi, col vater con la catena e manopola per tirar l'acqua (anche se non c'è l'acqua corénte che a Pàvana non c'è) e una sala bòna con spechi (mobili genovesi?), una bambola vestita da figlio della lupa e un'oleografia con Colombo che saluta prima della partenza per scoprire l'America. Vasi da fiori di bossolo di canone, e reclame a grandezza naturale della Ferrania, marca di pelìcole, perché Gigi fa anche il fotografo, e se vuoi la fototèssera o il nozze o quelo che vuoi è lui, che devi chiamare ...

Francesco Guccini, Cròniche epafàniche, Feltrinelli 1989


Mi è stato regalato per i miei vent'anni e mi ha sempre colpito il fatto che Guccini lo abbia dedicato a sua figlia con queste parole "A Teresa, sperando che impari".

Buon tutto a tutti

TereZ

teresa zanetti
Perché si chiamino crescioni e non tortelli di spinaci, vattelapesca. So che si lessano degli spinaci, secondo l'uso comune, cioè senz'acqua e, spremuti bene, si mettono, tagliati all'ingrosso, in umido, con un soffritto di olio, aglio, prezzemolo, sale e pepe; poi si aggraziano con un po' di sapa e con uva secca, a cui siano stati levati gli acini. In mancanza della sapa e dell'uva secca, si supplisce con lo zucchero e l'uva passolina. Poi questi spinaci, così conditi, si chiudono nella pasta matta N. 153 intrisa con qualche goccia d'olio, tirata a sfoglia sottile e tagliata con un disco (...)

Questi dischi si piegano in due per far prender loro la forma di mezza luna, si stringe bene la piegatura e si friggono nell'olio. Servono come piatto di trasmesso.

Artusi, La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene


Dedicato a Antonella Giroldini

teresa zanetti Settembre 8 '17 · Commenti: 1 · Tags: teresa zanetti, artusi, ricette, crescioni
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