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Risultati della ricerca di tag: "street"
Mirko Fambrini
Un interessante articolo percorre e ben espone alcune riflessioni (non nuove) sul tema.
Partendo dal titolo si può opporre che la pandemia non ha eliminato la vita di strada; aggiungendo che oggi sono molte le interpretazioni contemporanee qualcosa troverà spazio.

Interessante il passaggio con la citazione di Winogrand " Riferendosi al suo libro Gli animali(1968), ha detto che potrebbe anche essere chiamato un fotografo dello zoo" , e quanto l'autore dell'articolo, commentando, scrive "ma la nostra situazione attuale mostra i limiti della sua obiezione. Se le sue gabbie sono vuote, uno zoo non è più uno zoo, mentre una strada vuota rimane una strada".
Non condivido molto quest'ultima parte, e da li parte la mia curiosità.

Davvero una strada è solo una strada per la street?
Per me no.

A chi interessa ecco il link (in inglese traducibile con traduttore automatico):

aperture.org/blog/street-photography-without-street-life/?fbclid=IwAR3


A ciascun appassionato le proprie risposte...
Mirko Fambrini Maggio 20 · Tags: street
Mirko Fambrini
Ad aprire i festival di street è l'Italia con una edizione on line. Un modo per sopperire alle restrizioni dei tempi odierni. Apprezzabile il tentativo di tenere in vita comunque la manifestazione. Vedremo se altra manifestazioni internazionali del genere terranno la stessa linea o se la situazione sarà migliorata. In attesa di tempi migliori, a chi interessa ecco il link.

2020.italianstreetphotofestival.com/winners-and-finalists-2020/

Segnalo alcuni link interessanti anche all'interno della pagina FB del Festival, tra cui in primis per me una bella serie di Lukas Vasilikos.
Mirko Fambrini Aprile 26 · Commenti: 1 · Tags: street
roberto lanza

pubblico l'intervista a cui facevo riferimento nella precedente pubblicazione.
Pubblichero nei prossimi giorni un'ulteriore intervista a Marco Capovilla

Vincenzo Cottinelli, fotografo ed esperto di questioni giuridiche, ha pubblicato sul sito Fotografa & Informazione www.fotoinfo.net un
ampio, chiaro ed esauriente articolo dal titolo “Il punto sulla Street Photography” in cui esamina le questioni del diritto all’immagine sia
dal lato delle persone fotografate che di quello dei fotografi. Lo intervistiamo.


L’interesse per la privacy e il diritto
all’immagine deriva dalla tua attività
di fotografo o anche da altre esperienze professionali?

Premetto che queste mie risposte, per la
loro brevità, possono portare a conclusioni schematiche, ma l’argomento l’ho
approfondito in modo più ampio nelle
sue motivazioni legali nell’articolo

“Ilpunto sulla Street Photography” (http://tinyurl.com/cottinelli).
E’ proprio l’esperienza fotografica che mi
ha dato lo stimolo a studiare la questione, per le resistenze e i problemi che ho
incontrato durante le riprese in strada e
per la pubblicazione dei ritratti. Inoltre
avvertivo come agenzie, redazioni dei
giornali, colleghi fossero come intimiditi
e succubi per la scarsa conoscenza degli aspetti legislativi. La mia formazione
giuridica e la precedente carriera di magistrato mi hanno agevolato nella ricerca
e nell’analisi dei testi legislativi.

Nessuna delle norme che compongono l’impianto legislativo in materia
prende in considerazione il momento
della ripresa fotografica, tanto che nel
tuo articolo defnisci “la ripresa fotografica come un diritto costituzionalmente garantito”: è esatto dire che
nessun privato può impedire ad un
altro privato la ripresa della propria
persona e del proprio volto se questa
avviene in luogo pubblico?

La risposta è complessa, ma alla fne abbastanza sicura, in via di principio. L’unico limite esplicito nella fase di ripresa
riguarda i detenuti (gli arrestati) e i bambini (non di regola, solo se in condizioni di disagio ambientale), oltre a edifci
e installazioni di interesse militare o di
sicurezza. Nella generalità dei casi, la
ripresa in luogo pubblico è garantita al
“cittadino fotografo” perchè appartiene
ai diritti inviolabili della libertà dei cittadini (art.13 Cost.: divieto di qualsiasi restrizione della libertà; art.21 Cost: diritto
di manifestare liberamente il pensiero e
diffonderlo con ogni mezzo; art.33 Cost.
“L’arte e la scienza sono libere” e anzi meritevoli di sostegno: art.9 Cost.“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura”).
Va poi detto che la ripresa fotografica, su
pellicola o digitale che sia, non dà luogo
ad alcun prodotto definitivo, ma solo ad
una “creazione virtuale privata” che non
ha in quel momento alcun rilievo nella
sfera del fotografato, potendo avere i
destini più diversi che spesso nemmeno
lo stesso autore è in grado di prevedere.
Naturalmente la libertà del fotografo
va esercitata con discrezione e prudenza, sia perché il bello della fotografia di
strada, e in genere delle persone, sta nella freschezza e nella spontaneità che si
perdono se c’è opposizione e conflitto;
infatti l’ordinamento proibisce comportamenti aggressivi e molesti (il cosiddetto “paparazzismo”) come offensivi della
libertà altrui. Queste sono le leggi, ma le
leggi non possono sempre impedire un
comportamento illegale, per esempio
quello del cittadino che, ignorando le
leggi, fa violenza al fotografo. Serve un processo di profonda educazione civica per far conoscere diritti e doveri e in
questo è meritoria l’attività di Fotografia
& Informazione.

Con riferimento all’ultima parte del
tuo interessante articolo, è esatto dire
che non occorre il consenso alla pubblicazione (non serve una liberatoria)
se una fotografia viene in qualche
modo resa pubblica per scopi giornalistici o artistici senza recare pregiudizio al decoro e alla reputazione della
persona riconoscibile?

Coordinando l’interpretazione dei testi
normativi (dalla Legge n.633 del 1941
sul Diritto d’Autore al Decreto Legislativo
30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, c.d.
Legge sulla privacy) e sintetizzando una
casistica molto articolata (che ho illustrato nel mio studio ampio già pubblicato)
si può dire che i principi di fondo siano i
seguenti:
• a) l’interesse pubblico all’informazione
(con la correlata libertà d’informazione
e di stampa)
• b) la libertà della cultura e dell’arte.
Dal primo deriva che non occorre consenso alla pubblicazione di ritratti o di
immagini in cui sia riconoscibile un personaggio pubblico, o un soggetto ripreso in luogo pubblico, o in occasione di
avvenimento di interesse generale. Dal
secondo principio deriva l’esonero dalla
necessità di consenso per la pubblicazione delle immagini fatte a scopi scientifci,
didattici o culturali (perciò è libera la fotografia cosiddetta “artistica” o di reportage). Il Decreto 2003 n.196 è stato percepito come più restrittivo, ma ribadisce
invece questi stessi criteri e aggiunge
anche la libertà di pubblicare le immagini che documentano “dati sensibili”
come orientamenti religiosi o sessuali, se
questi vengono rivelati in pubblico dagli
stessi interessati (ad esempio partecipando ad una processione religiosa, ad
una parata del “gay pride”). In ogni caso
la libertà di pubblicazione senza liberatoria viene meno se la fotografia in sé, o
nel contesto editoriale in cui è collocata,
è idonea a offendere la dignità, il decoro,
la reputazione della persona ritratta.

Abbiamo notato che i soggetti ritratti
reagiscono diversamente a seconda
del mezzo che viene usato; una telecamera è molto più tollerata di una fotocamera. Da dove deriva, secondo te,
questa fobia della macchina fotografica, questo terrore della pubblicazione
delle fotografie e questa strumentalizzazione della legge sulla privacy?

Come ho detto e come ho spiegato nel
mio ampio scritto, c’è una vasta disinformazione sociale sui contenuti della cosiddetta Legge sulla Privacy e una totale
rimozione dei limiti che il cittadino è giusto sopporti in quanto si muove volontariamente e liberamente in spazi pubblici
soggetti al controllo sociale (e quindi
anche alla possibile ripresa fotografica).
C’è poi la confusione fra ripresa e pubblicazione dell’immagine e si ignora che se
non c’è riconoscibilità il problema non
si pone. Tutto questo determina una
pesante menomazione della professione e della libertà artistica del fotografo. Quanto alla differenza di reazione al
mezzo, fotocamera o telecamera, mi verrebbe da dire che è materia più da psicologo che da giurista e fotografo. A mio
parere questo atteggiamento denota la
superfcialità e la vacuità della cultura
dell’immagine attuale: tutti si mettono a nudo su facebook e senza badare
alla propria privacy; tutti si fanno selfie o
scattano senza costrutto milioni di immagini con giocattoli digitali includendo
facce e corpi nell’assoluta indifferenza
dei fotografati. Perché? E’ un gioco privo di senso. Ma se uno porta all’occhio
il mirino di una vera fotocamera, magari
analogica, per riprendere la vita reale,
questo rischia il linciaggio. E’ desolante,
ma è così: bisogna continuare a parlarne,
a denunciare, a informare. E non avere
paura.

roberto lanza Aprile 4 · Commenti: 2 · Tags: privacy, street
roberto lanza

Pubblico un interessante articolo edito dalla rivista
PROGRESSO FOTOGRAFICO
e messo a disposizione gratuitamente dalla stessa sul proprio sito.
Nei prossimi giorni pubblichero anche le interviste menzionate nel'articolo


Privacy e il
diritto a fotografare


Mi pare incredibile ritrovarmi nel 2015
a parlare ancora di diritto all’immagine
delle persone fotografate, legge sulla
privacy e diritto di cronaca. Nonostante
i fiumi di parole e di inchiostro versati
sull’argomento, in Italia - ma non solo
- siamo terrorizzati da una macchina fotografica o dalla pubblicazione di una
foto. Problema esclusivamente culturale, giacché la normativa in merito parla
chiaro e tutela fotografati e fotografanti, salvaguardando privacy, diritto di
espressione e diritto di cronaca.
E’ un impianto legislativo che si fonda su
un principio di buon senso e che dovrebbe essere tenuto presente ogni qualvolta ci si trova a rendere pubblica un’immagine il cui soggetto sia una persona
riconoscibile: esiste un diritto pubblico
collettivo (ad essere informati, ad accrescere la propria conoscenza o a godere
della bellezza di un’opera) che prevale
sul diritto privato alla propria privacy.

Questo buon senso civico fatica ad essere assimilato in Italia, un paese dove
spesso i privilegi del singolo prevalgono
e mortifcano la maggioranza e la collettività, dove lo stesso singolo parla spesso dei propri diritti e pochissimo dei suoi
doveri: un paese insomma dove il senso
civico quasi non esiste.
Se poi la vogliamo vedere anche da un
punto di vista storico-politico non posso
che ribadire quanto ho già detto e scritto più volte: in Italia la fotografia è stata
vista come strumento di propaganda in
epoca fascista e come mezzo di delazione tra la fne degli anni Sessanta e negli
anni Settanta.
In parole povere, sia da destra che da
sinistra, il fotografo è sempre stato considerato uno spione, che è un po’ come
considerare ogni medico uno stregone;
questo retaggio culturale ce lo trasciniamo dietro ancora oggi e credo sia uno
dei motivi (il principale, ma non il solo)
per cui la fotografia non è riuscita in Italia a tenere il passo con lo sviluppo che
invece ha avuto in altri paesi.
É anche per questo che vediamo persone agitarsi davanti ad una telecamera
facendo di tutto per farsi riprendere, e
sono le stesse persone a minacciare un
fotografo con l’occhio al mirino della sua
fotocamera.
Oppure - mettendosi dall’altra parte
dell’obiettivo - è per questo che sentiamo persone indignarsi per una foto
scattata in metropolitana all’insaputa
del soggetto quando le stesse persone gongolano davanti alle riprese realizzate di
nascosto dai giornalisti di Report.
La fotografia avrebbe potuto essere uno
strumento per contrastare la superfcialità e
lo strapotere televisivo anche in epoche in
cui ce ne sarebbe stato un gran bisogno; ciò
non è avvenuto e anche questa opportunità
è stata persa, facendo rientrare anche ottimi
fotografi italiani nel fenomeno della fuga di
cervelli.
La Publicity contribuisce al progresso
della società
La fotocamerafobia dunque ha radici profonde ed è chiaro che i primi a preoccuparsi
di questo atteggiamento siano coloro che si
dedicano alla Street Photography. Vediamo
dunque di fare ancora una volta chiarezza,
tenendo come punto di riferimento un utilissimo articolo scritto da un bravo fotografo che un tempo è stato pure un apprezzato
magistrato, Vincenzo Cottinelli. L’articolo
“Il punto sulla Street Photography” è stato
pubblicato sul sito di Fotografa & Informazione www.fotoinfo.net ed è un contributo
la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria
non solo per i fotografi ma anche per tutti
i giornalisti.
L’articolo parte da un principio fondamentale che è bene ribadire: in Italia esistono pochissimi divieti di ripresa e non riguardano
i privati cittadini. Anzi la ripresa fotografica
è da considerarsi un diritto costituzionalmente garantito quando si svolge in luogo
pubblico.
Come si legge all’interno di più di un documento dell’associazione nazionale fotografi professionisti, nessuna norma prende
in considerazione il momento della ripresa,
ma tutte riguardano la fase in cui viene in
qualche modo resa pubblica un’immagine
fotografica il cui soggetto sia riconoscibile.
Nessun privato può impedire ad un altro privato la ripresa in luogo pubblico della propria persona o del proprio volto.
Scrive in proposito Cottinelli: “Principio della
trasparenza nel luogo pubblico come contrappasso a quello della riservatezza nel domicilio
privato? sembrerebbe ovvio. Invece si dà fato
alla rivendicazione del diritto di “passeggiare
con l’amante”, con proibizione al fotografo di
riprendere i passanti perché la relazione, casualmente, potrebbe essere svelata ai rispettivi coniugi. Atteggiamento ottuso, oltre che
illegittimo, posto che il volto scoperto espone
qualunque passante “birichino” al possibile riconoscimento da parte di testimoni (ben più
pericolosi dell’ignaro fotografo): in strada non
ci può essere privacy, perché c’è publicity (the
state of being in the public eye).”
Questo concetto di publicity deve essere chiaro e diffuso a gran voce, perché già
il fatto che in Italia tutti si riempiono la
bocca con la privacy e manco conoscono il signifcato della parola publicity la
dice lunga sul livello di ignoranza e di
inconsapevolezza.
Ancora Cottinelli: “In nessuna norma costituzionale si rinviene la tutela del volto (o
del corpo) dall’essere visto, guardato, osservato, ripreso, disegnato, fssato su supporto sensibile, quando, beninteso, si trovi
in luogo pubblico; quando si trovi in luogo
privato è protetto dall’inviolabilità del luogo. (...) La strada, la piazza, il bar, il campo
sportivo, i parchi: è questo lo spazio dove
i cittadini possono vivere senza timori e
senza segreti (art.18 Cost.) a viso aperto,
si dovrebbe dire, l’effettività dei loro diritti
inviolabili (di associazione, circolazione,
riunione, manifestazione e diffusione del
pensiero, professione e propaganda religiosa, creazione artistica, ecc.).”
Nessun privato può impedire ad un altro
privato la ripresa in luogo pubblico della
propria persona o del proprio volto.
La legge sul diritto d’autore del 1941
Dunque la vera questione si pone nella
fase di pubblicazione di un’immagine
in cui il soggetto sia riconoscibile. Per
analizzare questi aspetti é utile fare una
breve cronistoria delle norme. Tutto ha
inizio nel 1941 quando i legislatori dell’epoca emanano la legge n. 633 sul diritto
d’autore dimostrando di vederci lontano
perché la norma è tuttora valida, anche
se leggermente aggiustata per renderla
attuale.
In essa vengono elencati alcuni principi
fondanti del diritto di cronaca, contenuti negli articoli 96 e 97, facenti parte del
Capo VI, Sez.II, Diritti relativi al ritratto.
Art.96: Il ritratto di una persona non può
essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le
disposizioni dell’articolo seguente.
Art. 97: Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione
dell’immagine è giustifcata dalla notorietà o dall’ufcio pubblico coperto, da
necessità di giustizia o di polizia, da scopi
scientifci, didattici o culturali, o quando
la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico
o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può
tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in
commercio rechi pregiudizio all’onore, alla
reputazione od anche al decoro della persona ritrattata.
Per gli approfondimenti rimando all’insuperabile articolo di Cottinelli (e all’intervista che pubblichiamo); qui mi limito
all’ambito della Street Photography e
faccio notare che, secondo le norme sopra riportate, è scontata la liceità della ripresa in luogo pubblico e che per la pubblicazione non è necessario il consenso
del soggetto ripreso nel caso di avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o
svoltesi in pubblico, oppure se giustifcata da scopi culturali.
Le leggi del 1996 e del 2003
I concetti ben espressi dalla legge sul
diritto d’autore già nel 1941 (onore e
merito ai legislatori per questa ampiezza
di vedute) vengono ripresi, confermati,
specifcati e resi attuali anche dalla celebre Legge sulla Privacy del 1996 (Legge
675/96), famosa più per aver interpretato
le paure e i retaggi culturali del passato
che per gli elementi di novità introdotti.
Infatti all’articolo 25 si legge: “Salvo che
per i dati idonei a rivelare lo stato di salute
e la vita sessuale, il consenso dell’interessato NON è richiesto quando il trattamento dei dati è effettuato nell’esercizio della
professione giornalistica e per l’esclusivo
perseguimento delle relative fnalità, nei limiti del diritto di cronaca, ed in particolare dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico”.
Si introduce la giusta tutela delle informazioni sullo stato di salute e le abitudini sessuali dei soggetti, ma si conferma
che non è necessario il consenso (la liberatoria) del soggetto riconoscibile se
l’immagine che lo ritrae è pubblicata per
fare informazione e/o riguarda fatti interessanti per la collettività.
Principio ribadito e ancor meglio specifcato nel successivo DLGS n. 196 del
30/06/2003 (e giungiamo ai giorni nostri) in cui al Titolo XII, che ha la chiara
intestazione “Giornalismo ed espressione letteraria e artistica” si concede ampia
libertà se si hanno fnalità giornalistiche
o per manifestare il proprio pensiero.
Nell’art.137, comma 2 si legge che “non è
necessario il consenso dell’interessato” (né
l’autorizzazione del Garante) se il trattamento dei dati (ad esempio l’archiviazione e la pubblicazione di dati, testi o fotografie) è effettuato come attività professionale di giornalisti (art.136, lett.a) e
pubblicisti (lett.b) oppure come attività
amatoriale o free-lance “per la pubblicazione o diffusione occasionale di articoli,
saggi e altre manifestazioni del pensiero
anche nell’espressione artistica” (art.136,
lett.c).
Informazione, diritto di cronaca (anche
occasionale), espressione artistica: la collettività è fnalmente tutelata.
Inoltre il comma 3 dell’art.137 del decreto che ha sostituito la legge sulla privacy
recita: “Possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti
direttamente dagli interessati o attraverso
loro comportamenti in pubblico”.
Questa specifca è molto importante per
chi si dedica alla street photography perché ci dice che non occorre il consenso
alla pubblicazione, ovvero - cito ancora
Cottinelli e lascio a lui la conclusione di
questo articolo - che non ci sono limiti al
trattamento di dati per così dire “di provenienza diretta ed autentica dal soggetto”.
Interessante, molto interessante. In pratica
è un esonero del terzo tipo, una liberatoria
“autoprodotta” (...) Si intravede un allargamento o chiarifcazione dell’esonero, che
non copre più solo le fotografie di persone
dentro fatti, avvenimenti, cerimonie, ma
anche fotografe di semplici comportamenti in pubblico di singole persone. In altre parole è una straordinaria conferma e
uno sviluppo della linea affacciatasi già
nel 1941 e continuata nell’idea della trasparenza in luogo pubblico insita nella Costituzione.
Mostrare gli uomini “as they are” per raccontare la società, signifca concorrere al
suo progresso: mostrare esseri felici fa
bene alla speranza; mostrare uomini e
donne diversi fa bene alla tolleranza; mostrare le sofferenze stimola a rimuoverle
(art.3, secondo comma, Cost.).
Ciò anche a costo di disturbare qualche
privata comodità, qualche disinvoltura,
qualche egoismo. Naturalmente e in tutti i
casi nel rispetto della dignità umana e senza eccessi non necessari, ma anche nel
massimo rispetto della libertà intellettuale
e di opinione. La Street Photography non è
fnita, può continuare, credo. La Legge lo
consente, la Giurisprudenza, speriamo,
anche.

roberto lanza Aprile 1 · Commenti: 3 · Tags: privacy, street