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i grandi maestri: ANSEL ADAMS da roberto lanza blog

Il  bianco  e  nero  nella  sua  massima espressione . Il trionfo della fotografia  di  paesaggio  nella  sua  essenza più  pura. 
Un  inno  alla  natura  serena e incontaminata.
Sono le immagini di Ansel Adams, il fotografo-simbolo dei grandi spazi americani,
universalmente considerato come uno dei grandi maestri della fotografia del Ventesimo secolo.
“Le società, come gli individui, sono nutrite dal sole, dalla terra e da tutte le forme di vita.
Più bellezza nella mente, e più pace nello spirito”.
Con queste premesse, parole di Adams stesso, non stupisce trovare nelle sue immagini la solennità e la grandezza delle montagne,
la luce mistica e irreale che bagna i pae-saggi e illumina i corsi d’acqua,
il minimalismo dei dettagli naturali, come la ripresa ravvicinata di un tronco d’albero morto,
la poesia di una quercia sotto una tempesta di neve.
Un inno alla natura, per cui Adams nutriva una profonda venerazione e per la cui tutela si batté tutta la vita,
contribuendo attivamente alla nascita di importanti aree protette negli Stati Uniti.
Ma non solo. Ciò che colpisce anche l’occhio meno esperto, nelle fotografie di Adams,
è la gamma tonale particolarmente estesa, dai bianchi puri ai neri assoluti, unita ai sorprendenti contrasti.
Pura rappresentazione della realtà? Non esattamente. Così affermava Adams a proposito delle sue opere:
“Molti ritengono che le mie immagini rientrino nella categoria delle “foto realistiche”,
mentre di fatto quanto offrono di reale risiede solo nella precisione dell’immagine ottica;
i loro valori sono invece decisamente distaccati dalla realtà.
L’osservatore può accettarlo come realistico in quanto l’effetto visivo può essere plausibile,
ma se fosse possibile metterli direttamente a confronto con i soggetti reali le differenze risulterebbero sorprendenti”.

Sistema Zonale: un sistema ancora attuale per ottenere tali risultati e mettere in pratica la sua visione artistica
e la sua estetica del bianco e nero Adams, grazie alla sua grande capacità di calcolo e di previsua-lizzazione,
sviluppò quello che è oggi universalmente noto come Sistema Zonale,
un insieme di tecniche, e non di regole, legate  all’esposizione,  allo  sviluppo  e alla stampa,
che fanno da supporto alla creatività del fotografo, permettendogli di esprimere al meglio
la propria chiave di lettura emozionale del soggetto ritratto.
Il Sistema Zonale infatti, non analizza i toni così come li vediamo nella realtà,
ma di come saranno rappresentati e interpretati nella foto finale,
senza tuttavia distorcere la descrizione fotografica essenziale.
Come diceva lo stesso Adams: “Noi, senza percepire determinati valori del soggetto cerchiamo di duplicarlo sulla stampa.
Se  lo  desideriamo, possiamo simulare l’apparenza in termini di valori di densità riflessa,
oppure possiamo restituirlo ricorrendo ad altri valori, basati sull’impatto emotivo”.
Ancora oggi, i tre libri che raccolgono le teorie di Adams sul Sistema Zonale,
La  Fotocamera, Il  Negativo  e La Stampa (editi in Italia da Zanichelli, così come la sua Autobiografia),
rappresentano vere bibbie per chiunque si appassioni di fotografia e di bianco e nero.
Chi pensa che si tratti di vecchie regole  legate  unicamente  alla  fotografia argentica,
e ormai superate per l’avvento del digitale, commette quello che potremmo definire un errore o una ingenuità,
perché anche oggi, in piena epoca digitale e con strumenti di elaborazione delle immagini potenti come Photoshop,
uno scatto ben eseguito resta fondamentale, sia come base per un successivo intervento di postproduzione,
come avveniva in camera oscura, sia per ottenere già al momento dello scatto
una gamma tonale più ampia e per non perdere dettagli, bruciando le alte luci o affogandoli nel nero delle ombre.


Una vita affascinante
La vita del grande fotografo americano è affascinante quanto le sue straordinarie fotografie.
Figlio di Charles Hitchcock Adams, un uomo d’affari, e di Olive Bray, Ansel Adams 
nasce  a  San  Francisco  il  20 febbraio 1902.
Cresce in una casa tra le dune di sabbia del Golden Gate e ha solo quattro anni quando,
a causa di una scossa secondaria del grande terremoto del 1906, cade a terra rompendosi malamente il naso,
fatto che ne segnerà la fisionomia e il carattere per tutta la vita.
Una naturale timidezza e una particolare genialità, unite ai lineamenti resi particolari dal naso deforme,
rendono la vita difficile a scuola per il piccolo Adams.
Più tardi nella vita, lui stesso noterà che per le sue caratteristiche avrebbe potuto essere diagnosticato come “iperattivo”,
ed esiste anche una possibilità che soffrisse di dislessia. Di fatto, gli scarsi risultati e una certa insofferenza alla disciplina convinsero il padre, nel 1915,
a ritirarlo dalla scuola pubblica dopo diversi tentativi di inserimento in vari istituti.
Fu lo stesso Charles Adams, assieme alla zia, a occuparsi della sua educazione tra le mura domestiche.
Citare gli “insuccessi” scolastici potrebbe sembrare superfluo nella biografia di un fotografo,
ma nel caso di Adams que-sto dettaglio è fondamentale:
il risultato più eclatante della sua infanzia solitaria e “diversa” rispetto ai suoi coetanei
fu la gioia che seppe trovare nella natura, che espresse inizialmente nelle lunghe passeggiate sulle sponde,
allora ancora selvagge, del Golden Gate, tra spiagge e dune.
Nasce così, presumibilmente, la sua intensa relazione con il mondo naturale.
A 12 anni impara a suonare il pianoforte, e lo studio della musica sostituisce ben presto l’educazione scolastica tradizionale.
Per una dozzina d’anni il piano sarà la sua occupazione principale e la sua prospettiva professionale più concreta.
Anche se a un certo punto della sua vita la fotografia si sostituirà alla musica,
il piano diede alla sua erratica e frustrante giovinezza sostanza, struttura e disciplina,
così come la precisione e l’attento studio richiesti a un musicista influenzeranno  profondamente
la  sua arte visiva, i suoi scritti e i suoi inse-gnamenti legati alla fotografia.

La passione per il Yosemite National Park

Se l’amore per la natura di Adams fu alimentato dalla zona del Golden Gate in cui crebbe,
la sua vita fu “colorata e modulata dal grande gesto della terra” rappresentato  dal  Yosemite  National Park 
e  dalle  montagne  della  Sierra Nevada, dove trascorse molto del suo tempo dal 1916 fino alla sua morte.
Già dalla sua prima visita la natura selvaggia lo trasformò: tra camminate, scalate ed esplorazioni,
Adams acquisì autostima e iniziò a scattare le sue prime fotografie grazie a un regalo dei suoi genitori,
una Kodak No. 1 Box Brownie, una fotoca-mera introdotta nell’ottobre del 1901 che rimase in produzione fino al 1916.
Nel 1919 si iscrisse al Sierra Club, oggi la più grande e antica organizzazione ambientalista americana,
e trascorse la prima delle sue quattro estati consecutive nella Yosemite Valley come custode del club LeConte Memorial Lodge,
diventando amico dei fondatori del nascente movimento  ambientalista. 
Sempre  lo Yosemite  fu  teatro  dell’incontro  con la sua futura moglie, Virginia Best, che sposò nel 1928 e da cui ebbe due figli.
Il Sierra Club fu determinante per gli inizi di Adams come fotografo: le sue prime foto e scritti apparvero sul Bollettino del Club del 1922,    
e la sua prima esposizione personale fu allestita presso il quartier generale a San Francisco nel 1928.
Un altro evento legato al Sierra Club sarà determinante nella vita di Adams:
nei tardi anni Venti, con la sua macchina fotografica al seguito dell’High Trip,
un viaggio di un mese tra camminate e bivacchi in luoghi selvaggi a cui partecipavano ogni estate almeno duecento soci,
capisce ben presto che è più vicino al guadagnarsi da vivere come fotografo piuttosto che come pianista.
Intorno al 1934 la consacrazione: viene eletto tra i direttori del Club ed è riconosciuto
sia come artista sia come difensore della natura dello Yosemite.
Tuttavia,  l’anno cardine  della  vita  di Adams è il 1927,
quando scatterà la sua prima fotografia interamente visualizzata, Monolith, The Face of Half Dome,
onirica visione di una ripida parete rocciosa dello Yosemite, e intraprenderà il suo primo High Trip.
Sempre nello stesso anno conoscerà il magnate e mecenate Albert M. Bender che,
letteralmente il giorno dopo il loro primo incontro, si metterà al lavoro per la preparazione e la pubblicazione del suo primo portfolio,
Parmelian Prints of The High Sierras.
L’amicizia  e  l’incoraggiamento  di Bender, assieme al suo supporto economico, cambiano drasticamente la vita di Adams.
La sua energia creativa e l’abilità di fotografo sbocciano,
ed egli inizia a credere in se stesso e ad avere la fiducia necessaria per perseguire i suoi sogni.
Il sostegno di Bender innesca la definitiva trasformazione del pianista nell’artista la cui fotografia,
come scrisse il critico Abigail Foerstner sul Chicago Tribunenel 1992,
“ha fatto per i parchi nazionali qualcosa di comparabile a quel che l’epica di Omero ha fatto per l’Odissea”.


La nascita del Gruppo F/64

Anche se la transizione da musicista a fotografo non fu immediata, la passione cambiò rapidamente direzione non appena il magnate entrò nella sua vita,
moltiplicando progetti e possibilità.
Oltre a trascorrere le estati in Sierra Nevada, Adams iniziò a viaggiare di frequente nel Sud-Ovest,
per lavorare con la scrittrice Mary Austin, che nel 1930 pubblicò il magnifico libro Taos Pueblo,
illustrato con le sue fotografie.
Durante lo stesso anno incontrò il fotografo Paul Strand,
che ebbe un fortissimo impatto sul suo lavoro con le sue immagini,
aiutandolo ad abbandonare lo stile “pittorico” che prediligeva negli anni Venti in favore della fotografia “pura”,
di cui Adams diventò poi interprete assoluto.
Nel 1927 incontra Edward Weston, e tra i due fotografi nascono forte amicizia e collaborazione.
La grandezza di Weston e l’energia di Adams porteranno alla nascita, nel 1932, del Gruppo F/64
(ovvero  l’apertura  di  diaframma  più piccola sul grande formato,
quella che consente  la  più  ampia  profondità  di campo e la massima precisione nella resa dell’immagine)
per la promozione della fotografia pura e diretta:
“La pura fotografia è definita come assenza di qualità tecniche, compositive e ideative, che siano derivate da altre forme artistiche”.
In parole più semplici, il Gruppo, del quale fecero parte anche Imogen Cunningham, Sonya Noskowiak e  Willard  Van  Dyke, 
puntava  a  una fotografia che non fosse imitazione di altre forme d’arte.
Male organizzato e dalla vita breve, il Gruppo ebbe però il merito di portare all’attenzione nazionale la nuova visione fotografica:
il San Francisco DeYoung Museum organizzò prontamente una mostra,
e nello stesso anno Adams ebbe l’onore della sua prima personale allestita in un museo.
La sua stella all’inizio degli anni Trenta era in ascesa e nel 1933 Adams si recò per  la  prima  volta  a  New  York, 
per incontrare il fotografo Alfred Stieglitz, che  lui  considerava  il  suo  massimo ispiratore.
Tra i due nasce un rapporto intenso che darà ottimi frutti, con mostre prestigiose, la pubblicazione dei primi articoli tecnici di Adams
e del suo primo libro, Making a Photograph.
Nella sua Autobiografia, scritta nel 1985, Adams dichiarò:
“Steiglitz mi insegnò quello 120che divenne il mio primo comandamento:
l’arte è l’affermazione della vita”.
 Il riconoscimento della sua arte tuttavia non alleviò la pressione economica a cui Adams era sottoposto,
che lo costrinse a impiegare la maggior parte del suo tempo come fotografo “commerciale”,
ma ciò non gli impedì di portare avanti i suoi slanci artistici.

La seconda guerra mondiale ed il dopoguerra

Collaborò  con  la  grande  fotografa Dorothea  Lange  per  Fortune  e Time,
raccontò per immagini nel 1943 la vita degli Americani di origine giapponese internati presso il Manzanar War Relocation Center
durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo l’attacco di Pearl Harbour,
lavorò come consulente per Edwin Land, inventore della Polaroid,
pubblicò  il  volume  di  straordinario successo Yosemite  and  the  Range  of Light,
che vendette oltre duecentomila copie, fece delle sue fotografie poster e calendari
per renderle accessibili anche al grande pubblico, ricevette tre borse di studio dalla fondazione Guggenheim,
fu eletto nel 1966 membro dell’Academy of Arts and Sciences e, nel 1980,
fu insigni-to dall’allora presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter della più alta onorificenza civile del Paese,
la medaglia presidenziale della libertà.
Un altro momento storico fu la grande retrospettiva che il Museo d’Arte Moderna di New York gli dedicò nel 1979:
in quell’occasione, Time gli dedicò la copertina, primo fotografo a godere di questo privilegio nella storia della prestigiosa rivista.
Nel 1984, anno della sua morte, una vasta area che protegge uno tra i più spettacolari massicci della Sierra Nevada,
originariamente denominata Minarets Wilderness nel 1964, divenne l’Ansel  Adams  Wilderness,
e l’anno successivo venne battezzata con  il  suo  nome  una  vetta  di  3.584 metri,  sempre  nella  Sierra  Nevada.
Il  cantore  della  magnificenza  della natura ha tuttavia superato con il suo genio anche i confini di questa Terra che tanto amava,
per portarne la bellezza nello spazio: due immagini di Adams infatti, Snake River and Grand Tetons  e Golden Gate Bridge,
sono state inserite nel Voyager Golden Record, il disco che viaggia sulle prime due navicelle del Programma Voyager,
lanciato nel 1977, e che raccoglie suoni e immagini scelte per spiegare vita e cultura del nostro pianeta
a forme di vita extraterrestre o alla razza umana del futuro. 

















fonte: TUTTI FOTOGRAFI


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Anna Marogna
Anna Marogna Grazie Roberto per queste note fotografiche  i  fondamentali sono sempre attuali  :) Ciao
Piace · Risposta · 1 piace questo · Marzo 10
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Glauco Guaitoli
Glauco Guaitoli Grazie molte Roberto per aver riportato alla ribalta queste note su quello che io considero il "mio" Maestro.
Non solo per la sua opera fotografica, ma anche - o soprattutto - per il suo pensiero riguardo l'ambiente naturale, la sua conservazione e, naturalmente, la sua rappresentazione fotografica.
Purtroppo non ho avuto l'onore di conoscerlo personalmente, ma attraverso i suoi libri, i suoi scritti e le sue immagini mi considero (forse immeritatamente) enormemente arricchito.
Grazie molte Roberto per aver riportato alla ribalta queste note su quello che io considero il "mio" Maestro.
Non solo per la sua opera fotografica, ma anche - o soprattutto - per il ...Vedi altro
Piace · Risposta · 1 piace questo · Marzo 10
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Enrico Maniscalco
Enrico Maniscalco Grazie, Roberto. Per gli amanti del paesaggio (anche se non solo per loro) Ansel Adams continua a essere un intramontabile punto di riferimento.
Piace · Risposta · 0 piace questo · Marzo 11
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Giuseppe Contino
Giuseppe Contino Molto interessante e stimolante , per me che scatto  nelle mie passeggiate nella natura sarà premura , appena si torna alla normalità , passare in biblioteca a cercare i suoi libri , una sola domanda : qual è la differenza tra lo stile  pittorico e la fotografia pura ? Comunque grazie per queste note , cordialmente BeppeMolto interessante e stimolante , per me che scatto  nelle mie passeggiate nella natura sarà premura , appena si torna alla normalità , passare in biblioteca a cercare i suoi libri , una sola domanda ...Vedi altro
Piace · Risposta · 1 piace questo · Marzo 14
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roberto lanza
roberto lanza Le carte de visite e tutte le immagini prodotte in tirature elevate risultavano di bassa qualità
a causa della meccanizzazione dell'inquadratura e dello sviluppo.
Alcuni laboratori imposero però uno stile estetico più ricercato, producendo ritratti più attenti al carattere del soggetto,
utilizzando pose audaci, inquadrature più ravvicinate e illuminazioni studiate.
A capo di questi laboratori troviamo solitamente dei pittori, scultori o artisti riconvertiti alla fotografia,
che adottarono le tecniche delle arti maggiori anche nel nuovo procedimento.
Si fecero portatori di questo nuovo corso gli studi di Nadar,
un parigino dalla forte personalità che si rese noto anche per la prima fotografia aerea della storia
nel 1858 a bordo di un pallone aerostatico corredato da camera oscura, e il laboratorio di Étienne Carjat.
Davanti ai loro obiettivi si trovarono molti dei più importanti personaggi del periodo,
come Charles Baudelaire, Gustave Courbet e Victor Hugo.
Ambientazioni particolari, drappeggi di velluto e luci soffuse esaltarono il soggetto,
e dove non arrivava la scenografia si utilizzò il ritocco della fotografia,
ammorbidendo i segni dell'età o cancellando imperfezioni.
La tecnica del ritocco è stata sempre un'attività discussa tra chi intende la fotografia come un documento della realtà e
chi vuole uno strumento flessibile per migliorare o realizzare la visione artistica del fotografo.
L'approccio estetico alla fotografia richiese l'adozione di alcune tecniche per introdurre degli effetti pittorici
e rendere l'immagine comparabile al dipinto, per questo furono utilizzate la doppia esposizione e il fotomontaggio.
L'artista svedese Oscar Rejlander utilizzò trenta negativi diversi nella famosa immagine Le due strade della vita del 1857,
mentre il fotografo Gustave Le Gray, per eliminare l'effetto della solarizzazione a cui erano soggette le emulsioni di quel periodo,
espose due negativi con tempi diversi, uno per il cielo e uno per il paesaggio, stampandoli poi insieme.
Questa tecnica è tuttora utilizzata per estendere la latitudine di posa.
Nel 1858 l'immagine Fading away di Henry Peach Robinson, raffigurante una giovane ragazza sul letto di morte circondata dai suoi parenti,
venne criticata a causa del soggetto drammatico, ritenuto non opportuno per un'immagine fotografica,
considerata ancora solo uno strumento per documentare la realtà e non per interpretarla artisticamente.
Se da un lato la fotografia si adoperò per imitare la pittura,
quest'ultima utilizzò sempre più frequentemente il dettaglio prodotto dalle fotografie come studio per la realizzazione dei quadri.
Ne fecero uso William Powell Frith per Derby day e anche Eugène Delacroix
per la gestualità dei personaggi, nonché altri pittori del periodo.
Nel 1866 Peter Henry Emerson dichiarò la fotografia arte pittorica,
elogiando l'utilizzo della neonata tecnica di stampa al platino, della fotoincisione
e della sfocatura controllata per sfumare il soggetto,
anche se in seguito ritrattò dichiarando che la fotografia era inferiore alla pittura.
Nonostante questo, la fotografia pittorica o pittorialismo conquistò diversi circoli fotografici,
come il Klub der Amateur-Photographen che nel 1891 organizzò una mostra con immagini
scelte secondo il gusto estetico di una giuria di scultori e pittori,
a cui seguì una serie di esposizioni annuali intitolate The Photographic Salon organizzate dal circolo Linked Ring.
Nel 1894 fecero la comparsa al Photographic Salon delle immagini prodotte da Robert Demachy
con il procedimento alla gomma bicromatata, che rendeva l'immagine molto simile ad un dipinto o ad un disegno.
Protagonista delle mostre europee, direttore della rivista fotografica Camera Work, Alfred Stieglitz fondò il 17 febbraio 1902
il circolo fotografico Photo-Secession insieme a importanti fotografi affermati
come Edward Steichen, Clarence White, Edmund Stirling.
Fotografo brillante e acuto innovatore, Stieglitz utilizzò diversi procedimenti fotografici
e fu tra i primi a utilizzare un apparecchio portatile per foto artistiche,
lasciando ai posteri splendide immagini in ogni genere fotografico.
L'inizio del nuovo secolo vide la negazione della fotografia come imitazione della pittura,
a cui seguì quindi l'abbandono di tutte quelle tecniche che trasformavano l'immagine simulando i tratti del pennello.
Il nuovo corso propendeva verso la fotografia pura, diretta, come strumento estetico fine a sé stesso.
Nacque quindi nella prima metà del '900 negli Stati Uniti il movimento della Straight photography,
che invitò i fotografi a scendere nelle strade della gente comune e della classe operaia,
ritraendo cantieri, metropoli, cieli drammatici, alla ricerca della forma pura o ripetuta,
 astratta, estetica comune al cubismo e ai nuovi movimenti artistici derivati.
A questo nuovo movimento contribuirono autori come
Paul Strand, Charles Sheeler, Edward Steichen, Edward Weston.
L'opera di quest'ultimo, alla ricerca della tecnica perfetta e della nitidezza assoluta,
diede spirito ad un'associazione di fotografi in cui figuravano
Ansel Adams, Imogen Cunningham, John Paul Edwards, Sonya Noskowiak, Henry Swift, Willard Van Dyke e lo stesso Weston
per la formazione del Gruppo f/64, dal valore in cui il diaframma fornisce la migliore resa ottica
(col formato 24x36 si potrebbe parlare idealmente di f/8) ed una buona profondità di campo nitido.
Infatti il Gruppo f/64 operava per lo più con attrezzature di grande formato a corpi mobili,
proprio per ottenere maggiore risoluzione, ingrandimenti e qualità fotografiche,
sfruttando anche le possibilità di controllo del banco sulle riprese. 

La straight photography ("fotografia diretta")
è una tendenza del linguaggio fotografico che nasce nella prima metà del Novecento in opposizione alla corrente del pittorialismo
e in generale a ogni forma di manipolazione dell'immagine estranea alle specificità linguistiche del mezzo,
o a quelle che venivano riconosciute come tali.
La locuzione compare per la prima volta nel 1904, sulla rivista fondata da Alfred Stieglitz,
Camera Work, in un articolo del critico d'arte Sadakichi Hartmann.
Ebbe il suo centro nevralgico negli Stati Uniti, in relazione alla diffusione della fotografia documentaria,
alla nascita della figura del fotoreporter e alla crescente attenzione di matrice giornalistica
nei confronti delle grandi questioni sociali.
In questo senso si inserisce il messaggio della straight photography:
qualunque cosa in grado di alterare la fotografia rende automaticamente meno puro lo scatto e, quindi, meno vero.
Tecnicamente, questo significa un netto distacco dall'utilizzo di filtri o obiettivi pre-esposti e di particolari procedimenti di sviluppo e stampa.
Le carte de visite e tutte le immagini prodotte in tirature elevate risultavano di bassa qualità
a causa della meccanizzazione dell'inquadratura e dello sviluppo.
Alcuni laboratori impo...Vedi altro
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Ivan Catellani
Ivan Catellani Grazie Roberto per questa interessante documentazione biografica di un grande della Fotografia. Un saluto. Ivan 
Piace · Risposta · 0 piace questo · Marzo 15
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