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I ravioli al ragù e la rappresentazione del prevedibile da Enrico Maniscalco blog


Difficile resistere: basta un fumante e succulento piatto di ravioli al ragù, che per la gola è subito festa.Un successo indiscusso e intramontabile, il suo. Perché sebbene qualche piccola variazione sul tema tu te la possa pure concedere - negli ingredienti o nelle quantità - la ricetta è e resta quella lì, fiera regina della casa, sempre pronta ad accogliere il commensale di turno, a sua volta sempre pronto a ripresentarsi all'appuntamento.

Lui, il ristoratore, lo conosce bene, il commensale. Perché grazie al suo piatto di ravioli al ragù riesce a catturarlo e a riempire il locale, ogni domenica; e pure nei giorni feriali se la cava discretamente.

Nel tempo si è specializzato. Ha migliorato la qualità della materia prima. Ha modulato le dosi per un migliore equilibrio dei sapori. La trattoria ha via via consolidato fama e presenze. E lui, il ristoratore, è facile che sorrida, perché la strada è ormai tracciata e ben definita. Sa che potrà cavalcare la tradizione, senza la necessità di rischiare azzardi. E quando magari gli capita di sentire di quelle nuove cose che suonano pure un po' stravagante, borbotta tra sé e sé, e tira dritto.


Anche il fotografo, come quel ristoratore, porta in dote nel bagaglio menu il suo gustoso piatto di ravioli al ragù.Lo porta in dote quando l'immagine che propone al tavolo vuole il successo nell'immediato impatto visivo; quando in quell'immagine pare adagiarsi sulla soffice comodità della tradizione, e infine legge e rappresenta uno spezzone di realtà, senza discostarsi da una statica materialità oggettiva.



Molte delle foto che scattiamo fanno fatica a discostarsi da quella statica materialità. Molte non si discostano per niente. Con l'avvento degli smartphone, poi, ne è pieno l'universo di immagini che non si discostano, o addirittura si allineano, si assuefanno allo standard, al cliché canonico. Consapevolmente, o inconsciamente. 

Talvolta raggiungiamo pure un alto grado di perizia, di competenza tecnica, e produciamo immagini anche di notevole effetto, fin da subito gradevoli e apprezzate, ma che dopo una prima consumazione sembrano arrestarsi, non ci conducono oltre, ci fanno scivolare sulla futilità della loro superficie patinata.

Produciamo quelle immagini, e ricevendone l'apprezzamento decidiamo fiduciosi di procedere in quella direzione, replicando il nostro schema abitudinario e consolidato. Come il nostro ristoratore adagiato sul comfort consolidato e immutabile dei ravioli al ragù, evitiamo di addentrarci nel terreno insidioso della ricerca, della nouvelle cousine.


Eccoci quindi a ragionare della sindrome dei ravioli al ragù che colpisce il fotografo. E lo colpisce ovunque, in ogni campo, in ogni genere.

Due su tutti, però, meglio di altri si prestano a quei sintomi: il ritratto e il paesaggio.


Partiamo dunque dal ritratto, con alcuni esempi.



Inquadratura frontale, sorriso, luminosità, bokeh.

Un classicissimo: qui la ricetta gastronomica viene seguita in maniera perfino scolastica.

Sullo sfondo del piatto, il trito fine del ragù vive da protagonista il suo ruolo altrimenti da comprimario, finendo per esaltare ulteriormente le aspettative del palato.



Nuovamente inquadratura frontale e luminosità, arricchite però da un leggero azzardo dinamico, come un lieve movimento ondulato, più accidentato, nel bordo del raviolo. Sopra un letto di salsa apparentemente più fluido.



Inquadratura frontale. Sorriso contagioso. Sguardo vivo.Qui il piatto si fa più ricco e vezzoso, come se il profumo del ragù catturasse i sensi ancora prima dell'assaggio: il gusto si accompagna così a un'atmosfera frizzante, inebriante.



Inquadratura frontale. L'aristocrazia del bianco e nero. Lo sguardo intenso, quasi sensuale.

L'ultima trattoria si propone con un piatto più elegante e sofisticato. Il taglio del raviolo è pulito, ordinato, solenne. Hai subito la sensazione di un impatto sobrio, al gusto, con l'aggiunta, poi, di quel pizzico di cacio sapientemente adagiato su un lato, e che pare tracciare alcune cifre romane.



I quattro ristoranti autori dei quattro piatti hanno tutti un punteggio molto elevato, su Tripadvisor. I commenti sono numerosi e puntano quasi sempre all'eccellente.



Restiamo al ritratto, ma proponendo ora alcuni esempi che tracciano un'altra via, e si discostano dallo stato di comfort.



Comincio da qui, da questo fulgido esempio di alta cucina: il famosissimo ritratto di Igor' Fëdorovič Stravinskij, eseguito da Arnold Newman.

In questa rappresentazione, un singolo ingrediente del piatto diviene pieno protagonista (il pianoforte, la musica), e illumina con la sua forza prepotente l'attore e soggetto principale, il musicista, relegato sì in un angolo, ma come fosse al centro.

Pesi e amalgama sono straordinari. Tre stelle Michelin, nessuna menzione su Tripadvisor.



Qui lo scultore Auguste Rodin, ritratto da Gertrude Kasebier.

Se ne vede solo il profilo, importante, su una stazza che si intuisce imponente.

La ripresa è addirittura di schiena (una ricerca gastronomica sopraffina e del tutto fuori dagli schemi, un po' come se i ravioli al ragù rinunciassero al ragù), ma la potenza visiva e compositiva ci conducono comunque a intuire la forza carismatica e austera del personaggio.



Qui invece un ritratto di Alfred Hitchcock, eseguito da Richard Avedon.

Uno sguardo che non è uno sguardo, ma che suggerisce una proiezione verso l'oltre, stimola il lato misterioso della fantasia. Un ingrediente assente - l'iride, come fosse il nostro ripieno dei ravioli - la cui assenza viene oltremodo esaltata, fino a diventare fortemente presenza.



Concludo la parentesi sul ritratto fuori dagli schemi, con questa foto di Massimo Cavalletti ricavata dagli archivi di Maxartis, che coniuga la potenza narrativa alla semplicità espressiva. I ravioli al ragù sono finiti. 
Riporto le note con le quali a suo tempo l'avevo commentata.


Leggerezza, innocenza, spensieratezza. Un'immagine dolce e delicata che di colpo annienta ogni attrito, e ti riappacifica col mondo. Quanta serenità e speranza in quel sorriso... Il gioco, poi, non fa solo da sfondo, ma pure da accompagnamento "musicale", come l'orchestra oppure il coro alle spalle del solista. Una bellissima, struggente, emozione "bambina".  



Passiamo ora ai ravioli al ragù nel "paesaggio".



Una bella palla rosso fuoco poco sopra l'orizzonte. Il mare. Il volo leggero di un pugno di uccelli. Un'immagine che potremmo anche appendere in salotto, per l'indubbia atmosfera.Quanta pace e bellezza. Un successo sicuro. Come quando il ripieno del raviolo, così come un tramonto, non mostra margini di incertezza, e conquista la gola senza esitazioni.



L'impagabile fascino esotico di un'isola immersa in un mare verde smeraldo.Aria di vacanza, respiro, evasione. La bellezza della natura che cattura l'istinto di fuga.Qui il matrimonio tra la leggerezza della pasta del raviolo e la ricchezza del ripieno si fa più vivo, corroborato dall'enfasi di un ragù particolarmente voluttuoso.



In questo caso poche pretese. Una classica panchina in primo piano. Rami di un albero a fare da cornice. Scenario di montagna, neve, vacanzieri. Aria fresca.Un piatto di ravioli standard, ma sicuro di sé. Ben presentato, e senza troppo cacio. Sai di poterlo gustare con la dovuta lentezza, e intatto piacere.



Il magnetismo un po' ruffiano del riflesso. Una gradevolezza già scontata di suo, per le sue simmetrie, il suo ordine matematico che alimenta il rigore della mente ma anche il gusto romantico dell'estetica.Un piatto di ravioli dalla presentazione elegante, raffinata. Quasi pensi che siano di produzione industriale, tanto son perfetti. Ma il gusto è gradevole, seppure casalingo.



Ora proviamo di nuovo ad allontanarci dallo stato di comfort.



Questa è "Moonrise", l'immagine forse più famosa del grande Ansel Adams.Luci e atmosfera, incorniciate in quell'imperioso e seducente bianco e nero, nemmeno consentono di inquadrarlo nella nostra metafora gastronomica.



Questa è invece una proposta di Franco Fontana, con il suo inconfondibile stile.I ravioli al ragù sono uno sbiadito ricordo, e lasciano il terreno a una sofisticata ricerca di nuova sintesi di ingredienti.



Vista di Chicago, autore Trey Ratcliff.Per certi versi un eccellente piatto di ravioli al ragù, ma così ben strutturato e originale (nelle linee compositive e nel colore), da discostarsi in modo significativo dalle tradizionali proposte di trattoria casalinga.



E anche qui chiudo con un'immagine ricavata dagli archivi di Maxartis: "Bled" di Primiano D'Apote.

Il particolare contrasto di luci conferisce alla scena un'atmosfera carica di suggestione e mistero, enfatizzata dal ricorso all'ampia gamma tonale di un deciso bianco e nero.


Qui sotto la stessa località, servita nel suo tranquillo letto di ragù.





Le foto che ci hanno preceduto, qui mostrate a rappresentare la metafora del piatto di ravioli al ragù, sono foto che ho scattato io (tutte tranne l'ultima di Bled), e giacciono comode nelle cartelle del mio hard disk. Sempre pronte per i nuovi invitati a pranzo.


Una corrente di pensiero, oggi molto in voga anche nella nostra comunità, etichetta la ricetta dei ravioli al ragù con appellativi sdegnosetti e riduttivi, come a significare ciò che è scontato, ripetitivo, la replica perenne di una noiosa rappresentazione del prevedibile.

Credo che invece si possa, in fondo, esprimere un'opinione differente, che per quanto sembri andare d'accordo con quel concetto di rappresentazione del prevedibile, provi comunque a regalare una sfumatura più generosa, e meno elitaria.

Perché se il gusto personale per quel piatto è sempre vivo e imperituro; se migliaia e migliaia di tavole imbandite, grazie a quel piatto continuano imperterrite ad accogliere astanti; non vi è ragione per disincentivarne il successo; non vi è ragione per screditarne la fama. E infine, dunque, viva i ravioli al ragù!


Ma proprio in questo, proprio in questa benevola e accondiscendente accettazione del facile e reiterato successo, sta pure la ragione in più per celebrare lo spirito di colui che vorrà invece proporsi nel nuovo cimento: la ricerca di un rinnovato e originale connubio tra dosi e ingredienti; all'orizzonte il miraggio di una quarta forchetta.




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Bruno Tortarolo
Bruno Tortarolo Grande Enrico, è il caso di dire che siamo di fronte ad una Gustosissima rassegna fotografica dove ai vari generi corrisponde un comune denominatore che, come quel ragù, è rappresentato dal "sapere" fotografico e dal contributo alla irrinunciabile estetica dell'immagine, quest'ultima spesso dimenticata in proposte al limite della decenza prendendo troppo alla lettera termini come ad esempio "social". Un lavoro che mi piace molto nella sua originalità, non nel senso di novità, ma di genuinità, insomma un lavoro TUO tralasciando comode ma poco impegnative citazioni. Grazie.Grande Enrico, è il caso di dire che siamo di fronte ad una Gustosissima rassegna fotografica dove ai vari generi corrisponde un comune denominatore che, come quel ragù, è rappresentato dal "sape...Vedi altro
Piace · Risposta · 0 piace questo · Dicembre 22 '19
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Santo Algieri
Santo Algieri Grazie Enrico, apprezzabilissima rassegna di tipologie fotografiche "condite"  e presentate con gradevole originalità. Un caro saluto.
Piace · Risposta · 0 piace questo · Dicembre 23 '19
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Cavalletti Massimo
Cavalletti Massimo Interessante e originale metafora questa dei ravioli al ragù. Complimenti per averla pensata e per come l'hai sviluppata. Onorato che tu abbia usato una mia foto accanto a quelle di grandi maestri per illustrare come sia possibile cucinare un piatto tradizionale con un gusto nuovo e una presenza originale, anche se non sono proprio del tutto sicuro di meritarmelo. Grazie e buone feste.Interessante e originale metafora questa dei ravioli al ragù. Complimenti per averla pensata e per come l'hai sviluppata. Onorato che tu abbia usato una mia foto accanto a quelle di grandi maestri per...Vedi altro
Piace · Risposta · 0 piace questo · Dicembre 23 '19
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roberto lanza
roberto lanza ottimo lavoro, bravo!! L'augurio è che si legga anche fra le righe...:wink:  ro
Piace · Risposta · 0 piace questo · Dicembre 24 '19
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Anna Marogna
Anna Marogna Un bel regalo di Natale che arricchisce ... ed una buonissima e ricca cena fotografica . complimenti e grazie ...Buone Feste
Piace · Risposta · 0 piace questo · Dicembre 24 '19
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Ivan Catellani
Ivan Catellani Ottimo lavoro Enrico, gustosissimo nella lettura e nel contenuto: il paragone non fa una grinza, è azzeccatissimo. Il messaggio è che fare una buona foto in termini tecnici può essere abbastanza facile per tanti, creare invece quel plus che ti fa esclamare wow, che attrae l'attenzione, che te la fa ricordare nel tempo è quanto fa la differenza, ciò che fa "il fotografo" rispetto al "fotografante", ovvero passare dal prevedibile all'imprevedibile. Complimenti e Buone Feste. Ivan Ottimo lavoro Enrico, gustosissimo nella lettura e nel contenuto: il paragone non fa una grinza, è azzeccatissimo. Il messaggio è che fare una buona foto in termini tecnici può essere abbastanza facil...Vedi altro
Piace · Risposta · 0 piace questo · Dicembre 26 '19
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Tiziano Banci
Tiziano Banci Letto con piacere. Bel confronto. Bravo. Tiziano 
Piace · Risposta · 0 piace questo · Gennaio 4
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Da Enrico Maniscalco
Aggiunto Dicembre 22 '19

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