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La foto di paesaggio - Prima parte (mare e mareggiate) da Bruno Favaro blog


INTRODUZIONE La foto paesaggistica è forse uno dei generi fotografici più praticati, se non quello più praticato in assoluto, ed apparente anche quello con meno difficoltà oggettive: un bel panorama è a disposizione di tutti, sempre e comunque, basta conoscerne la locazione ed esso sarà sempre lì ad aspettarci.

Ed invece, forse proprio per l'essere così inflazionata e nazional popolare, è estremamente difficile riuscire a fare il salto di qualità da una anonima foto cartolina ad una ottima foto di paesaggio ben realizzata e ben interpretata.

Ho diviso il mio scritto in due capitoli. Nel primo si parla esclusivamente di mare, onde e mareggiate. Se riuscirete a leggerlo sino in fondo senza affondare troverete poi un capitolo sul paesaggio classico. Cercherò di trasferire le mie esperienze dirette in materia e di raccontare il mio modo di operare, sperando che possa esservi utile.

Gli utenti più anziani si ricorderanno di questo mio lavoro, che era già apparso sul primo MaxArtis. Le note scritte sono rimaste più o meno le stesse, con qualche aggiunta e qualche integrazione. Le fotografie sono invece molto cambiate, e sono tutte mie foto o di Utenti attualmente presenti ed attivi sul nostro Sito.

Se preferite potete scaricare questo stesso scritto in formato pdf qui:


https://drive.google.com/file/d/1KEVPN-RZguNo6yesvDiLkBrEXcSalgUo/view?usp=sharing



A PROPOSITO DI MARE E DI ONDE.... 

Abitando in Liguria e vista la conformazione della mia regione stretta tra mare e monti, la foto di paesaggio per me si identifica spesso con inquadrature marine, e comunque il mare ben difficilmente non è presente. Non c'è molta differenza tra fotografare una marina o un paesaggio terrestre dal punto di vista tecnico: i concetti sono esattamente gli stessi così come l'approccio.

Proprio volendo essere pignoli occorre forse un pizzico di attenzione in più per l'esposizione, visto che il mare ha una superficie estremamente luminosa soggetta a forti riflessi. Ma questi sono tecnicismi che qualsiasi Utente di Maxartis sa come affrontare e risolvere. E' mia intenzione invece condividere con voi alcuni accorgimenti spiccioli che trovo utili e che derivano dalle migliaia di scatti che ho effettuato al mare.

Mi soffermerò principalmente sulla fotografia alle onde, che sono il mezzo con cui il mare ci mostra la sua forza, e che poi sono la vera "novità" rispetto ad una immagine classica di paesaggio.

Parlo di "onde vere", cioè dallo stato del mare molto mosso sino al mare molto agitato, onde che possono raggiungere diversi metri di altezza. Le mareggiate si ripetono solitamente con frequenza di uno o due episodi veramente significativi all'anno nei casi più fortunati (fortunati per il fotografo e non per le spiagge che le subiscono ovviamente) e questo essere molto rare ne aumenta il fascino, come tutte le cose a cui è molto difficile poter assistere.

Non si possono preventivare né richiedere a comando e quando capita di poterne essere partecipi l'emozione è comunque grandissima, a prescindere dall'aspetto fotografico. Lo spettacolo è epico e va colto al volo, meglio quindi avere già chiaro come muoversi e quali tecniche usare. Io vi racconto come è il mio modo di agire, sperando che anche a voi capiti di poter fotografare il mare quando è veramente "arrabbiato" e che quanto scrivo vi possa servire.



Come si fotografa una mareggiata?

Credo che la prima cosa da dire sia assolutamente questa: bisogna averne un grande rispetto ed anche un po' di paura, senza vergognarsene. Dobbiamo trovare un punto che ci permetta una buona visuale ma che contemporaneamente garantisca la nostra sicurezza al cento per cento. Se siamo su una spiaggia NON arriviamo fin dove la sabbia è bagnata anche se apparentemente il mare non si vi si spinge più: se il mare ci è arrivato una volta, lì ci arriverà sicuramente ancora, ed un'onda può avere una forza dirompente anche a molta distanza da dove inizia a frangersi ed a risalire la spiaggia.

Attenzione anche all'attrezzatura fotografica: durante una mareggiata l'aria è piena di salino, che in caso di forte vento di mare può sconfinare anche dalla spiaggia per arrivare alla strada ed alle prime case. Il salino oltre ad abbassare la nitidezza dell'immagine si deposita sulle lenti e sul corpo macchina e, ritornati a casa, è necessario preventivare una bella pulita generale: non ci sono santi, è un tributo che bisogna pagare al mare per lo spettacolo che ci ha offerto!

Motivi di sicurezza e di salvaguardia della macchina fotografica ci obbligheranno quindi a stare almeno a 20-30 metri dall'onda. E questo ci fa già capire che spesso sarà necessario un medio tele, se non un tele, se vogliamo un primo piano dei marosi.

Uno zoom è preferibile per la comodità di variare rapidamente l'inquadratura. Detto questo, credo che il modo migliore di fotografare le onde sia quello di cercare un taglio in diagonale, come vedete nelle immagini che vi propongo di seguito.



Bruno Favaro - Mareggiata a Ge-Pegli




Bruno Favaro - Surf a Varazze



Alberto Bongiorno - Camogli



Bruno Favaro - Varigotti



Federico Putignano - Islanda



La diagonale è sempre vincente dal punto di vista compositivo, qualunque sia il soggetto della foto, ma se il soggetto è l'onda consente anche di vederne al meglio l'intero sviluppo e a mio avviso ne aumenta l'efficacia visiva e la sensazione di potenza. Se la diagonale inquadrata poi è sufficientemente lunga solitamente si possono osservare tutte le fasi dell'onda, dalla sua formazione al momento in cui la cresta comincia a precipitare verso il basso per gravità sino a quando poi si frange sulla battigia tra mille schizzi per trasformarsi infine in candida spuma , diventando del tutto innocua solo un attimo prima di finire la sua corsa verso terra.

Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza dei meccanismi che regolano la dinamica delle onde (dai venti che le generano sino alla forma e profondità dei fondali a riva che ne regolano la formazione) consiglio vivamente il libro "Wave watching: lo spettacolo delle mareggiate in Liguria" edito da Hoepli e scritto da Natale Gallino, Alessandro Benedetti e Luca Onorato. Oltre ad essere una lettura interessantissima dove il rigore scientifico si sposa con un piacevole linguaggio divulgativo, è anche, e soprattutto, un bellissimo libro fotografico a tutti gli effetti con immagini stupende e mozzafiato...No, no, non ce n'è neanche una mia, purtroppo! E nemmeno conosco gli autori o ne sono parente. Ma se vi piace il mare non lasciatevelo scappare, è un foto-libro imperdibile per gli amanti del genere.



Che tempo di scatto usare per fotografare un'onda?

Dipende naturalmente da quello che si vuole ottenere. Se vogliamo congelarla perfettamente dovremo usare un tempo veramente breve, naturalmente rapportato all'ottica che stiamo usando, e comunque non inferiore a 1/250 di secondo, ma valori attorno a 1/1000 o più brevi ancora sono ideali per fermare ogni singola goccia. 

 


Foto di Alberto Bongiorno



Se viceversa vogliamo rendere fluida l'acqua il tempo di scatto più appropriato dipenderà ancora di più dall'ottica impiegata e dalla distanza, e consiglio di visionare ogni scatto sul monitor della macchina ed apportare le correzioni del caso sino ad ottenere l'effetto che ci eravamo prefissi.

  Primo D'Apote - Varigotti


Una cosa è importante secondo me: avere bene in testa che tipo di fotografia vogliamo e non scendere a compromessi. Quando fotografo le onde è uno dei rari casi in cui imposto la priorità dei tempi invece che la priorità dei diaframmi, proprio per ottenere l'effetto che voglio. Una soluzione a mezza strada, e cioè un'onda che non è né mossa né ben congelata, per me non ha una buona resa fotografica e soprattutto sembra scattata "per caso". Ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, o se vogliamo la bravura del fotografo nel trovare una coppia tempo/diaframma vincente, come nelle immagini seguenti di Alberto Bongiorno e Mario Vani:


Foto di Alberto Bongiorno



Foto di Mario Vani


Se possibile vi consiglio di scattare brevi raffiche: da un momento all'altro l'onda cambia forma e non è facile centrare il momento migliore, anzi, è spesso demandato alla fortuna, e la fortuna è meglio aiutarla aumentando il numero degli scatti sperando di ottenere quello che ci soddisfa. Provate a scattare una raffica veloce di 3 o 4 fotografie nel momento topico in cui l'onda inizia a "rotolare" e visionatele poi a monitor: vi accorgerete che ogni scatto ha una sua "personalità" perché bastano pochi decimi di secondo di differenza per avere forme completamente differenti, più o meno gradevoli dal punto di vista fotografico. Ma le onde sono una diversa dall'altra anche per dimensione.

Nel libro che vi ho suggerito questo argomento è trattato diffusamente ed in modo molto interessante ma richiederebbe troppo tempo per descriverlo interamente. Mi limito a riportare che misurando un campione qualsiasi di 100 onde successive e facendone la media si può affermare statisticamente che il 10% delle onde potranno avere altezza doppia dell'onda media e ci potrà essere un'onda massima con altezza circa tre volte dell'onda media.

Uno scarto niente male! Questo vuol dire ad esempio che in caso di mare agitato, tipico di una "normale" mareggiata e cioè a forza 5 secondo la scala Douglas convenzionalmente adottata come misura della forza del mare, in un insieme arbitrario di 100 onde consecutive secondo tale scala ci aspetteremo altezze medie comprese tra 1,7 e 2,7 metri.

Già non si scherza, ma attenzione: lo studio statistico appena enunciato ci dice che il 10% delle onde potrà avere altezze doppie e quindi tra circa 3 e 5 metri, e che potrà anche arrivare un'onda massima attorno ai 7 metri. Le misure sono calcolate in mare aperto, ma anche avvicinandosi alla costa non è che si scherza.... Inoltre il periodo dell'onda (cioè la distanza temporale tra un'onda e l'altra) in una mareggiata tipica è di circa 10 secondi, e quindi ci vogliono circa 1000 secondi per 100 onde, cioè più di un quarto d'ora: capito perché è meglio non arrivare fin dove la sabbia è bagnata anche se il mare è quasi un quarto d'ora che non arriva più fino a lì? L'onda massima potrebbe giungere improvvisa da un momento all'altro! Le mie due foto seguenti documentano due momenti idi situazioni al limite della sicurezza


Bruno Favaro - Il temerario (Boccadasse)




Bruno Favaro - Come può uno scoglio arginare il mare... 



Giusto per dare ancora qualche riferimento, ed attingendo sempre dal solito libro, vi posso ancora raccontare che nella mareggiata del 1 e 2 gennaio 2010 qui in Liguria la boa di misurazione di La Spezia segnalò un'onda massima di quasi 8 metri. La foto che vi propongo di seguito la scattai proprio durante quella mareggiata, ma l'onda di 8 metri non è certo questa che ho fotografato, perché sono arrivato sul luogo dello scatto (faro di Camogli) quando il mare era già un po' calato:


Bruno Favaro - faro di Camogli durante la mareggiata del Gennaio 2010


Ed infine, la più grande mareggiata che si ricordi dal secolo scorso fu quella del 1955: ci furono onde con altezza massima di 11-13 metri (cioè come un palazzo di 4 piani), la diga foranea a protezione del porto di Genova fu colpita da questi marosi giganteschi con spruzzi che si innalzarono sino a 150 metri (sì, centocinquanta) come riportano le cronache dell'epoca con documenti fotografici. La diga foranea fu letteralmente distrutta per un tratto lungo 300 metri e le navi in porto furono esposte alla furia del mare ed alcune addirittura si rovesciarono.

Il mare raggiunse lo stato di "mare grosso", cioè forza 7, che è il massimo livello raggiungibile da un bacino chiuso come il Mediterraneo: di più non è possibile fisicamente, perché ci sarebbe bisogno di una rincorsa più lunga per aumentare ancora, ed il Mediterraneo è troppo piccolo.

Sugli Oceani invece si può raggiungere forza 9, con onde superiori ai 20 metri. Oltre poi c'è la leggenda! Cosa c'entrano tutti questi dati con lo scattare immagini? Assolutamente niente, ma spero che vi facciano venire una voglia matta di fotografare una mareggiata, perché vi garantisco che è una bellissima esperienza! Ma ritorniamo alla fotografia: è importante, se possibile, inserire nello scatto un elemento di grandezza nota per far capire le dimensioni del fenomeno, e siccome in mare quando c'è burrasca non c'è assolutamente niente (altrimenti affonderebbe) bisogna allargare l'inquadratura per cercare elementi del paesaggio che svolgano questa funzione comparativa. Si perderà un po' del primo piano delle onde, ma le onde

stessa acquisteranno le giuste proporzioni e ne guadagneranno in maestosità. Nella mia precedente foto del faro di Camogli avevo introdotto proprio il faro ed il molo con l'intento di fargli svolgere la funzione di "metro di misura". Di seguito altre quattro mie immagini nelle quali l'elemento umano nella prima e nella seconda, la nave nella terza e gli edifici nella quarta svolgono (anche) la funzione di comparazione dimensionale.

Bruno Favaro - Chi non rischia non piglia pesci...



Bruno Favaro - Un surfista affronta una grande onda a Varazze



Bruno Favaro - Mare agitato, ma bisogna partire!



Bruno Favaro - Mareggiata a Camogli


E' possibile però, e anche molto divertente, scattare dei veri e propri "ritratti" all'onda, cioè renderla protagonista assoluta dello scatto con inquadrature molto ravvicinate con l'uso di un buon tele.

Anche se il soggetto è apparentemente sempre lo stesso, otterremo invece immagini una diversa dall'altra, perché ogni onda è davvero differente dall'altra e, come ho già detto, ogni singolo istante della stessa onda ha la sua particolarità.  


  Bruno Favaro - Ritratto all'onda


C'è da notare inoltre che ogni spiaggia ha una sua conformazione caratteristica che influenza il modo con cui i marosi si frangono. E se poi siamo in prossimità di una scogliera avremo anche il bonus degli spruzzi che si innalzano altissimi, anche se i 150 metri del 1955 restano un episodio unico. Di seguito alcuni esempi.


Bruno Favaro - Una grande onda si frange sul molo di Varigotti



Bruno Favaro - Spruzzi e schizzi nella Baia dei Saraceni (Varigotti)



Splendido pinnacolo catturato da Roberto Canepa - Sestri Levante/Riva trigoso


Ma tutto questo è niente in confronto all'onda seguente, la mitica onda catturata da Fabio Bellavia sul lungomare di Cuba. Ma del resto l'Oceano ha gioco facile sul Mediterraneo..


Foto di Fabio Bellavia - Cuba



La forma dell'onda dipende anche dal momento. Se la burrasca è ancora in corso i venti saranno impetuosi ed avremo il mare "vivo", cioè con onde spettacolari ma sgraziate che spesso interferiscono l'una con l'altra, magari annullandosi oppure sommandosi come potenza, con pinnacoli imponenti e con creste che nascono e scompaiono talvolta ancor prima di arrivare a riva.


Bruno Favaro - Mareggiata a Sestri Levante

Se invece la burrasca ormai si è placata ed il vento è cessato o addirittura si è trasformato in vento da terra, allora avremo il mare "lungo", l'onda avrà magari dimensioni leggermente inferiori ma acquisterà in eleganza e ritmo, diventando una ordinata e maestosa sequenza di cavalloni che si abbattono sulla riva con pulsante regolarità. Spesso il cielo si aprirà e ci regalerà una buona luce consentendoci finalmente tempi rapidi. E' il momento della mareggiata che preferisco. Nella mia foto seguente la luce mi ha regalato un momento particolarissimo.


Bruno Favaro - "Incendio" in mare (spiaggia di Pegli)

Riassumendo direi che fotografare un primo piano di un'onda a campo stretto è un po' come fare una street: si può aiutare la sorte scegliendo un luogo adatto, ma solo dopo aver visionato lo scatto sapremo se avremo veramente colto l'attimo giusto. E ribadisco il concetto dell'utilità dello scatto a raffica, iniziando la sequenza dal primo momento buono e continuandola fino a che la forma dell'onda continua a piacerci. Io ho fatto centinaia di scatti alle onde, e questa che vi propongo di seguito, ad adesso, è quella che mi soddisfa di più perché ha la grinta necessaria, gli spruzzi sono ben congelati ed ha una sua gradevolezza estetica che mi ricorda un occhio, anche se l'onda perfetta la sto ancora cercando!


 Bruno Favaro - L'occhio dell'onda



Il mare come “paesaggio”

Mi avete seguito sino qui senza bagnarvi con gli spruzzi delle onde? Bene! Ora non correte più nessun pericolo di questo tipo, perchè il mare non è solo burrasche e cavalloni, il mare vuol dire anche marine incantevoli e scenari naturali senza pari. Vi propongo di seguito una serie di immagini che sono un piccolissimo campione di tutte le bellissime immagini che si possono trovare nella galleria del nostro Sito. 



Foto di Enrico Maniscalco



 Foto di Marco Carnevali



Foto di Michela Favaro




Foto di Nicola Marongiu




Foto di Primo D'Apote




Foto di Fabio Rubino




Foto di Massimo Cavalletti




Foto di Antonio Calò




Foto di Alberto Orlandi




Foto di Eraldo Parodi




Foto di Ornella Locatelli




Foto di Nicola Picciau




Foto di Federico Putignano




Foto di Antonella Giroldini



Foto di Ninni Prestianni




 E per finire concludo con queste immagini che ben descrivono quello che per me rappresenta il mare. Certo, onde e mareggiate sono elementi naturali che mi affascinano e che mi danno la gioia di ritornare bambino nell'osservarli, ma il mare per me rappresenta soprattutto un luogo di meditazione, direi quasi di introspezione. E proprio per questo ne sono un assiduo frequentatore nei periodi invernali, al di fuori della calca estiva. Senza contare che in inverno ci sono i tramonti migliori, con una luce ed una atmosfera impagabili.




Bruno Favaro - Meditazione




Roberto Lanza - Il vecchio ed il mare (Vedo che anche per Roberto il mare significa meditazione)





Bruno Favaro - La luce del tramonto




Bruno Favaro - Tramonto a Camogli





Ringrazio tutti quelli che sono arrivati sino qui, e vi do appuntamento alla prossima puntata, dove si parlerà sempre di paesaggio ma in senso generale, con tante altre immagini prese sempre dagli album di MaxArtis.


Bruno 





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roberto lanza
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Da Bruno Favaro
Aggiunto Giugno 25

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