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AL CINEMA! da teresa zanetti blog

Marina è una donna fantastica.

Una giovane donna davvero fantastica.

Lavora come cameriera in un locale underground. Prende lezioni di canto lirico. Ha molti amici.

Ama un uomo che può essere suo padre, anzi, che ha un figlio più grande di lei di qualche anno.
E quest'uomo così apparentemente distante per età, cultura, ceto sociale, la ricambia, teneramente.

Appassionatamente.

Tanto che per stare con lei ha lasciato una moglie e una figlia di sette anni.
Ma ... il giorno del compleanno di Marina, dopo aver adeguatamente festeggiato, al ristorante prima e a casa poi, lui viene colto da un malore.
La corsa in auto sino all'ospedale si rivela inutile e evidenzia solamente come si possa passare in un istante dalla felicità alla disperazione.

Anche perché Marina si trova ad affrontare qualcosa che mai avrebbe previsto: lo scatenarsi nei suoi confronti del pregiudizio.

Già perché avevo dimenticato di scrivere che i documenti di Marina dicono che lei è lui e il suo nome è Daniel.
SI può essere detestati per ciò che si sente di essere?

In un paese machista del Sudamerica come è il Cile, in cui la dittatura di destra ha lasciato il posto a
altra destra, la risposta è certamente sì.
E però Marina è tenace e il suo uomo lo amava davvero.

Ed è orgogliosa di quello che è, così come orgogliosi di lei sono i suoi amici, che la comprendono e la
amano.
Così come orgoglioso di lei era il suo uomo. Sulla cui bara si scatenano le ingordigie della famiglia "regolare" e solo Marina resta a piangerlo una volta che tutti se ne sono andati, non senza prima averla umiliata,
insultata, malmenata ...
E la speranza in un futuro migliore si libra, alla fine, sulle note del largo di Haendel che Marina canta, finalmente, su un palcoscenico.
Scena più bella: quella in cui Marina cammina contro il vento che le si scatena contro, con gran turbinare di polvere e foglie e che è metafora del vento di odio che spira contro di lei.


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Da teresa zanetti
Aggiunto Novembre 12

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