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Articoli utenti sul blog

teresa zanetti
"Dove sono le crocifissioni?" chiesi.

Indicò una cassa di legno.

"Dove verranno esposte?".

Sulla parete prima di svoltare per prendere l'ascensore. Gli ultimi quadri che si vedranno. Il climax.

"Sono preoccupato, Anna".

"Lo so che sei preoccupato. Ma non posso permettermi di assecondare la tua preoccupazione, Asher Lev. Ora sei un avvenimento".

"Alcune persone saranno ferite da questi quadri".

"Sì? E allora? Molte sono state ferite dall'Olympia. Da Le déjeuner sur l'herbe. Dagli impressionisti. Da Cézanne. Da Picasso. Asher Lev, cosa vuoi che faccia?".

"Queste sono le persone che io amo".

"Asher Lev, faresti meglio a prestare attenzione a questa faccenda delle tasse e a dimenticarti per il momento del fatto di ferire la gente. Lasciati andare al tuo sentimentalismo ebraico quando torni a Brooklin".

Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev, Garzanti, 1991

roberto lanza
Ogni volta che si usano le parole arte o artista in
relazione ai miei lavori fotografici, avverto una
sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo
impiego che si fa di tali termini. Mi considero una
fotografa, e niente altro.
Tina Modotti

Assunta Adelaide Luigia Modotti  Mondini, abbreviata in Tina Modotti (Udine, 17 agosto 1896Città del Messico, 5 gennaio 1942), è stata una fotografa, attivista e attrice italiana. È considerata una delle più grandi fotografe dell'inizio del XX secolo, nonché una figura importante e controversa del comunismo e della fotografia mondiale.

Tina Modotti è una delle poche donne dell'epoca apprezzata per una capacità in un'attività in cui fino ad allora si erano contraddistinti soprattutto uomini: fotografia e fotoreportage. La sua esperienza nel campo fotografico è galoppante, dopo la frequentazione del fotografo Edward Weston da cui apprende le basi della fotografia, è la Modotti stessa a sviluppare ben presto un suo proprio stile utilizzando la fotografia «come strumento di indagine e denuncia sociale», Nei reportage, in quella che altri fotografi definirono "fotografia di strada" la Modotti aveva idee ben precise, infatti cercò mai effetti "speciali", a suo avviso la fotografia lungi dall'essere "artistica" doveva denunciare "senza trucchi" la realtà nuda e cruda in cui gli "effetti" e le "manipolazioni" dovevano essere banditi.


roberto lanza 7 ore fa · Commenti: 1
teresa zanetti
Trascorremmo questo periodo di nove anni, dal diciannovesimo al ventottesimo, cadendo e traendo in agguati, fra inganni subiti e attuati, in preda a diverse passioni, pubblicamente praticando l'insegnamento delle discipline cosiddette liberali, occultamente una religione spuria, superbi nel primo, superstiziosi nella seconda, vani in entrambi ...

Agostino, Confessioni

teresa zanetti Ieri, 08:06
roberto lanza
 La fotografia è una questione di mantenere tutti i
pori della pelle aperti, così come gli occhi. Molti
fotografi, oggi, pensano che indossare la tenuta da
fotografo, il giubbotto con le tasche e tutte le Nikon,
li renda fotografi. Ma non è così. Non si tratta solo
di vedere. Ma di sentire.
Don McCullin

Donald McCullin è un fotografo e fotoreporter britannico, noto particolarmente per i suoi reportage di guerra e per le sue immagini sui conflitti urbani.


roberto lanza Ieri, 04:57
teresa zanetti
C'era pure un intero scaffale brulicante di animali lanuginosi: orsi polari, tigri, cervi, centauri, zebre, scimmie ed elefanti, tutti smarriti senza speranza in un bosco verdeggiante fatto di panno e ovatta colorata. Dall'orologio a muro schizzava fuori ogni quarto d'ora un cucù che non cantava, emetteva solo un rauco latrato.

Misero Hillel seduto in poltrona. Era una poltrona fonda attorniata da grandi filodendri: vi si rannicchiò dentro con i suoi pantaloncini e la maglietta, raccogliendo a sé le gambe.

Stava meditando a proposito dei fanatici, dei quali papà aveva aveva detto che sanno sempre esattamente cosa è bene e cosa è male e cosa è giusto fare, e si chiedeva con un certo sgomento se papà e mamma non fossero per caso fanatici anche loro, solo che lo tenevano nascosto: in fondo anche loro due sapevano sempre tutto.

Amos Oz, Il monte del cattivo consiglio, Feltrinelli, 2011

teresa zanetti Settembre 18
roberto lanza
 Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto
producono dieci immagini diverse, perché, se è vero che
la fotografia traduce il reale, esso si rivela secondo
l'occhio di chi guarda.
Gisèle Freund

Gisèle Freund, l'artista di origine tedesca, nazionalizzata francese, che rappresenta una delle voci più sensibili dei primi anni del fotogiornalismo al femminile.
Laureata in sociologia e attratta da sempre dalla letteratura, Gisèle divenne fotografa per caso, dopo la sua fuga dalla Germania nazista, nel 1933, recando con se un rullino di foto che testimoniava la violenza dei nazisti contro gli studenti dissidenti.


roberto lanza Settembre 18
teresa zanetti
Da oggi il BUONGIORNO! della domenica sarà sostituito (più o meno a quest'ora serotina ...) da questo invito AL CINEMA!


Non sto a farla troppo lunga, il cinema è una delle mie passioni (ci vado almeno una volta alla settimana, alcune settimane anche due, nei periodi di follia anche tre). Ha "qualcosa a che fare" con la fotografia e con le storie che mi piace ascoltare, leggere, raccontare.

Per cui ... fatevene una ragione e naturalmente ... Buontutto a tutti

TereZ


DUNKIRK - regia Christopher NOLAN, direttore della fotografia Hoyte Van HOYTEMA, musiche Hans ZIMMER


Ho visto il film due venerdì fa, in uno dei cinema cittadini che dispongono delle ultime tecnologie in fatto di schermo e suono.


Dunkirk, quindi. Ovvero come fare apparire gloriosa la fuga.


Tanto per rinfrescarci la memoria, la battaglia di Dunkerque si svolge a inizio guerra (la seconda guerra mondiale), nella settimana a cavallo tra la fine di maggio e i primi di giugno 1940.

I Tedeschi, grazie alle loro Panzer Divisionen, avanzano rapidamente: le Ardenne, la Mosa, e poi via, sempre più a ovest, sino alla Manica, costringendo le armate francesi e il corpo di spedizione britannico (circa 400.000 soldati) nel cuneo tra il Belgio e il Nord della Francia. Armate che, tentato, e subito fallito, un contrattacco, ripiegano sulla costa e vengono infine salvate con un'evacuazione via mare che ha del miracoloso e del fortunoso insieme.

L'operazione disorienta (anche se solo per poco) "il nemico" e gli alleati, sebbene siano allo sbaraglio, abbiano perso in mare tutto l'equipaggiamento e non siano quindi più in grado di combattere, avendo scampato la cattura e una sicura prigionia ben peggiore della morte stessa, salutano la fuga alla stregua di una vittoria.


Il film è il racconto, con uno sviluppo circolare, di quei momenti disperati.

Una settimana sulla terraferma, su una spiaggia interamente coperta di uomini distrutti, disposti in interminabili file, in attesa di salire su ogni sorta di mezzo marino (ivi compresi mercantili e imbarcazioni civili allo scopo requisiti dalla Royal Navy).

Un giorno in mare, per consentire l'arrivo delle imbarcazioni sino a Dunkerque e la partenza; con i Britannici a rivendicare il loro "diritto a salvarsi per primi" (rispetto ai Francesi), essendo l'evacuazione una loro idea; con ogni singolo uomo, di fronte a se stesso e alla paura della morte facendo la fine del topo in trappola, a inventarsi ogni sorta di stratagemma per riportare a casa la pelle.

Un'ora nei cieli, con gli Spitfire a coprire dall'alto le truppe in attesa, bombardate dalla Luftwaffe.


La fotografia di Van Hoytema è a dir poco sensazionale, basti dire che, per ottenere un effetto "immersivo", ha utilizzato la cinepresa in formato panoramico IMAX (25 kg di peso) a mano, come se fosse una comune videocamera (per questo è più che mai opportuna la visione in un cinema che disponga di mezzi idonei).


Le musiche di Zimmer accompagnano con il giusto pathos tutto il racconto.


PS: Se ci andate perché siete fan sfegatati di Kenneth Branagh, fate attenzione: la sua parte è poco più di un cameo (ma molto ben recitato!).

roberto lanza
 In fondo la fotografia è un modo più sbrigativo per
fare una scultura.
Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe è stato un fotografo statunitense. La maggior parte delle sue foto è realizzata in studio.


roberto lanza Settembre 17
teresa zanetti
Quando ho iniziato a scrivere questo blog, sceglievo io i brani da proporvi, a uno a uno, secondo la mia memoria e lo stato d'animo del momento.

Ora lascio che siano i libri che ho letto a parlarmi.

Guardo la libreria, leggo i titoli, osservo le copertine ... Ogni giorno ce n'è uno che si mette in evidenza, come a dirmi "scegli me! Non ricordi le ore che abbiamo trascorso insieme? Sono io quello giusto per il 'Buongiorno!' di oggi!".

E quando l'ho preso in mano lo poso con la costa sulla scrivania e lascio che si apra alla pagina che vuole, solitamente quella su cui sono stata più a lungo, in corrispondenza della quale, sulla costa, si è creato un solco più profondo.

E il primo punto in cui si posano gli occhi è quello dal quale parto.


- Arà! Fuosko-san desu-ka? - Non ho neppure avuto il tempo di affacciarmi alla porta che m'hanno riconosciuto! Altro che Urashima Taro; proprio l'opposto; mi sembrava di essere stato assente quindici anni e son stato via quindici minuti. L'accoglienza è straordinariamente cordiale ed affettuosa. Perfino Nicky e Midy sono trascinati nell'onda dei benvenuti, loro che forse non avevano mai messo piede in un posto così giapponese. Notizie di tutta la famiglia, ricordi, un correre affannoso di donne, un fruscio di kimono, un suono di fusuma che si aprono e chiudono, tè, biscotti, dolci giapponesi che sanno di pino, di ciliegio, di mare. Ora veramente deliziosa, da riempire il cuore di gioia.

Il cielo s'è fatto intanto più cupo; la madreperla è divenuta ragnatela, soffice e lanosa come un panno; la luce si diffonde uguale, tranquilla, vecchissima sul mondo. E' meglio far presto a vagare pel giardino, forse vuol piovere. Tutti stanno conversando nella maniera più animata; gli uomini di macchine fotografiche (sì, anche il bonzo ha una magnifica Nikon, con gli ultimi obiettivi di grande luminosità), le donne non so di cosa, ma comunque cinguettano a cascatelle.

Fosco Maraini, Ore giapponesi, Corbaccio, 2010

roberto lanza
Penso che un corso di fotografia dovrebbe essere obbligatorio in tutti i programmi scolastici perché ti fa non solo guardare il mondo, ma anche vederlo.
ro


roberto lanza Settembre 16 · Commenti: 1
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