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roberto lanza
Con questo articolo, diviso in due parti, vorrei provare a fare
un pò di chiarezza sulla STREET PHOTOGRAPHY,
un genere praticato da molti anche sulle pagine di MaxArtis.
Ma molte delle foto pubblicate come street , a mio personale parere,
non rientrano in questa categoria.
Naturalmente sono considerazioni personali ed opinabili,
regole scritte non esistono.
Sarebbe però,interessante conoscere anche il Vostro parere,
potrebbe nascerne una bella discussione, costruttiva
come se ne facevano molte un tempo sul veccho Max.

Per illustrare l'articolo ho selezionato
foto trovate nelle varie gallerie
tra gli utenti di Max Artis.
Voglio ringraziarli,
sono validi esempi per meglio chiarire quello che ho scritto.


Concludo facendo mia un’affermazione di Joel  Meyerowitz
uno street photographer nella tradizione di HCB e Robert Frank,
anche se lavora esclusivamente a colori.
Joel  Meyerowitz afferma di non essersi mai sentito legato
a nessuna disciplina fotografica:
la fotografia di strada è l'unico mezzo che non deve nulla
alla pittura e alle altre arti plastiche, è puramente fotografia.

Ecco è puramente fotografia, nulla di più.

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prima parte



Si sente spesso parlare di street photography,stile fotografico,
ma in quanti conoscono davvero questo stile e la sua essenza?


L'errore più comune fra chi prova a cimentarsi
nella street photography è
considerare street photography qualsiasi immagine scattata
in strada, foto a caso che, prima o poi,
regalano qualche scatto accettabile,
ma in realtà, è un'altra cosa.
E' un genere che cela un mondo sconfinato dove è facile perdersi.

Wikipedia ne da questa definizione:

La street photography ("fotografia di strada") è un genere fotografico
che vuole riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee in luoghi pubblici
al fine di evidenziare aspetti della società nella vita di tutti i giorni.
Tuttavia, la street photography non necessita
la presenza di una strada o dell'ambiente urbano.
Il termine “strada” si riferisce infatti ad un luogo
generico ove sia visibile l'attività umana,
un luogo da osservare per catturarne le interazioni sociali.
Di conseguenza il soggetto può anche essere del tutto privo di persone
o addirittura un ambiente dove un oggetto assume delle caratteristiche umane.
Molti fotografi di strada proprio per questo tipo di reportage sociale
rientrano in quella che è stata definita: scuola umanista.


foto Mario Vani


foto Andrea Di Luzio


foto Livio Prandoni


foto Massimo Cavalletti


foto Raffaello Ferrari




L'inquadratura e il tempismo sono degli aspetti chiave di quest'arte;
lo scopo principale infatti consiste nel realizzare
immagini colte in un momento decisivo o ricco di pathos.
In alternativa, uno street photographer può ricercare
un ritratto più banale di una scena come forma di documentario sociale.



foto Adolfo Fabbri


foto Antonella Giroldini


foto Cesare Salvadeo


foto Fiamma Magnacca


foto Ivan Catellani


foto Elis Bolis



Tuttavia ci sono dei punti chiave che identificano questo genere.
L’aspetto fondamentale è la spontaneità ,
una foto di street è un’immagine colta al volo (quasi “rubata”),
un vero estratto della realtà :
non ci sono persone in posa e niente è costruito a priori.
Il secondo punto che identifica le foto di strada è la presenza umana.
Il soggetto deve essere la persona, o l’effetto che ha all’interno dell’ambiente.
La fotografia di strada non deve essere banalizzata in un ritratto all’aperto
e neppure in una foto documentaristica all’interno della città .
Occorre cercare con attenzione le situazioni che meglio si prestano
a raccontare in un unico scatto un evento particolare,
una foto che possa “vivere” da sola e che spieghi qualcosa
creando interesse in chi osserverà  poi la fotografia.

Nella street photography ci sono altre particolarità ,
usate spesso in questo genere, come ad esempio l’utilizzo del bianco e nero
per enfatizzare il momento catturato senza la distrazione del colore,
concentrando l'attenzione sul messaggio.
Oppure una componente ironica che rende l’immagine maggiormente interessante.


foto Enrico Maniscalco


foto Mirko Fambrini



foto Pietro Collini




foto Salvatore Rapacioli



foto Santo Algieri


foto Maurizio Berni



foto Michela Favaro


foto Vania Bilancieri

roberto lanza Giugno 18 · Voti: 4 · Commenti: 30
roberto lanza

Corso Italia, è qui che Faber scrisse La canzone di Marinella, è qui che abitò in gioventù.


https://www.youtube.com/watch?v=3pDyZPBYEFI



Dopo la Foce,
citata spesso come ne Le acciughe fanno il pallone,
si trovava il Roby Bar,
quel ritrovo di artisti e personaggi bizzarri tra Via Cecchi e Casaregis
che Gino Paoli ricorderà in una delle sue canzoni:
tra quei quattro amici al bar c’era anche Fabrizio.


https://www.youtube.com/watch?v=LXGcsstqKHw



Poco distante è il Vico Dritto di Ponticello,
oggi fagocitato da Piazza Dante,
cantato nella colorita e bellissima A duménega,
in cui nell’antica Genova la processione domenicale
delle prostitute sbeffeggiate dalla cittadinanza, si trasforma
nelle crude parole del cantautore in un schiaffo al bigottismo imperante.


https://www.youtube.com/watch?v=7qiQZOBa9pg



Passando per via Roma fermatevi
ad assaggiare un dolce all’antica confetteria Romanengo
e la mente volerà al naufragio della London Valor.


https://www.youtube.com/watch?v=u6U95pHb95U



Il luogo più conosciuto
e rappresentativo del personaggio De Andrè è stato il suo personale
tempio musicale: il negozio di Gianni Tassio in Via del Campo al 29.


Gianni Tassio


Via del Campo 29 rosso, aperto nel 2012,
ricco di cimeli e vinili originali.
Luogo mitico e indimenticabile dove le copertine originali
dei dischi di Fabrizio riempivano la vetrina,
chiuso dopo pochi anni dalla morte del titolare, grande amico di Faber, nel 2010.

La via in tutto il suo insieme è cambiata radicalmente,
ma se si chiudono gli occhi si può sentire nelle mente una
voce profonda cantare:


https://www.youtube.com/watch?v=BMSAM4nSYM0


 

Don Andrea Gallo (Campo Ligure, 18 luglio 1928 Genova, 22 maggio 2013)
è stato un presbitero e partigiano italiano,
di fede cattolica e ideali comunisti, anarco-cristiani e pacifisti,
prete di strada fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.


« I miei vangeli non sono quattro... Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo Fabrizio De André,
un cammino cioè in direzione ostinata e contraria.
E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori. »
(Don Andrea Gallo, da una intervista a Rai Tre
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Con le note a fior di bocca, raggiungiamo i suggestivi portici
di Sottoripa protagonisti negli anni ’50 delle nottate di De André
insieme all’amico Paolo Villaggio: uno dei locali frequentati allora,
Il Ragno Verde,
è citato nel romanzo Un destino ridicolo scritto da Faber e Alessandro Gennari.




Lungo questi portici, dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco,
ci sono anche i porticati pubblici più antichi d’Italia,
databili al XII secolo, oltre ai famosi Palazzi dei Rolli.



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Da un libro di don Gallo

"L'ho conosciuto quando era ragazzo non ancora autore affermato.
De André faceva parte del gruppo di anarcoidi tiratardi che,
quando la sera a Genova chiudeva tutto, anche i casini,
si davano appuntamento al Ragno verde, un locale, giù al porto,
dove si facevano le ore piccole.
Insieme con lui Paolo Villaggio e tanti altri.



A poca distanza, in Piazza Cavour
si può sentire ancora il vociare del mercato ittico inserito insieme
a contributi audio dalle zone portuali,
in Crêuza de mä.
Da ascoltare in cuffia magari sedendosi su una panchina
al fondo della Via al mare Fabrizio De André, intitolata al cantautore nell’anno della scomparsa.



Da visitare percorrendo
ripide e suggestive crêuze è il quartiere di Sant’Ilario,
dove ammirare un panorama incredibile ascoltando l’intramontabile
 Bocca di Rosa: dalla stazione ferroviaria ormai in disuso perché soppressa,
si ripercorre la vicenda della rivoluzione amorosa
portata in paese dalla donna. In una teca una scultura
a libro contenente un acrostico,l’acrostico rosa per l’appunto,
la celebra ancor oggi.

https://www.youtube.com/watch?v=JrFjFOjxYyA

https://www.youtube.com/watch?v=r2L5MJdTCFI



cimitero monumentale di Staglieno - Genova

roberto lanza Giugno 8 · Commenti: 2
roberto lanza

2011


Karl Lagerfeld. I suoi scatti non hanno bisogno di presentazione, almeno per chi ama la moda.
E il suo sguardo, che si traduce in opere perfette, elegantissime,
per il Calendario del 2011 presenta un tema decisamente ambizioso: gli Dei.
Accompagnati da donne stupende, del calibro di
Isabeli Fontana, Bianca Balti,Heidi Mount, Lara Stone, Natasha Poly, Iris Strubegger, Elisa Sednaoui e Magdalena Frackowiak,
sono protagonisti cinque uomini, primo fra tutti il suo modello-musa
Baptiste Giabiconi. La bellezza maschile è in mostra, con muscoli scolpiti e pettorali importanti.




2012


Mario Sorrenti. La trentanovesima edizione è stata affidata a Mario Sorrenti,
primo fotografo italiano a contribuire alla storia di un oggetto divenuto un vero e proprio cult.
Napoletano di nascita, ma newyorkese di adozione, Sorrenti ha scelto la Corsica e i suoi aspri paesaggi
per dare vita a ‘swoon’, l’estasi catturata dalle immagini.
"L’intensa relazione che si crea tra fotografo e la sua musa rappresenta l’essenza per creare
un forte dialogo estetico che porta alla sublimazione della bellezza naturale.
In ‘swoon’ ho quindi posto i corpi a diretto contatto con la natura,
che li accoglie come fossero un suo prolungamento,
in una serie di immagini in cui roccia e scogli, terra e tronchi, cielo e mare si trasformano in scenografie che ospitano i corpi.”,
ha spiegato Mario Sorrenti. Un anno dopo Giove, Era e gli altri dell'Olimpo, si torna sulla terra.
Con immagini altamente sofisticati per l'estrema naturalezza con cui sono state realizzate.
E quei nudi così poetici, fiore all'occhiello del lavoro del fotografo italo americano.




2013


Steve McCurry.

Il nome di Steve Mc Curry è legato al National Geographic,
su cui ha pubblicato moltissimi reportage dal mondo e quella foto della ragazza afghana
che ha fatto il giro di tutto il mondo.
Il Calendario cambia faccia e torna a una versione casta della sensualità,
accompagnata da un'idea piuttosto nuova: affidare gli ascatti a un fotografo racconta storie.
Così il Brasile, insieme alle modelle, è protagonista del Calendario.
"Ho cercato di coniugare gli elementi che caratterizzano la cultura, l'economia e il paesaggio brasiliano
con l'elemento umano" spiega McCurry.
"La fotografia rappresenta per me un importantissimo mezzo espressivo per raccontare
grandi e piccole storie di vita quotidiana".




2014

Il mitico Calendario, che proprio in quest'occasione compie 50 anni.
E per festeggiare in modo degno tale ricorrenza,
il gruppo di viale Sarca ha deciso, per una volta,
di buttare all'aria le convenzioni e stupire il mondo con un'iniziativa inaspettata.
Alla faccia di tutti quelli che si lambiccavano il cervello cercando di capire chi fossero i protagonisti del Cal 2014
(fotografi e modelle), la Pirelli ha infatti deciso di utilizzare
gli scatti commissionati nel 1985 al maestro Helmut Newton ma mai resi pubblici,
ché per l'edizione 1986 venne usato invece il servizio realizzato da Bert Stern in Gran Bretagna.

Secondo la versione ufficiale, la scelta della Pirelli di mettere da parte le foto di Newton,
dipese da un conflitto di competenze che avvenne all’epoca tra la filiale di Londra,
incaricata nella realizzazione del progetto, e la casa madre di Milano:
ognuna delle due incaricò un proprio fotografo, ma alla fine venne scelto il lavoro svolto da Stern.
In realtà, secondo indiscrezioni ben accreditate,
il motivo di questa scelta è da ricercare nel giudizio espresso dall’allora amministratore delegato Pirelli,
Filiberto Pittini che considerò il lavoro di Newton

a dir poco scandaloso per quell’epoca e di conseguenza il compito fu affidato al fotografo inglese.




2015


Il calendario Pirelli 2015  è stato realizzato dal noto fotografo di moda Steven Meisel
che vanta nel suo curriculum una collaborazione con Madonna per il libro fotografico Sex.
Meisel ha dichiarato che non voleva realizzare un calendario di tipo concettuale,
ma voleva presentare quelle che oggi sono considerate dei modelli da seguire in fatto di bellezza.
Nel calendario Pirelli 2015 emerge quindi chiaramente la sensualità della donna,
il suo lato più intrigante senza particolari filtri.
Come lo stesso fotografo ha dichiarato gioca molto con la propria creatività
e non è stata per l'occasione scelta una location definita.

2016


Annie Leibovitz torna dunque a firmare il calendario più famoso e desiderato
anche per questa 43esima edizione, dopo aver già scattato il Calendario Pirelli nel 2000.
Le foto del 2000 sono state la prima serie di nudi della sua carriera.
L’edizione 2016 del Calendario Pirelli ha come protagoniste tredici donne
che hanno raggiunto traguardi importanti nella vita professionale, sociale, culturale, sportiva e artistica:
l’attrice Yao Chen, prima ambasciatrice cinese dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR);
la top model russa Natalia Vodianova, fondatrice dell’organizzazione filantropica Naked Heart Russia;
la produttrice Kathleen Kennedy, presidente di Lucasfilm e tra le figure più rilevanti di Hollywood;
la collezionista d’arte e mecenate Agnes Gund (ritratta con la nipote Sadie Rain Hope-Gund), presidente emerita del MoMA;
la tennista Serena Williams, numero uno del mondo; l’opinionista, critica e scrittrice Fran Lebowitz;
la presidente di Ariel Investments Mellody Hobson, impegnata in progetti filantropici a Chicago;
la regista Ava DuVernay, nota per aver diretto, tra gli altri, il film candidato all’Oscar 2015 Selma – La Strada per la Libertà;
la blogger Tavi Gevinson, fondatrice del blog Style Rookie e del magazine online Rookie;
l’artista iraniana di arte visiva Shirin Neshat; l’artista, musicista e performer Yoko Ono;
la cantante Patti Smith, tra le più grandi protagoniste della musica rock; l’attrice e comica Amy Schumer.

Donne di età, provenienze e percorsi professionali diversi.
Gli scatti sono privi di nudo, così come già avvenuto nei primi Calendari degli anni ’60 o,
più recentemente, con il Calendario di Peter Lindbergh del 2002,
di Patrick Demarchelier del 2008 e di Steve McCurry del 2013.



2017


"Ho voluto liberare le donne dall'idea dell'eterna giovinezza e perfezione
perchè l'ideale della bellezza perfetta promossa dalla società è un obiettivo irraggiungibile".
Peter Lindbergh, maestro indiscusso della fotografia con l'anima, racconta così i 40 scatti del Calendario Pirelli 2017.
Quaranta foto spalmate con sapienza nel Calendario Pirelli 2017
che Peter Lindbergh ha voluto in assoluto bianco e nero,
intitolandolo proprio per questa sua valenza simbolica 'Emotional',
tra ombre e luci “teutoniche” e immagini indimenticabili per intensità.
Una svolta perchè stavolta The Cal non ha nemmeno un nudo, un accenno troppo sexy,
concentrandosi con quello che le donne hanno nella testa e nel cuore,
corpi affascinanti che raccontano la vita e l'intimità femminile
con la presenza forte di 14 attrici di fama internazionale come
Jessica Chastain, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Rooney Mara, Helen Mirren,
Julianne Moore, Lupita Nyong'o, Charlotte Rampling, Lea Seydoux, Uma Thurman,
Alicia Vikander, Kate Winslet, Robin Wright, Zhang Ziyi.
La più giovane la Vikander che ha 28 anni e la più vecchia Helen Mirren che ne ha 71,
passando per i 70 anni di Charlotte Rampling
e i 31 di Rooney Mara, i 41 di Kate Winslet e i 42 di Penelope Cruz ai 56 della Moore.
Tra loro sei premi Oscar.


2018


Per l'edizione del 2018 il celebre The Cal si trasforma in un viaggio
nell'immaginifico mondo di "Alice nel Paese delle Meraviglie"
Con un cast di 17 modelli e personaggi dello spettacolo
(che celebrano tutte le diverse etnie),
il fotografo Tim Walker fa rivivere il racconto pubblicato per la prima volta nel 1865 da Lewis Carroll.
La modella Sudanese Duckie Thot veste i panni della protagonista Alice,
accanto a lei una schiera di eccentrici compagni: da Naomi Campbell all'attrice Whoopi Goldberg,
ma anche Rupal, Lupita Nyongo, Sean "Diddy" Combs, Djimon Hounsou, Slick Woods e Adwoa Aboah.
Carte giganti, tazze, torte, l'immancabile Cappelaio Matto, il Bianconiglio (in questo caso nero)
animano le ambientazioni stravaganti create dal fotografo inglese,
quadri viventi che alludono a situazioni improbabili e proverbi tipici della cultura inglese.




RIEPILOGO


1963     Terence Donovan    
1964     Robert Freeman    
1965     Brian Duffy    
1966     Peter Knapp    
1967     Non pubblicato
1968     Harry Peccinotti    
1969     Harry Peccinotti        
1970     Francis Giacobetti    
1971     Francis Giacobetti    
1972     Sarah Moon    
1973     Brian Duffy    
1974     Hans Feurer    
1975-1983     Non pubblicato
1984     Uwe Ommer    
1985     Norman Parkinson    
1986     Bert Stern    
1987     Terence Donovan    
1988     Barry Lategan    
1989     Joyce Tennyson    
1990     Arthur Elgort    
1991     Clive Arrowsmith    
1992     Clive Arrowsmith    
1993     John Claridge    
1994     Herb Ritts    
1995     Richard Avedon    
1996     Peter Lindbergh    
1997     Richard Avedon    
1998     Bruce Weber        
1999     Herb Ritts    
2000     Annie Leibovitz    
2001     Mario Testino      
2002     Peter Lindbergh
2003     Bruce Weber
2004     Nick Knight    
2005     Patrick Demarchelier    
2006     Mert Alas e Marcus Piggot    
2007     Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin
2008     Patrick Demarchelier    
2009     Peter Beard    
2010     Terry Richardson
2011     Karl Lagerfeld    
2012     Mario Sorrenti    
2013     Steve McCurry    
2014     Helmut Newton (scattato nel 1986)        
2015     Steven Meisel    
2016     Annie Leibovitz      
2017     Peter Lindbergh    
2018     Tim Walker






roberto lanza Maggio 30 · Commenti: 4
roberto lanza

2006


Kate Moss, Jennifer Lopez, Gisele B&uulm;ndchen, Guinevere Van Seenus, Karen Elson e Natalia Vodianova
sono le protagoniste di una delle edizioni più sexy mai realizzate
Sono loro le sei bellissime protagoniste dell’edizione 2006 del Calendario Pirelli.
Ed è proprio la seduzione il trait d’union che lega i ventiquattro scatti
realizzati dalla coppia di fotografi anglo-turca formata da Marcus Piggott e Mert Alas.
Se l’anno scorso le location prescelte da Patrick Demarchelier erano state le dorate sabbie brasiliane,
questa volta è toccato ai dolci panorami di Cap d’Antibes e della French Riviera
accogliere le movenze sinuose e i corpi generosamente esibiti delle modelle.


2007


Protagoniste di questa edizione cinque tra le più acclamate e desiderate attrici hollywoodiane:
Sophia Loren, Penelope Cruz, Hilary Swank, Naomi Watts e l’emergente e spregiudicata Lou Doillon,
fotografate dal duo olandese Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin in California.
Immagini sobrie e spontanee che ritraggono cinque donne diverse.
Sono racconti profondi, segreti che svelano l’animo più intimo e nascosto delle protagoniste.
E dalla nudità dell’ambiente emergono prepotentemente le risolute e fiere personalità delle attrici.
Un letto, cinque protagoniste, cinque storie racchiuse in un calendario che sfida le mode,
rompe gli schemi per scavare nella psiche delle donne.
Intellettuale, psicologico e artistico sono gli aggettivi che meglio descrivono questa edizione.
Il creativo team fotografico composto da Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin
ha una capacità apparentemente infinita di esplorare nuovi territori visuali.
All’inizio degli anni 90 sono stati tra i primi a dimostrare le potenzialità della tecnologia digitale
come mezzo creativo di particolare rilevanza. Hanno sviluppato un loro stile inconfondibile,
fatto di seduzione visiva abbinata a narrative provocatorie, che ha introdotto nuove idee nella fotografia di moda.


2008


La trentacinquesima edizione di “The Cal”, la prima in assoluto realizzata nel continente asiatico,
è un biglietto da visita d’eccezione per far conoscere al pubblico d’Oriente il mondo Pirelli.
Il Calendario 2008 è ambientato interamente a Shanghai: le pittoresche strade dell’antica concessione francese,
gli splendidi giardini dell’ ex legazione britannica, l’atmosfera misteriosa e sensuale della Cina proibita,
la convulsa Nanjing Road e le caratteristiche case da Tè, fanno da sfondo agli scatti che accompagneranno il 2008.
Ventitre intensi ritratti (due per ogni mese, agosto ne ha uno) ripercorrono i fasti dell’antica Cina,
i suoi splendori e i colori in cui si ricerca il mito orientale della bellezza femminile: perfezione, purezza e grazia.
“Molto spesso l’Occidente è alla ricerca di clichè nelle donne orientali: lunghi capelli, occhi a mandorla.
Tutto questo però sta cambiando, molte donne cinesi hanno una grazia innata  e  un senso dello stile
che le rende adatte a coniugare la tradizione con il  cambiamento” afferma Maggie Cheung, notissima attrice cinese.
 
Patrick Demarchelier, autorevole maestro del ritratto, firma per la seconda volta il celebre almanacco
(il precedente risale al 2005 a Rio de Janeiro – Brasile):
“Il casting  è stato un affascinante mix tra Occidente e Oriente: un misto interessantissimo di volti”.
Undici tra modelle e attrici per dieci giorni di lavorazione intensa che,
lo scorso aprile, hanno occupato una troupe di oltre 40 persone.
 
Protagoniste di questa edizione sono modelle in ascesa come
Agyness Deane e Lily Donaldson (GB), Doutzen Kroes (Olanda), Catherine Mc Neil e Gemma Ward (Australia),
Sasha Pivovarova (Russia), Coco Rocha (Irlanda) e Caroline Trentini (Brasile).
Molte anche le bellezze orientali come le cinesi Mo Wan Dan e Du Juan e tra tutte un nome:
Maggie Cheung celebre attrice dalla bellezza tutta orientale


2009


 A fare da cornice alla nuova edizione di "The Cal" sono i paesaggi del Botswana,
dove nel maggio scorso Peter Beard ha immortalato
sette modelle di fama internazionale per una decina di giorni.
Le sette modelle scelte dal celebre fotografo sono: la canadese Daria Werbowy,
le brasiliane Emanuela de Paula e Isabeli Fontana
(che esordì nel Calendario 2005 di Patrick Demarchelier),
le olandesi Lara Stone e Rianne Ten Haken, la polacca Malgosia Bela e l’italiana Mariacarla Boscono
(che debuttò nel 2003 con Bruce Weber e continuò nel 2004 con il Calendario di Knick Knight).



20010


Dopo la Cina immortalata da Patrick Demarchelier nell’edizione 2008
e il Botswana ritratto da Peter Beard per l’anno successivo,
per il 2010 è la volta del Brasile e del fotografo americano Terry Richardson,
celebre “enfant terrible” e noto per il suo stile provocatorio e trasgressivo.

Nelle 30 immagini che scandiscono i mesi del 2010,
Terry Richardson raffigura il ritorno a un eros giocoso e puro.
Attraverso il suo obiettivo rincorre fantasie, provoca,
ma con una naturalezza che scolpisce e cattura il lato più solare della femminilità.
Ritrae una donna accattivante perché semplice, che gioca con gli stereotipi per annullarli,
che fa dell’ironia l’unico velo di cui cingersi.
E’ un ritorno alle atmosfere e alle immagini naturali e autentiche degli anni ’60 e ’70.
Un chiaro omaggio e richiamo alle origini delle prime edizioni di Robert Freeman (1964),
Brian Duffy (1965) e Harry Peccinotti (1968 e 1969).
Terry Richardson, come i suoi illustri predecessori, sceglie una fotografia semplice,
senza ritocchi, dove la naturalezza prevale sulla tecnica
e diventa la chiave per spogliare la donna dai sofisticati modelli oggi alla moda.






roberto lanza Maggio 29 · Commenti: 2
roberto lanza

2000


 Annie Leibovitz è fotografa celeberrima, ritrattista inconfondibile.
Ha lasciato il segno tra le masse facendo mettere le scarpe rosse con i tacchi a spillo a Carl Lewis,
in una graffiante campagna pubblicitaria Pirelli 1994.
La nuova collaborazione tra l' artista americana e l' industria italiana
non ha la forza provocatoria del «figlio del vento» in una corsa contro natura,
ma a suo modo vuole essere un punto di rottura, divergente dalla tradizione del calendario.
«È una rivisitazione delle donne secondo i canoni classici dell' arte - ha spiegato Leibovitz -
che ho voluto realizzare cercando di non tradire le donne, rappresentando il loro corpo con massima semplicità».
Pianeta donna per un millennio destinato ad essere delle donne.
Donne universali, quindi senza volto: il Pirelli 2000 per la prima volta è un calendario di corpi,
e non di modelle. La plastica estetica ispirata dal nudo nei secoli, dai bronzi e marmi dalla Grecia a Modigliani,
passando per Botticelli e Rubens.
Annie Leibovitz ha realizzato la semplicità senza spostarsi dallo studio della sua casa di Rheinbeck,
due ore d' auto sopra New York, nella valle dell' Hudson.
E ha raccontato la verità dei torsi, dei seni, degli addomi, dei muscoli, in un' integrità che trascende nell' arte.


2001


Testino è diventato uno dei fotografi di moda più famosi e più famosi al mondo.
Ha documentato soggetti provenienti da stelle, musicisti, top model e artisti,
nonché soggetti che ha incontrato durante i suoi viaggi.
Il suo lavoro è apparso su riviste come Vogue , V Magazine , Vanity Fair , GQ , LOVE , Allure e VMan .
Diciotto mostre e più di 16 libri sono stati pubblicati sul suo lavoro.
Suzy Menkes , editore internazionale di Vogue , spiega:
"L'abilità di Testino è innanzitutto cogliere l'attimo e far emergere l'umanità nei suoi soggetti".


2002


C'è il rigore di Giorgio Armani nel calendario Pirelli 2002.
Meno nudità e più seduzioni giocate sul fascino e l' abito dai tagli sapienti.
Le foto sono di Peter Lindbergh, il famoso fotografo che ha ritratto giovani attrici di Hollywood, tutte vestite Armani.
Tra i personaggi di questo calendario di culto, che, per il 2002, ha un' ambientazione cinematografica,
con riferimenti al filone «detective story», figurano Mena Suvari (la ragazza di "American beauty"),
Carmen Chaplin (nipote di Charlie), Jamie King (l' ex modella che ha recitato in "Pearl Harbour") e la bruna Salma Blair.



2003


Bruce Weber. A lui il merito dell'innovazione: introdurre anche gli uomini a rappresentare la bellezza secondo The Cal.
Nel 1998 infatti realizza il progetto dal titolo "The Women that Men Live For, The Men that Women Live For",
e cioè "le donne per cui gli uomini vivono, gli uomini per cui le donne vivono".
Ritratti di celebri attori, musicisti, cantanti, registi e sportivi fanno da contrappunto, mese per mese,
alle fotografie di alcune delle donne più desiderate del pianeta, fra cui star di Hollywood e top model,
ma anche, com’è ormai tradizione, volti nuovi e debuttanti assolute. Sulla scelta del tema, Weber ha commentato:
«Ho voluto inserire degli uomini perché anche le donne trovino qualcosa nel Calendario Pirelli che le faccia sorridere».
In effetti queste pagine sono forse tra le più note al pubblico, per quella splendida Eva Herzigova alle prese con gli spaghetti,
Patricia Arquette mentre cucina, Bono, BB King, Francesco Clemente, Stella Tennant e gli altri.

2004
Un calendario ad altissimo tasso erotico, quello del quarantennale,
poi smorzato, sbiadito, annebbiato da complicatissime elaborazioni al computer, cromatiche e non.
Da hard a molto soft, persino enigmatico, con pennellate di astratto, a tutto colore,
dove il sesso da scabroso diventa virtuale, tenue, persino infantile. È davvero ambizioso il Calendario Pirelli 2004
A firmare il calendario è il fotografo inglese Nick Knight, star della moda e della pubblicità.
La sua idea è stata «fare un calendario dalla parte delle donne»,
illustrando le fantasie erotiche così come gli sono state confidate da un gruppetto di signore famose,
quattordici, di cui una sola italiana, Isabella Rossellini.
Fra le altre la cantante islandese Bjork, Catherine Deneuve, la trasgressiva Courtney Love,
la signora Polansky Emmanuelle Seigner, Liv Tyler, Stella McCartney, la maitresse di Hollywood Heidi Fleiss.

2005
Il Calendario Pirelli 2005 stato realizzato da Patrick Demarchelier,fotografo di fama internazionale, ed é ambientato nello spettacolare
scenario della Rio de Janeiro che non dorme mai.
La metropoli che, come dichiara Naomi Campbell (per la
terza volta protagonista del mitico “The Cal”) “rispecchia lo
spirito energico e positivo della gente”.

Demarchelier ha perfettamente colto e assimilato lo spirito del
Brasile (“O espirito do Brazil” infatti il titolo scelto
per il filmato di backstage) e di Rio de Janeiro, citt
dominata da forti contrasti. Le sue fotografie, rigorosamente in
bianco e nero, indagano gli aspetti pi misteriosi delle
affascinanti modelle del “Pirelli Cal 2005? ricercando l’invisibile
fonte del loro fascino. Tra le protagoniste, oltre a Naomi Campbell
(che esord giovanissima nel Calendario del 1987 di Terence
Donovan e fece il bis in quello del 1995 di Richard Avedon)
partecipano Filippa Hamilton e Isabeli Fontana (gia’ scelte da
Bruce Weber per l’edizione 2003), Adriana Lima, Diana Dandoe, Erin
Wasson, Eugenia Vodianova, Julia Steigner, Liliane Ferarezi, Marija
Vujovic, Michelle Buswell, “Valentina” e Valeria Bohm. Una
passerella internazionale dove sono presenti tre brasiliane, due
statunitensi, due russe, una montenegrina, una rumena, una svedese
e una tedesca.


roberto lanza Maggio 28
roberto lanza

1997


Donne da tutto il mondo nel Calendario Pirelli 1997.

Raramente l'espansione di un gruppo internazionale e la bellezza femminile
si sono fuse insieme così meravigliosamente come nel Calendario Pirelli di quest'anno.
Creato e realizzato da Richard Avedon, uno dei fotografi più famosi del mondo,
il Calendario 1997 è una vibrante collezione di straordinarie fotografie,
brillantemente eseguite da Avedon nella più grande ammirazione e affezione per il suo soggetto, la donna.
Avedon è stato ispirato dalla presenza del gruppo Pirelli sul mercato internazionale,
perciò il titolo del Calendario è: "Le donne del mondo".
Pirelli ha passato ad Avedon tutte le informazioni relative ai suoi affari internazionali,
e da questo l'artista ha compiuto una scelta di paesi da rappresentare nelle sue foto.
Sono poi state studiate le tradizioni culturali e le tendenze dei vari paesi selezionati,
per poi cominciare una ricerca su scala mondiale di 20
tra le più belle donne al mondo (ne furono poi fotografate 19).
Avedon prese in esame moltissime donne provenienti da tutti i paesi selezionati
e tra tutte scelse solo quelle che gli sembravano veramente di una bellezza fuori del comune.
Ogni donna rappresenta il suo paese in un modo inconsueto e mai ovvio.
Qualche volta Avedon ha utilizzato più donne di uno stesso paese,
per sottolinearne la diversità culturale e svelare le molte sfaccettature della bellezza.
Fabien Baron è alla sua prima esperienza come art director del Calendario Pirelli.

 
Richard Avedon.

Ha realizzato anche il Calendario Pirelli del 1995



1998


Bruce Weber.
A lui il merito dell'innovazione: introdurre anche gli uomini a rappresentare la bellezza secondo The Cal.
Nel 1998 infatti realizza il progetto dal titolo "The Women that Men Live For, The Men that Women Live For",
e cioè "le donne per cui gli uomini vivono, gli uomini per cui le donne vivono".
Ritratti di celebri attori, musicisti, cantanti, registi e sportivi fanno da contrappunto, mese per mese,
alle fotografie di alcune delle donne più desiderate del pianeta,
fra cui star di Hollywood e top model, ma anche, com’è ormai tradizione, volti nuovi e debuttanti assolute.
Sulla scelta del tema, Weber ha commentato:
«Ho voluto inserire degli uomini perché anche le donne trovino qualcosa nel Calendario Pirelli che le faccia sorridere».
In effetti queste pagine sono forse tra le più note al pubblico,
per quella splendida Eva Herzigova alle prese con gli spaghetti,
Patricia Arquette mentre cucina, Bono, BB King, Francesco Clemente, Stella Tennant e gli altri.
Un’altra particolarità dell’edizione di quest’anno è l’immagine di Robert Mitchum ritratto poco prima della sua morte:
è al grande divo americano che Bruce Weber ha dedicato il suo lavoro.
«Mentre fotografavo il Calendario Pirelli», ha commentato Weber,
«ho ripensato molto al tempo che ho passato con Bob. Molto tempo fa,
ho lavorato a un documentario su di lui: le sue risse nei bar, le donne della sua vita e i suoi film.
Ho voluto dedicare questo Calendario a Bob come un modo per dirgli:
Grazie, amico mio, per aver fatto il mio film e per essere stato un "duro",
un poeta e un signore a cui è sempre piaciuto abbracciare una ragazza».




1999


Un mago dell'obiettivo, Herb Ritts. E dodici splendide creature.
Risultato: un oggetto di culto che si rinnova.
Per inaugurare un anno che è tutto da contemplare.
L'occhio è quello divertito di Herb Ritts, l'iperattivo fotografo californiano amico di Madonna.
Le bellezze in bianco e nero sono dodici, una per ogni mese.
Ed ogni mese rappresenta, in successione, un decennio del Ventesimo secolo,
dalla ragazza can-can della Belle Epoque (la texana Chandra North)
fino al duemila, interpretato dalla statuaria top model sudanese Alek Wek.



Herb Ritts.
L'occhio sicuro, l'immaginazione fertile e lo spirito positivo di Herb Ritts
sono in grado di tradurre sogni e desideri in immagini forti e concrete.
In molti dei suoi ritratti, egli dà ai volti di personaggi famosi una valenza mistica ma intima.
In altri, egli celebra le mille forme e strutture della forma umana vestita o nuda.
Ritts è un autodidatta.
La sua storia ricalca perfettamente il famoso schema
della scalata al successo in America: dopo un diploma in economia al Bard College
e aver iniziato studi di legge, si mise a lavorare a Hollywood come rappresentante.
Nel frattempo, iniziò a fotografare per hobby, ma nel 1978
incontrò un improvviso successo quando una sua foto fu pubblicata da Newsweek.
Pur non lavorando a New York, acquistò un rapido successo come fotografo di moda:
la sua prima esposizione con altri due giovani fotografi,
intitolata Lavorare a LA - parte prima, ebbe luogo nel 1985.
Nel 1989, Ritts realizzò il suo primo videoclip per la canzone Cherish di Madonna,
cui fecero seguito altri video per Janet Jackson e Chris Isaak, entrambi vincitori di MTV Awards.
Nello stesso periodo, particolarmente produttivo,
realizzò anche diversi libri di fotografia, di cui devolse le royalties
ad associazioni caritatevoli fra cui quella per la ricerca sull'Aids.
Ritts continua a lavorare esplorando nuovi soggetti per i suoi ritratti, ispirandosi ai fatti della vita più diversi.
Attraverso le sue opere, ha sviluppato un proprio stile inconfondibile.
Sembra che abbia già fotografato tutti quelli che contano,
ma il mondo della moda fa si che tutti sia un gruppo che cambia continuamente.
E Herb Ritts continuerà a rappresentare le future generazioni di celebrità e bellezze,
traducendo e guidando il loro fascino in immagini straordinarie che riflettono
sia la storia della nostra società che la nostra cultura.




roberto lanza Maggio 25
roberto lanza

1994


L'edizione del Calendario Pirelli del 1994 è caratterizzata da due elementi principali:
il ritorno di Derek Forsyth come art director,
e il fatto che il calendario non è più dedicato solo agli uomini,
ma anche alle donne e al loro nuovo ruolo nel mondo degli affari.
In effetti, il titolo di questa edizione è "In Praise of Women".
Più di dieci tra i più celebrati fotografi del mondo sono contattati, e alla fine è scelto Herb Ritts.
Ritts è un fotografo di Los Angeles il cui lavoro è caratterizzato
da uno stile molto individuale e riconoscibile, ma anche dall'abilità di scattare foto "di classe".
Il tema del Calendario di quest'anno non è definito in un modo preciso:
l'intenzione è di far emergere lo stile femminile degli anni 90 in modo fresco e casuale,
senza seguire le costrizioni della moda. Ritts vuole fotografare la bellezza interiore delle donne,
catturare la loro essenza più intima.
Le modelle sono quattro e tutte d'eccezione: Cindy Crawford, uno dei volti più famosi del mondo;
Helena Christensen, una norvegese che ha cominciato la carriera di modella sin da bambina;
Karen Alexander, modella di colore nata in New Jersey che cominciò la carriera
per potersi poi dedicare al lavoro sociale,
e Kate Moss, il volto degli anni 90, un'inglese di Londra scoperta casualmente
ma già lanciata verso una strepitosa carriera.
Le riprese fotografiche, dopo un lungo lavoro preparatorio, cominciano alle Bahamas in maggio.

Herbert Ritts Jr. (Los Angeles, 13 agosto 1952 – Los Angeles, 26 dicembre 2002)
è stato un fotografo e regista statunitense,
che si è concentrato soprattutto sulla fotografia in bianco e nero e sul ritratto,
ispirandosi allo stile della scultura della Grecia classica.
Di conseguenza, come per Bruce Weber, alcune delle sue opere più famose
sono nudi maschili e femminili nello stile che può essere definito fotografia glamour.
Inizialmente non utilizzò mai alcun accorgimento tecnico,
nemmeno luci che non fossero quella solare e il suo stile semplice,
ed efficace, è stato influenzato da grandi fotografi del passato come Herbert List ed Helmut Newton.
È indicato da molti critici d'arte come uno dei migliori fotografi di moda dello scorso secolo.



1995


Il Calendario del 1994 ha avuto un successo folgorante,
che la Pirelli desidera ripetere anche quest'anno.
Derek Forsyth, che è ancora l'art director, sceglie di restare vicino alla formula vincente dell'edizione 1994:
un fotografo famosissimo e modelle famosissime.
Dopo un accurato esame dei migliori fotografi del mondo
la scelta cade sul settantunenne newyorchese Richard Avedon.
Dopo una brillantissima carriera, dopo cinquant’anni di reportage e collaborazioni
con le più prestigiose riviste internazionali,
Avedon trova una nuova sfida: la produzione di un Calendario Pirelli.
Il tema dell'anno è "Le stagioni secondo Pirelli", impersonate da quattro famosissime modelle:
Nadja Auermann, occhi blu ghiaccio e capelli colore del platino per l'inverno;
la giovanissima (ha appena compiuto diciassette anni) Farrah Summerford per la primavera;
Naomi Campbell per l'estate e Christy Turlington, bellezza romantica dall'aspetto misterioso, per l'autunno.

Richard Avedon.
Uno dei grandi nomi della fotografia mondiale, un americano di New York che nella sua lunga carriera è stato reporter e fotografo di moda,
ha lavorato per le riviste, il cinema e la televisione, ha esposto in musei pubblici e in gallerie private,
ha collaborato con scrittori e giornalisti. Poco più che ventenne fotografava già per Vogue e Harper's Bazaar,
e poco più che trentenne era nell'elenco dei dieci maggiori fotografi del mondo.
Nel 1959 uscì Observations, che in un unico volume univa le sue immagini e il commento di Truman Capote.
Dall'incontro con la letteratura, proficuo e duraturo, sarebbero scaturiti anche il volume Nothing Personal (1964)
con le sue fotografie ed il testo di James Baldwin, e Portraits Photographs con introduzione di Harold Rosenberg.
L'interesse per i grandi eventi della storia contemporanea portò Avedon, nel 1963,
a volgere l'obiettivo sul movimento per i diritti civili nel sud degli Stati Uniti,
sul movimento pacifista, ad andare, nel 1971, in Vietnam, a collaborare all'allestimento della Porta di Brandeburgo,
Berlino Est, per la notte di san Silvestro, 31 dicembre 1989-primo gennaio 1990 al Carnegie International.
Fra le mostre, che si susseguono a ritmo ininterrotto, si citano soltanto alcune:
Richard Avedon allo Smithsonian Institute di Washington (1962),
Richard Avedon Portrait al Minneapolis Institute of Arts (1970), Jacob Israel Avedon,
ritratti del padre, al Museum of Modern Art (1974), Avedon: Photo-graphs 1947-1977, retrospettiva sui lavori per le collezioni di moda,
al Metropolitan Museum of Art di New York (1978), fino alla retrospettiva Richard Avedon Evidence: 1944-1994,
organizzata al Whitney Museum of American Art di New York nel 1994 e presentata nel 1995 alla National Gallery di Londra.
Suo anche il Calendario Pirelli del 1997.


1996


Il Calendario di quest'anno si intitola "Timeless views",
e unisce ancora una volta un famosissimo fotografo, Peter Lindbergh,
con sei stupefacenti modelle o attrici:
Nastassja Kinski, Tatjana Patitz, Carrè Otis, Eva Herzigova, Navia Nguyen e Kristen McMenamy.
Derek Forsyth è anche quest'anno art director.
Le immagini del 1996 sono un ulteriore passo avanti nella scelta del Calendario Pirelli
di rappresentare i cambiamenti attraverso il tempo della moda, della fotografia e della bellezza femminile.
Le donne ora sono naturali e vere,
ritratte non per sembrare perfette modelle ma piuttosto donne reali con la loro bellezza spontanea e personale.

Peter Lindbergh. Considerato un pioniere della fotografia, ha introdotto una forma di neorealismo
ridefinendo i canoni della bellezza con immagini senza tempo.
Idealizza le donne ma allo stesso tempo le mostra nella loro umanità dando spazio all'anima.
Nei suoi scatti non c'è il ritocco portato all'esasperazione.
In un'intervista ha dichiarato: "la responsabilità dei fotografi di oggi
dovrebbe essere liberare le donne, e in definitiva tutte le persone,
dalla mania della giovinezza e della perfezione".






roberto lanza Maggio 23
roberto lanza

1990




Per oltre quarant'anni il calendario Pirelli ha commissionato annualmente
un fotografo di moda affermato per celebrare la bellezza femminile.
Questo particolare calendario è stato creato da Arthur Elgort,
famoso fotografo di moda di Vogue,
e ha esplorato temi ispirati a " Olympia " di Leni Riefenstahl,
il film ufficiale delle Olimpiadi di Berlino del 1936.

Presentare le donne come potentemente stoiche mentre si esibivano in un'atletica seminuda,
Elgort ha creato qualcosa di inebriante bellezza
nel mostrare queste donne in spazi densamente senz'aria competere per competizioni fantasy.
Elgort è noto per la sua capacità di catturare il movimento nella fotografia
e i suoi lavori sono molto apprezzati.
L'atemporalità di queste fotografie in cui il loro contesto
potrebbe essere collocato in qualsiasi tempo, dall'impero romano,
alla bellezza statuaria e all'aspetto un po 'fascista delle donne degli anni '30,
fino al glamour sfolgorante della fine degli anni '80 è davvero soddisfacente.

Nel Calendario olimpico del 1990, l'impronta del battistrada è costante, visibile ma non preponderante.
E' impresso, stampato nello straccetto che copre le forme di sei modelle atlete,
selezionate fra 120 e allenate come se davvero avessero dovuto correre la maratona e i cento metri,
saltare, lanciare il disco (s'intravede l'impronta), peso e giavellotto.

Sei le modelle scelte per interpretare i giochi olimpici:
Laure Bogeart, Laurie Bernhardt, Christina Cadiz, Anna Klevag, Florence Poretti, Debrah Saron.


1991


L’edizione del Calendario di quest’anno presenta un’idea originale e innovativa:
le donne rappresentate non solo nella loro bellezza,
ma anche nel loro valore umano e nella loro intelligenza,
come testimoniano le grandi eroine della storia.
Martyn Walsh è ancora art director del Calendario e sceglie Clive Arrowsmith come fotografo.


Clive Arrowsmith. Firma il calendario per due anni consecutivi,
il 1991 e il 1992 e afferma un'idea coreografica, quasi teatrale della fotografia.
Le sue immagini a colori infatti richiamano film di fantascienza,
il teatro giapponese del Kabuki e l'arte cinese dei dragoni,
insieme ad altre idee da ritrarre a tinte forti per parlare di un donna decisamente sopra le righe.
Fotografo molto amato dalla rivista Vogue con cui ha lavorato per molto tempo,
appassionato di musica (ha firmato diverse copertine di dischi).

E' più patriottico che erotico il Calendario 1991
che, attraverso l'obiettivo di Clive Arrowsmith,
ironicamente attento ai suggerimenti di Velàzquez, di Rembrandt, di Delacroix,
celebra, attraverso la matronale bellezza di tredici modelle,
le eroine di tutti i tempi, da Cleopatra ad Anita Garibaldi,
all'ussara Durova che galoppò contro Napoleone;
qualche orma di cinturato nei monili, nelle fusciacche,
nella criniera di un leone egizio e solo qualche erompere di seni
forse pensando all'irrompere delle donne in carriera negli uffici,
un tempo solo maschili e ghiottissimi del Pirelli non edulcorato.



1992


Per il Calendario 1992 l'art director Martyn Walsh è alla ricerca
di un'interpretazione sensuale dei dodici animali che popolano il centenario oroscopo cinese.
L'idea era venuta a Walsh dopo un incontro con Barry Fantoni, direttore della rivista satirica Private Eye
e autore di numerosi libri sull'oroscopo cinese.
 L'incontro era, in effetti, avvenuto cinque anni prima, ma per varie ragioni Walsh aveva lasciato l'idea nel cassetto.
 Ora quell'idea, proposta alla Pirelli e accettata, stava per creare  una potentissima miscela
di sensualità occidentale e misticismo orientale.
Clive Arrowsmith, che aveva già scattato le foto per l'edizione del 1991,
viene scelto di nuovo come fotografo. Il fatto che Arrowsmith studiasse alla scuola di Buddismo Tibetano di Maha Janic
e fosse il fotografo ufficiale del Dalai Lama lo rendeva il candidato ideale per il progetto.
La scelta delle modelle è particolarmente difficile perchè devono avere un'esperienza di danza,
possedere un buon senso del movimento, oltre ad una forte personalità
e l'immaginazione necessaria per interpretare diversi animali.
Walsh affida il compito di trovare le modelle con queste caratteristiche a Jane Myerson,
la quale inizia la selezione con 2000 modelle, poi ridotte a 100,
tra cui Walsh e Arrowsmith compiono la scelta finale dopo sette settimane di studi e colloqui.
Poseranno l’americana Julienne Davis, Judy Taylor
e la ragazza che aveva già posato per la copertina dell'edizione 1991, Alison Fitzpatrick.
 Il servizio è svolto in venti giorni, durante i quali sono prodotti diecimila scatti
di cui sono selezionati i dodici più sensuali ed evocativi.
Dietro ogni immagine, Fantoni scrive una didascalia che spiega il significato dell'animale-segno dell'oroscopo,
e aggiunge una lista di personaggi famosi che appartengono a quel segno.

 


1993


Quest’edizione celebra il trentesimo compleanno del Calendario Pirelli.
Martyn Walsh, l'art director, vuole un Calendario che ricordi le prime edizioni
- bellissime donne fotografate in ambienti idilliaci -
ma nello stesso tempo moderno, fresco, eccitante.
Walsh vuole anche essere sicuro che il motivo del battistrada delle gomme Pirelli,
che è diventato parte integrante del Calendario per tutto il tempo in cui lui n’è stato l'art director,
sia presente nelle foto.
E ancora una volta, è una certa idea dello stile che dà significato
a tutto quello che è progettato.
Proprio per garantire lo "stile" sono considerati diversi stilisti italiani,
ma alla fine è scelto l'inglese Bruce Oldfield per disegnare i costumi da bagno per le foto del Calendario.
La particolarità dei costumi è che il motivo del battistrada dei pneumatici
non è più un elemento esterno ma piuttosto intrinseco dell'abbigliamento.
Il bianco è l'unico colore usato.
Walsh voleva poi un fotografo che sapesse catturare sulla pellicola l'idea dello stile,
ma che nello stesso tempo non trasformasse le immagini finali nelle solite foto di una sfilata di moda.
E’ quindi chiamato John Claridge, un fotografo inglese che, avendo lavorato per le principali riviste di moda europee
ma avendo anche pubblicato foto su riviste d'arte,
era il candidato ideale per produrre quella sottile miscela di stile,
arte e nostalgico ricordo dei calendari passati che Walsh cercava.
Anche la scelta delle modelle per raggiungere questa perfetta fusione era un compito piuttosto difficile.
 Ci volevano modelle che avessero i tratti del viso definiti,
la levigatezza e le curve sottili propri del mondo della moda
ma che nello stesso tempo apparissero sexy e sensuali come le modelle dei primi calendari.
La scelta finale di Walsh fu per tre soltanto: Christina Estrada, Barbara Moors e Claudie.
Le Seychelles furono ancora una volta, come già nel 1974, la location ideale per il servizio fotografico.

John Claridge. Fotografo inglese, incominciò a lavorare giovanissimo per un'agenzia di pubblicità a Londra.
A diciassette anni già faceva la sua prima personale, e a diciannove apriva uno studio nella City.
Da allora lavora con le maggiori agenzie pubblicitarie e ha clienti in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone.
Ha tenuto mostre in tutto il mondo, gli sono stati conferiti
oltre cinquecento premi per fotografie di carattere editoriale e commerciale.
Alcune collezioni delle sue opere sono esposte in permanenza al Victoria and Albert Museum
e al The Arts Council of Great Britain.
Due sono finora i libri da lui pubblicati: South America Portfolio e One Hundred Photographs.



roberto lanza Maggio 21
roberto lanza

1987


Anche l'edizione di quest'anno porta il segno del battistrada dei pneumatici,
divenuto ormai una costante del Calendario Pirelli degli ultimi anni.
Martyn Walsh, l'art director, lancia l'idea di un Calendario tutto fatto di ragazze color cioccolata
in una location esotica come il Brasile.
 
Il fotografo scelto è Terence Donovan.
A quindici anni già scattava fotografie da professionista;
da allora ha viaggiato in settantadue paesi fornendo servizi fotografici a Vogue, Elle, Marie Claire, Harpers & Queen, Cosmopolitan.
Ha realizzato documentari e film; ha lanciato oltre tremila spot pubblicitari e prodotto opere teatrali per la televisione.
Appassionato di judo, ha illustrato questo sport in un libro, Fighting Judo, pubblicato nel 1985.
L'anno successivo ha lavorato per il Calendario Pirelli del 1987.
Fra le mostre delle sue opere si ricorda quella tenuta alla Albermarle Gallery nel 1990.
Suo il primo calendario Pirelli del 1963

Le modelle scelte sono: Ione Brown, Collette Brown, Gillian de Tourville,
Waris Dirie e Naomi Campbell, allora solo agli esordi della sua fulminante carriera.
L'elemento caratterizzante del Calendario di quest'anno è l'abbinamento di gioielli d'oro con la pelle scura delle modelle.
I gioielli sono ispirati a quelli delle donne Kirdi delle montagne Mandara, in Africa.
Realizzati da Gerry Summers su disegno di Martyn Walsh,
i gioielli hanno naturalmente il motivo del battistrada delle gomme inciso su ogni pezzo.

Quest'anno la Pirelli non solo ha superato i suoi problemi finanziari,
ma ha conquistato la posizione di leader di mercato, presentando al consumatore una vasta gamma di prodotti specializzati.
E il Calendario, che si sta avvicinando al suo venticinquesimo compleanno, è ormai famosissimo in tutto il mondo.



 


1988


L'idea ispiratrice del Calendario 1988 è la danza,
e per questo è chiamata a collaborare Gillian Lynne, coreografa de Il fantasma dell'opera, un musical d’enorme successo.
Lynne propone di fare un Calendario basato sulle quattro stagioni e sulle sensazioni che queste evocano.
Durante l'inverno i corpi sono sferzati da un vento violento, agosto è languido e soddisfatto
mentre novembre è triste perchè guarda indietro all'estate appena svanita.
Le modelle sono tutte ballerine, soliste del Royal Ballet
o prime ballerine di vari musical: Briony Brind, Victoria Dyer, Nicola Keen, Kim Lonsdale,
Sharon McGorian, Naomi Sorkin e Carol Straker.
Barry Lategan è scelto come fotografo, insieme al suo assistente Nick Clark, e nessuno si muove da Londra.
Il nuovo elemento di quest'anno è la presenza di una figura maschile in alcune delle immagini,
che Lynne usa come "oggetto" di contrasto con le ballerine.
Hugo Bregman è scelto come "oggetto"; in ogni foto egli rappresenta, con diverse pose,
l'immagine del battistrada delle gomme, come evidente riferimento al principale prodotto dell'azienda.
Lo scopo di Gillian Lynne è di far trasparire l'erotismo dalla danza,
anche se i corpi delle danzatrici sono parzialmente coperti.
Il consiglio d’amministrazione della Pirelli è davvero esultante per questa edizione del Calendario,
presentato poi come sempre con successo al pubblico e alla stampa.

E' il più casto dei Calendari perchè il movimento della danza rende impercettibili anatomie e trasparenze di nudità.
Sembra una sterzata snobistica. Nessun compiacimento erotico,
proprio mentre da qualche tempo, una porno diva, Ilona Staller, siede nel Parlamento Italiano.
Ma il Pirelli non ha più bisogno di stupire, non deve strafare, né deve temere ripensamenti aziendali.
"Il Calendario costa come un quarto d'ora di inflazionatissima pubblicità televisiva, ma, in termini d'immagine,
rende infinitamente di più", dicono i responsabili del marketing e delle pubbliche relazioni.
E' un verdetto positivamente senza appello.


Barry Lategan. L'aspirazione era di diventare attore, ma fu decisivo l'incontro con Ginger Odes
che lo convinse a fare dell'hobby della fotografia una professione.
A Londra scattò le prime fotografie della modella Twiggy e lavorò per Vogue, Elle, Marie Claire e Realités.
Dal 1977 divise il suo tempo fra Londra e New York, dedicandosi alla pubblicità di vari cosmetici e alla fotografia di moda.



1989


Quest'anno è Annie, la moglie dell'art director Martyn Walsh, a suggerire l'idea vincente per il Calendario.
In un momento in cui l'astrologia sta diventando sempre più di moda,
l'idea di Annie di produrre un Calendario basato sui segni dello Zodiaco invece che sui mesi
piace moltissimo a Walsh, pur nella consapevolezza del fatto che i segni zodiacali
non hanno quell’esclusività femminile che il Calendario ha sempre rappresentato.
L'idea tuttavia ha la dignità e la forza di un mito, e un prevedibile impatto sul pubblico.
E nessun fotografo, fino ad oggi, non ha mai pensato di illustrare i segni dello Zodiaco attraverso il corpo umano,
meno che mai quello femminile. Walsh, sfogliando l'edizione francese di Vogue,
un giorno rimane colpito da una serie di fotografie che rappresentano donne misteriose ed eteree,
immagini molto simili a quelle che ha in mente per il Calendario.
L'autore delle fotografie è la famosa Joyce Tenneson, che è stata professore di belle arti alla Corcoran,
un'Accademia di belle arti di Washington D.C. pur mantenendo intatta la sua passione per la fotografia.
E' la seconda volta nella storia del Calendario che è scelta una donna come fotografo.
Le foto sono scattate in uno studio di New York e ci sono 12 modelle,
ognuna per un mese del Calendario: Lisa Whiting, Nicky Nagel, Dannielle Scott, Brigitte Luzar, Gilda Meyer-Nichof,
Kathryn Bishop, Susan Allcorn, Susan Waseen, Rosemarie Griego, Akura Wall, Gretchen Eichholz e Rebecca Glen.
Tutto il progetto è realizzato con una Polaroid, strumento che la Tenneson ama moltissimo
per la sua capacità di riprodurre con esattezza i toni e le sfumature della pelle.
Il risultato finale è una serie di foto delicate, con immagini dai colori pallidi e un'aura di misticismo.



Joyce Tenneson (nata a Weston, Massachusetts, il 29 maggio 1945) è una fotografa americana di belle arti
nota per il suo particolare stile fotografico,
che spesso include donne nude o seminude.
Le sue opere sono state esposte in innumerevoli musei e gallerie di tutto il mondo e sono comparse su riviste come Taxi,
L. A. Style e Vogue edizione francese e italiana. Oltre a perseguire i suoi impegni artistici,
Joyce Tenneson tiene conferenze e può vantare una serie di volumi dedicati alle sue migliori fotografie.
Di lei si è detto che è una delle più interessanti ritrattiste della figura umana.


roberto lanza Maggio 19
roberto lanza

1975 - 1983  non pubblicato


Seppure edulcorato, il Calendario 1974, tenuto a battesimo alla Marlborough Gallery,
scatena le stesse polemiche, è investito da accuse di trasgressività.
Il risultato è che gli articoli su quotidiani e riviste, l'equivalente,
lo ricordano gli addetti delle pubbliche relazioni della consociata inglese,
di un investimento pubblicitario di 60 mila sterline.
Ma, insieme alle solari nudità, all'abbondanza dei seni non anoressici
delle dodici fotografie di Hans Feurer per il 1974, è il canto del cigno.

Sul finire del 1973, la guerra del Kippur e l'irrisolta questione mediorientale
scatenano la crisi petrolifera che aggrava gli affanni dell'industria automobilistica
e del collegato settore dei pneumatici.
L'Europa deve imporsi l'austerity: riduzione dell'illuminazione stradale, domeniche senza auto,
chiusura anticipata dei cinema a e dei locali notturni, minaccia di una settimana lavorativa dimezzata.
Alla Pirelli e alla sua nuova alleata Dunlop non paiono tempi adatti alla frivolezza del Calendario,
alla gioiosità di quei corpi, di quel messaggio e, forse, nella decisione di smettere,
pesano anche il timore di quello stare in bilico sul filo del pudore,
la paura di un'accelerata per evitare la ripetitività, per garantirsi comunque il successo.
Fu la fine, annunciata il 27 marzo del 1974 e accompagnata da alti lamenti.
Il Sun titolò: "Oh, no! Hanno licenziato tutte le pin-up",
pubblicando una foto dell'amministratore delegato della Pirelli in Inghilterra
e le immagini tratte dai Calendari. Il Daily Mirror dedicò una doppia pagina all'addio.
David Niven, nel 1975, dettò l'epitaffio nella prefazione di un volume che raccoglieva
il meglio del decennio Pirelli e che vendette 60 mila copie: "Il Calendario ha dato forma ai nostri sogni".
Altri scrissero che il Calendario Pirelli, così attento anche ai suggerimenti dell'arte contemporanea,
del cinema underground, delle pubblicazioni off, era stato capace di rendere di massa l'avanguardia artistica.


Destino volle che gli anni orfani del Pirelli fossero anche orfani di serenità,
anni foschi, economicamente accidentatissimi e, per l'Italia,
cruenti di terrorismo rosso e di stragismo. Ma non è che i tempi fossero diventati rosei,
quando, sul finire del 1982 la Pirelli Kingdom inglese decise la resurrezione del Calendario.
Rotto, nel 1981, il burrascoso matrimonio con la Dunlop, il Gruppo Pirelli
doveva far fronte a rimborsi di prestiti e capitale per milioni di sterline.
L'anno dopo, la Pirelli inglese registrò perdite per 27 milioni di sterline.
Furono decisi tagli, economie. Non si trattava di incentivare l'attività, ma di risanare.
 Ma, all'esterno, qualche segnale di vitalità, occorreva mandarlo.
Uno fra questi, fu il Calendario per il 1984, affidato ad un nuovo Art Director, Martyn Walsh,
artefice nel 1979 della vincente campagna elettorale di Margaret Thatcher.
Fu un rischio quella spesa che, fra tanti guai, poteva apparire effimera.
Ma portò fortuna perchè il piano di risanamenti della società inglese
come per il resto del Gruppo approdò a buon fine prima del previsto.
Il Calendario rinacque nuovo. Pubblicitariamente, non poteva più bastare la bellezza più o meno nuda,
né il più o meno acceso o bisbigliato erotismo. Ormai di ragazze a poil grondavano le edicole di tutto il mondo.
Certo, la risposta poteva essere quella rituale della tradizione Pirelli,
la straordinarietà delle foto, l'intelligenza dell'allusività emetica, lo stile.
Ma occorreva un messaggio pubblicitario meno indiretto.
La decisione fu quella di inserire il prodotto, il pneumatico,
nel consueto repertorio: belle ragazze, luoghi esotici, suggestioni erotiche.
In alleanza con il fotografo Uwe Ommer, Walsh ideò per la resurrezione del 1984
il leit motiv del battistrada: l'impronta del pneumatico P6 sulle natiche, sui corpi, nell'ombra di una modella,
sulla sabbia, sul fondale subacqueo, la forma del battistrada su un trampolino, nella rete di un'amaca.
Il 14 ottobre 1983, al Dorchester Hotel di Londra, Pirelli UK annunciò alla stampa: "Il Calendario è tornato!".
Riprese il delirio del possesso.


1984


Uwe Ommer (Bergish Gladbach, 1943) è un fotografo tedesco, che attualmente vive e lavora dividendosi tra Parigi e New York.

Uwe Ommer ha realizzato i primi scatti nel 1957, a soli 14 anni.
Gli è stato conferito in Germania Ovest per tre volte (1962, 1965 e 1966)
il premio nazionale annuale riservato al miglior fotografo (nella sezione giovani).

Il 1963 è l'anno del trasferimento di Ommer a Parigi;
all'inizio egli ha fatto da assistente a Jean Pierre Ronzel per poi mettersi in proprio.

Negli anni sessanta e settanta ha lavorato soprattutto al fianco di stilisti,
curando servizi fotografici per linee di moda dedicate alle donne e all'infanzia.

Negli anni ottanta e primi novanta Uwe Ommer ha raggiunto
la celebrità con le foto di nudi femminili esotici,
raccolte poi in numerosi libri e magazine: Asia e Africa sono i continenti
su cui ha maggiormente puntato per le location.
Ommer ha anche curato un calendario Pirelli (1984).

Nel 1995 è passato alla fotografia documentaristica: in circa sei anni ha immortalato nei suoi scatti
i membri di oltre 1.000 nuclei familiari,
conosciuti durante una serie di viaggi che ha intrapreso per tutti e cinque i continenti.
I servizi, riuniti nel volume 1000 families,
sono corredati da interviste ai soggetti ritratti, realizzate dallo stesso Ommer.




1985


Il concetto del Calendario di quest'anno è quello di renderlo il più simile possibile a una sfilata di moda:
per questo è data la massima importanza al modo in cui le modelle sono vestite e agli accessori,
enza dimenticare il tema del battistrada delle gomme.
Questo significa la creazione di una collezione originale di scarpe, sciarpe, vestiti e accessori
il cui studio è affidato a dodici stilisti londinesi.
I tratti dominanti per ogni dettaglio sono l'eleganza e l'esclusività;
la location non può essere da meno. Sono quindi scelte le Assembly Rooms di Edimburgo.
Le modelle sono Anna Andersen, Iman, Cecilia, Lena e Sherry.


Norman Parkinson. Fotografo inglese di leggendaria creatività e originalità: la sua morte nel 1990 è stata un lutto nel mondo della fotografia.
Dopo gli inizi presso uno studio che lavorava per la famiglia reale,
già nel 1934 Parkinson era in proprio e volgeva l'obiettivo sui protagonisti dell'alta società londinese.
Quando inaugurò la sua prima mostra personale, poteva vantare di avere ritratto il commediografo Noel Coward e l'attrice Vivien Leigh.
Entrò nel mondo della moda grazie a un incontro fortuito con Joyce Reynolds, responsabile dell'edizione inglese di Harper's Bazaar.
Una delle figure più importanti nella vita di questo fotografo fu Diane Vreeland, responsabile dell'edizione americana di Vogue.
Nella sua autobiografia, Lifework, Parkinson afferma che Diane Vreeland era la prima dell'ultima generazione ad apprezzare la moda e lo stile.
Fra le modelle che hanno lavorato con lui ci sono nomi prestigiosi: Iman, Jerry Hall, Celia Hammond e Carmen Dell'Orefice.


1986


Bert Stern. A lui, il fotografo di Marilyn Monroe per eccellenza,
venne affidato un compito particolare: interpretare nei suoi scatti i dipinti realizzati dagli allievi del Royal College of Art.
L'anno da rappresentare è il 1986 e gli scatti di Stern sono un vero tripudio del gusto,
dello spirito e della visione del mondo di quell'epoca.
Le tavole dipinte dagli studenti fanno quasi sempre da sfondo ai suoi scatti,
in cui le modelle entrano nell'opera, la completano a volte si mimetizzano con i quadri stessi.
Un gioco, un dialogo tra realtà e finzione.

 La scelta delle modelle cade dunque su Julia Boleno, Jane Arwood, Luise King,
Deborah Leng, Suzy Yeo, Beth Toussaint, Gloria, Joni Flyn,
Caroline Hallett, Samantha, Juliet e Clare MacNamara.




roberto lanza Maggio 17 · Commenti: 1
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