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roberto lanza


André Kertész


André Kertész (Budapest, 2 luglio 1894 – New York, 28 settembre 1985)
è stato un fotografo ungherese.
Ha però svolto la maggior parte della propria carriera artistica negli Stati Uniti d'America.
Tra i maggiori fotografi del XX secolo, per il suo lavoro ricevette notevoli riconoscimenti e fu di ispirazione per importanti artisti e fotografi suoi contemporanei.
Dimostrò come qualsiasi aspetto del mondo, dal più banale al più importante, meriti di essere fotografato.
Di carattere introverso, guidato principalmente dall'intuito, la sua opera è difficilmente classificabile. Nonostante la strada sia stata il soggetto principale e più stimolante delle sue fotografie, non era interessato alla cronaca o agli importanti eventi mondani, quanto alla possibilità di mostrare attraverso i grafismi delle moderne metropoli
la felicità silenziosa di un istante.

« Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l'ha fatto prima. »
(Henri Cartier-Bresson)



Nel settembre del 1925, a causa della depressione post bellica dell'Ungheria si trasferisce a Parigi, dove, del resto, stavano convergendo altri importanti personaggi dell'arte d'avanguardia come Germaine Krull, Robert Capa, Man Ray e Berenice Abbott. Intrecciò una profonda amicizia con Gyula Halász, conosciuto come Brassaï. Gli prestò la fotocamera insegnandogli le basi della fotografia e della ripresa notturna.

Acquistò una Leica nel 1928 e insieme a Henri Cartier-Bresson iniziò a lavorare per la rivista Vu, il cui stile influenzò anche l'americana Life. Nel 1929 Kertész partecipò alla prima mostra indipendente di fotografia, conosciuta come il Salon de l'escalier, insieme a Berenice Abbott, Laure Albin-Guillot, George Hoyningen-Huene, Germaine Krull, Man Ray e Eugène Atget.

Nel 1933 si presentò per Kertész una buona occasione per dimostrare il proprio lavoro quando la rivista Le sourire gli offrì cinque pagine da riempire in piena libertà. Riprendendo il tema delle distorsioni che utilizzò già nel 1917 per delle immagini di un nuotatore, Kertész affittò uno specchio deformante da un circo e nel suo studio realizzò una serie di fotografie di due modelle, Hajinskaya Verackhatz e Nadia Kasine. Nasce la serie delle Distorsioni in cui Kertész cerca di applicare non tanto un surrealismo fine a se stesso, quanto una ricerca sulle possibilità di deformare il corpo umano, utilizzando la luce come solo lui sapeva fare.

Interessato alle nuove correnti artistiche americane, decise di accettare l'offerta di Erney Prince dell'agenzia Keystone, trasferendosi insieme alla moglie Elisabeth a New York, nell'ottobre del 1936. All'epoca voleva rimanere solo per un anno di contatto, ma poi prolungò la permanenza fino al termine dei suoi giorni. Il lavoro alla Keystone durò solo un anno, poi tornò ad essere un fotografo freelance. Le sue immagini non erano ben accette nel panorama fotogiornalistico statunitense, il quale richiedeva uno stile più rigoroso e prettamente didascalico. Proponendo il suo lavoro alla rivista Life, Kertész ottenne come risposta che "le sue immagini dicevano troppo".

Suo malgrado si adattò al nuovo stile e lavorò come collaboratore per molte riviste, tra cui Harper's Bazaar, Vogue, Town and Country, The American House, Coller's, Coronet, Look. Nel 1944 ottiene la cittadinanza statunitense. Nel 1936 anche la Francia gli aveva offerto la propria cittadinanza per meriti artistici. Seguirono molte mostre personali che gli fornirono prestigio a livello mondiale e pubblicazioni che continuarono a susseguirsi edite dalle principali agenzie fotografiche. Ottenne la laurea honoris causa del Bard College. Malato e confinato in casa, continuò a fotografare utilizzando un obiettivo zoom dalla finestra della sua casa affacciata sullo Washington Square Park. Raccolse le foto nel libro From my Window (1981), dedicandolo alla moglie Elisabeth morta di cancro nel 1977.

Il 28 settembre 1985 André Kertész morì nella sua casa a New York lasciando più di 100.000 negativi. Nel 1997 ad un'asta di Christie's la stampa "Pipa e occhiali di Mondrian" (1926) fu aggiudicata per 376.500 dollari.




roberto lanza Ieri, 04:09 · Commenti: 1
roberto lanza
Alberto Terrile 
(Genova, 11 marzo 1961) è un fotografo italiano.

Conosciuto principalmente in Francia, Italia e Stati Uniti per il suo work-in-progress fotografico sugli angeli, Alberto Terrile è anche attivo nel campo dell'editoria, teatro, musica e pubblicità. È specializzato come ritrattista in bianco e nero. Per questa sua specificità ha vinto svariati premi. Fra i suoi lavori più acclamati, ritratti in-action di Corrado Rustici, Dee Dee Bridgewater e Ute Lemper. Ha esposto le sue opere a Milano, Roma, Berlino, Parigi, Avignone, Chicago, Montreal e Toronto.

A 14 anni Terrile entra al liceo artistico Nicolò Barabino di Genova. La sua naturale predisposizione verso la pittura e le arti in generale però non è ancora evidente, al punto che durante il primo anno gli viene suggerito di lasciar perdere le arti e "trovarsi invece un buon lavoro".Nonostante ciò, dopo il liceo Terrile entra all'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova con l'appoggio dei suoi genitori; qui persegue ulteriormente i suoi interessi in musica e arti visive.

Dopo avere completato l'Accademia con successo, nel 1984 Terrile ha già un suo stile fotografico ed inizia un apprendistato a Milano come terzo assistente di Paolo Gandola, giovane ma già molto noto fotografo di moda.

Dopo pochi anni sceglie di ritornare a Genova. Porta con sé l'insegnamento tecnico di Gandola e un'idiosincrasia nei confronti della fotografia di moda e di tutto ciò che ruota attorno ad essa. In un'intervista concessa poco dopo il suo ritorno, Terrile afferma, non senza un certo orgoglio, "trovo inammissibile che nel campo delle foto di moda solo quattro o cinque grandi siano in grado di offrire senza condizionamenti la propria visione delle cose. [...] Basta, insomma, con queste facce americane! [...] La bellezza si trova anche sul 44 barrato, non c'è bisogno di andarla a cercare a Los Angeles e a Londra."

Il ritorno di Terrile a Genova segna l'inizio di un'attività fotografica a tutto tondo. In questi anni egli è a contatto col vibrante underground artistico di Genova; frequenta artisti di ogni genere, anche al di fuori dell'ambito accademic.

La sua attività commerciale è inizialmente molto legata alla musica e alle performance dei musicisti, sia in studio che live. Collabora tra gli altri con Pierangelo Bertoli, René Aubry, Louis Winsberg, Marc Berthoumieux e Bob Wilber. Si specializza nelle copertine di libri e album musicali, costruendo fattive collaborazioni con le maggiori Case editrici italiane come Einaudi, Zanichelli, Mondadori e Costa&Nolan.

Suoi lavori da fotografo freelance appaiono su Le Monde, Diario della settimana, Glamour, Frigidaire, World Music; la performance live, in tutti i campi artistici e sempre in luce ambiente, diviene uno dei suoi temi preferiti e lo porta a fotografare, fra gli altri, Corrado Rustici e Dee Dee Bridgewater.

Nel 1993 è a Baghdad per documentare la condizione del popolo iracheno stremato dall'embargo, due anni dopo la prima Guerra del Golfo.

Questo è forse il periodo in cui il suo stile giunge a maturazione, a tal punto che riceve il premio Miglior Ritratto dell'Anno dalla rivista Progresso fotografico nel 1989 e il Kodak European Gold Award nel 1994 e 1995. Negli stessi anni è fotografo ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia dove può fotografare alcuni dei suoi attori e registi preferiti; fra questi Krzysztof Kieslowski, Chazz Palminteri e Robert Altman. Una mostra completa di questi ritratti avrà luogo a Milano nel 2000, idealmente riconciliando l'artista con la città. Nel 2001, fotografa il tastierista dei The Doors Ray Manzarek.

 È durante un periodo particolarmente difficile passato a Parigi nel 1993, più precisamente in un bar dove sta bevendo,che Terrile comprende appieno l'importanza del tempo nella fotografia. La scelta di un tempo rapido (1/500º di secondo) gli permette di realizzare un apparente paradosso logico, quello di fissare su emulsione ciò che non può essere visto, un istante che l'occhio umano non può cogliere. Questa è la base teorica del suo work-in-progress Sotto il segno dell'angelo, una serie di ritratti in bianco e nero molto stilizzati, in cui i modelli, saltando in aria, colti nella loro massima elevazione appaiono sospesi.

Nel segno dell'angelo dura da più di trent'anni ed è tuttora work-in-progress: mediamente Terrile scatta un nuovo angelo ogni anno. Tracce interpretative e recensioni critiche di questo lavoro si trovano ormai nelle più note riviste di fotografia artistica mondiali.





 


roberto lanza Novembre 20 · Commenti: 1
roberto lanza
Trey Ratcliff è un artista fotografo che ha girato praticamente tutto il mondo realizzando scatti indimenticabili. Il suo sito Stuck in Customs è il primo al mondo relativamente alle immagini di viaggi. Le sue foto sono state utilizzate, oltre che da giornali e riviste, anche da numerose catene televisive. Ha studiato informatica, matematica e disegno e le sue immagini sono esposte anche al Museo Smithsonian a Washington.
Trey, tiene conferenze e corsi specialistici, soprattutto per quanto riguarda la tecnica HDR per la quale è considerato uno dei massimi esperti in assoluto.





roberto lanza Novembre 18
roberto lanza
Maciej Dakowicz


Maciej Dakowicz è un fotografo polacco con sede a Londra. Ha viaggiato molto in tutta Europa, Asia e Africa. I suoi interessi sono questioni sociali, aiuto umanitario e sviluppo, ma soprattutto fotografia di viaggio e la strada. Ha un talento vero e proprio per questi ultimi a catturare candide e spesso momenti umoristici.

Con la serie Cardiff After Dark, il fotografo  ha catturato i momenti chiave della nightlife nel Galles.




roberto lanza Novembre 16
teresa zanetti
"Ma noi dove ci troviamo?"

"Se mi dici chi siamo, ti dirò dove ci troviamo"

"Era come un canto?"

"O piuttosto un pianto, a quanto ricordo"

"Era una certa storia ... Chissà che storia ..."

"E questo gatto nero, senza dubbio è una presenza reale, percepibile"

"Sì, è certamente il filo che ci condurrà alla verità"

"Ecco, ci stiamo avvicinando alla verità ..."

"Questo gatto, al tempo dei nostri antenati, era considerato una divinità"

"E un giorno, seduto sulla porta della cella, ha divulgato il senso di tutta la storia".

Naghib Mahfuz, La taverna del gatto nero, Pironti Editore, 1993

teresa zanetti Novembre 13
roberto lanza
Guy Le Querrec (1941)
  Guy è un reporter ed è piuttosto conosciuto
soprattutto per le sue foto di musica, in particolare di jazz. Le sue
foto di musica, scattate durante i concerti e dietro le quinte,
descivono in modo eccezionale il mondo del jazz ed i suoi personaggi.

 1941 - nasce a Parigi in una famiglia operaia bretone. Adolescente scopre due passioni: il jazz e il cinema
1955 - riceve in regalo la sua prima macchina fotografica, una ultraflex, e comincia a scattare foto di musicisti jazz a Londra
1962 - con lo stipendio acquista la prima Leica
1967 - dopo il servizio militare, decide di diventare fotografo professionista
1972 - è tra i fondatori dell'agenzia-cooperativa Viva
1976 - entra a far parte di Magnum Photos




















roberto lanza Novembre 12
teresa zanetti
Marina è una donna fantastica.

Una giovane donna davvero fantastica.

Lavora come cameriera in un locale underground. Prende lezioni di canto lirico. Ha molti amici.

Ama un uomo che può essere suo padre, anzi, che ha un figlio più grande di lei di qualche anno.
E quest'uomo così apparentemente distante per età, cultura, ceto sociale, la ricambia, teneramente.

Appassionatamente.

Tanto che per stare con lei ha lasciato una moglie e una figlia di sette anni.
Ma ... il giorno del compleanno di Marina, dopo aver adeguatamente festeggiato, al ristorante prima e a casa poi, lui viene colto da un malore.
La corsa in auto sino all'ospedale si rivela inutile e evidenzia solamente come si possa passare in un istante dalla felicità alla disperazione.

Anche perché Marina si trova ad affrontare qualcosa che mai avrebbe previsto: lo scatenarsi nei suoi confronti del pregiudizio.

Già perché avevo dimenticato di scrivere che i documenti di Marina dicono che lei è lui e il suo nome è Daniel.
SI può essere detestati per ciò che si sente di essere?

In un paese machista del Sudamerica come è il Cile, in cui la dittatura di destra ha lasciato il posto a
altra destra, la risposta è certamente sì.
E però Marina è tenace e il suo uomo lo amava davvero.

Ed è orgogliosa di quello che è, così come orgogliosi di lei sono i suoi amici, che la comprendono e la
amano.
Così come orgoglioso di lei era il suo uomo. Sulla cui bara si scatenano le ingordigie della famiglia "regolare" e solo Marina resta a piangerlo una volta che tutti se ne sono andati, non senza prima averla umiliata,
insultata, malmenata ...
E la speranza in un futuro migliore si libra, alla fine, sulle note del largo di Haendel che Marina canta, finalmente, su un palcoscenico.
Scena più bella: quella in cui Marina cammina contro il vento che le si scatena contro, con gran turbinare di polvere e foglie e che è metafora del vento di odio che spira contro di lei.

teresa zanetti Novembre 12
Mario Vani

IL FORO STENOPEICO (F.S.)   happy)>>

Come realizzare la prima macchina fotografica della storia con pochi centesimi. Sicuramente in commercio se ne trovano già pronti ma la soddisfazione di crearsene uno da solo, e senza spendere nulla, è troppo grande. E’ anche uno strumento molto didattico. Lo consiglio a chi insegna fotografia di base: vi assicuro che gli allievi rimarranno a bocca aperta e saranno più emozionati nel maneggiare il F.S. che qualsiasi reflex di ultima generazione. >>

Cosa occorre: nastro adesivo nero, forbici, scatoletta di carta, foglio di carta trasparente da disegno, colla, cartoncino nero e una foratrice per cuoio o attrezzo equivalente (ad es. trapano con punta molto fine).>>

Tempo necessario: da 1-2 ore a seconda delle vostre capacità nel bricolage.>>

Il procedimento è semplicissimo, basta seguire le foto in sequenza numerica, che trovate di seguito. >>

Mi soffermo solo su alcuni particolari: >>

a)     Ho utilizzato come scatoletta la custodia di un portafoglio di pelle. Ovviamente potete anche costruirla da zero con un cartoncino nero. Qualsiasi dimensione va bene, io ho preferito una versione “tascabile” di circa 12 cm per il lato più lungo. La parte inferiore della scatoletta (il fondo) va ritagliata al centro lasciando solo la cornice. Il foro andrà ricoperto con il foglio da disegno trasparente. E’ su questo che verrà “stampata” , meglio dire proiettata, l’immagine.>>

b)     Sulla parte superiore della scatoletta (il coperchio) andrà praticato un piccolissimo foro. Qui bisogna fare attenzione perché il foro deve essere più piccolo possibile e soprattutto preciso. Per questo ho utilizzato la foratrice scegliendo la punta più fine. Siccome non riuscivo ad arrivare al centro della scatoletta mi sono inventato una variante: ho fatto un foro grossolano al centro della scatoletta con una forbice, poi ho preso un tassello di cartoncino nero di circa 3 cm quadrati al cui centro ho fatto il piccolo e preciso foro e poi l’ho incollato sul foro più grande della scatoletta, facendo bene attenzione a mascherarlo con del nastro adesivo nero. La luce dovrà passare solo attraverso il minuscolo foro! Perché il foro deve essere preciso e piccolo? Perché l’immagine sarà tanto più a fuoco e nitida quanto più piccolo e regolare sarà il foro! >>

c)     Richiudete la scatoletta ed il gioco è fatto. Da dentro casa, inquadrate fuori dalla vostra finestra, mettendo in avanti il lato della scatoletta con il foro e da dietro, vedrete proiettata l’immagine sulla carta trasparente! Ecco il motivo per cui ho utilizzato questa carta. Se avessi lasciato il cartoncino non trasparente, l’immagine sarebbe rimasta intrappolata all’interno della scatoletta e non avrei visto un bel niente…” Un ultimo consiglio: l’immagine risulterà debole perché anche nella vostra stanza ci sarà luce (che entra dalla finestra!). Allora potete creare un tubo di prolunga, sempre con un cartoncino nero da inserire dietro al F.S.. In questo modo è come se indosserete il panno nero sulla testa tipico dei fotografi dell’800 !  Il tubo andrebbe fatto aderire con precisione intorno alla scatoletta per evitare che entri luce parassita, magari sigillandolo con del nastro adesivo nero. Nella "figura 9" ho lasciato entrare intenzionalmente della luce per far vedere meglio come posizionare il F.S. nel tubo.

>>

Guardando dentro al tubo rimarrete anche voi a bocca aperta... >>

e)     Per finire: l’immagine sarà capovolta, perché? Immaginiamo la luce come tanti fasci luminosi paragonandoli a tante rette. Sappiamo che per un punto passano infinite rette (fasci) ma per due punti passa una sola retta. Semplificando molto, potremmo dire che l’immagine si forma perché abbiamo due punti: il primo è il foro attraverso cui entra la luce, il secondo è sul soggetto inquadrato. Su quest’ultimo ci sono tanti punti che formano tante rette che entreranno in diagonale nel foro ed andranno a proiettarsi sulla parete interna del F.S. formando l’immagine ribaltata.   >>

Ad esempio, tracciando le due rette estreme di una persona quella della testa e quella dei piedi, avremo due diagonali che convergeranno verso il foro, lo attraverseranno ed andranno a “stamparsi” sulla parte interna opposta al foro. Entreranno incrociate, per cui l’immagine sarà rovesciata (vedi figura 11).  

       >>

       FOTO N.1

      

       FOTO N.2

      

       FOTO N.3


 FOTO N.4


 FOTO N.5


 FOTO N.6


 FOTO N.7


 FOTO N.8


 FOTO N.9


 FOTO N.10


 FOTO N.11


(Immagini scattate con iphone).>>

Mario Vani

Mario Vani Novembre 10 · Voti: 5 · Commenti: 4
teresa zanetti
Il piccolo rumore dell'acqua frustata ci ha seguiti nel mattino fino a che io non mi sono sentito stanco. Allora ho lasciato maria e sono tornato indietro nuotando regolarmente e respirando bene. Sulla spiaggia mi sono steso a pancia in giù vicino a Masson e ho messo la faccia nella sabbia. Gli ho detto che si stava bene e anche lui era di questa opinione. Poco dopo è venuta Maria. Mi sono girato per vederla venire avanti. Era tutta vischiosa d'acqua marina e aveva spinto i capelli all'indietro.Si è distesa contro il mio fianco e i due calori, del suo corpo e del sole, mi hanno un po' addormentato.

Maria mi ha scosso dicendo che Masson era tornato a casa: era ora di far colazione. Mi sono alzato perché avevo fame, ma Maria mi ha detto che dal mattino non l'avevo baciata. Era vero e tuttavia avevo voglia di farlo. "Vieni nell'acqua", mi ha detto. Abbiamo fatto qualche bracciata e lei si è stretta contro di me. Ho sentito le sue gambe attono alle mie e l'ho desiderata.

ALbert Camus, Lo Straniero, Bompiani, 1980

teresa zanetti Novembre 9
roberto lanza
James Barnor

Il primo fotografo del Ghana
James Barnor è nato ad Accra, in Ghana, nel 1929 e ha cominciato l’attività di fotografo nel suo studio in cui faceva ritratti a persone comuni e a figure più istituzionali. È stato il primo reporter assunto dal quotidiano locale Daily Graphic e ha poi cominciato a lavorare per la rivista Drum, che si occupava di politica, ma anche di moda e stile, dove la sua carriera è cresciuta rapidamente. Fino ad arrivare al 1959, l’anno in cui viene trasferito alla sede londinese di Drum per cui realizzerà numerose copertine ritraendo modelli e modelle professionisti.

Nonostante Barnor abbia lavorato come fotografo per sessant’anni, il suo lavoro è stato riscoperto solo di recente. Nel 2007 la scrittrice ghaneana Nana Oforiatta Ayim ha curato la sua prima mostra: “È stata lei a dirmi che avrei dovuto fare un libro con le mie foto”, ha raccontato Barnor. Oggi il fotografo ha 87 anni, ha da poco aperto un account su Instagram




















roberto lanza Novembre 9
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